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Aprile 2021

Mare Aperto contro lo spreco alimentare

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In occasione del 2 maggio, Giornata Mondiale del Tonno, Mare Aperto Foods si impegna nella sensibilizzazione del consumatore sullo spreco alimentare

 Sano e nutriente quanto quello fresco – ricorda Mare Aperto Foods in una nota – grazie alle moderne tecniche di conservazione ed al particolare processo di sterilizzazione, il tonno in scatola è ricco di proteine nobili, vitamine e sali minerali. Non solo: presenta ottime prerogative di sostenibilità dato che non genera perdite alimentari o scarti.

Oltre ad avere una lunga “shelf life” cioè il periodo di tempo in cui mantiene intatte le proprie caratteristiche qualitative nelle normali condizioni di utilizzo, il tonno in scatola non necessita di energia per la sua conservazione perché si può riporre in dispensa, a temperatura ambiente.

Tonno in scatola alimento anti-spreco

L’imballaggio, poi, è nella quasi totalità costituito da confezioni interamente riciclabili. La lavorazione, infine, garantisce la conservazione delle caratteristiche tramite sterilizzazione, quindi non richiede l’uso di conservanti. Grazie ai progressi tecnologici delle aziende produttrici, la scatoletta alimentare oggi è considerata “la Formula 1 dell’acciaio”: leggera, sicura, resistente e sostenibile, comoda, di facile conservazione.

Anche l’olio non va sprecato perché il tonno in scatola è in grado di arricchirlo di proprietà nutritive. In seguito all’abbinamento tra i due alimenti, infatti, l’olio non solo mantiene intatte tutte le proprie caratteristiche organolettiche, ma si arricchisce anche di una maggior quantità di Vitamina D e Omega 3, assorbendole dal tonno stesso. Utilizzarlo, inoltre, significa limitare l’aggiunta di altro olio e quindi assumere meno calorie.

Per questo motivo Mare Aperto invita i propri consumatori a non eliminare l’olio contenuto nel tonno in scatola. Un prodotto di cui non si butta via niente e, nel caso in cui non si voglia consumarlo con il tonno, l’olio può essere riutilizzato per condire (una pizza o una bruschetta) oppure come ingrediente per numerose preparazioni (come il soffritto per una buona pasta al tonno).

L’impegno di Mare Aperto contro lo spreco alimentare

Mare Aperto ha scelto di aderire al “Patto contro lo Spreco Alimentare” promosso da Too Good To Go. Nell’ambito del patto, Mare Aperto ha deciso di aderire ad alcune delle azioni proposte da Too Good To Go, in particolare: Azienda Consapevole, per comunicare il proprio impegno nella lotta allo spreco alimentare e sensibilizzare sul tema i propri dipendenti; Consumatore Consapevole, per informare ed educare il consumatore finale sul tema dello spreco alimentare.

Mare Aperto ha aderito anche al progetto Fabbrica contro lo Spreco, una serie di iniziative integrate per minimizzare gli sprechi alimentari in azienda, con particolare riferimento ai prodotti in giacenza in magazzino, che non hanno possibilità di essere distribuiti attraverso i canali canonici della filiera alimentare. Un modello integrato, che prevede anche il coinvolgimento del terzo settore, per destinare parte dei prodotti anche a chi si trova in situazioni di difficoltà e allo stesso tempo massimizzare ancora di più l’impatto contro lo spreco alimentare.

Il 53% degli sprechi alimentari in Europa avviene a livello domestico: è per noi importante e fondamentale unire le forze con altri player dell’agroalimentare, come Mare Aperto, per cercare di avere un impatto concreto su questo dato, anche sensibilizzando e informando i consumatori: con un piccolo gesto quotidiano possiamo fare molto per noi e per il pianeta”, ha sottolineato Eugenio Sapora Country Manager Italia di Too Good To Go.

All Day Long

Ristorazione sempre più “All Day Long”: nuove proposte e nuovi clienti

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La ristorazione in questo periodo si è continuamente rinnovata, così come sono cambiati gli stessi consumatori che si adattano a nuovi orari, a nuove formule, alle nuove proposte gastronomiche. Da quando il comparto ristorativo è stato obbligato alla chiusura serale, abbiamo assistito a un proliferare delle formule “All Day Long”, dalla colazione all’aperitivo  troviamo di tutto anche in luoghi prima votati solo alla cena e al massimo al pranzo. Ora si apre dalla mattina con proposte breakfast, spuntini, light lunch o gastronomia, per poi continuare con l’aperitivo serale e chiudere con cena da asporto e delivery e da questa settimana in poi anche in presenza, seppur con un solo turno, fino alle 22 e all’aperto.

Nuovi orari, nuove abitudini

Si lavora di più per poter lavorare come prima, forse solo per la voglia di stare dietro ai fornelli o a contatto (se di contatto si può parlare) con la gente. Si cerca di innovare, di proporre cose nuove e la risposta del pubblico pare positiva. Sempre attenti alle novità i food lovers non smentiscono la loro curiosità e la voglia di provare, pronti anche a cambiare le loro abitudini di relazionarsi a tavola. E così si provano le colazioni, i brunch del weekend, le cene da asporto o delivery da ultimare a casa, si riscoprono le stuzzicherie del pomeriggio da degustare con un cocktail o un calice di vino, un aperitivo che si riposiziona nel classico orario prima della cena tra le 17  e le 18, come era stato pensato originariamente.

Il fascino dei locali “all day long” è la presenza di una cucina strutturata, accanto a un’enoteca fornita e a una gastronomica ricca, che sia un forno o una bottega del gusto. Dalla mattina alla sera abbiamo la possibilità di consumare sul posto o portare a casa brioche, pane o pizza, bottiglia di vino, piuttosto che patè, creme o tante altre bontà. Un fascino che aumenta dalla cura degli ambienti e dell’accoglienza, costruiti secondo una visione di locale informale, come vuole il bistrot, a cui si unisce l’artigianalità della produzione.

La formula “All Day Long”

In poche parole il bistrot si fonde con la gastronomia intesa come buona cucina, per dar vita alla bistronomia (o bistronomie come dicono i cugini francesi che ne delinearono alcuni anni fa il successo). Una sintesi perfetta anche tra tradizione e modernità, tra qualità e prezzo. Con queste nuove formule i prodotti dell’eccellenza gastronomica italiana, sono disponibili con prezzi più accessibili così da avere oltre al piacere della tavola anche la conoscenza di nuovi cibi. Sono il regno di una cucina creativa e a volte ambiziosa, presentata e supportata da una nuova generazione di chef e di ristoratori, che vogliono coccolare, ma soprattutto entusiasmare i palati dei loro avventori.

