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Marzo 2021

Cavalletti

Cavalletti: 70 anni e una nuova apertura

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Settant’anni e non sentirli: li festeggia la pasticceria Cavalletti, che dal 1951 sforna la sua iconica Millefoglie nella sua golosa versione con tre piani farciti alla crema chantilly aromatizzata al Marsala. Un’eccellenza tutta romana che, appena un anno fa, rischiava di rimanere strozzata nella morsa della pandemia e che invece grazie a una virtuosa operazione di salvataggio messa a segno da Christian Delle Fave – imprenditore veterano del comparto food che ne ha preso in mano le redini – si prepara a inaugurare una nuova “epoca Cavalletti”, in perfetto equilibrio fra rispetto della tradizione e visione contemporanea dell’arte pasticcera.

Il nuovo corso di Cavalletti

Non potevo lasciare che la città perdesse una delle sue pasticcerie più iconiche – commenta Delle Fave – Cavalletti è un autentico orgoglio di Roma. Per questo, quando sono subentrato alla sua gestione, ho voluto che nella casa madre di via Nemorense tutto rimanesse invariato: dal pastry chef Valter Luzi, che da 25 anni ne guida la cucina, fino al lungobanco-vetrina che domina lo store. L’eccellenza non si cambia. Eppure, allo stesso tempo, salvare il prestigioso tempio dei golosi non poteva rappresentare il solo traguardo di questa operazione. Ma sentivo che doveva essere il punto di partenza di una rinascita capace di traghettare l’inestimabile knowhow del marchio fuori dal quartiere Trieste verso un futuro tra avanguardia e stile metropolitano”.

Una boutique di lusso

È in questa prospettiva lungimirante che ha preso vita il progetto di uno store Cavalletti in versione boutique di lusso: un luogo immerso nel design di ultima generazione, tra materiali pregiati e soluzioni ad alta tecnologia. Una sorta di gioielleria del gusto, avvolta nelle sfumature del blu (storico colore aziendale), dove al posto di diamanti e collier spuntano in vetrina il Millefoglie e le altre specialità della casa. Aprirà al pubblico, appena possibile, in via di Vigna Stelluti, proprio nell’anno in cui Cavalletti celebra il settantesimo anniversario della fondazione.

Cavalletti

Le nuove proposte

Alla sua direzione Simone Braghetta, che per questo nuovo corso della storica pasticceria ha messo a punto una proposta gastronomica in cui recupera la grande tradizione del passato, modulandola senza forzature sui gusti e le abitudini dell’ultimo millennio. Dai cassetti dell’elegante bancone refrigerato al centro dello shop si può scegliere tra i soffici babà, le torte sacher, pastiere napoletane o cassate siciliane, poi il celebre tiramisù senza mascarpone di Cavalletti, torroni, croccanti, Mont Blanc e i dolci tipici romaneschi come pangiallo, castagnaccio e panpepato.

Lo storico Millefoglie

Protagonista sarà la collezione di baby Millefoglie declinati in decine di forme e varianti diverse: oltre all’originale, ci sono quelle alle fragoline di bosco, alla crema pasticcera, al pistacchio, cioccolato, gianduia o con i marron glacé. Il tutto impreziosito dalla consueta attenzione per le materie prime, con una scelta privilegiata dei prodotti d’eccellenza regionali e nazionali. Come le fragole trentine di Sant’Orsola, a filiera corta, controllata e completamente tracciabile dalla pianta alla tavola. O come la pasta di mandorla di Ricciarelli, o le marmellate e le confetture di Santa Maria del Cedro.

Qualità, creatività e innovazione sono i cardini di questa operazione – dice Braghetta – La pasticceria di via Nemorense e quella di Vigna Stelluti hanno stesse radici ma identità diverse, condividono un’appassionata cura per la qualità ma scelgono stili differenti. Rappresentano le due facce di Cavalletti, l’una ne racchiude la storia e l’altra ne traccia il futuro”.

INFO:

Cavalletti “Il Millefoglie”
Via di Vigna Stelluti, 204
Aperto tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 20.00
Tel. 06 93572260 – 0693572261

Cavalletti

Benessere dell’apparato digerente ai tempi del covid-19

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‍Premessa

AIGO – Associazione italiana gastroenterologi & endoscoposti digestivi ospedalieri – pone al centro dell’attenzione l’importanza della prevenzione per la salute dell’apparato gastrointestinale, soprattutto ai tempi del Covid-19. Alla base della prevenzione vi è sempre una corretta informazione.

L’impatto che ha lo stile di vita sull’ apparato gastrointestinale è alto. La cattiva alimentazione, stress, fumo, sedentarietà, sono tutti fattori che remano contro il benessere dello stesso.

Inoltre, è fondamentale sapere leggere i campanelli di allarme, intervenendo tempestivamente con esami diagnostici per scongiurare eventuali patologie.

L’associazione AIGO sottolinea l’importanza di nutrirsi in sicurezza. Per questo motivo fornisce alcune dritte riguardo il food delivery, diventata oggigiorno una pratica abituale. I punti essenziali che abbiamo analizzato sono: Il cibo da asporto può essere contaminato da Sars-Cov2? Come bisogna trattare cibi crudi e freschi per non alterarli?

Purtroppo, a causa della pandemia e del boom di contagi, vi è un rallentamento dell’attività ambulatoriale ed endoscopica. Non solo, una conversione dei reparti di gastroenterologia in reparti covid ed una limitazione delle attività di screening oncologici. Tutto questo ostacola l’attività assistenziale della gastroenterologia italiana. La conseguenza principale è l’allungamento dei tempi, indubbiamente incompatibile con l’obiettivo di diagnosi precoce.

L’importanza della prevenzione

La cattiva alimentazione e la sedentarietà sono parte integrante di uno stile di vita errato e, di conseguenza, di eventuali patologie gastrointestinali. A questo proposito, AIGO afferma: 《La composizione della dieta influenza notevolmente i processi digestivi, in quanto alcune sostanze, come i grassi, richiedono procedimenti di digestione complessi. Una dieta ricca di grassi può rallentare la digestione e causare la sensazione di gonfiore dell’addome. L’attività fisica facilita le funzioni intestinali, riducendo il tempo di transito nel tubo digerente con conseguenti risvolti positivi sulla stitichezza》.

