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Green Deal, l’UE presenta piano per 25% terreni agricoli con biologico entro 2030

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La Commissione europea ha presentato un piano d’azione per lo sviluppo della produzione biologica per fare sì che entro il 2030 il 25% dei terreni agricoli sia destinato all’agricoltura biologica e che l’acquacoltura biologica registri un significativo aumento.

Un piano che punta a incrementare sia la produzione che la domanda di prodotti biologici. In linea con IFOAM Organic Europe, la Federazione delle associazioni del biologico a livello europeo, FederBio ha espresso grande soddisfazione per il nuovo Piano d’azione 2021-2027, presentato dalla Commissione Ue, che mette a disposizione di tutti gli Stati membri una serie di strumenti utili per consolidare e sostenere la transizione agroecologica dell’agricoltura europea.

Il Piano supporta, con iniziative concrete, gli obiettivi del Green Deal europeo e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, che puntano a triplicare le superfici agricole coltivate a biologico e a ridurre l’uso dei pesticidi e degli antibiotici del 50% entro il 2030.

Azioni e investimenti per la produzione ed il consumo di prodotti biologici

Al fine di garantire una crescita equilibrata del settore, il piano d’azione propone diverse azioni concrete volte a stimolare la domanda, mantenere la fiducia dei consumatori e avvicinare gli alimenti biologici ai cittadini.

Ciò implica, fra l’altro: fornire informazioni e presentare comunicazioni sulla produzione biologica, promuovere il consumo di prodotti biologici, stimolare un maggiore utilizzo dei prodotti biologici nelle mense pubbliche mediante appalti pubblici e aumentare la distribuzione di prodotti biologici nell’ambito del Programma dell’ Ue destinato alle scuole. Le azioni mirano anche, ad esempio, a prevenire le frodi, aumentare la fiducia dei consumatori e migliorare la tracciabilità dei prodotti biologici. Anche il settore privato può svolgere un ruolo significativo, ad esempio premiando i dipendenti con “buoni bio” che possono essere utilizzati per acquistare alimenti biologici.

I campi a coltura biologica hanno circa il 30% in più di biodiversità, gli animali da allevamenti biologici godono di un livello più elevato di benessere e assumono meno antibiotici, gli agricoltori dediti alla produzione biologica hanno redditi più elevati e sono più resilienti e i consumatori sanno esattamente cosa acquistano grazie al logo biologico dell’Ue.

Si prevedono investimenti per stimolare il consumo di alimenti biologici nell’ambito delle politiche di promozione, a partire da uno stanziamento di 49 milioni di euro per il 2021, e l’istituzione di “appalti pubblici green”, che prevedano l’integrazione dei prodotti biologici nei criteri minimi obbligatori per gli appalti sostenibili.

Tra i punti chiave del Piano d’azione vi è la destinazione per il biologico del 30% dei fondi previsti nel campo dell’agricoltura, della silvicoltura e della valorizzazione delle zone rurali da Horizon Europe 2021-2027. Fondamentale anche la realizzazione di uno studio approfondito sul prezzo reale del cibo per impostare una fiscalità per le produzioni biologiche che compensi le esternalità positive per l’ambiente e la società.

L’istituzione della Giornata del Biologico e la creazione dei biodistretti

Per migliorare la sensibilizzazione sulla produzione biologica, la Commissione organizzerà annualmente una “Giornata del biologico” da tenersi ogni anno nell’Unione Europea come pure l’assegnazione di riconoscimenti nella catena alimentare biologica, al fine di premiare l’eccellenza in tutte le fasi di tale catena.

La Commissione incoraggerà inoltre lo sviluppo di reti di turismo biologico attraverso la creazione di “biodistretti”. Con “biodistretti” si intendono zone in cui in cui agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e autorità pubbliche collaborano per una gestione sostenibile delle risorse locali basata su principi e pratiche biologici.

Esprimiamo grande apprezzamento per il lavoro della Commissione Europea sul Piano d’azione per il biologico, che mette a disposizione degli Stati Membri strumenti e azioni concrete per raggiungere gli obiettivi delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, con investimenti strategici in ricerca e innovazione per la transizione al biologico.” E’ quanto dichiarato da Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

Apprezziamo inoltre – ha continuato Mammuccini – l’impegno costante che IFOAM OE ha dedicato all’attivazione di politiche, a livello europeo, finalizzate alla trasformazione dei sistemi agricoli e alimentari verso il biologico e l’agroecologia. Adesso è arrivato il momento dell’impegno a livello nazionale e dei territori affinché gli obiettivi del Piano d’azione europeo per il biologico siano inseriti nel Piano Strategico Nazionale della PAC dotandosi anche dei servizi di supporto e consulenza agricola, necessari per sostenere gli agricoltori nella conversione al bio. Ci auguriamo, quindi, che questa ulteriore spinta dell’Europa verso il biologico, favorisca la veloce e definitiva approvazione della legge nazionale sull’agricoltura biologica e l’inserimento nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza d’investimenti adeguati per la promozione di distretti biologici e di filiere di “Made in Italy Bio“.”

Senza economia circolare non ci può essere transizione ecologica

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È quanto emerge dal Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021, presentato dal presidente CEN Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea Roberto Morabito

Giunto alla sua terza edizione, realizzato dal CEN-Circular Economy Network – la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile assieme a un gruppo di aziende e associazioni di impresa – in collaborazione con Enea, il focus del rapporto di quest’anno ha riguardato il contributo che l’economia circolare dà alla lotta ai cambiamenti climatici.

Secondo il Circularity Gap Report 2021 del Circle Economy – che misura la circolarità dell’economia mondiale – raddoppiando l’attuale tasso di circolarità dall’8,6% (dato 2019) al 17%, si possono ridurre i consumi di materia dalle attuali 100 a 79 gigatonnellate e tagliare le emissioni globali di gas serra del 39% l’anno.

Avvicinarsi all’obiettivo zero emissioni al 2050

È una sfida che vede l’Italia in prima linea: il nostro Paese per il terzo anno consecutivo è in testa nel confronto sulla circolarità tra le cinque principali economie dell’Unione europea (Germania, Francia, Italia, Spagna e la Polonia, che con l’uscita del Regno Unito dall’UE risulta la 5° economia).

Per attuare l’Accordo di Parigi sul clima e contribuire a evitare una drammatica precipitazione del riscaldamento globale, l’Unione europea ha deliberato di impegnarsi per giungere a emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050 e ha aumentato il suo target di riduzione dei gas serra al 2030 al 55%, rispetto a quelle del 1990.

Per raggiungere tali impegnativi risultati è necessario avviare una serie di politiche e misure, fra le quali anche l’economia circolare avrà certamente un ruolo rilevante. “La circolarità dell’economia è un prerequisito per la neutralità climatica” ha scritto la Commissione nel nuovo Piano per l’economia circolare del 2020, sottolineando che sarebbe molto difficile, se non impossibile, decarbonizzare un’economia lineare ad alto consumo di risorse e quindi anche di energia.