Locali intimi, sobri, cucina a vista, stile industriale e retrò, prodotti di stagione, artigianalità e tanta fantasia per un menu sintetico che si rinnova spesso. Anni fa questa soluzione fu un successo immenso in Francia, ora si replica per diversi motivi, non più modaioli o di tendenza, ma chiamiamoli di sopravvivenza, che hanno saputo lavorare su esigenze di consumo differenti, che si confermano e si amplificano.

Che sia una cucina di bistrot di qualità e ricercata con menu degustazione o senza orpelli e più vicina alla brasserie che solletica l’appetito con prodotti da forno ricercati, salumi e formaggi che arrivano da ogni regione d’Italia o che puntano al Km0, la costante in questi luoghi è l’esaltazione di tutti quegli alimenti un tempo considerati poveri, di quei prodotti di territorio, scelti anche per sostenere e far conoscere le piccole aziende. Tutto sempre accompagnato da un calice o un’etichetta selezionata, biologica o naturale, altra tendenza non trascurabile che identifica sempre di più questi locali.

All Day Long

Alla day long a Roma

E con la formula all day long nella capitale si presentano molti locali, alcuni già conosciuti per questa tipologia di offerta, altri adattati di recente con notevole successo e creatività enogastronomica.

Tra i tanti spiccano i forni, come Antico Forno Roscioli, aperto tutti i giorni fino alle 20, dove è possibile mangiare agli sgabelli interni le proposte sempre fresche del banco gastronomia (lasagne, pollo, pomodori con riso, verdure di stagione e il venerdì sempre del pesce) oppure scegliere tra pizza, torte salate e suppli anche da portare via o mangiare in versione street food.

Poi c’è Cresci, un piccolo forno con laboratorio a vista, il pane, i lievitati per la colazione, la pizza in teglia da mangiare al tavolo e una cucina che si allontana dai tecnicismi e cerca di offrire sapori e calore di casa. Cuore del locale il lungo bancone del Cocktail bar che accompagna gli apertivi della giornata.

Rimanendo in tema bistrot non possiamo non citare la recente insegna di Con.tro Contemporary Bistrot, pensato fin dall’inizio nella formula “orario continuato” combinando colazione, pranzo, un aperitivo anticipato con formula cicchetteria con il menu dello chef Daniel Celso e una cena oggi in versione da asporto.

Altra offerta “all day long” la propone Proloco Trastevere (dalle 11 alle 22) nel dehors esterno sempre in linea con la filosofia Proloco: colazione con croissant, panna e creme fatte in casa, pane burro e marmellata e torte da dispensa homemade, la giornata continua con i pranzi golosi a base di maritozzi salati o zuppe calde con ingredienti a km 0 e la sera Pizza e fritti, per il delivery e l’asporto.  Inoltre il locale di via Mameli a Roma ha presentato da pochissimo la nuova bottega delle eccellenze laziali inserendo all’interno del locale un ampio bancone a vista dedicato alla vendita al dettaglio delle specialità enogastronomiche laziali e della pasticceria artigianale. Una selezione di salumi, formaggi, conserve, legumi, cereali, birre e vini, pasta, pane, lievitati e molte altre specialità del territorio laziale. A completare il tutto, il corner dei dolci home made di Elisabetta Guaglianone e i piatti da gastronomia 100% Di Origine Laziale.

Beppe e i suoi Formaggi, la formaggeria di Beppe Giovale al Ghetto di Roma aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 20.  La cucina è aperta dalle 12, ma prima e dopo è possibile fermarsi a mangiare i prodotti del banco gastronomia: affettati, formaggi a latte crudo della famiglia di Beppe (Giovale Formaggi) o francesi di piccoli artigiani, sott’olii. Tutto chiaramente con un bicchiere di vino della cantina selezionata da Beppe.

All Day Long

Tra i locali che hanno saputo adattarsi c’è l’esempio eclettico è Aqualunae, il bistrot di Piazza dei Quiriti guidato dallo Chef Emanuele Paoloni, che nel periodo di chiusura ha pensato ad un restyling del locale,  puntando a un servizio ancora più dedicato. Il bistrot gode di un suggestivo dehors che affaccia davanti la famosa fontana delle Cariatidi. Il bistrot sarà aperto tutti i giorni dalle 9 alle 22 per una colazione relax dolce e salata, un pranzo ricco, dolci da forno fatti in casa per accompagnare la merenda, aperitivo con sfizi espressi dalla cucina e un nuovo menu per la cena.

Non delude Queen Makeda Grand Pub con il suo sapore internazionale che apre tutti i giorni dalle 12 alle 22e o e si arricchisce di nuovi spazi esterni, oltre il Bamboo Garden, lo storico spazio interno all’aperto che richiama la giungla, dal 7 maggio un nuovo spazio all’esterno di fronte al locale garantirà pranzi e cene all’aria aperta con proposte sfiziose anche per la merenda e l’aperitivo. Da non perdere il girarrosto, i wok, la selezione di birre artigianali alla spina e le nuove proposte di burger.

Enoteca Verso nel quartiere San Giovanni con apertura dalle 11 alle 22, qui si trovano oltre 900 etichette tra bollicine, bianchi, rossi e vini dolci che accompagnano dalle tapas ai dessert ogni piatto. La cucina è affidata allo chef Fulvio Penta, essenziale e ricercata allo stesso tempo, confortevole e con  ingredienti selezionatie di territorio.

Tra le novità spicca Nova, nuovo ristorante internazionale all day long, aperto di recente e che prevede nella sua offerta un servizio al tavolo per colazione, brunch, pranzo, merenda, aperitivo, cena e after dinner. La cucina è curata da Salvatore De Luca che dà vita ad un’offerta food&drink ampia e variegata, un menu dal sapore internazionale che mixa gli ingredienti con tocchi esotici.

E infine segnaliamo Salotto Trieste, aperto qualche giorno prima del lockdown generale dello scorso anno. Siamo a viale Trieste, qui si apre alle 9 di mattina e si parte con la colazione, crostate, torte, cornetti tutto rigorosamente fatto in casa, si passa poi al pranzo con formule veloci che seguono la stagionalità e quello che il banco del mercato offre. La cucina è curta dallo chef Mario Schiano e propone una cucina regionale laziale con rivisitazioni interessanti, e una serie di fuori menu sia a pranzo che a cena. Cena in versione asporto e delivery e ovviamente aperitivo all day long.