Anche il fumo e lo stress possono influenzare il corretto svolgimento delle funzioni intestinali. 《Nel tratto digestivo superiore, sia il fumo che lo stress incrementano la secrezione di acido nello stomaco. Inoltre, lo stress riduce la secrezione di muco gastrico così da aumentare il rischio di formazione di ulcere. Sul tratto digestivo inferiore, la nicotina del fumo e alcuni ormoni prodotti in corso di stress possono incrementare motilità dell’intestino determinando diarrea》sottolinea AIGO.

AIGO: 《Non sottovalutiamo i campanelli di allarme》.

Un occhio attento aiuta a non tralasciare eventuali campanelli di allarme. Bisogna distinguere tratto digestivo superiore (esofago, stomaco, duodeno, fegato e pancreas) e tratto digestivo inferiore (intestino tenue e colon). La presenza di sintomi di allarme guiderà alla scelta di indagini strumentali (endoscopia, ecografia o TAC) da eseguire sempre su consiglio medico.

AIGO, Food Delivery e Covid-19: nutrirsi in sicurezza

In generale, le regole fondamentali per la sicurezza e l’ igiene alimentare sono sempre le stesse, al di là del Covid-19. La possibilità di contagio è eliminata lavandosi accuratamente le mani e cucinando gli alimenti.

Il cibo da asporto può essere contaminato da Sars-Cov2?

《Pur consapevoli che il “rischio zero” in medicina non esiste, va detto che non si registrano segnalazioni di contagio attraverso il cibo, nonostante la verosimile origine animale del SARS-CoV-2. È noto peraltro che negli ambienti refrigerati il Sars Cov2 si può diffondere facilmente. Sono stati segnalati cibi surgelati positivi al coronavirus (frutti di mare e ali di pollo). Questo può spiegare alcuni focolai che si sono registrati negli impianti di macellazione e di confezionamento della carne》 risponde AIGO.

Come trattare cibi crudi e freschi per non alterarli?

《È’ necessario accertarsi che la catena del freddo venga rispettata. In particolare se si sceglie di consumare pesce crudo dobbiamo avere garanzie del corretto abbattimento, anche per evitare il rischio di contaminazioni diverse, quali ad esempio l’anisakis. Per quanto riguarda frutta e verdura il consiglio è sempre quello di lavare accuratamente ciò che mangiamo. Questa pratica igienica è indispensabile anche in epoca di non pandemia》risponde AIGO.

Le difficoltà del sistema sanitario nel 2020/2021

Per necessità molte strutture hanno dovuto riorganizzarsi rapidamente o essere ridotte per accogliere l’afflusso di pazienti positivi al Covid-19. Questo a causa dell’interruzione e del rinvio di molte attività, ad esempio quelle relative all’assistenza alle malattie dell’apparato digerente e alle procedure diagnostiche di routine.

Che tipo di problematica ha portato questo rallentamento del sistema sanitario?

《Il rallentamento comporta un effetto negativo sulle diagnosi delle neoplasie dello stomaco, pancreas e colon-retto. I dati sul cancro colo-rettale riflettono anche le conseguenze dell’interruzione dei programmi di screening in tutta Italia. I dati pubblicati dall’Osservatorio Nazionale Italiano di Screening (ONS) e comprendenti le informazioni dal 1 ° gennaio al 30 settembre 2020, stimano un ritardo di screening di 4,7 mesi standard in tutto il paese con punte di 7,1 e 8,4 mesi (Lombardia e Calabria, rispettivamente). È importante sottolineare che l’ONS ha stimato che sono stati persi alla diagnosi in tutto il paese 1.168 cancri del colon e 6.700 adenomi avanzati (che sono immediati precursori dei tumori)》 afferma AIGO. Queste mancate diagnosi potrebbero avere un forte impatto sullo stadio della malattia e sulla mortalità.

Biologico

Green Deal, l’UE presenta piano per 25% terreni agricoli con biologico entro 2030

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La Commissione europea ha presentato un piano d’azione per lo sviluppo della produzione biologica per fare sì che entro il 2030 il 25% dei terreni agricoli sia destinato all’agricoltura biologica e che l’acquacoltura biologica registri un significativo aumento.

Un piano che punta a incrementare sia la produzione che la domanda di prodotti biologici. In linea con IFOAM Organic Europe, la Federazione delle associazioni del biologico a livello europeo, FederBio ha espresso grande soddisfazione per il nuovo Piano d’azione 2021-2027, presentato dalla Commissione Ue, che mette a disposizione di tutti gli Stati membri una serie di strumenti utili per consolidare e sostenere la transizione agroecologica dell’agricoltura europea.

Il Piano supporta, con iniziative concrete, gli obiettivi del Green Deal europeo e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, che puntano a triplicare le superfici agricole coltivate a biologico e a ridurre l’uso dei pesticidi e degli antibiotici del 50% entro il 2030.

Azioni e investimenti per la produzione ed il consumo di prodotti biologici

Al fine di garantire una crescita equilibrata del settore, il piano d’azione propone diverse azioni concrete volte a stimolare la domanda, mantenere la fiducia dei consumatori e avvicinare gli alimenti biologici ai cittadini.

Ciò implica, fra l’altro: fornire informazioni e presentare comunicazioni sulla produzione biologica, promuovere il consumo di prodotti biologici, stimolare un maggiore utilizzo dei prodotti biologici nelle mense pubbliche mediante appalti pubblici e aumentare la distribuzione di prodotti biologici nell’ambito del Programma dell’ Ue destinato alle scuole. Le azioni mirano anche, ad esempio, a prevenire le frodi, aumentare la fiducia dei consumatori e migliorare la tracciabilità dei prodotti biologici. Anche il settore privato può svolgere un ruolo significativo, ad esempio premiando i dipendenti con “buoni bio” che possono essere utilizzati per acquistare alimenti biologici.

I campi a coltura biologica hanno circa il 30% in più di biodiversità, gli animali da allevamenti biologici godono di un livello più elevato di benessere e assumono meno antibiotici, gli agricoltori dediti alla produzione biologica hanno redditi più elevati e sono più resilienti e i consumatori sanno esattamente cosa acquistano grazie al logo biologico dell’Ue.

Si prevedono investimenti per stimolare il consumo di alimenti biologici nell’ambito delle politiche di promozione, a partire da uno stanziamento di 49 milioni di euro per il 2021, e l’istituzione di “appalti pubblici green”, che prevedano l’integrazione dei prodotti biologici nei criteri minimi obbligatori per gli appalti sostenibili.