Produzione e consumo di alimenti al terzo posto come fonte di emissioni

Il tema di come far leva sull’economia circolare nei processi di revisione dei Piani nazionali per il clima (NDC) è affrontato nel recente The Circularity Gap Report 2021 (Circle Economy, Amsterdam), che analizza sia le emissioni di gas serra associate all’estrazione e alla prima lavorazione delle risorse (minerali, metalli, combustibili fossili, biomasse e rifiuti), sia quelle associate agli usi finali classificati in “bisogni della società” (abitazioni, comunicazione, mobilità, cura della salute, servizi, beni di consumo e alimentazione).

Secondo le stime del Circle Economy le risorse consumate nel 2019 sono state 100,6 Gt con l’emissione di 59,1 GtCO2eq (miliardi di tonnellate di CO2eq).

Con riferimento alle emissioni incorporate nei prodotti finiti e nei servizi classificati come “bisogni della società”, ossia mobilità, abitazioni, comunicazione, cura della salute, servizi, beni di consumo e alimentazione, si vede come la mobilità è al primo posto per emissioni con ben 17,1 GtCO2eq seguita al secondo posto dalle abitazioni con ben 13,5 GtCO2eq.

La terza fonte di emissioni va cercata nella produzione e nel consumo di alimenti (10 GtCO2eq), in particolare in: pratiche di deforestazione effettuate per nuove coltivazioni e allevamenti, allevamenti intensivi, consumo di suolo che riduce lo stoccaggio di carbonio, sprechi alimentari, oltre che in specifiche forme di consumo, come per esempio di carni rosse in quantità eccessive, responsabili di elevate emissioni.

Le fasi “dal campo al cancello”….

 Per quanto riguarda le fasi “dal campo al cancello” delle filiere alimentari, le possibilità di intervento in ottica circolare sono molteplici e contemplano sostanzialmente l’adozione di pratiche adeguate e sostenibili, basate sulla riduzione/sostituzione degli input esterni al sistema, l’uso efficiente delle risorse, la riduzione di scarti e rifiuti e il loro riutilizzo e riciclo.

A tale proposito, si stima che se ciascuna fase del processo produttivo venisse realizzata secondo i principi dell’economia circolare, l’agricoltura, l’allevamento e l’uso del suolo potrebbero concretamente contribuire a tagliare le emissioni di gas serra di 7,2 GtCO2eq all’anno, ovvero fino a un 20% delle riduzioni di emissioni necessarie da qui al 2050.

La diminuzione dell’uso di fertilizzanti di sintesi e la loro sostituzione con altre tipologie di prodotti; gli effluenti zootecnici; i digestati agroindustriali; l’impiego del compost; la valorizzazione in ambito agricolo dei fanghi di depurazione e il riutilizzo irriguo delle acque reflue urbane depurate rappresentano importanti risorse benefiche per il sistema agroalimentare.

 …. e “dal cancello alla tavola”

Anche nel merito delle fasi “dal cancello alla tavola” delle filiere alimentari, diverse sono le possibilità per rendere i prodotti rispondenti ai principi di neutralità climatica e di circolarità ed efficienti sotto il profilo dell’uso delle risorse.

Secondo stime della FAO, a livello globale, lo spreco alimentare determina all’incirca 3,6 GtCO2eq di emissioni ogni anno, mentre alle perdite di cibo sono associabili 1,5 GtCO2eq. A livello europeo si stima invece che le emissioni associate allo spreco alimentare siano dell’ordine di 245 MtCO2eq e che l’implementazione di attività circolari tali da ridurre del 50% la quantità di rifiuti prodotti – in accordo con l’obiettivo delle Nazioni Unite al 2030 – possa generare un taglio di circa 61 MtCO2eq.

Inoltre, un passaggio a diete più sane con meno carne rossa potrebbe ridurre le emissioni di circa 20-50 MtCO2eq all’anno. Quindi, assumendo livelli di consumo alimentare stabili, l’insieme di pratiche di circolarità potrebbe portare a una riduzione totale delle emissioni dell’ordine di 81-111 MtCO2eq all’anno.

Alla luce di quanto appena esposto e in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, la Commissione europea nell’ambito del piano di sviluppo per l’economia circolare (COM/2015/0614) ha stabilito l’obiettivo di dimezzare lo spreco di cibo in fase di vendita al dettaglio e consumo e di ridurlo lungo l’intera filiera entro il 2030.

Produzione di beni alimentari e utilizzo di fertilizzanti

 In Italia, nel 2019, rispetto al totale dei fertilizzanti distribuiti, circa il 41% (1,71 Mt) è rappresentato dai concimi minerali, il 31% (1,3 Mt) dagli ammendanti, il 14% (0,6 Mt) dai concimi organici, con il complemento rappresentato dagli elementi correttivi.

Focalizzando l’attenzione solo sui concimi e, in particolare, sull’impatto associato alla loro produzione è possibile stimare che le emissioni associate allo stato attuale sopra descritto siano pari a circa 6.344 tCO2eq/anno.

Ipotizzando che, in ottica di promozione di un’agricoltura sostenibile, il 50% dei concimi minerali di sintesi venga sostituito da concimi organici e organo-minerali, è possibile calcolare una riduzione delle emissioni del 38% circa rispetto allo scenario attuale, con un valore annuale di impatto stimato in circa 3.956 tCO2eq/anno.

Abitudini alimentari e diete più sane

 Considerando le attuali abitudini alimentari nel nostro Paese, l’impatto di una singola persona può essere stimato in circa 5,4 kgCO2eq/giorno, ovvero in circa 1,97 tCO2eq/anno.

Un cambiamento delle abitudini alimentari orientato verso l’adozione di diete più sane consente di ridurre in maniera apprezzabile questo impatto in termini di gas serra. In particolare, semplicemente immaginando di sostituire le carni rosse con carni bianche o di adottare una dieta mediterranea, è possibile stimare che le emissioni di una singola persona si riducano a 4,7 kgCO2eq/giorno, per un totale di circa 1,71 tCO2eq/anno, con un calo del 13% circa rispetto allo stato attuale.

Il passaggio a una dieta vegetariana consentirebbe invece di ridurre l’impatto indicativamente a circa 4,1 kgCO2eq/giorno per persona, ovvero a circa 1,49 tCO2eq/anno, con un calo del 25% circa rispetto allo stato attuale.

Spreco alimentare e riduzione dei rifiuti domestici

In Italia, lo spreco alimentare delle famiglie nel 2020 è stimato in circa 6,5 miliardi di euro, con uno spreco settimanale medio di 4,9 euro a nucleo familiare.

Stimando in circa 28 kg la quantità di cibo che nel nostro Paese ogni persona spreca in un anno, considerando le attuali modalità di trattamento dei rifiuti organici, è possibile quantificare che ogni italiano è responsabile dell’emissione di 3,92 kgCO2eq/anno per lo smaltimento dei rifiuti alimentari che produce.

Ipotizzando, in accordo agli obiettivi di Sviluppo Sostenibile al 2030, una riduzione dello spreco alimentare del 50% rispetto alla situazione attuale e tenendo conto di un’ipotetica evoluzione degli impianti di trattamento dei rifiuti organici nel nostro Paese vocata al compostaggio e al trattamento integrato anaerobico/aerobico, è possibile calcolare una riduzione delle emissioni del 42% circa rispetto al 2020, con un valore annuale di impatto personale stimato in circa 2,26 kgCO2eq/anno.