Una proposta food and beverage che parte dal mattino con il caffè e prosegue fino a tarda sera con la mixology, passando per il tea time e l’english breakfast del weekend, dando la possibilità ai clienti durante il giorno di lavorare in smart working la offre il  Treefolk’s Public House, luogo cult ede elgante di trastevere, punto di riferimento per gli amanti dei cocktail e delle birrre cask.

All Day Long

In onda “Fuori dai fornelli” di Andy Luotto e Marcello Leoni

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Premessa

Roma, 27 Aprile 2021 – ALMATV, canale 65 del digitale terrestre, presenta “Fuori dai fornelli”: una nuova produzione in compagnia della simpatia di Andy Luotto e dello chef Marcello Leoni. La partenza è prevista Martedì 27 Aprile alle ore 21.00, con la replica il giorno successivo alle 15.00.

«La cucina è sempre festa, allegria e passione. È un modo per migliorare le proprie capacità e, con un sorriso sul volto, consente di godere completamente di ogni preparazione. Con il lavoro di squadra, grazie al grande Marcello Leoni, sono sicuro che sarà uno spettacolo» afferma Andy Luotto.

Il programma

In ogni puntata di “Fuori dai fornelli” emergeranno diversi fattori: l’eccellenza di ingredienti di prima qualità, lo studio dei particolari e l’esaltazione dei sapori. L’ ingrediente principale delle ricette sarà il talento di Andy Luotto e di Marcello Leoni.

Il mix delle proposte gastronomiche e delle preparazioni ben dettagliate sarà sensazionale. Il programma, inoltre, sarà colorato da allegria costante e comicità.

Fuori dai fornelli” prevede un format di 20 puntate per 24 minuti di show, in onda dal 27 Aprile alle 21.00 (dal Lunedì al Venerdì) ed in replica dal 28 Aprile alle 15.00 (dal Lunedì al Venerdì).

Clicca qui per vedere il promo della produzione.

Chi sono Andy Luotto e Marcello Leoni?

Marcello Leoni ed Andy Luotto sono uniti da un’ amicizia trentennale e dalla passione per la cucina. Essi hanno condiviso numerosi eventi gastronomici-culturali, finchè l’amore per il food ed una simbiosi eccezionale li ha convinti a realizzare un programma fuori dagli schemi, o meglio: “fuori dai fornelli”.

Andy Luotto

Attore, cuoco, autore, comico, cantante ed anche ristoratore statunitense naturalizzato italiano. Attivo fin dalla metà degli anni settanta nella televisione (Quelli della Notte, L’Altra Domenica, Fantastico, ecc.) e nel cinema italiano (Pinocchio, Il quaderno della spesa, Go Go Tales, ecc.).

È autore di libri di ricette e racconti di cucina tra cui “Faccia da Chef” e “Padella story”. Tra le numerose collaborazioni e sue attività nel campo della ristorazione ricordiamo quella con Eataly, la “Luotto Factory”, il “Là”, il ristorante del Baglioni Hotel di Venezia. Numerose le sue partecipazioni ed interviste a programmi tv ed articoli a lui dedicati.

Marcello Leoni

Cuoco “nato” nella cucina del “Trigabolo” di Argenta, cresciuto al “Vissani” di Baschi fino a prendere la stella Michelin con il “Sole” di Trebbo.

Dal 2016 si occupa di consulenza e annovera tra i clienti il centenario ristorante “Al Pappagallo” di Bologna. Conduce il programma radiofonico e TV: “Un Cuoco da Leoni” su Punto Radio ed è testimonial del Progetto “L’Amo” per valorizzare il “Made in Italy”.  Autore del libro “Il gusto del mare”. Numerose le sue partecipazioni televisive e molti gli articoli su giornali, periodici e quotidiani per interviste e recensioni in merito alla sua attività.

Alma TV

ALMA TV è disponibile alla numerazione LCN 65 del digitale terrestre per raccontare il meglio dell’Italia. Un grande progetto editoriale che nasce grazie alla partnership tra Alma Media e il Gruppo Sciscione.ALMA TV racconta la bellezza e la forza del nostro Paese, fondendo definitivamente le capacità editoriali dei canali Alice e Marcopolo, che da oltre 20 anni raccontano il grande patrimonio agroalimentare nazionale e le bellezze dell’Italia.

Gravidanza: Igiene alimentare e sostanze nocive

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Premessa

Secondo studi scientifici durante la gravidanza, per garantire la salute del feto, è  fondamentale prestare attenzione ad una corretta igiene alimentare, ad una manipolazione degli alimenti e, non da meno, bisogna evitare comportamenti a rischio come assunzione di alcool, sostanze nocive e fumo.

Leggi anche: “Alimentazione e gravidanza: i nutrienti

Rischio di tossinfezioni alimentari: listeriosi, toxoplasmosi e salmonellosi

Per evitare di contrarre batteri che possono creare gravi disturbi per la gravidanza ed il feto è consigliato prestare attenzione ad alcuni alimenti ed alle modalità di preparazione e cottura degli stessi. Le probabilità di contrarre listeriosi, toxoplasmosi e salmonellosi  si riducono fortemente se si seguono regole specifiche.

Alcune di queste regole vengono descritte nel libro “Nutrizione Umana” – casa editrice Idelson Gnocchi e sono:

  • Cucinare in maniera accurata un alimento prima del consumo;
  • Bere esclusivamente latte pastorizzato o UHT;
  • Escludere tutti i cibi di origine animale crudi o poco cotti: salumi, frutti di mare e uova;
  • Lavare accuratamente le mani prima della preparazione degli alimenti;
  • Evitare la contaminazione crociata per contatto tra cibi crudi e cotti;
  • Lavare accuratamente la frutta e la verdura prima di consumarla;
  • Evitare la contaminazione degli alimenti da parte di insetti come mosche e scarafaggi, avendo cura di coprire accuratamente le pietanze.

Inoltre, la dott.ssa ostetrica Karin De Lucia aggiunge ulteriori accortezze:

  • Prediligere la verdura e la frutta da filiere controllate;
  • Evitare il consumo di cibi provenienti da gastronomie senza che vengano adeguatamente riscaldati;
  • Evitare il consumo di formaggi molli, patè o carne affumicata.