Tra i punti chiave del Piano d’azione vi è la destinazione per il biologico del 30% dei fondi previsti nel campo dell’agricoltura, della silvicoltura e della valorizzazione delle zone rurali da Horizon Europe 2021-2027. Fondamentale anche la realizzazione di uno studio approfondito sul prezzo reale del cibo per impostare una fiscalità per le produzioni biologiche che compensi le esternalità positive per l’ambiente e la società.

L’istituzione della Giornata del Biologico e la creazione dei biodistretti

Per migliorare la sensibilizzazione sulla produzione biologica, la Commissione organizzerà annualmente una “Giornata del biologico” da tenersi ogni anno nell’Unione Europea come pure l’assegnazione di riconoscimenti nella catena alimentare biologica, al fine di premiare l’eccellenza in tutte le fasi di tale catena.

La Commissione incoraggerà inoltre lo sviluppo di reti di turismo biologico attraverso la creazione di “biodistretti”. Con “biodistretti” si intendono zone in cui in cui agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e autorità pubbliche collaborano per una gestione sostenibile delle risorse locali basata su principi e pratiche biologici.

Esprimiamo grande apprezzamento per il lavoro della Commissione Europea sul Piano d’azione per il biologico, che mette a disposizione degli Stati Membri strumenti e azioni concrete per raggiungere gli obiettivi delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, con investimenti strategici in ricerca e innovazione per la transizione al biologico.” E’ quanto dichiarato da Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

Apprezziamo inoltre – ha continuato Mammuccini – l’impegno costante che IFOAM OE ha dedicato all’attivazione di politiche, a livello europeo, finalizzate alla trasformazione dei sistemi agricoli e alimentari verso il biologico e l’agroecologia. Adesso è arrivato il momento dell’impegno a livello nazionale e dei territori affinché gli obiettivi del Piano d’azione europeo per il biologico siano inseriti nel Piano Strategico Nazionale della PAC dotandosi anche dei servizi di supporto e consulenza agricola, necessari per sostenere gli agricoltori nella conversione al bio. Ci auguriamo, quindi, che questa ulteriore spinta dell’Europa verso il biologico, favorisca la veloce e definitiva approvazione della legge nazionale sull’agricoltura biologica e l’inserimento nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza d’investimenti adeguati per la promozione di distretti biologici e di filiere di “Made in Italy Bio“.”

ALMA TV presenta “Kilometro 0” condotto da Crazy Cake

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Premessa

Roma – Inizia Domenica 28 Marzo alle ore 16.30 su ALMATV, canale 65 del digitale terrestre, “Kilometro 0”, in compagnia della conduttrice Claudia Petricciuolo. Al centro del programma: cucina, prodotti tipici e produzione diretta.

Claudia Petricciuolo illustrerà deliziose ricette create esclusivamente con ingredienti di alta qualità ed a km zero.

La data di partenza è Domenica 28 Marzo: le puntate avranno luogo ogni domenica alle ore 16.30 sul canale 65 del digitale terrestre, con la replica ogni sabato seguente alle ore 7.30. Le puntate avranno una durata di 24 minuti.

Il programma “Kilometro 0”

“Benvenuti a Kilometro 0. Sono felice di accogliervi nella nostra cucina, per farvi riscoprire il gusto, la qualità ed il valore dei prodotti made in Italy.” – afferma Claudia Petricciuolo.

Claudia ci delizierà con la preparazione di piatti tradizionali italiani che sono parte integrante della storia italiana. La tradizione vive dell’importanza della materia prima di qualità, rigorosamente sana e genuina.

“Kilometro 0” è territorio, stagionalità, prodotti locali, tradizione, esaltando anche il concetto di economia circolare nella produzione alimentare.

Ecco le tematiche che verranno affrontate:

  • Produzione km 0: disponibilità di prodotti ed ingredienti di ottima qualità;
  • Stagionalità e prodotti tipici del luogo;
  • Diventare consumatori consapevoli e preparati;
  • Proteggere le attività del territorio, consentendo anche alle produzioni bio di arrivare sulla nostra tavola.

Inoltre verranno scelte le migliori strutture agrituristiche, aventi forte attenzione nei confronti della qualità di produzione e dei prodotti tipici. Strutture che prendono dalla terra le caratteristiche organolettiche più adatte a seconda della zona di coltivazione in cui operano. Ogni puntata sarà resa ancora più autentica grazie alla presenza dello chef dell’agriturismo visitato da Kilometro 0.

“Il nostro è un viaggio dentro i sapori, i profumi ed i prodotti che hanno scritto pagine importanti nelle famiglie italiane, perché appartengono alla nostra storia culinaria.” – sottolinea Claudia. “Prediligere prodotti a chilometro zero aiuta l’ambiente e salvaguardia le risorse della terra, diminuendo drasticamente l’emissione di anidride carbonica e l’impiego di fertilizzanti chimici.”

Chi è Claudia Petricciuolo

Conosciuta in rete con il nome di Crazy Cake, Claudia è di Napoli ed ha 36 anni, è laureata in ingegneria e nutre una passione sfrenata per la cucina. Le sue preziose ricette vengono condivise su Youtube portando a casa risultati importanti: ben 152.000 followers nel suo canale.

Claudia contagia tutti con la sua solarità e freschezza. “Kilometro 0” sarà la sua prima esperienza televisiva, ma è pronta ad allargare la sua platea di appassionati, grazie ad un viaggio attraverso i sapori tipici italiani, arricchiti dalla sua sprizzante allegria.

ALMA TV

ALMA TV è disponibile alla numerazione LCN 65 del digitale terrestre per raccontare il meglio dell’Italia. Un grande progetto editoriale che nasce grazie alla partnership tra Alma Media e il Gruppo Sciscione.

ALMA TV racconta la bellezza e la forza del nostro Paese, fondendo definitivamente le capacità editoriali dei canali Alice e Marcopolo, che da oltre 20 anni raccontano il grande patrimonio agroalimentare nazionale e le bellezze dell’Italia.

L’arte del caffè a casa: manuale di istruzioni

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“La nostalgia di casa comincia dalla pancia” sosteneva Che Guevara. Se il capo guerrigliero pensava agli arrosti della natia Argentina durante le scorribande notturne sulla Sierra Maestra, noi italiani all’estero siamo pronti a sottoscriverne l’affermazione pur avendo desideri più modesti: a colazione, cornetto e cappuccino o un onesto caffè.