Il delivery secondo Misto: immersivo, cosmopolita e sostenibile

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Nuove chiusure e nuove limitazioni e di colpo si torna nell’esclusiva versione di asporto e delivery. Esclusiva nell’accettazione del termine di obbligatorio, visto che questa sarà l’unica formula per poter godere del “mangiare e bere fuori” direttamente a casa.

Se necessità fa virtù bisogna ammettere che in quest’anno trascorso la ristorazione ha ricollocato il delivery nella sua offerta. Nel tempo lo ha approcciato, proposto, ripensato, ridisegnato a sua misura, ma anche su misura di un cliente sempre più esigente, alla ricerca di quell’esperienza che non può vivere direttamente nel locale e che vorrebbe trasportare a casa propria.

Facile dire delivery. Il delivery food & drink in epoca Covid sta diventando una sfida tanto per il cliente quanto per i professionisti del settore. Non deve essere solo una inevitabile forma di ristorazione costretta dai tempi quindi, ma una proposta alternativa, un’esperienza nuova, immersiva e accattivante mai provata prima.

La domanda che tanti si pongono è se sia possibile concepire il delivery in modo diverso e originale? Allo stesso tempo senza tradire la propria identità food & drink? Magari superando anche le aspettative del cliente stesso? Provocazione colta in pieno da Misto – Mixology e Cibarie di Roma che proprio con la nuova zona rossa scattata il 15 marzo scorso lancia il suo esclusivo experience delivery che con il concetto classico dei servizi di consegna a domicilio ha poco a che fare.

L’idea

Il nostro delivery nasce dall’esigenza di non fare un delivery – spiegano Edorardo Rossi e Mark Curcuruto, i due proprietari di Misto – Mixology e Cibarie – Costretti dalla chiusura da lockdown ci siamo concentrati a studiare come convertire l’intera esperienza del nostro laboratorio gastronomico in un servizio a domicilio che fosse al tempo stesso comodo, pratico, gratificante e che rispettasse la nostra continua ricerca della qualità dalle materie prime alle preparazioni. Per questo motivo non ci siamo buttati subito nella mischia fin quando non fossimo stati davvero pronti a portare a casa dei nostri clienti la vera esperienza di Misto”.

Un periodo fatto di ricerca non solo del food & drink, ma sull’intera esperienza di consumo, packaging compreso, puntando sulla innovazione e sul desiderio e volontà di proporre qualcosa che potesse riscrivere le regole della consegna a domicilio.

L’experience delivery con la Misto Box

L’obiettivo è trasformare il servizio a domicilio come una vera esperienza immersiva da vivere a 360 gradi attraverso la Misto box. È proprio in questa scatola magica che si racchiude il concept di Misto – Mixology e Cibarie, dove la proposta food, raffinata e cosmopolita, si accompagna a una inedita idea di mixology “ready to drink”, con tanto di ghiaccio e mini shaker pronto all’uso. Il packaging si distacca completamente dalle fredde e anonime confezioni da asporto ed esalta le portate con un design elegante, ma anche e soprattutto green e riutilizzabile. E per completare l’esperienza e immergersi nell’atmosfera giusta, ogni box è accompagnata da un QR Code che si sintonizza direttamente con la playlist musicale selezionata da Misto.

Cocktail bar a casa tua

Ma cosa possiamo mettere nella nostra Misto Box? Più che sulla scelta il concept si basa sulla combinazione tra food e mixology, con la possibilità di avere a casa il proprio cocktail preferito, piuttosto che la novità del momento proposta da Andrea Quintaiè (Head Barman) e Jacopo Cipriani (Barman). Ed è proprio il lato “mixology” ad essere la proposta alternativa e il cavallo di battaglia di quello che in realtà nasce come originale cocktail bar con laboratorio gastronomico. Dal più classico Milano Torino, il Negroni o il Manhattan, fino al più originale A mi me gusta o l’iconico Misto 2.0, i cocktail sono consegnati in esclusivi mini shaker brandizzati 2 in 1, che possono essere utilizzati anche direttamente per la degustazione in bicchiere. Degustazione piena di gusto, un po’ come sentirsi al bancone e calarsi nei panni del bartender. E per garantire il massimo della qualità del prodotto con il cocktail scelto arriva anche il ghiaccio sottovuoto in una confezione appositamente studiata. Così tutto è già pronto per la degustazione. Inoltre quando si decide di andare a bere fuori qualcosa la cosa che non può mancare è la musica. E quelli di Misto – Mixology e Cibarie hanno pensato anche a quello rendendo unica e completa la nostra “delivery experience”.

Food cosmpolita

Dal lato food siamo alla presenza di sapori internazionali e atmosfere cosmopolite. Il menu alla carta si declina in Classic, Veggie, Light e Special per diverse esigenze di gusto e palato. Il comune denominatore è la freschezza e l’eccellenza delle materie prime, mixate secondo la formula di “più portate, piccoli assaggi e grandi ricette”.  Combinazioni intriganti come l’involtino Thay (foglia di riso ripiena di verdure e hummus viola su crema di formaggio) o il Gravlax di salmone (reinterpretazione di un classico della cucina svedese, carpaccio di salmone selvatico dell’Alaska marinato sotto sale, zucchero di canna e servito con finochietto selvatico, gel al lime e semi di papavero) con i grandi come la tartare di tonno, il  tataki di tonno, le polpette di Melanzane alla Parmigiana o ancora Gamberi al Mezcal.

La scelta green e sostenibile

La marcia in più del delivery di Misto è la sua connotazione green, all’insegna della sostenibilità e del riuso. Il packaging proposto, prezioso e accattivante, riesce a coniugare uno stile elegante e di tendenza con un concept sostenibile. Tutte le Misto Box sono, infatti, prodotte con una plastica certificata riutilizzabile, idonee fino a 20 lavaggi in lavastoviglie e interamente riciclabile. E non è tutto. L’impegno “responsive” di Misto continua anche con l’interessante iniziativa per incentivare il reso del proprio packaging: con il sistema del vuoto a rendere, si possono infatti ricevere sconti e benefit sulle consumazioni e i prossimi delivery.

Il concept di Misto – Mixology e Cibarie

Misto – Mixology e Cibarie ha aperto a Roma nel quartiere Africano (Via Fezzan 21) quattro anni fa, posizionandosi subito come punto di riferimento per un nuovo concept di aperitivo in un’ottica più cosmopolita. Un cocktail bar con laboratorio gastronomico che riscrive i tradizionali concetti di “locale” e “ristorante” proponendo una dimensione inedita e innovativa che ora può arrivare direttamente a casa nostra.

La transizione circolare per vincere le sfide del futuro

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Ripartire dalle città per trasformare l’attuale sistema economico e sociale in una dimensione circolare e quindi sostenibile

Questo il tema al centro dell’evento “L’economia circolare e il futuro delle città”, svoltosi venerdì alla Milano Digital Week, organizzato da Tondo e Circular Economy Lab, un’iniziativa di Intesa Sanpaolo Innovation Center e Cariplo Factory.