«Le infezioni trasmesse dal cibo, come la listeriosi, la toxoplasmosi e la salmonellosi, possono causare gravi danni fetali, parto prematuro ed aborto» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio, medico chirurgo, specializzata in scienza dell’alimentazione e nutrizione pediatrica.

Attenzione alle sostanze nocive negli alimenti

Alcune sostanze nocive contenute negli alimenti possono avere un impatto sulla salute a breve ed a lungo termine del nascituro. Parliamo di pesticidi, antibiotici, farmaci, coloranti, conservanti, metalli pesanti, bisfenolo e ftati.

«Curare l’alimentazione già nel periodo preconcezionale, ponendo un occhio di riguardo all’ eliminazione più o meno completa di sostanze nocive, predispone l’organismo materno ad essere più fertile e meno contaminato dalle stesse» afferma la dott.ssa Karin De Lucia, aggiungendo che, questo discorso non vale solo per le donne, ma anche per gli uomini. Infatti, seguire un’alimentazione ed uno stile di vita sano, influisce positivamente sulla fertilità e sulla qualità degli spermatozoi.

Alimenti dai quali il feto non è in grado di proteggersi e fumo

Caffè

Nel caffè vi è la presenza di un alcaloide, la caffeina, responsabile dell’effetto che il caffé ha sul sistema nervoso. La caffeina può essere molto dannosa per il feto, poiché è in grado di attraversare la placenta e raggiunge il feto, il cui fegato non ha gli enzimi necessari per il metabolismo della caffeina. È raccomandato assumere caffè in quantità moderate: si consiglia un caffè al giorno ed il secondo decaffeinato. Bisogna prestare attenzione anche a tè e cioccolato.

Alcolici

«L’alcool, come il caffè, è una sostanza che supera la barriera protettiva della placenta, e può essere la causa per lo sviluppo della sindrome feto-alcolica. L’alcool una volta ingerito raggiunge in pochi minuti il circolo sanguigno fetale. Non avendo gli enzimi per metabolizzare le molecole di alcool , vanno a depositarsi nel sistema nervoso centrale e in altri organi, danneggiandoli» afferma la dott.ssa Karin De Lucia. Inoltre aggiunge: «Ad oggi non si è a conoscenza della dose minima di alcool che una donna possa assumere senza provocare danni al feto: per questo è importante sapere che la scelta più sicura in gravidanza è decidere di non assumere alcool».

Fumo

Anche il fumo ha effetti negativi in gravidanza, soprattutto sulla funzionalità della placenta da cui dipende fortemente il benessere fetale.

«Ad un’ abitudine tabagica sono correlati diversi effetti sulla gravidanza e sul nascituro: rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita, disturbi respiratori ed un maggior rischio di sviluppare sindrome metabolica» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio.

FAO: piccoli agricoltori producono un terzo dei beni alimentari mondiali

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È quanto emerge da uno studio condotto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) pubblicato nella rivista World Development.

A livello globale cinque aziende agricole su sei hanno meno di due ettari di estensione, sfruttano soltanto il 12% circa di tutto il suolo agricolo del pianeta e producono approssimativamente il 35 per cento dei generi alimentari mondiali.

I contributi dei piccoli agricoltori all’approvvigionamento di generi alimentari variano enormemente da paese a paese e oscillano dall’80% della Cina fino alle percentuali a una sola cifra di Brasile e Nigeria.

Lo studio “Which farms feed the world and has farmland become more concentrated?”

Nel 2014 un rapporto faro della Fao calcolava che nove su dieci dei 570 milioni di aziende agricole nel mondo erano aziende a conduzione familiare e producevano approssimativamente l’80% del cibo mondiale.

Il nuovo studio, dal titolo “Which farms feed the world and  has farmland become more concentrated?” (Quali sono le aziende agricole che sfamano il mondo? E vi è stata una concentrazione dei terreni agricoli?), si prefigge lo scopo di indagare quali categorie di aziende agricole prevalgono nel mondo in termini di dimensioni.

Secondo stime aggiornate esistono attualmente nel mondo più di 608 milioni di aziende agricole a conduzione familiare che occupano tra il 70 e l’80 per cento dei terreni agricoli mondiali e producono approssimativamente l’80 per cento dei generi alimentari mondiali in termini di valore.

Dal nuovo studio si possono inoltre ricavare stime sulle dimensioni delle aziende agricole: il 70% circa di tutte le aziende agricole, che lavorano soltanto il 7% di tutti i terreni agricoli, hanno dimensioni inferiori all’ettaro, mentre il 14% delle  aziende, che controllano il 4 per cento del suolo agricolo, hanno dimensioni comprese tra uno e due ettari; infine, il 10% di tutte le  aziende agricole, che operano sul 6 per cento del suolo agricolo, hanno dimensioni comprese tra due e cinque ettari.

Al tempo stesso, l’uno per cento delle aziende agricole mondiali di più grandi dimensioni, vale a dire con estensione superiore ai 50 ettari, utilizza più del 70% dei terreni agricoli mondiali, di cui quasi il 40% si può ricondurre ad aziende agricole con oltre 1000 ettari di estensione.

L’importanza dello studio

Lo studio evidenza l’importanza di disporre di dati ottimizzati e armonizzati per fornire ai responsabili politici un quadro più granulare e accurato delle attività agricole.

È fondamentale evitare di usare in maniera indiscriminata i termini ‘aziende agricole a conduzione familiare’ e ‘piccole aziende agricole’. Se è vero, infatti, che la maggior parte delle aziende agricole a conduzione familiare sono di piccole dimensioni, alcune sono più grandi, se non addirittura molto grandi”, ha sottolineato Marco Sanchez, Vicedirettore della Divisione dell’economia agroalimentare della Fao e coautore dell’articolo insieme a Sarah Lowder e Raffaele Bertini.

Questi dettagli sono importanti per le organizzazioni internazionali e i responsabili politici che puntano a introdurre politiche e investimenti pubblici volti a sostenere l’agricoltura familiare, accrescere la produttività dei piccoli produttori e migliorarne i mezzi di sussistenza rurali, secondo quanto previsto dal Decennio dell’agricoltura familiare delle Nazioni Unite (2019-2028).

Essi contribuiscono inoltre a migliorare la consapevolezza sullo stato delle aziende agricole di medie e grandi dimensioni, il cui ruolo è decisivo anche nel conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile 1 (Povertà zero), 2 (Fame zero), 10 (Ridurre le disuguaglianze) e 12 (Consumo e produzione responsabili).