L’inconfondibile gorgoglio e l’inebriante aroma nell’aria hanno sempre avuto in me un piacevole effetto ammaliante. Lo respiro per gustarmi fino in fondo una tazzina di caffè, con poco zucchero e senza fretta. Per noi il caffè con la moka è un rito che parla di piacere, di serenità, di pausa, di famiglia e di condivisione. Il caffè preparato con la moka vuol dire casa e, almeno per me che vivo gran parte del tempo all’estero, vuol dire anche Italia. Quando diciamo a qualcuno: “Ti preparo un caffè” dimostriamo tutto il nostro affetto e la nostra attenzione, facendo della tazzina il modo per accogliere e prenderci cura del nostro ospite.

Se la pubblicità di una storica marca di caffè recitava che – Ogni momento è quello giusto – qual è l’orario ideale per concedersi una tazzina? Ce lo dice un’apposita ricerca: secondo le neuroscienze e la crono-farmacologia (un ramo della medicina che mette in relazione l’assunzione di farmaci o di sostanze psicoattive con l’andamento del nostro naturale orologio biologico) dalle 9:30 alle 11:30 del mattino ogni istante è quello più adatto.

Tuttavia, preparare un caffè perfetto è un’operazione nient’affatto banale: occorrono gli ingredienti giusti, l’attrezzatura adatta e non trascurare alcuni dettagli all’apparenza banali.

La CAFFETTIERA – Senza dubbio l’originale classica Moka Express Bialetti in alluminio dalla tipica forma ottagonale in stile Art Decò. L’dea venne ad Alfonso Bialetti negli anni ’20 del secolo scorso osservando la moglie fare il bucato con una lisciveuse – la pentolona munita di tubo con la parte alta forata. Il procedimento consisteva nel mettere il bucato nel pentolone con acqua e liscivia (considerato che all’epoca le lavatrici non erano diffuse) e, man mano che procedeva l’ebollizione, l’acqua veniva spinta sul tubo e riscendeva dai fori, sciogliendo e spargendo a ciclo continuo l’acqua saponata sul bucato. Nel 1933 iniziò la produzione a livello artigianale a Crusinallo (NO). La svolta avvenne nel 1946 con l’ingresso in azienda del figlio Renato che diede il via alla produzione industriale e alla conseguente commercializzazione a livello mondiale la cui leadership durò fino al 2010 quando le macchine per casse espresso a cialde iniziarono a guadagnare sempre più quote di mercato. Oggi si stima che circa l’80% delle famiglie italiane possiede una Moka Express Bialetti.

In alternativa, per rimanere al passo con i tempi ma con uno sguardo al passato e alla qualità dei materiali, esiste la Moka di Alessi progettata dal celebre architetto inglese David Chipperfield, la caffettiera a undici facce dalla linea tradizionale e al tempo stesso innovativa nella quale sono stati perfezionati alcuni dettagli e, al contempo, introdotti dei miglioramenti nella funzionalità. Il coperchio piatto, ad esempio, permette di appoggiare le tazzine per scaldarle durante la preparazione del caffè – un accorgimento per gustare al meglio l’aroma e il sapore della bevanda – mentre la posizione del pomolo consente di alzare agilmente il coperchio usando una sola mano. In più per dare continuità visiva alla forma della caffettiera, il manico ha una tonalità che è la trasposizione del colore metallico dell’alluminio. Un omaggio alla tradizione è invece la valvola di ottone, altrettanto affidabile e performante di quelle più moderne prodotte in acciaio inossidabile.

Singolare l’etimo di ‘Moka’: sembra risieda nel nome della città di Mokha in Yemen, una delle prime e più rinomate zone di produzione di caffè, in particolare della pregiata qualità Arabica. Di questa miscela speciale si trova testimonianza nel capolavoro di VoltaireCandido – quando il protagonista, in viaggio nell’allora Impero Ottomano, venne ricevuto da un ospite che, tra le altre cose, gli offrì una bevanda preparata ”con caffè di Moca non mescolato con il cattivo caffè di Batavia e delle Antille”.

Due curiosità:

  • nonostante venga prodotta in 9 formati (½,1, 2, 3, 4, 6, 9, 12 e 18 tazze) ogni 10 Moka Express Bialetti vendute 6 sono della versione per 3 tazze. Nel 1996 venne prodotto un unico esemplare funzionante per 1.000 tazze che, ovviamente, entrò nel Guinness dei Primati.
  • il famoso “Omino coi baffi” altro non è che la caricatura di Renato Bialetti, figlio del fondatore Alfonso. A capo dell’azienda dal 1946 al 1986, lo inventò a scopo pubblicitario assieme all’amico fumettista Paul Campani creatore, a sua volta, di celebri personaggi di Carosello.

Il CAFFÈ – La freschezza è fondamentale: luce, aria e calore sono nemici del caffè e soprattutto occorre assicurarsi sempre che la data della tostatura sia il più vicino possibile a quella d’acquisto. Nel migliore dei casi non più di venti giorni. Un’altro accorgimento per ottenere il massimo in termini di qualità è acquistarlo in chicchi, magari da una torrefazione locale, conservarlo in un contenitore a chiusura ermetica in un luogo fresco e macinarlo al momento (la macinatura media è la più adatta per la moka): dopo circa quindici minuti, infatti, il prodotto ha già perso circa il 65% degli aromi. Inoltre, riducendolo in polvere, di modo che non occorra pressarlo, risulterà più intenso.

Riguardo il gusto è importante considerare che l’Arabica ha un sapore più delicato, meno amaro, con una acidità variamente spiccata e con intense (almeno nelle migliori qualità) sensazioni aromatiche. La qualità Robusta, invece, ha note gustative meno vigorose, un forte senso di amaro e soprattutto una spiccata corposità. È molto utilizzata, soprattutto nel Sud Italia, anche una miscela di caffè Arabica-Robusta in percentuali variabili rispettivamente tra l’80-60% ed il 20-40% che conferisce al caffè quel vigore e cremosità raramente ascrivibile alla sola Arabica, notoriamente più ricca di oli. Occorre dire, tuttavia, che la varietà Arabica è la più pregiata, ma è diffcile da lavorare. Viceversa, la Robusta è meno raffinata, ma sopporta meglio i trattamenti. In ogni caso, affermare genericamente “100% Arabica” none serve molto perché esistono anche L’Arabica scadente e la Robusta Buena.