Il nostro ruolo come Gruppo Intesa Sanpaolo è quello di mantenere alta l’ambizione – ha affermato Luigi Riccardo, Intesa Sanpaolo Innovation Center – l’economia circolare è sinonimo di redesign, riprogettazione; non vuol dire fare meglio la differenziata bensì vuol dire ripensare e progettare gli oggetti affinché a fine vita possano essere facilmente smontati, le singole componenti rigenerate e i materiali recuperati”.

Con gli scarti del cibo si possono costruire edifici

Approcci rigenerativi alla produzione alimentare potrebbero assicurare che il cibo possa essere coltivato in modo da migliorare piuttosto che degradare l’ambiente, oltre a che creare molti altri benefici sistemici (https://www.radio-food.it/citta-cibo/).

Tiziana Monterisi, architetto, racconta la sua esperienza con la creazione nel 2016 della startup innovativa e società Benefit RiceHouse, unendo risicoltura ed edilizia.

Ho cercato di costruire una filiera secondo l’economia circolare. Il mio punto di partenza è stato il campo di riso, io valorizzo tutto ciò che è scarto per fare materiali che vanno a costruire edifici, oggetti e tessuti e che a fine vita non saranno un problema ma un’opportunità perché potranno produrre energia e compost che torna a fertilizzare i campi di riso”.

Dagli scarti siamo arrivati a produrre più di 20 prodotti che servono per costruire un intero edificio a energia zero ma soprattutto a impronta zero. Inoltre RiceHouse dà valore agli agricoltori, pagando gli scarti, e all’industria italiana, per andare a immettere nel mercato prodotti  che possono essere usati dalle imprese di costruzioni tradizionali”.

Ciò dimostra come per migliorare la vita in modo sostenibile occorra trasformare le modalità in cui il cibo viene prodotto, trasformato, commercializzato, consumato e smaltito, al fine di poter soddisfare le nostre esigenze future (https://www.radio-food.it/citta-pandemia/).

La visione olistica per lo sviluppo di una città circolare

La sfida che si pone l’economia circolare è quella di riuscire a superare l’attuale modello economico lineare, considerando il ciclo di vita di un prodotto in maniera integrata. Favorire un modello di economia circolare non solo significa ridurre la produzione di rifiuti, ma anche valorizzare ciò che da molti è considerato un rifiuto per impiegarlo nella produzione di nuove merci.

Francesco Castellano, founder Tondo, ha illustrato l’hackathon “Hacking the City Design a Circular Future”, organizzato  in partnership con il Circular Economy Lab.

L’hackaton è disegnato a  livello nazionale, si svolge on line e coinvolgerà i principali atenei e otto grandi aziende. Abbiamo definito le aree fondamentali (Beni di Consumo, Cibo, Edilizia, Energia, Design, Digitale, Mobilità e Waste) per lo sviluppo di una città circolare e per ognuna abbiamo indicato un partner industriale di riferimento, e il partner ha definito una challege su cui gli studenti potranno proporre delle soluzioni”, ha spiegato Castellano precisando che l’application resterà on line fino al 7 aprile.

L’economia circolare è un concetto molto ampio e ci sono tanti modi di fare economia circolare, dal riutilizzo dei materiali alla vendita di un servizio anziché di un prodotto, come ad esempio il carsharing. L’economia circolare è innanzitutto economia. Ci sono impatti positivi dal punto di vista ambientale ma il driver è il miglioramento della competitività delle imprese sul medio-lungo  termine. Questo ad una banca interessa. Come Intesa Sanpaolo abbiamo  l’obiettivo di essere una banca ad impatto positivo”, ha concluso Luigi Riccardo, ricordando il supporto offerto al modello circolare con diverse iniziative come  il Circular Economy Plafond e il Circular Economy Lab sviluppato in  collaborazione con Cariplo Factory.

Abbiamo capito che le città ci pongono delle sfide importanti per il futuro ma anche che l’economia circolare è una possibile risposta”, conclude Matteo Scarabelli, chief Communications Officer Cariplo  Factory, sottolineando la “grande opportunità che l’economia circolare può portare allo sviluppo delle città”.

La Pasqua 2021 firmata Casa Manfredi

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Colomba, pastiera, uova di cioccolato al gin e un kit per picnic casalingo, tutto all’insegna della tradizione, ma in pieno Casa Manfredi style

Giorgia Proia, la pasticcera di Casa Manfredi, ama la tradizione: profumi, ricordi e prodotti italiani. E anche per questa Pasqua, la tradizione la fa da padrone nell’offerta del locale romano, con prodotti creati per vivere in pieno le feste, nonostante tutto, con qualche tocco qua e là che li rende unici. Tutti rigorosamente artigianali, realizzati con prodotti selezionati con grande cura.

“Tutti ci meritiamo di festeggiare, – spiega Giorgia – sempre. Soprattutto in periodi come questi. E credo che il modo migliore per farlo sia quello di tirare fuori la tradizione pura, con qualche tocco innovativo certo, ma senza esagerare. I dolci che ho realizzato per questa Pasqua trasmettono in modo particolare il senso di ‘casa’, con tutti i profumi e i ricordi annessi. Quella casa che ormai conosciamo fin troppo bene, complici i vari dpcm e i lockdown, ma che non dobbiamo mai smettere di amare”.

La colomba

In primis il grande lievitato, il dolce della Pasqua per eccellenza: la colomba. Giorgia, in collaborazione con il pastry-chef Andrea Tortora, firma due versioni, la classica e quella al cioccolato.

Le colombe sono disponibili presso il locale in viale Aventino 91/93 (fortemente consigliata la prenotazione) e sullo shop online del sito (http://www.casamanfredi.it/shop-online/) con delivery in tutta Italia (per info e prenotazioni: T. 0697605829 – shop@casamanfredi.it).

La pastiera

Quella di Casa Manfredi è una pastiera leggermente rivisitata: non una versione ‘estremista – napoletana’, ma una ricetta che alla ricotta unisce la crema pasticcera, per un risultato finale più delicato, leggero e cremoso. La chicca: insieme alla torta, nella confezione è compreso anche lo stampo del dolce, insieme alla ricetta da fare a casa.

Le uova di Pasqua

Tre versioni per le uova di cioccolato: fondente, al latte + una versione special. Questa è realizzata con il cioccolato aromatizzato al gin Seven Hills, e la sua sorpresa all’interno è una bomba: una bottiglietta di gin, sempre Seven Hills, per rimanere allegri anche durante questa Pasqua in zona rossa. Un uovo alternativo… un antidepressivo! Basta aggiungere un po’ di acqua tonica… per veri gin addicted.

‘Picnic @home’ box

Niente gita fuori porta. Niente scampagnata. Ma il picnic a casa sì! La box, realizzata in collaborazione con Etichal Food Selection, prevede: una colomba tradizionale in vasocottura (più pratica per il trasporto insieme agli altri prodotti), una pizza al formaggio e una corallina. Da prenotare e ritirare al locale (€ 35).

Le collaborazioni

Durante quest’anno difficile, Casa Manfredi non si è mai fermato e ha messo in piedi servizi e proposte aggiuntive sempre all’insegna della creatività: grandi collaborazioni nel delivery con i croissant salati d’autore – come quelli realizzati insieme ad Anthony Genovese, Sarah Cicolini e Jacopo Mercuro –, lievitati in edizione limitata da sold out (come il Coffee Coffee Cruffin) – e la prima torta componibile e personalizzabile online Party dalla Base.