Glossario Gastronomico: Faraona e Farina

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Il Glossario Gastronomico è un “kit di pronto soccorso” per frequentatori assidui di ristoranti, una raccolta di 750 termini per aiutare a comprendere meglio il linguaggio utilizzato nel mondo della ristorazione, ma anche per fornire in poche righe informazioni e curiosità su alcune parole, materie prime, preparazioni e piatti-simbolo della tradizione gastronomica italiana che normalmente compaiono nei menu. “Le parole della ristorazione: dall’Abbacchio alla Zuppa Inglese” di Roberto Mirandola è un libro utile e dettagliato che consente al lettore di potersi orientare al meglio in un ambito fatto di definizioni, materie prime, tecniche di cottura e ricette tradizionali. Periodicamente pubblicheremo sulle pagine di Radio Food alcuni termini del Glossario Gastronomico, per scoprire il significato dei termini più ricorrenti utilizzati da chef, sommelier, critici e ristoratori.

Glossario Gastronomico: i termini

Fagottino

Quadrato o disco di pasta (o crespella) ripieno e chiuso riunendo il lembi verso l’alto e arrotondandoli. I più comuni – fritti o gratinati – sono variamente imbottiti e spesso serviti come antipasto. Esistono anche fagottini di carne o verdura che costituiscono generalmente un secondo piatto.

Faraona

Volatile da cortile non assimilabile alla selvaggina sebbene non rientri nemmeno nel pollame. Discende infatti da una specie selvatica africana, ma il suo allevamento – a dispetto del nome – non fu avviato dagli Egizi, bensì dai Greci. Ha carni cosiddette grigie, cioè più scure di quelle del pollo o del tacchino. Il sapore viene paragonato, sia pure lontanamente, a quello del fagiano ma, a differenza di quest’ultimo, ha carni più morbide. Si può cucinare al forno in agrodolce con uvetta sultanina e pinoli oppure alla creta.

Farcia

Guarnizione composta da diversi ingredienti, tritati, conditi e usati come ripieno per preparazioni di carni, pesce e verdure (ad esempio: polpettine, paste, mousse e terrine). Non è da confondere con il ripieno: meno fine, più grossolano.

Farina

Prodotto ottenuto dalla macinazione di cereali –  normalmente frumento – sebbene esistano polveri che vengono erroneamente definite farine come, ad esempio, quelle di alcuni frutti (castagne o mandorle) o di legumi (fave). Si trovano farine di grano tenero destinate alla preparazione di pasta all’uovo, pane, dolci da forno, besciamella e farine di grano duro per produrre generalmente pasta o particolari tipi di pane. Le diciture ‘00’ e ‘0’ indicano quanto il grano è stato raffinato, cioè se è stato privato del germe e della crusca. La classificazione italiana va dallo 00 della farina più raffinata di colore bianchissimo, chiamata anche ‘fior di farina’, fino alla 2 della semi-integrale.

Fassone

Bovino autoctono italiano allevato per la produzione di carne. Ha carni tenere, poco grasse e compatte e un’elevata percentuale di tagli di carne di prima categoria. Deve il suo nome alla denominazione usata dagli addetti per i bovini caratterizzati da masse muscolari ipertrofiche molto sviluppate. Il Fassone più produttivo in quanto a carne è il maschio di razza Piemontese. Spesso (e per moda) nei menu si trova il termine ‘Fassona’, ma solo una piccola parte delle femmine – circa il 10-15% – rispecchia i canoni sopra citati. Tradizionalmente dedicata a piatti langaroli come il vitel tonné, il bollito misto o il brasato al Barolo (o nella variante alla Barbera), è una carne utilizzata anche cruda come antipasto (battuto di Fassone).

Fegatini

Il termine in sé fa riferimento al fegato dei polli, sebbene nella categoria rientrino anche faraone e tacchini. Per oche e anatre si usa invece il termine fegato. I fegatini trovano ampio uso in numerose ricette soprattutto nella preparazione di crostini e della minestra di riso e fegatini.

Misura: agroalimentare chiave per la transizione ecologica

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Dal settore agroalimentare può arrivare una svolta determinante e l’industria alimentare può essere una delle chiavi di svolta per la transizione ecologica, anche secondo Misura

L’agricoltura è responsabile da sola del 70% dei consumi di acqua dolce e occupa la metà delle terre abitabili del pianeta. Il 40% della plastica prodotta in Europa è usata per gli imballaggi e buona parte di questi sono per l’industria alimentare. E ancora un quarto delle emissioni globali di gas serra è dovuto all’alimentazione, un valore superiore a quello dell’intero settore industriale e a quello dei trasporti.

È evidente come gli attuali modelli alimentari sono insostenibili perché la produzione di cibo incide in maniera decisiva sui cambiamenti climatici, sulla deforestazione, sulla perdita di biodiversità e sull’aumento dell’inquinamento.

Imprese sempre più coinvolte per la tutela della Terra

Un messaggio importante è arrivato proprio nel giorno in cui si è celebrato l’Earth day 2021, la Giornata mondiale della Terra, nata 51 anni fa per sottolineare la necessità di tutelare e conservare le risorse naturali del pianeta. E la transizione ecologica, ovvero il cambio di paradigma politico, sociale ed economico necessario per tutelare la Terra, coinvolge sempre più da vicino anche le imprese.

Misura, il brand del Gruppo Colussi, con convinzione ha intrapreso questa missione sul fronte della sostenibilità e ha iniziato a mettere in campo delle soluzioni per ridurre l’impatto delle proprie produzioni.

La svolta più radicale è stata sulla riduzione della plastica usa e getta grazie allo sviluppo di soluzioni innovative che trasformano, in un’ottica di economia circolare, i rifiuti degli imballaggi alimentari in compost che fertilizza i suoli, oppure in confezioni completamente riciclabili.

È stata così la prima azienda alimentare a livello internazionale che ha scelto il compostabile per i prodotti da scaffale, una confezione che mantiene inalterata la qualità di prodotti che mediamente devono durare a lungo sugli scaffali dei negozi, fuori dal banco frigo. Questa strategia, insieme alla sostituzione della plastica con la carta certificata FSC, porterà entro il 2021 all’eliminazione di oltre 25 milioni di confezioni di plastica.