La PREPARAZIONE – La dose corretta? Due cucchiaini colmi, corrispondenti a circa 5 g per tazzina. Né più né meno. Quindi per una caffettiera da tre tazze, sei cucchiaini e 150 ml di acqua minerale naturale leggera a temperatura ambiente con pochi sali minerali (un’acqua con un basso residuo fisso, poco sodio e una quantità ridotta di sali minerali permette alla miscela di caffè di sprigionare tutti i suoi aromi, esaltando il gusto della bevanda) da versare nella parte inferiore, detta caldaia, avendo l’accortezza di non superare il livello della valvola di sicurezza. Nelle caffettiere Bialetti di recente produzione è presente una tacca che indica il livello dell’acqua da non superare. La polvere nel filtro non va mai pressata, tantomeno bucherellata. Nel primo caso l’acqua stenterà a passare, surriscaldandosi conferendo così al caffè un gusto bruciato.

Viceversa, la creazione di forellini nella polvere di caffè consentirebbero all’acqua di passare più facilmente rendendo la bevanda piuttosto acquosa. Dopo aver posto la caffettiera sul fornello utilizzando una fiamma bassa si forma lentamente nella caldaia del vapore acqueo che resterà in equilibrio con l’acqua sottostante alla pressione atmosferica. Aumentando la temperatura, aumenterà anche la pressione del vapore costringendo l’acqua a passare per l’unica via d’uscita: l’imbuto che conduce alla piastrina filtro. Giunta a metà strada, l’acqua calda passerà attraverso la massa di caffè producendo la bevanda per percolazione. Infine, il caffè salendo andrà a depositarsi nel raccoglitore passando attraverso la cannula detta “camino”. Quando tutta l’acqua sarà risalita, nella caldaia resterà soltanto del vapore acqueo, che, fuoriuscendo per ultimo, creerà il tipico borbottio finale. A questo punto occorre aprire il coperchio per fare uscire il vapore in modo che non si trasformi in condensa e ricada nel caffè alterando la qualità della bevanda.

La TAZZINA – Che sia espresso o preparato con la Moka, il caffè va servito rigorosamente nella tipica “tazzulella”, piccola, di sezione ellittica, con un solo manico ad ansa, prodotta con una porcellana di grosso spessore per non disperdere il calore e corredata di piattino. Può contenere fino a 40-50 ml di liquido (il caffè ne occupa mediamente 25-30).

La DEGUSTAZIONE – Il primo caffè che passa, di un bel colore dorato, è più denso e cremoso dell’ultimo. Una volta che è uscito completamente occorre togliere la Moka dal fuoco per evitare che le pareti surriscaldate lo brucino. Prima di versarlo nella tazzina è importante mescolarlo per rendere omogenea la sua densità. Per assaporare fino in fondo le sue mille e delicate sfumature, il caffè deve essere gustato subito, il più caldo possibile e preferibilmente amaro o poco dolcificato.

Tre ultime cose altrettanto importanti:

  • la bevanda deve avere un bel colore scuro e una certa consistenza, perché un caffè acquoso non è quanto ci si aspetta da una Moka. Una volta versato, la tazzina non deve essere fatta ondeggiare come se fosse un calice di vino.
  • appena bevuto meglio controllare il residuo nella tazzina: un fondo troppo abbondante non serve a leggere il futuro, ma indica che il filtro è vecchio e va sostituito.
  • quando si acquista una nuova Moka occorre sladinarla. In altre parole non si beve mai il primo caffè: se ne fanno tre o quattro prima di cominciare a utilizzarla, perché più è usata, meglio rende. Inoltre, non va mai lavata con detersivo, ma solamente con acqua calda riponendola – una volta pulita – smontata per evitare che residui di umidità formino piccole muffe.

W la Moka! Che Dio la benedoka!

Senza economia circolare non ci può essere transizione ecologica

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È quanto emerge dal Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021, presentato dal presidente CEN Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea Roberto Morabito

Giunto alla sua terza edizione, realizzato dal CEN-Circular Economy Network – la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile assieme a un gruppo di aziende e associazioni di impresa – in collaborazione con Enea, il focus del rapporto di quest’anno ha riguardato il contributo che l’economia circolare dà alla lotta ai cambiamenti climatici.

Secondo il Circularity Gap Report 2021 del Circle Economy – che misura la circolarità dell’economia mondiale – raddoppiando l’attuale tasso di circolarità dall’8,6% (dato 2019) al 17%, si possono ridurre i consumi di materia dalle attuali 100 a 79 gigatonnellate e tagliare le emissioni globali di gas serra del 39% l’anno.

Avvicinarsi all’obiettivo zero emissioni al 2050

È una sfida che vede l’Italia in prima linea: il nostro Paese per il terzo anno consecutivo è in testa nel confronto sulla circolarità tra le cinque principali economie dell’Unione europea (Germania, Francia, Italia, Spagna e la Polonia, che con l’uscita del Regno Unito dall’UE risulta la 5° economia).

Per attuare l’Accordo di Parigi sul clima e contribuire a evitare una drammatica precipitazione del riscaldamento globale, l’Unione europea ha deliberato di impegnarsi per giungere a emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050 e ha aumentato il suo target di riduzione dei gas serra al 2030 al 55%, rispetto a quelle del 1990.

Per raggiungere tali impegnativi risultati è necessario avviare una serie di politiche e misure, fra le quali anche l’economia circolare avrà certamente un ruolo rilevante. “La circolarità dell’economia è un prerequisito per la neutralità climatica” ha scritto la Commissione nel nuovo Piano per l’economia circolare del 2020, sottolineando che sarebbe molto difficile, se non impossibile, decarbonizzare un’economia lineare ad alto consumo di risorse e quindi anche di energia.

Produzione e consumo di alimenti al terzo posto come fonte di emissioni

Il tema di come far leva sull’economia circolare nei processi di revisione dei Piani nazionali per il clima (NDC) è affrontato nel recente The Circularity Gap Report 2021 (Circle Economy, Amsterdam), che analizza sia le emissioni di gas serra associate all’estrazione e alla prima lavorazione delle risorse (minerali, metalli, combustibili fossili, biomasse e rifiuti), sia quelle associate agli usi finali classificati in “bisogni della società” (abitazioni, comunicazione, mobilità, cura della salute, servizi, beni di consumo e alimentazione).

