Il 13 settembre si celebra la Giornata Mondiale dell’Arachide. Vi raccontiamo un po’ di curiosità!
Contrariamente alla credenza popolare che le considera parte della cosiddetta frutta secca, le arachidi sono un legume. Si tratta di una pianta erbacea, alta tra 30 e 80 centimetri, seminata – almeno in Italia – ad aprile e raccolta tra settembre e ottobre. Sviluppa i suoi frutti sottoterra e, grazie ai batteri Rhizobium presenti nei suoi noduli radicali (rigonfiamenti presenti nelle radici secondarie delle leguminose), è in grado di trasformare l’azoto atmosferico in azoto ammoniacale migliorando la fertilità del terreno e riducendo in questo modo l’uso di fertilizzanti chimici. Cresce meglio in terreni leggeri, sabbiosi e limosi con un pH di 5,9–7 ancor di più in zone con clima caldo durante la stagione vegetativa. A fioritura completata i baccelli, contenenti due o tre semi che col tempo diventeranno arachidi, iniziano a svilupparsi nel sottosuolo rendendo questo legume unico tra le altre colture.

Le origini
Conosciute anche come spagnolette, giapponesi, cecini, cacaoetti, bagigi o noccioline americane, le arachidi hanno una lunga storia alle spalle. La pianta è originaria del Sud America, in particolare delle regioni tra il Brasile e la Bolivia, dove veniva utilizzata come uno degli alimenti principali dalle civiltà precolombiane. Per gli antichi popoli dell’America Latina, come gli Incas e i Guaranì, le arachidi erano una fonte importante di proteine ed erano coltivate anche per compiere rituali pagani. È stato scoperto, per esempio, che venivano deposte nei sepolcri per accompagnare i defunti, suggerendo un’importanza non solo alimentare, ma anche spirituale per questo legume. A partire dal XVI secolo, si diffusero nella penisola iberica grazie al commercio coloniale. Gli esploratori portoghesi portarono la pianta anche in Africa occidentale, dove trovò un terreno fertile e un clima favorevole diventando un alimento fondamentale per molte popolazioni locali. Da lì, le arachidi si diffusero ulteriormente fino ad arrivare in Asia, incluse India e Cina, anche qui parte integrante della dieta locale. In Italia arrivarono intorno al XVIII secolo, portate probabilmente dagli stessi spagnoli e portoghesi. All’inizio la coltivazione avvenne principalmente per scopo sperimentale, ma presto si scoprì che il clima del Sud Italia era particolarmente adatto a questa pianta. Nonostante le condizioni favorevoli, non raggiunse mai un’importanza significativa come in altre parti del mondo. Per un periodo furono prevalentemente coltivate in alcune aree della Campania, ma la loro coltivazione non si estese su larga scala e non divenne mai una voce significativa dell’economia agricola italiana. L’industrializzazione e il passaggio a coltivazioni più redditizie causarono una diminuzione della produzione di arachidi verso la metà del secolo scorso, fino quasi alla scomparsa totale intorno agli anni ’60. Di recente, grazie alla passione e al lavoro di recupero di alcuni agricoltori, in particolare tra Campania e Toscana, è stato possibile recuperare la Tripolina, l’arachide italiana che si coltivava un tempo caratterizzata dalla forma oblunga del baccello e i semi piccoli e tondi.
I maggiori produttori sono, nell’ordine: Cina, India, Nigeria e Stati Uniti con i primi che coprono il 37% dell’intera produzione mondiale. Dal punto di vista qualitativo, le più apprezzate sul mercato sono quelle provenienti da Israele – in particolare modo la varietà Shulamit – per le sue caratteristiche peculiari: un guscio color giallo oro che resiste bene alla tostatura e un ottimo sapore che si mantiene inalterato per parecchi mesi dopo la tostatura. Sul mercato nordamericano le arachidi della Virginia sono grandi con un sapore croccante e unico, adatte soprattutto per gli spuntini. Sono uno snack molto popolare alle partite di baseball, ragion per cui i tifosi le chiamano “noccioline da baseball”.
Cosa contengono
Le arachidi forniscono un buon apporto di sali minerali e fibre e sono dei potenti antiossidanti naturali: mantengono, infatti, giovane la pelle e l’intero l’organismo. Anche se sono ricche di grassi, favorirebbero la perdita di peso, consumandone in giusta quantità: le proteine, le fibre e i grassi buoni in esse contenute, infatti, aumenterebbero il senso di sazietà. Il contenuto di sali minerali come potassio, magnesio, rame e altri elementi come la vitamina B3 e l’acido oleico, favoriscono la salute del cuore, mentre la presenza di acido folico è un elemento fondamentale in gravidanza, per prevenire malformazioni del feto e stimolare la fertilità. L’assunzione controllata e regolare di arachidi, abbasserebbe il colesterolo cattivo LDL e i trigliceridi, aumentando quello buono HDL e aiuterebbe anche a prevenire i calcoli biliari.
Come si mangiano
Al naturale – Anche se le arachidi sono dei semi salutari, è importante consumarle con moderazione, visto l’elevato apporto calorico. La dose giornaliera consigliata – da preferire quelle naturali tostate ancora in guscio a quelle già sgusciate e salate – è di 25-28 grammi al giorno, corrispondenti a circa 20 arachidi. Curiosamente le arachidi fresche hanno un sapore simile ai piselli freschi.
Olio – L’olio di semi di arachidi, se altamente raffinato (una sorta di olio neutro, praticamente un miscuglio puro di trigliceridi, quasi incolore, inodore e insapore) è indicato per la frittura in quanto ha un punto di fumo (cioè la temperatura a cui un grasso alimentare riscaldato comincia a rilasciare sostanze volatili sotto forma di fumo biancastro, tra cui l’acroleina, una sostanza tossica per il fegato e irritante per lo stomaco) particolarmente alto: circa 230°C