E ora continua ad intraprendere collaborazioni, perché fare rete è importante ora più che mai, come quella per il brunch del weekend ‘Kongtinental’ del Cocktail Bar Drink Kong di Roma, per il quale viene realizzata una linea di pasticceria studiata ad hoc con un’impronta fusion italo-giapponese, in pieno stile del cocktail bar; o la più recente box per San Valentino 2021, realizzata in collaborazione con il ristorante stellato Pipero, contente un kit carbonara fai-da-te insieme ad elegante scatola di cioccolatini realizzati da Giorgia Proia (9 praline miste, ai gusti, lampone, cioccolato al latte e cioccolato fondente).

INFO

il locale è aperto al pubblico nel pieno rispetto delle regole per la sicurezza igienico-sanitaria. Tutto lo staff è munito di mascherina e guanti, all’entrata è posizionato un misuratore elettronico di temperatura corporea (oltre al consueto dispenser gel sanificante), l’ingresso all’interno è contingentato e fuori sono disposte due file di tavolini ben distanziati. Per il servizio di delivery: visitare il sito web e le pagine social (Facebook e Instagram) ed effettuare l’ordine scrivendo a shop@casamanfredi.it. Prodotti disponibili: cornetti, croissant (dolci e salati), grandi lievitati, torte, mignon e monoporzioni; servizio di caffetteria.

Da Eataly la rivoluzione della Patata Croccante è sostenibile

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Filiera controllata, doppia cottura e scarto zero: il più amato tra i comfort food diventa ancora più irresistibile grazie ad un ciclo di lavorazione rispettoso dell’ambiente in ogni sua fase

Le patatine fritte, da sempre guilty pleasure irrinunciabile, sono un piatto sinonimo di convivialità e Eataly ha voluto celebrarle dando vita ad una interpretazione stuzzicante, genuina e gustosa, preparata partendo dal prodotto fresco e non surgelato.

Un piatto dedicato al 2021

Un piatto dedicato al 2021 e alle gratificazioni di cui soprattutto oggi abbiamo bisogno senza dimenticare il tema della sostenibilità, che rappresenta la filosofia e gli obiettivi della ristorazione firmata Eataly, così come la valorizzazione delle icone del cibo della cultura gastronomica italiana nel rispetto dell’ambiente e dell’agricoltura del nostro territorio.

Protagonista di questa nuova offerta di Eataly è la patata Agria di Avezzano, proveniente da agricoltura biologica. Una scelta frutto delle caratteristiche intrinseche di questa tipologia di patata che presenta basso contenuto di zuccheri e alto contenuto di amidi, caratteristiche che le consentono di raggiungere, il perfetto punto di cottura e doratura per un effetto very crunchy.

Siamo agricoltori da generazioni, quasi un secolo – commenta Nicola Di Renzo dell’Azienda Agricola Terra e Sole – e non poteva esserci gratificazione più grande di essere i produttori delle patate che Eataly usa per questa nuova ricetta. Per noi è una grande soddisfazione sapere che la nostra patata di Avezzano è in tutti gli store d’Italia e così tante persone la assaggeranno.

Grazie all’intuizione di Enrico Panero, Executive chef di Eataly, sono proposte con sale siciliano, rosmarino fresco e scorza di limone, in abbinamento alla Salsa Mediterranea di Eataly fatta con maionese fresca Salsa Natura, acciughe Scalia, capperi Madama Oliva e senape biologica Cereal Terra. Il risultato è un piatto ricco di gusto servito su un tipico colafritto in alluminio per evitare l’utilizzo di materiali usa e getta.

Sostenibilità ed economia circolare: dalla selezione della materia prima fino allo smaltimento dell’olio di cottura

La sostenibilità è uno dei tratti principali della Patata Croccante di Eataly e caratterizza ogni fase del processo.

L’attenzione è massima ed inizia con la scelta della filiera. Le patate che hanno una provenienza certificata e arrivano tutte dall’azienda agricola Terra e Sole di Avezzano, in Abruzzo, selezionata dal team di ricerca di Eataly, sono coltivate con pratiche ecosostenibili, come l’uso di concimi naturali, e tecniche agricole tradizionali, quali la rotazione delle colture quadriennale, che prevede il riposo periodico di una parte del terreno con la coltivazione a carote, cipolle, sedano e pomodori. È da qui che le patate, dopo esser seminate, coltivate, raccolte e stoccate, sono spedite in tutti i punti vendita Eataly.

Le patate arrivano accuratamente spazzolate all’interno delle cucine, dove sono lavate, cotte al vapore con la buccia e stabilizzate per una notte in frigorifero. La ricetta messa a punto da Eataly prevede che il giorno seguente siano spezzate a mano, fritte in olio di semi di girasole Frienn di Olitalia, il prodotto da frittura a base di olio di semi di girasole altoleico 100% italiano ed infine servite.

Il rispetto dell’ambiente

La modalità di servizio è rispettosa dell’ambiente: le patate sono portate in tavola sul colafritto in alluminio e senza l’utilizzo di nessuna carta assorbente. Anche la Salsa Mediterranea, proposta in abbinamento, è servita su un cucchiaino appoggiato direttamente al colafritto, scelta che consente di eliminare completamente l’utilizzo di stoviglie usa e getta.

A sua volta lo smaltimento dell’olio segue un percorso green di economia circolare grazie alla collaborazione con aziende specializzate che – oltre a garantire il processo di raccolta – assicurano l’impiego dell’olio di frittura in nuovi cicli produttivi, come quello per la produzione di biodiesel e lubrificanti.

Attraverso questa lavorazione completamente artigianale, dunque, le Patate Croccanti di Eataly sono un piacere a scarto zero, in quanto viene utilizzata ogni parte della patata compresa la buccia.

La Patata Croccante si può ordinare da casa attraverso Deliveroo e Glovo e mangiare nei ristoranti di tutti gli Eataly, aperti in ottemperanza ai decreti vigenti. Nei reparti ortofrutta di tutti gli store si trovano invece in vendita i sacchetti di patata biologica Agria di Avezzano.

The Circle, qualità a impatto zero. Arrivano i pesti in acquaponica

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L’economia circolare è sempre più protagonista della nostra cultura e del modo di pensare, o meglio ripensare, la produzione. Si sente parlare sempre di più di produzioni virtuose, poco impattanti e ad alto valore sociale e territoriale. Ma circolarità significa anche ripensare la città, trasformare gli scarti in nuovi prodotti e cambiare anche i nostri stili di vita.

The Circle Food&Energy Solution

E nel mondo agroalimentare come funziona? Sempre più aziende agricole applicano un modello di sviluppo sostenibile e competitivo che produce cibo ed energia, senza alcun impatto sull’ambiente. Tra queste c’è The Circle Food&Energy Solution a Frascati, nata nel 2017 dall’idea di quattro amici classe ’92, Valerio Ciotola, Simone Cofini, Lorenzo Garreffa e Thomas Marino, tutti (o quasi tutti) laureati in biotecnologie, che hanno dato vita a un progetto alternativo, un esempio virtuoso che rappresenta il futuro della produzione, capace di far fronte ai bruschi cambiamenti ambientali, in grado di combattere gli sprechi e produrre cibo di alta qualità.