Secondo le stime del Circle Economy le risorse consumate nel 2019 sono state 100,6 Gt con l’emissione di 59,1 GtCO2eq (miliardi di tonnellate di CO2eq).

Con riferimento alle emissioni incorporate nei prodotti finiti e nei servizi classificati come “bisogni della società”, ossia mobilità, abitazioni, comunicazione, cura della salute, servizi, beni di consumo e alimentazione, si vede come la mobilità è al primo posto per emissioni con ben 17,1 GtCO2eq seguita al secondo posto dalle abitazioni con ben 13,5 GtCO2eq.

La terza fonte di emissioni va cercata nella produzione e nel consumo di alimenti (10 GtCO2eq), in particolare in: pratiche di deforestazione effettuate per nuove coltivazioni e allevamenti, allevamenti intensivi, consumo di suolo che riduce lo stoccaggio di carbonio, sprechi alimentari, oltre che in specifiche forme di consumo, come per esempio di carni rosse in quantità eccessive, responsabili di elevate emissioni.

Le fasi “dal campo al cancello”….

 Per quanto riguarda le fasi “dal campo al cancello” delle filiere alimentari, le possibilità di intervento in ottica circolare sono molteplici e contemplano sostanzialmente l’adozione di pratiche adeguate e sostenibili, basate sulla riduzione/sostituzione degli input esterni al sistema, l’uso efficiente delle risorse, la riduzione di scarti e rifiuti e il loro riutilizzo e riciclo.

A tale proposito, si stima che se ciascuna fase del processo produttivo venisse realizzata secondo i principi dell’economia circolare, l’agricoltura, l’allevamento e l’uso del suolo potrebbero concretamente contribuire a tagliare le emissioni di gas serra di 7,2 GtCO2eq all’anno, ovvero fino a un 20% delle riduzioni di emissioni necessarie da qui al 2050.

La diminuzione dell’uso di fertilizzanti di sintesi e la loro sostituzione con altre tipologie di prodotti; gli effluenti zootecnici; i digestati agroindustriali; l’impiego del compost; la valorizzazione in ambito agricolo dei fanghi di depurazione e il riutilizzo irriguo delle acque reflue urbane depurate rappresentano importanti risorse benefiche per il sistema agroalimentare.

 …. e “dal cancello alla tavola”

Anche nel merito delle fasi “dal cancello alla tavola” delle filiere alimentari, diverse sono le possibilità per rendere i prodotti rispondenti ai principi di neutralità climatica e di circolarità ed efficienti sotto il profilo dell’uso delle risorse.

Secondo stime della FAO, a livello globale, lo spreco alimentare determina all’incirca 3,6 GtCO2eq di emissioni ogni anno, mentre alle perdite di cibo sono associabili 1,5 GtCO2eq. A livello europeo si stima invece che le emissioni associate allo spreco alimentare siano dell’ordine di 245 MtCO2eq e che l’implementazione di attività circolari tali da ridurre del 50% la quantità di rifiuti prodotti – in accordo con l’obiettivo delle Nazioni Unite al 2030 – possa generare un taglio di circa 61 MtCO2eq.

Inoltre, un passaggio a diete più sane con meno carne rossa potrebbe ridurre le emissioni di circa 20-50 MtCO2eq all’anno. Quindi, assumendo livelli di consumo alimentare stabili, l’insieme di pratiche di circolarità potrebbe portare a una riduzione totale delle emissioni dell’ordine di 81-111 MtCO2eq all’anno.

Alla luce di quanto appena esposto e in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, la Commissione europea nell’ambito del piano di sviluppo per l’economia circolare (COM/2015/0614) ha stabilito l’obiettivo di dimezzare lo spreco di cibo in fase di vendita al dettaglio e consumo e di ridurlo lungo l’intera filiera entro il 2030.

Produzione di beni alimentari e utilizzo di fertilizzanti

 In Italia, nel 2019, rispetto al totale dei fertilizzanti distribuiti, circa il 41% (1,71 Mt) è rappresentato dai concimi minerali, il 31% (1,3 Mt) dagli ammendanti, il 14% (0,6 Mt) dai concimi organici, con il complemento rappresentato dagli elementi correttivi.

Focalizzando l’attenzione solo sui concimi e, in particolare, sull’impatto associato alla loro produzione è possibile stimare che le emissioni associate allo stato attuale sopra descritto siano pari a circa 6.344 tCO2eq/anno.

Ipotizzando che, in ottica di promozione di un’agricoltura sostenibile, il 50% dei concimi minerali di sintesi venga sostituito da concimi organici e organo-minerali, è possibile calcolare una riduzione delle emissioni del 38% circa rispetto allo scenario attuale, con un valore annuale di impatto stimato in circa 3.956 tCO2eq/anno.

Abitudini alimentari e diete più sane

 Considerando le attuali abitudini alimentari nel nostro Paese, l’impatto di una singola persona può essere stimato in circa 5,4 kgCO2eq/giorno, ovvero in circa 1,97 tCO2eq/anno.

Un cambiamento delle abitudini alimentari orientato verso l’adozione di diete più sane consente di ridurre in maniera apprezzabile questo impatto in termini di gas serra. In particolare, semplicemente immaginando di sostituire le carni rosse con carni bianche o di adottare una dieta mediterranea, è possibile stimare che le emissioni di una singola persona si riducano a 4,7 kgCO2eq/giorno, per un totale di circa 1,71 tCO2eq/anno, con un calo del 13% circa rispetto allo stato attuale.

Il passaggio a una dieta vegetariana consentirebbe invece di ridurre l’impatto indicativamente a circa 4,1 kgCO2eq/giorno per persona, ovvero a circa 1,49 tCO2eq/anno, con un calo del 25% circa rispetto allo stato attuale.

Spreco alimentare e riduzione dei rifiuti domestici

In Italia, lo spreco alimentare delle famiglie nel 2020 è stimato in circa 6,5 miliardi di euro, con uno spreco settimanale medio di 4,9 euro a nucleo familiare.

Stimando in circa 28 kg la quantità di cibo che nel nostro Paese ogni persona spreca in un anno, considerando le attuali modalità di trattamento dei rifiuti organici, è possibile quantificare che ogni italiano è responsabile dell’emissione di 3,92 kgCO2eq/anno per lo smaltimento dei rifiuti alimentari che produce.