Burro – Il burro di arachidi è un alimento che nulla ha a che fare con il burro propriamente detto. Si tratta di arachidi frullate che, grazie al contenuto di grassi, formano una crema spalmabile. Negli Stati Uniti il 58% delle arachidi coltivate, soprattutto della varietà ‘Runner’, è utilizzato per produrre burro di arachidi. Curiosamente il burro di arachidi in Italia non lo troverete: nel nostro Paese si può chiamare, infatti, solo ‘crema di arachidi’.
Addormenta suocere – È questo l’insolito nome delle arachidi caramellate, diffuso soprattutto in Umbria e Toscana. Sembra infatti che i fidanzati andando a trovare la futura consorte portassero in dono alla suocera questo dolciume. Questa, invece di masticarlo o sgranocchiarlo come era consuetudine, preferiva scioglierlo in bocca inibendo in questo modo le doti ciarliere per poi sfociare dapprima in silenzio prolungato e successivamente in sonno.
Curiosità
PLANTERS, azienda americana leader nella commercializzazione di prodotti in guscio, fu fondata nel 1906 da Amedeo Obici (1877-1947) e Mario Peruzzi (1875-1955) trevigiani di Oderzo emigrati in giovane età in Pennsylvania con le rispettive famiglie. Anche Mr. Peanut, il celebre testimonial del marchio – un guscio di arachide antropomorfo che indossa l’abbigliamento formale di un gentiluomo vecchio stile, con un cappello a cilindro, monocolo, guanti bianche ghette e bastone da passeggio – ha paternità italiana. Fu inventato nel 1916 da Antonio Gentile, uno studente anch’esso emigrato in America. Dal 2014 al 2021 l’azienda utilizzò due veicoli, lunghi poco più di 8 metri, allestiti in forma di arachide gigante per promuovere i propri prodotti. Erano conosciute come NUTmobile. La parola ‘Planters’ in italiano significa ‘coltivatore’, ‘piantatore.’

- Il 13 settembre di ogni anno è stata dichiarata Giornata Mondiale dell’Arachide. Dothan, nell’estremo sud degli Stati Uniti, si è autoproclamata capitale mondiale di questo legume. Il 25% delle arachidi americane, infatti, proviene da questa città.
- A Plains, in Georgia, esiste la Jimmy Carter Peanut Statue eretta nel 1976 dall’amministrazione locale in occasione delle elezioni presidenziali dell’illustre concittadino, nonché coltivatore di arachidi e governatore dello stato, poi eletto nello stesso anno come 39° presidente degli Stati Uniti d’America. L’enorme arachide in alluminio e poliuretano, alta 4 metri, presenta un sorriso modellato su quello di Carter per il quale era noto durante la campagna elettorale. È classificata tra le 50 migliori attrazioni stradali americane.