L’acquaponica

“Coltiviamo le migliori varietà vegetali senza generare alcun tipo di scarto riuscendo a valorizzare ogni rifiuto reintroducendolo nel nostro ciclo produttivo” – ci spiegano – “attraverso il nostro impianto acquaponico Un sistema a ricircolo, dove l’acqua, grazie all’impiego di una o più pompe, viene prelevata dalla vasca nella quale vengono allevati i pesci. Filtrata e depurata, l’acqua irriga direttamente le radici dei vegetali contenuti all’interno di strutture verticali, interamente fuori suolo, e infine ritorna nella vasca di allevamento. Questo garantisce un risparmio di acqua di oltre il 90% rispetto all’agricoltura tradizionale, e il non utilizzo di fertilizzanti e diserbanti chimici”.

L’impianto acquaponico nello specifico permette lo sviluppo in verticale della coltivazione rendendo dieci volte più semplice il lavoro dell’operatore e garantendo, ogni mese, non solo un notevole risparmio idrico, ma anche una maggiore resa e una maggiore velocità di crescita delle piante coltivate senza dover ricorrere all’uso di diserbanti e fertilizzanti di sintesi.

The Circle vuole essere una risposta reale e concreta ad alcune delle sfide ambientali quali l’erosione del suolo, il consumo di acqua e i livelli di inquinamento che hanno raggiunto un limite non più tollerabile” sottolinea Lorenzo Garreffa, Dottore in Biotecnologie Industriali con una specializzazione sulle microalghe e Direttore della produzione dell’azienda.

La produzione e la richiesta 

Quest’impianto acquaponico unico nel suo genere in Italia per lo sviluppo di coltivazioni personalizzabili e sostenibili di qualità e che i quattro amici hanno impiegato per la produzione di baby leafes tra cui: Mizuna, Senape Rossa, Bietolina Rossa, Tatsoi e Rucola ed erbe aromatiche come anche in quella di pomodori rari e tuberi.

La differenza della produzione The Circle rispetto ad altre coltivazioni sta nell’esaltazione del sapore e della qualità del prodotto, aspetto che non è passato inosservato a molti ristoratori della capitale e delle zone limitrofe in particolare quelli attenti alla sostenibilità. Così i prodotti di The Circle sono arrivati nelle cucine di ristoranti stellati come Il Pagliaccio; Zia Restaurant, Glass, Acquolina, All’Oro e ancora Osteria dell’Orologio, Roscioli, da Luciano, nella gelateria Otaleg e da Seu Pizza lluminati. A questi, si aggiungono i locali limitrofi a Roma come Sintesi, La Galleria di Sopra, Ristorante Belvedere dal 1933 e Cacciani nella zona di Castelli.

Un lavoro quello con gli chef sempre più personalizzato, capace di offrire e produrre in base alle loro esigenze creative e culinarie, cosa che ha dato slancio ai prodotti The Circle anche al di fuori del Lazio fino ad arrivare al Ristorante stellato Giglio di Lucca.

Nuovi prodotti: i pesti

 Un lavoro intenso quello di questi anni che ha visto i nostri quattro amici concentrati sulla produzione di insalate ed erbe aromatiche in maniera sostenibile per la ristorazione di alto livello, ma con l’arrivo della pandemia e le conseguenze che tutti conosciamo qualcosa è cambiato. The Circle nei mesi di stop ha lavorato per diversificare la produzione, sempre in un’ottica di “no spreco” delle risorse e ha dato il via alla produzione della prima linea di Pesti in acquaponica, ampliando così anche il proprio target di riferimento e puntando a quella fetta di mercato fatta di consumatori finali amanti del buon cibo, della qualità e seguaci della sostenibilità.

Anche in questo caso siamo di fronte a una produzione innovativa e alternativa, pensata in collaborazione con lo chef Alain Rosica di Belvedere dal 1933, che li definisce “una novità assoluta, sono pesti di alta qualità realizzati esclusivamente con le stesse foglie destinate alla ristorazione con un elevato standard di aroma e qualità e prodotte in acquaponica ad impatto zero”.

Il mix pensato per ogni pesto viene selezionato, cresciuto e raccolto attraverso un impianto di produzione tecnologico che rispetta ed esalta il ciclo naturale dei prodotti che va oltre l’impatto zero, e realizzato presso All’Ombra del Cerro – Az. Agr. Biologica di Stefano Forti di Moricone.

La linea dei pesti, disponibili in barattoli da 190 gr (costo: 6,50 euro), è composta dal Rucolino un pesto dal sapore unico fatto con Rucola, Ricotta e Anacardi. Dalle note più pungenti è il pesto Oriental con Senape, Mizuna, Spinacio Giapponese, Frutta Secca e Grana Padano disponibile anche nella versione Oriental Vegano con Senape, Mizuna, Spinacio Giapponese e Frutta Secca. I Pesti di The Circle sono in vendita online su www.thecircle.global e presso alcuni rivenditori selezionati, a partire dallo scorso febbraio.

Nuovi progetti

E come avvisano i ragazzi di The Circle: “I nostri pesti, sono solo il primo prodotto di una linea di trasformati che vogliamo sviluppare nel corso di questo 2021, stiamo già lavorando a tisane ed erbe aromatiche essiccate”.  Ma l’escalation di The Circle non si racconta solo attraverso nuovi prodotti. L’azienda romana, nel corso di questi 5 anni ha saputo raggiungere numerosi obiettivi affermandosi sempre più come leader nella produzione di cibo sostenibile anche in altre regioni (The Circle ha realizzato anche un impianto acquaponico alla Giudecca di Venezia e due importanti progetti di riqualificazione urbana a Milano e a Bologna per la produzione di cibo sostenibile), ora è pronta a fare il passo successivo puntare a una visione più larga del proprio business con la creazione di un progetto su scala europea.  “Vogliamo realizzare il più grande impianto di produzione acquaponica d’Europa. Per fare questo passo abbiamo bisogno del supporto di altre persone che credano in noi e condividano i nostri valori” afferma Thomas Marino, Direttore Marketing e Comunicazione.

È per questo che a partire dal 12 febbraio 2021 ha preso il via la campagna equity crowdfunding sul portale BacktoWork24, la piattaforma partecipata da Intesa Sanpaolo, attraverso la quale è possibile acquisire quote della società, per supportare e diventare parte attiva della rivoluzione sostenibile che The Circle porta avanti.

Il Lampredotto Inzimino di Paolo Gori per Bonverre

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La storia della cucina toscana e il suo piatto iconico, il lampredotto, racchiusi per sempre in un vaso. La mitica Trattoria da Burde di Firenze firma la nuova ricetta Bonverre e salva un altro sapore dal logorio della rivisitazione moderna della tradizione.