Il comparto agroalimentare strategico per l’economia italiana

Il comparto agroalimentare”, ha spiegato Massimo Crippa, direttore commerciale del Gruppo Colussi, “anche in questo anno difficilissimo, si è dimostrato strategico per l’economia italiana e a maggior ragione ha la responsabilità di essere un modello per dimostrare che il cambiamento radicale e la ripartenza possono partire proprio da qui. Essere apprezzati per la qualità dei prodotti non può essere più un unico obiettivo. Oggi il piacere del mangiar bene e dello stare bene non devono far crescere il rischio di un danno climatico e ambientale. Per questo si è investito per migliorare la sostenibilità della produzione a 360 gradi”.

Inoltre, Misura ha realizzato un grande progetto di forestazione in Italia, piantando alberi in dieci aree in nove regioni. Sono stati scelti progetti più vicini alle esigenze delle comunità locali per comporre una grande tessera di rigenerazione territoriale lungo la penisola: a Torino, Milano, Pordenone, Santarcangelo di Romagna, Palo Laziale, Roma, nel parco nazionale del Vesuvio e in quello del Gargano, nei calanchi di Matera.

In totale sono stati messi a dimora 13.400 alberi, per un totale di 9.380 tonnellate di CO2 assorbita. I progetti hanno obiettivi di vario genere: tenuta dei terreni, bonifica dei suoli, ricerca delle essenze più adatte per contrastare le isole di calore cittadine e l’inquinamento atmosferico.

Brasilena, la bibita al caffè orgoglio calabrese

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La scorsa settimana è venuto a mancare il papà della Brasilena, la bibita al caffè più bevuta in Calabria e dai calabresi e che conquista tutti quelli che l’assaggiano.

Per chi non ha mai avuto il piacere e l’occasione di berla, la Brasilena è una gassosa al caffè, prodotta a Girifalco, in provincia di Catanzaro, con un infuso di caffè appositamente torrefatto in acqua minerale Calabria, proprio la stessa che sgorga a Monte Covello, dove ha sede lo stabilimento, ingredienti naturali, senza conservanti ed ecosostenibile, in quanto fatta interamente con utilizzo di energia verde e confezionata in packaging di vetro.

Che vogliate definirla soft drink o molto più semplicemente gassosa al caffè, se chiedete a qualsiasi calabrese cosa sia per lui la Brasilena risponderà con convinzione: “in Calabria la Brasilena è come la Coca Cola nel mondo”. E possiamo assicurare che non c’è esagerazione di sorta e vi spieghiamo anche il perché.

La storia

La Brasilena compare sul mercato negli anni ’80 e fu fin da subito un successo. L’idea è di Salvatore Cristofaro, titolare dell’azienda Acqua Calabria, che da sempre imbottiglia e commercializza acqua minerale dalla sorgente locale. Dall’acqua alle bibite il passo è breve: gassosa, aranciata, limonata e fino ad arrivare alla Brasilena.  Dissetante con la sua frizzantezza non esagerata, stuzzicante con la sua combinazione di aromi estratti dal caffè. E’ l’idea vincente, capace di cambiare le abitudini di consumo locale e di diventare un vero fenomeno sociale.

Come racconta Cesare Cristofaro, terza generazione al comando dell’azienda: “all’inizio era mio nonno Cesare a preparare nel suo emporio le bibite, le faceva in modo artigianale con le materie prime che aveva a disposizione nel suo negozio. E fu lui a lanciare a modo suo la Brasilena, o ciò che questa poteva diventare, con una prima originaria ricetta a base di caffè, che lui stesso tostava per poi ettere in infusione in  acqua frizzante. Ne otteneva una bibita che i clienti apprezzavano e chiamava semplicemente “gazzosa al caffè”, la più innovativa e alternativa rispetto alle altre più conosciute”.  Siamo tra gli anni ’30 e ’40 e per ufficializzare la cosa e registrare il marchio, battezzando questo soft drink con il nome Brasilena ci volle qualche anno. Dobbiamo, infatti, far passare la Seconda Guerra Mondiale e arrivare negli anni ’60 quando Salvatore Cristofaro apre la sua fabbrica specializzata nell’imbottigliamento di bevande e registrando il nome “Brasilena”.

Il successo della Brasilena

Oggi la Brasilena è un marchio quasi storico, un prodotto tutto made in sud inserito anche fra i PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale), un logo e un colore che non si dimenticano facilmente, un sapore inimitabile, che si dice frutto di una ricetta segreta. Questa bibita al caffè che vanta una storia di oltre mezzo secolo e da sempre è la bevanda più bevuta al Sud e orgoglio di tutti i calabresi. Attualmente ha un’ampia penetrazione nella regione, è infatti la bibita più venduta in Calabria, superando anche i numeri della Coca Cola stessa.

Ma se all’inizio il successo è limitato alla regione, poi comincia l’espansione nel meridione in generale, per poi varcare i confini non solo locali, ma anche nazionali. E se a molti potrebbe risultare introvabile, questo non significa che non abbia mercato, tuttaltro. La Brasilena arriva anche all’estero, arriva laddove c’è una comunità calabrese che la desidera: sparsa un po’ in tutta Italia, in Svizzera, Germania, Canada, USA, Paesi Bassi UK.  La Brasilena nel mondo – come confida Cesare Cristofaro – “risponde al bisogno di colmare uno stato di nostalgia verso la propria terra, la famiglia e l’infanzia. Una bottiglia di brasilena per un calabrese è simbolo di casa, come un album di ricordi fatto di profumi e sapori di Calabria”.

Simbolo di identità

La Brasilena per i calabresi, che sono nati e cresciuti con questa bevanda, sarà sempre preferita a qualsiasi altro soft drink di turno. Rituale come un caffè, ideale in ogni momento della giornata, leggera e dissetante, la brasilena è molto di più di una semplice bevanda, è un’icona, sviluppando negli anni un rapporto di profonda identità con il territorio. Insomma la Brasilena è Calabria e di conseguenza diventa senso di appartenenza.

Si cresce in compagnia della brasilena, ogni calabrese ha nel frigo la sua scorta, si trova  al bar e al supermercato, non manca mai nel famoso pacco da giù ed è il prodotto tipico che devi riportare a casa dopo le vacanze, come si fa con il peperoncino, le cipolle di Tropea o la ‘nduja.

Questo prodotto ha saputo innescare nel tempo un’economia di impresa che funziona ed è, fin dall’inizio, motore di un’economia locale. Il suo punto di forza è proprio il sentimento identitario, su questa leva parte la sua azione di marketing, e il mercato che si attiva intorno a questo prodotto risponde a una domanda forte e radicata, direttamente da chi la beve da sempre o da chi da turista ha avuto modo di fare la sua conoscenza e ne rimane colpito, perché si sa che una volta assaggiata non si scorda più.