Ipotizzando, in accordo agli obiettivi di Sviluppo Sostenibile al 2030, una riduzione dello spreco alimentare del 50% rispetto alla situazione attuale e tenendo conto di un’ipotetica evoluzione degli impianti di trattamento dei rifiuti organici nel nostro Paese vocata al compostaggio e al trattamento integrato anaerobico/aerobico, è possibile calcolare una riduzione delle emissioni del 42% circa rispetto al 2020, con un valore annuale di impatto personale stimato in circa 2,26 kgCO2eq/anno.

Il delivery secondo Misto: immersivo, cosmopolita e sostenibile

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Nuove chiusure e nuove limitazioni e di colpo si torna nell’esclusiva versione di asporto e delivery. Esclusiva nell’accettazione del termine di obbligatorio, visto che questa sarà l’unica formula per poter godere del “mangiare e bere fuori” direttamente a casa.

Se necessità fa virtù bisogna ammettere che in quest’anno trascorso la ristorazione ha ricollocato il delivery nella sua offerta. Nel tempo lo ha approcciato, proposto, ripensato, ridisegnato a sua misura, ma anche su misura di un cliente sempre più esigente, alla ricerca di quell’esperienza che non può vivere direttamente nel locale e che vorrebbe trasportare a casa propria.

Facile dire delivery. Il delivery food & drink in epoca Covid sta diventando una sfida tanto per il cliente quanto per i professionisti del settore. Non deve essere solo una inevitabile forma di ristorazione costretta dai tempi quindi, ma una proposta alternativa, un’esperienza nuova, immersiva e accattivante mai provata prima.

La domanda che tanti si pongono è se sia possibile concepire il delivery in modo diverso e originale? Allo stesso tempo senza tradire la propria identità food & drink? Magari superando anche le aspettative del cliente stesso? Provocazione colta in pieno da Misto – Mixology e Cibarie di Roma che proprio con la nuova zona rossa scattata il 15 marzo scorso lancia il suo esclusivo experience delivery che con il concetto classico dei servizi di consegna a domicilio ha poco a che fare.

L’idea

Il nostro delivery nasce dall’esigenza di non fare un delivery – spiegano Edorardo Rossi e Mark Curcuruto, i due proprietari di Misto – Mixology e Cibarie – Costretti dalla chiusura da lockdown ci siamo concentrati a studiare come convertire l’intera esperienza del nostro laboratorio gastronomico in un servizio a domicilio che fosse al tempo stesso comodo, pratico, gratificante e che rispettasse la nostra continua ricerca della qualità dalle materie prime alle preparazioni. Per questo motivo non ci siamo buttati subito nella mischia fin quando non fossimo stati davvero pronti a portare a casa dei nostri clienti la vera esperienza di Misto”.

Un periodo fatto di ricerca non solo del food & drink, ma sull’intera esperienza di consumo, packaging compreso, puntando sulla innovazione e sul desiderio e volontà di proporre qualcosa che potesse riscrivere le regole della consegna a domicilio.

L’experience delivery con la Misto Box

L’obiettivo è trasformare il servizio a domicilio come una vera esperienza immersiva da vivere a 360 gradi attraverso la Misto box. È proprio in questa scatola magica che si racchiude il concept di Misto – Mixology e Cibarie, dove la proposta food, raffinata e cosmopolita, si accompagna a una inedita idea di mixology “ready to drink”, con tanto di ghiaccio e mini shaker pronto all’uso. Il packaging si distacca completamente dalle fredde e anonime confezioni da asporto ed esalta le portate con un design elegante, ma anche e soprattutto green e riutilizzabile. E per completare l’esperienza e immergersi nell’atmosfera giusta, ogni box è accompagnata da un QR Code che si sintonizza direttamente con la playlist musicale selezionata da Misto.

Cocktail bar a casa tua

Ma cosa possiamo mettere nella nostra Misto Box? Più che sulla scelta il concept si basa sulla combinazione tra food e mixology, con la possibilità di avere a casa il proprio cocktail preferito, piuttosto che la novità del momento proposta da Andrea Quintaiè (Head Barman) e Jacopo Cipriani (Barman). Ed è proprio il lato “mixology” ad essere la proposta alternativa e il cavallo di battaglia di quello che in realtà nasce come originale cocktail bar con laboratorio gastronomico. Dal più classico Milano Torino, il Negroni o il Manhattan, fino al più originale A mi me gusta o l’iconico Misto 2.0, i cocktail sono consegnati in esclusivi mini shaker brandizzati 2 in 1, che possono essere utilizzati anche direttamente per la degustazione in bicchiere. Degustazione piena di gusto, un po’ come sentirsi al bancone e calarsi nei panni del bartender. E per garantire il massimo della qualità del prodotto con il cocktail scelto arriva anche il ghiaccio sottovuoto in una confezione appositamente studiata. Così tutto è già pronto per la degustazione. Inoltre quando si decide di andare a bere fuori qualcosa la cosa che non può mancare è la musica. E quelli di Misto – Mixology e Cibarie hanno pensato anche a quello rendendo unica e completa la nostra “delivery experience”.

Food cosmpolita

Dal lato food siamo alla presenza di sapori internazionali e atmosfere cosmopolite. Il menu alla carta si declina in Classic, Veggie, Light e Special per diverse esigenze di gusto e palato. Il comune denominatore è la freschezza e l’eccellenza delle materie prime, mixate secondo la formula di “più portate, piccoli assaggi e grandi ricette”.  Combinazioni intriganti come l’involtino Thay (foglia di riso ripiena di verdure e hummus viola su crema di formaggio) o il Gravlax di salmone (reinterpretazione di un classico della cucina svedese, carpaccio di salmone selvatico dell’Alaska marinato sotto sale, zucchero di canna e servito con finochietto selvatico, gel al lime e semi di papavero) con i grandi come la tartare di tonno, il  tataki di tonno, le polpette di Melanzane alla Parmigiana o ancora Gamberi al Mezcal.

La scelta green e sostenibile

La marcia in più del delivery di Misto è la sua connotazione green, all’insegna della sostenibilità e del riuso. Il packaging proposto, prezioso e accattivante, riesce a coniugare uno stile elegante e di tendenza con un concept sostenibile. Tutte le Misto Box sono, infatti, prodotte con una plastica certificata riutilizzabile, idonee fino a 20 lavaggi in lavastoviglie e interamente riciclabile. E non è tutto. L’impegno “responsive” di Misto continua anche con l’interessante iniziativa per incentivare il reso del proprio packaging: con il sistema del vuoto a rendere, si possono infatti ricevere sconti e benefit sulle consumazioni e i prossimi delivery.