Lo chef Paolo Burde ha imparato a cucinare dalla nonna e dalla nonna ha ereditato anche la missione della Trattoria da Burde, quella di tener vivi alcuni piatti e alcuni sapori, in maniera che non vadano perduti. Paolo rispolvera il suo passato da archeologo e riassume in poche righe la sua filosofia e quella di Bonverre: “Se un piatto smetti di mangiarlo, è morto. Se non lo sai più cucinare, se non lo puoi più replicare, è come se fosse un animale in via d’estinzione. Scompare”. Ed ecco la sua idea di cucina: un’arca di sapori con cui salvare gli esemplari più preziosi del passato perché possano sopravvivere al diluvio della rivisitazione: “ È importante che ci siano ancora dei posti dove si continuino a mangiare piatti così come sono arrivati a noi dalla tradizione popolare”. Da Burde il lampredotto sa di lampredotto e ora la loro ricetta storica, arriva per la prima volta in tutta Italia e nel mondo grazie a Bonverre.

Il Lampredotto in Zimino della Trattoria Burde a Firenze è l’ultima ricetta della gamma Bonverre. Sarà disponibile da fine marzo online sul sito www.bonverre.it, su www.atmosferaitaliana.it, e nei rivenditori selezionati in tutta Italia.

Trattoria da Burde, dal 1901 a Firenze

Tutti a Firenze conoscono la Trattoria da Burde, perché questo è uno degli Esercizi Storici Fiorentini più famosi e longevi, fondato nel 1901 come rivendita di generi alimentari. Da allora quattro generazioni della famiglia Gori si sono passate il testimone, facendo evolvere la bottega in enoteca con piccola cucina sino ad oggi, in cui la Trattoria da Burde è un avamposto della tradizione gastronomica toscana con una leggendaria carta dei vini. Fra le sue mura che sono a tutti gli effetti la casa di famiglia, ora è il turno dei due fratelli Andrea e Paolo. Sommelier poliedrico, esperto, divulgatore e organizzatore di eventi legati al vino il primo, chef con una laurea in Scienze Politiche che voleva fare il contadino, il secondo. Strana coppia, tramandano il sapere di generazioni ma soprattutto un modo di intendere la ristorazione e uno stile di ospitalità e di tavola, che per loro è sempre stata un tutt’uno con la vita famigliare.

Osti 4.0 nel segno della tradizione

La Trattoria da Burde non è però un polveroso archivio, ma un progetto di divulgazione popolare, e particolarmente social. Le loro degustazioni di vino sono state fra le prime trasmesse in streaming. La voglia di condividere “è normale per noi, perché qui non c’era vita privata. – spiega Paolo – Mia nonna su andava solo a dormire e tutto il resto della vita lo faceva giù, quindi in realtà i social non hanno cambiato nulla di che. Continuiamo semplicemente, attraverso nuovi strumenti, a condividere non solo la cucina ma anche la nostra vita con i clienti”. Perché senza bisogno di agenzie di comunicazione e geni del marketing sanno benissimo dove sta la differenza: “Quando vai a mangiare in trattoria vai a mangiare ma non solo, vai in un ambiente, vai a cercare delle persone, dei ricordi, quindi la parte social ci aiuta a mantenerci come vera trattoria”.

Oggi le chiameremmo limited edition

I piatti del giorno qui sono la norma, il menù viene detto a voce e non c’è nulla di standardizzato se non delle granitiche certezze, da decenni. Venerdì baccalà, mercoledì “penitenziale” con il pesce che si trova al mercato. “Ogni ricorrenza porta dietro un piatto e da noi ci sono piatti che facciamo solo una volta all’anno: le polpette di Carnevale si fanno solo a Carnevale e le frittelle di riso solo per San Giuseppe. E poi si aspetta l’anno dopo per poterli mangiare”. In barba ai menù turistici e alla destagionalizzazione dei classici, in un’epoca in cui si possono avere infiniti ingredienti e possibilità, si ricerca la territorialità perché ogni piatto ha una storia che bisogna raccontare, nel modo più fedele possibile. E che Bonverre riesce a fotografare, racchiudere e trasportare.

Firenze, il regno delle frattaglie

Noi fiorentini amiamo molto le frattaglie. Se passate per le strade della città vedete i banchini che vendono nervetti, trippa, cervello, poppa… quella più identificativa però, che cuciniamo solo noi, è il lampredotto”. È molto scuro e più grasso rispetto alla trippa, un taglio di quinto quarto che ancora oggi andrebbe a finire negli scarti della produzione, infatti lo mangiano pochi altri ed è una parte del quinto quarto che difficilmente viene utilizzata e stimata. I fiorentini si sono inventati mille modi di farlo, anche se quello più noto è servirlo nel panino. Alla Trattoria da Burde però piace fare piatti da mangiare con le gambe sotto al tavolo. “I modi di farlo sono tanti, d’inverno facciamo la minestra con brodo di lampredotto, cavoli e riso, e ovviamente il lampredotto inzimino, un nostro signature dish”.

Lampredotto Inzimino, il signature dish

Le ricette in zimino sono parte della tradizione toscana, una preparazione in umido con bietole, spinaci, prezzemolo, aglio e aromi. Ci si cucinano i legumi, le seppie, e a Firenze anche il lampredotto con cavolo nero, pomodoro, peperoncino, aglio e salvia – forse l’unico piatto piccante della città. La ricetta di Burde prevede una selezione sapiente della materie prime, solo la parte più tenera delle foglie di verdura, una sequenza di gesti codificata in oltre un secolo di storia, quattro generazioni e molta pazienza, perché il lampredotto inzimino ha bisogno di tempo per essere pronto. Cremoso, tenero, profumatissimo si serve come secondo, in un piatto fondo, dentro una scodella o direttamente in un tegamino. Abbinato a qualche fetta di pane abbrustolito e ad un buon rosso profumato e vivace. “Sul lampredotto, le cose a cui stare attenti sono la piccantezza, e l’acidità del pomodoro, ma dall’altra parte ci sono grandi profumi”. E gli abbinamenti proposti da Burde sono un vino speciale, il Carignano, una piccola DOC, la più antica al mondo, dove fanno un vino vivace, fresco, profumato, di taglio Sangiovese con un po’ di Cabernet. Oppure un Pinot Nero dell’Appennino toscano. Con i consigli di Andrea, sarà come essere seduti con le gambe sotto al tavolo, a Firenze.

La Ricetta del Lampredotto Inzimino

Ingredienti per 4 persone
1kg di abomaso (trippa per lampredotto) lessato
500 g di pomodori pelati
100 g di olio extravergine d’oliva
3 spicchi d’aglio
3 rametti di salvia
500 g di cavolo nero
500 g di bietole
½ l di vino rosso
Peperoncino q.b.
Pepe q.b.
Pane toscano, per servire

Procedimento

In un tegame capiente preparare la base aromatica. Aggiungere abbondante olio, la salvia, l’aglio schiacciato per aumentarne i profumi, il pepe e il peperoncino. Lasciare su fuoco bassissimo e coprire affinché gli aromi rimangano all’interno. Nel frattempo tagliare il lampredotto a listarelle. Una volta fatto, aggiungere il lampredotto al tegame e alzare la fiamma: lasciarlo insaporire mentre si tagliano finemente le verdure. Il cavolo nero deve essere privato della costola dura centrale. Quando il lampredotto inizia ad attaccarsi e a abbrustolirsi, sfumare con il vino rosso. Una volta evaporato l’alcool aggiungere il pomodoro. Quando il liquido si sarà ridotto aggiungere prima il cavolo nero e,
quando questo inizierà ad ammorbidirsi, le bietole. Da questo momento cuocere a fuoco basso per mezz’ora o quaranta minuti, assaggiare verso metà cottura per aggiustare eventualmente di sale. Il lampredotto è pronto quando risulta ancora molto cremoso, anche leggermente liquido a seconda dei gusti. Servirlo in un tegamino, in una ciotola di terracotta o in altro piatto rustico, accompagnato da pane toscano tostato e condito con olio d’oliva.