Alimentazione e gravidanza: i nutrienti

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Premessa

La gravidanza è un periodo fisiologico della vita di una donna ed è fondamentale prestare attenzione all’alimentazione quotidiana, poiché essa incide ampliamente sulla salute della gestante e del nascituro. La principale fonte di nutrimento del feto è infatti costituita da tutto ciò che la madre ingerisce, sia sottoforma di cibo che di bevanda.

«Diversi studi hanno dimostrato una certa correlazione tra abitudini alimentari in gravidanza ed effetti a lungo termine sulla salute del nascituro. Lo stato nutrizionale della futura mamma è importante per garantire il corretto sviluppo dell’embrione, del feto e del bambino che verrà al mondo» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio, medico chirurgo, specialista in scienza dell’alimentazione e nutrizione pediatrica.

Avere una dieta bilanciata è fondamentale per prevenire patologie ostetriche come il diabete gestazionale, la gestosi e l’ipertensione.

Le sostanze fondamentali in gravidanza

I macronutrienti

«Quando penso all’azione che hanno i macronutrienti in gravidanza nella formazione di un altro essere umano,  mi piace pensare come se fossero dei mattoncini che aiutano nella costruzione di un altro organismo: un’altra persona» afferma la dott.ssa Karin De Lucia, esperta ostetrica.

Ogni donna in gravidanza ha bisogno di un determinato apporto di macronutrienti e, poiché ogni individuo ha le sue specifiche esigenze e le proprie scelte alimentari, è meglio essere guidati da un nutrizionista. È buona norma seguire i principi della dieta mediterranea, poiché essa risulta essere una perfetta alleata delle donne in gravidanza.

Le regole base della dieta mediterranea prevedono il costante apporto di acqua e di prodotti vegetali: cereali, frutta, legumi, semi ed olio di oliva. Viene moderato il consumo di alimenti di origine animale, prediligendo carni bianche, uova e pesce azzurro. Infine, bisognerebbe ridurre le bevande zuccherate ed in generale il junk food, ossia il cibo spazzatura.

Proteine

Il fabbisogno proteico giornaliero aumenta progressivamente durante la gravidanza. L’introito di proteine può essere distinto nei diversi trimestri: nel primo trimestre basterà mangiare sano per coprire il fabbisogno giornaliero; nel secondo trimestre il fabbisogno di proteine del bambino inizia ad aumentare fino a raggiungere il picco nel terzo trimestre.

Le proteine costruiscono i tessuti del bambino, sono fondamentali per la muscolatura dell’ utero, del feto e per la crescita della placenta.

Lipidi

Le raccomandazioni sui livelli di assunzioni dei lipidi durante la gravidanza non si discostano dalle indicazioni generiche per la popolazione. La percentuale giornaliera consigliata oscilla intorno al 30% delle calorie totali. Nei diversi trimestri la gestante deve garantire un giusto apporto di acidi grassi essenziali. L’assorbimento e l’apporto di acidi grassi polinsaturi omega-3 è fondamentale, in particolare nel secondo e terzo trimestre per lo sviluppo neuronale del feto. Il DHA è un acido grasso semi essenziale della serie omega-3 ed è presente nel pesce: salmone, sgombro, sardine, tonno ed alici.

Carboidrati

Come per i lipidi, le indicazioni nutrizionali per la gestante non si discostano dalle linee guida per l popolazione in generale. I carboidrati sono la principale fonte di energia dell’organismo. Bisogna ridurre il consumo di zucchero, succhi di frutta e dolci, migliorando invece il consumo di alimenti ricchi di fibre: cereali integrali, legumi, frutta e verdura.

I micronutrienti

Con un’alimentazione corretta e bilanciata non vi sarà il bisogno di assumere integratori vitaminici.

Particolare attenzione viene posta ai minerali (calcio, ferro, zinco, rame, fosforo, iodio e magnesio) e vitamine (B9, D, B12). Minerali e vitamine sono micronutrienti fondamentali per favorire un buon funzionamento dell’organismo materno e per sostenere un sono sviluppo del feto.

Vitamina B9 (Acido folico)

L’acido folico si trova in alimenti come cibi integrali, verdura a foglia, uova, carne e crusca. Esso andrebbe introdotto prima della gravidanza: alcuni studi dimostrano che il fabbisogno di acido folico fetale sia massimo già nei primi giorni di gestazione.

«L’acido Folico viene consigliato già prima di iniziare una gravidanza integrando giornalmente 400 microgrammi al giorno e di solito viene consigliato di continuare per tutto il primo trimestre (13 settimane + 6 giorni) per evitare malformazioni riguardanti il tubo neurale (come ad esempio la spina bifida)» afferma la dott.ssa Karin De Lucia.

Vitamina D

La vitamina D è conosciuta come la vitamina del sole, poiché la sua produzione avviene in seguito all’esposizione della pelle ai raggi solari. Le funzioni della vitamina D sono molteplici: rinforza le difese immunitarie, permette un’ azione modulante nei confronti dell’infiammazione, permette l’assorbimento del calcio e del fosfato a livello intestinale e la deposizione di calcio nelle ossa.

«La vitamina D, importante per garantire un adeguato sviluppo scheletrico del feto, dovrebbe essere supplementata nei casi di aumentato rischio di carenza (esposizione solare insufficiente, pelle scura, abiti estremamente coprenti)» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio.

Leggi anche: “La vitamina D: facciamo chiarezza

Vitamina B12

La vitamina B12 ha un ruolo fondamentale nella produzione dei globuli rossi e nella formazione del midollo osseo.

 

Fondazione Barilla porta in tavola la Doppia piramide

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Barilla presenta una Doppia piramide della salute e del clima, fondata su solide basi scientifiche, in grado di proporre una nuova visione del cibo che guarda alla tradizione culturale e gastronomica in tutto il mondo.

Alla base di questo progetto diete sane e sostenibili in cui gli alimenti da consumare sono suddivisi in base alla frequenza e alle quantità, senza dover rinunciare a nulla. Questo il nuovo modello alimentare presentato da Fondazione Barilla a pochi giorni dalla Giornata mondiale della Terra che si terrà il 22 aprile.

Questa Doppia piramide suddivide gli alimenti della nostra tradizione gastronomica in base al loro impatto sulla salute (guardando all’effetto sulle malattie cardiovascolari) e sul clima (in termini di CO2 emessa per produrre quel dato alimento).