Tutta la dolcezza di Marco Quintili, per la Festa del Papà

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Per festeggiare tutti i papà, la Pizzeria i Quintili presenta i Soffietti di San Giuseppe

 In un periodo in cui nulla è come sembra, anche un grande classico come il Bignè di San Giuseppe, si evolve e cambia faccia, soprattutto in casa Pizzeria i Quintili, dove il Maestro Pizzaiolo Marco Quintili dà vita a “i Soffietti di San Giuseppe”daddy edition. Per chi non ha mai fatto tappa da Quintili, i soffietti sono un peccato da dover compiere almeno una volta nella vita. Solitamente proposti con ripieno di pura crema di Pistacchio di Bronte, nell’edizione dedicata ai papà d’Italia li ritroviamo con un dolcissimo ripieno di crema chantilly e granella di pistacchio.

Per farli anche a casa, Marco ha deciso di condividere in rete la ricetta del suo dolce, con un vero tutorial in cui elenca ogni passaggio e che permetterà a tutti di cimentarsi nella realizzazione home made del delizioso dessert. «Sin da subito i nostri Soffietti sono stati indicati dai clienti e dalla critica, come il dessert più ‘food porn’ nel nostro menu. Nonostante la chiusura da lockdown, abbiamo voluto portare a domicilio un po’ di dolcezza, con qualche consiglio utile e divertente”, ha dichiarato il titolare de i Quintili».

LA RICETTA

La ricetta per realizzare lo sfizioso omaggio di Marco è semplice. Il primo passaggio è mettere in una ciotola 600 grammi di acqua in cui sciogliere 3 grammi di lievito, aggiungere 1 kg di farina e iniziare a impastare. Dopo tre/quattro minuti, inserire 25 grammi di sale ed impastarlo finché non diventa omogeneo. Successivamente dividere in quattro parti l’impasto ottenuto e formare i cosiddetti “panetti” in ciotole più piccole, poi coprirli con il cellophane. Lasciare a maturare e lievitare per 20 ore in un frigo a 4/6º.

A questo punto bisogna formare delle piccole palline che andranno fritte a 180 gradi. Per preparare la crema chantilly invece occorrono 200 grammi di panna fresca liquida, 500 ml di latte fresco intero, 150 grammi di zucchero, 4 tuorli, un bacello di vaniglia e della scorza di limone. Si inizia mettendo in un pentolino il latte, la scorza limone e i semi di vaniglia e, in un contenitore a parte, si mescolano i tuorli, lo zucchero e un mestolo di latte preso dalla precedente pentolino. A questo punto va versato nel pentolino sul fuoco il composto ottenuto e va mescolato fino ad arrivare alla giusta consistenza.

Mettere il tutto a freddare sotto una pellicola e nel frattempo montare la panna. Alla fine si unisce la panna montata con la crema, dando forma completa alla crema chantilly. Con una sacca da pasticcere e un beccuccio a stella, si riempiono i soffietti di pizza fritta, guarnendo il tutto all’esterno con della granella di pistacchio o di nocciola.

Per chi non ha avesse dimestichezza con i fornelli invece, i “Soffietti di San Giuseppe” del maestro Quintili saranno disponibili nelle sedi di Tor Bella Monaca e Furio Camillo Roma, dove già si preannunciano come un nuovo grande successo.

Per saperne di più: https://www.facebook.com/Iquintili1

Droni e GPS, così l’innovazione salva il settore agricolo

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L’innovazione, sotto forma di robot e droni, salva i raccolti nei campi italiani rimasti senza lavoratori a causa dell’emergenza coronavirus

L’emergenza Covid spinge l’innovazione con la svolta tecnologica dell’agricoltura 4.0 che ha generato in Italia un fatturato intorno ai 540 milioni di euro nel 2020, con una crescita di circa il 20% rispetto all’anno precedente.

L’agricoltura 4.0 rappresenta il futuro

E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati dell’Osservatorio Smart AgriFood che evidenziano l’accelerazione impressa al cambiamento dalla pandemia, anche nelle campagne. L’agricoltura 4.0 rappresenta il futuro dei campi con lo sviluppo di applicazioni – sottolinea la Coldiretti – sempre più adatte alle produzioni nazionali su diversi fronti: dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti.

Le soluzioni di supporto alle attività in campo come le mietitrebbie con sistema di mappatura delle produzioni o i trattori con guida satellitare (Global Navigation Satellite System) a sostegno dell’agricoltura di precisione sono le innovazioni più diffuse che rappresentano il 36% del mercato ma in crescita sono le iniziative per la valorizzazione dei dati in azienda o lungo tutta la filiera.

Le stime dell’Osservatorio Smart AgriFood

Ad oggi la superficie coltivata con strumenti di agricoltura 4.0, secondo le stime dell’Osservatorio Smart AgriFood sostenuto dalla Coldiretti, è dell’ordine del 3-4% della superficie totale ma esiste un grande potenziale di crescita soprattutto con l’utilizzo dei Big Data Analytics e del cosiddetto “Internet Things”.

Dalla possibilità di seguire i propri pascoli in remoto alla stazione meteo nel frutteto per ottimizzare le operazioni colturali fino alla stalla a portata di smartphone sono alcune delle innovazioni entrate nelle aziende agricole italiane.

Un’evoluzione del lavoro nei campi che sul Portale del Socio della Coldiretti ha portato alla creazione di Demetra il primo sistema integrato per la gestione on line dell’azienda agricola con lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico. Un sistema per una gestione efficiente e sostenibile delle colture e per affrontare le nuove sfide dei cambiamenti climatici.

L’accordo tra Coldiretti, TIM e Bonifiche Ferraresi

Ma per cogliere le innovazioni tecnologiche offerte dall’agricoltura 4.0 occorre però colmare i ritardi nell’espansione della banda larga nelle zone interne e montane. Quasi 1 famiglia su 3 (32%) che vive in campagna non dispone di una connessione a banda larga, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi ai comuni con meno di duemila abitanti nel 2019.

Proprio per superare il digital divide tra città e campagne portando la banda ultralarga nelle aziende e sostenere con nuove soluzioni tecnologiche il grande potenziale di innovazione del settore a beneficio della ripresa economica del Paese, accelerando la transizione digitale dell’agroalimentare Made in Italy, Coldiretti, TIM e Bonifiche Ferraresi hanno firmato un accordo” – ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – “l’importanza del Recovery plan per accompagnare la transizione economica dell’agroalimentare italiano che già oggi è il più green d’Europa”.