Le 7 doppie piramidi culturali

Ciascuno di noi ha il potere di plasmare il futuro tre volte al giorno, attraverso le nostre scelte alimentari. La Doppia piramide della salute e del clima mostra, infatti, che una dieta varia ed equilibrata può aiutarci ad aumentare longevità e benessere e a ridurre il nostro impatto sul clima, gestendo le frequenze, la varietà e quantità dei cibi ogni giorno, in ogni parte del mondo”, ha dichiarerato Guido Barilla, Presidente della Fondazione Barilla, nel corso dell’evento dal titolo “A One Health Approach to Food: the Double Pyramid connecting Food Culture, Health and Climate”, realizzato da Fondazione Barilla e Food Tank, col patrocinio della Commissione nazionale italiana per l’Unesco.

Fondazione Barilla propone, dunque, di applicare i principi base della Doppia piramide a 7 modelli alimentari di altrettante regioni del mondo, dando vita a 7 Doppie piramidi culturali sperimentali. Sono modelli che, per ogni classe di alimenti, indicano i cibi più adatti a ciascuna cultura gastronomica per sette grandi aree del pianeta: Asia meridionale, Asia orientale, Africa, Mediterraneo, Paesi nordici e Canada, America Latina e Stati Uniti.

Ecco perché, per celebrare la ricchezza e la diversità delle tradizioni alimentari e gastronomiche di tutto il mondo, Fondazione Barilla ha anche stretto una collaborazione con Alma, Scuola internazionale di cucina italiana, che ha coinvolto diverse scuole internazionali di cucina chiamate a tradurre i principi della Doppia piramide e delle 7 Doppie piramidi culturali in ricette specifiche per le diverse aree geografiche identificate.

La dieta mediterranea come premessa fondamentale

La Doppia piramide della salute e del clima parte da una premessa fondamentale, ovvero che la dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità, è un modello talmente valido da essere riconosciuto dalla scienza tra i più sani al mondo. E se i principi di una buona alimentazione sono universali, la loro applicazione a tavola cambia tra le varie culture, visto che in ogni parte del mondo ci sono tradizioni altrettanto sane, sostenibili ed eque.

La Doppia piramide della salute e del clima mostra come i cibi che favoriscono la nostra salute – come frutta, verdura e cereali integrali, noci e legumi – sono in genere anche quelli a basso impatto ambientale.

Farne il cardine della nostra dieta, moderando il consumo degli altri alimenti, può generare un cambiamento concreto nel mondo, con benefici importanti per noi e per il clima, in linea col concetto di One Health, che vede la salute umana interconnessa a quella animale e ambientale. Ecco perché la Doppia piramide della salute e del clima si rivolge tanto ai cittadini quanto a decisori politici, istituzioni e chef, mostrando come un’alimentazione sana e sostenibile, in cui nessuna categoria di alimenti resta esclusa, possa favorire la salute delle persone e del Pianeta.

E se la varietà resta uno dei principi cardine della corretta alimentazione, una delle principali novità di questo modello vede la distinzione tra i diversi gruppi alimentari a base di proteine animali. Sia per la salute che per l’ambiente vanno prediletti gli alimenti vegetali, con i legumi come fonti proteiche; e chi non vuole rinunciare a nulla potrà sempre scegliere tra pesce, uova, pollame e latticini rispetto a carni rosse e insaccati il cui consumo dovrebbe rimanere limitato.

Indirizzare le persone e riorientare i sistemi alimentari verso i 17 SDG

Si tratta di un passo necessario per indirizzare le persone, ovunque nel mondo, verso scelte alimentari sane e sostenibili, attente alla biodiversità, alla cultura e alle tradizioni gastronomiche locali. – Ha sottolineato la Fondazione Barilla – Una ‘guida’ indispensabile visto che diete più sane e sostenibili potrebbero ridurre le morti premature almeno del 20% – a fronte di sistemi alimentari che lasciano ancora 690 milioni senza cibo a sufficienza – e le emissioni di gas serra dovute al cibo almeno del 30%.

Inoltre ci sono molti altri benefici, quali la salvaguardia di biodiversità e risorse idriche, la riduzione della povertà, nonché benefici economici (si stima che se i consumi alimentari resteranno invariati, nel 2030 questi ci costeranno all’anno oltre 1300 miliardi di dollari per mortalità e malattie non trasmissibili e oltre 1700 miliardi di dollari per gli effetti del cambiamento climatico – ovvero più della ricchezza prodotta in un anno in Italia)”.

Oggi, nel mondo, una dieta sana costa il 60% in più di una che sia solo nutrizionalmente accettabile e quasi 5 volte più di una sufficiente dal solo punto di vista energetico. Ecco perché per mettere in atto i principi della Doppia piramide, e riorientare i sistemi alimentari verso il raggiungimento dei 17 SDG, Fondazione Barilla ha lanciato 10 raccomandazioni ‘universali’ che mirano a identificare soluzioni vantaggiose sia per la salute umana sia per il pianeta.

Le 10 raccomandazioni “universali”

Includere la sostenibilità e la salute in tutte le policy e in tutti i settori della filiera agroalimentare; stabilire standard comuni su diete sostenibili e indicatori di monitoraggio; promuovere la sostenibilità ricollegandola alle tradizioni, al patrimonio culturale, alla storia culinaria e promuovere norme globali di sicurezza alimentare; creare policy che intervengano sul quadro generale del sistema alimentare per affrontare la totalità dei cambiamenti dietetici e delle loro implicazioni socioeconomiche e ambientali; promuovere policy integrate per l’alimentazione urbana che sostengano le filiere corte, l’agricoltura urbana e i mercati locali.

E ancora: costruire infrastrutture e promuovere la formazione e l’istruzione per sostenere i piccoli agricoltori nella coltivazione sostenibile e nell’accesso ai mercati; adottare politiche di approvvigionamento alimentare che assicurino cibo salubre, nutriente e sostenibile in tutte le istituzioni pubbliche e private; proporre, testare e raffinare principi di sostenibilità nelle linee guida alimentari; ridirigere i sussidi agricoli dagli alimenti base a quelli nutrienti e sostenibili, così da garantire questi ultimi anche ai gruppi più vulnerabili; promuovere scelte alimentari salubri e sostenibili tramite contesti alimentari che le favoriscano, anche tramite pubblicità e marketing.