Il concept di Misto – Mixology e Cibarie

Misto – Mixology e Cibarie ha aperto a Roma nel quartiere Africano (Via Fezzan 21) quattro anni fa, posizionandosi subito come punto di riferimento per un nuovo concept di aperitivo in un’ottica più cosmopolita. Un cocktail bar con laboratorio gastronomico che riscrive i tradizionali concetti di “locale” e “ristorante” proponendo una dimensione inedita e innovativa che ora può arrivare direttamente a casa nostra.

La Kobe e la Wagyū australiana arrivano ad Ostia

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Premessa

ROMA – È ormai mezzo secolo che, ad Ostia, precisamente a Piazza Tolosetto Farinati degli Uberti, spicca “La boutique della carne” della famiglia De Angelis. La macelleria si presenta con un’ insegna elegante, che denota già da sé il livello di prestigio offerto.

“La caratteristica a cui teniamo di più è la qualità: la carne che proponiamo è carne certificata e documentata. Lo facciamo per poter fornire ai nostri clienti solo il meglio, ogni giorno.” – afferma Roberto De Angelis, caposaldo della squadra.

Roberto De Angelis, da sempre fautore della carne di ottimo livello, si era già distinto in passato per la sua unicità: preparazione quotidiana di prodotti freschi e fantasiosi, importazione di prodotti tipici dell’ Umbria e del Trentino, vasta scelta di carne di qualità come Scottona, Angus Uruguay e Japan Style. Il tutto rigorosamente condito da dedizione, cortesia ed igiene.

Dal 25 febbraio la Boutique della carne firmata De Angelis permette alla sua Ostia di godere a pieno dei tagli di carne più pregiati, più ricercati ed apprezzati al mondo: la tenerissima Kobe proveniente esclusivamente dal Giappone (solo previa ordinazione) e la Wagyū Australiana, reperibile quotidianamente nella Boutique.

In questo difficile periodo la famiglia De Angelis potenzia la consegna a domicilio, portando l’eccellenza su tutte le tavole romane. Il servizio di consegna è sempre disponibile nelle zone comprese tra Ostia ed Eur e tra Torvajanica ed Anzio.

Kobe giapponese e Wagyū australiana

Si crea spesso confusione tra le due tipologie, ma è molto importante fare chiarezza. Potremmo riassumere con:  “Tutto il Kobe è Wagyū, ma non tutto il Wagyū è Kobe.”

Cosa significa?

Il termine Wagyū significa letteralmente “mucca giapponese” e si riferisce alle sei razze autoctone del Giappone. Tra queste sei razze troviamo la Japanese Black, dalla quale deriva il manzo Kobe. In Giappone la mucca giapponese (wagyū) prende il nome delle aree geografiche in cui essa si trova: di conseguenza, la carne “Kobe” prende il nome dalla città Kobe.

I bovini wagyū australiani sono quindi mucche giapponesi che vengono esportate dal Giappone ed allevate in Australia. Ecco perché: “Tutto il Kobe è Wagyū, ma non tutto il Wagyū è Kobe.”

La consistenza, sia per quanto riguarda la Kobe che la Wagyū australiana, è estremamente tenera. Il sapore è burroso, leggero e morbido. Le carni pregiate preferiscono una leggera cottura a fuoco vivo o in una padella di ghisa, per preservare tutto il sapore e l’intensità delle caratteristiche.

Wagyū australiana

 

Kobe – Giappone

La marezzatura

Cosa rende questa carne così saporita e tenera? Quando osserviamo una carne bovina di qualità, ricordiamo di prestare attenzione alla marezzatura.

La marezzatura della carne è osservabile grazie alle venature di grasso presenti, che possono essere di piccola e media dimensione. Essa rappresenta l’infiltrazione e la distribuzione di grasso all’interno del tessuto muscolare dell’animale.

La marezzatura indica che la carne è di qualità, soprattutto se ci si riferisce ai tagli di carne bovina pregiata. La qualità della carne marezzata è scienza, perché il grasso indica lo stato nutrizionale ed il livello di salute dell’animale. Durante la cottura della carne, la marezzatura ha un ruolo fondamentale sul sapore e sulla tenerezza della stessa.

La Boutique della carne propone una marezzatura 7-8, uno standard molto alto visto che la scala pone massimo 12 gradi di marezzatura.

Non solo Kobe e Wagyū: la Boutique De Angelis non pone limiti all’eccellenza proponendo anche altre carni di qualità, fornendosi sempre dai migliori fornitori di carne. Scottona, Angus Uruguay dall’ Argentina e Japan Style dalla Danimarca per completare il quadro delle carni pregiate.

Scottona

Japan Style – Danimarca

Japan Style – Danimarca

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La transizione circolare per vincere le sfide del futuro

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Ripartire dalle città per trasformare l’attuale sistema economico e sociale in una dimensione circolare e quindi sostenibile

Questo il tema al centro dell’evento “L’economia circolare e il futuro delle città”, svoltosi venerdì alla Milano Digital Week, organizzato da Tondo e Circular Economy Lab, un’iniziativa di Intesa Sanpaolo Innovation Center e Cariplo Factory.

Il nostro ruolo come Gruppo Intesa Sanpaolo è quello di mantenere alta l’ambizione – ha affermato Luigi Riccardo, Intesa Sanpaolo Innovation Center – l’economia circolare è sinonimo di redesign, riprogettazione; non vuol dire fare meglio la differenziata bensì vuol dire ripensare e progettare gli oggetti affinché a fine vita possano essere facilmente smontati, le singole componenti rigenerate e i materiali recuperati”.

Con gli scarti del cibo si possono costruire edifici

Approcci rigenerativi alla produzione alimentare potrebbero assicurare che il cibo possa essere coltivato in modo da migliorare piuttosto che degradare l’ambiente, oltre a che creare molti altri benefici sistemici (https://www.radio-food.it/citta-cibo/).

Tiziana Monterisi, architetto, racconta la sua esperienza con la creazione nel 2016 della startup innovativa e società Benefit RiceHouse, unendo risicoltura ed edilizia.

Ho cercato di costruire una filiera secondo l’economia circolare. Il mio punto di partenza è stato il campo di riso, io valorizzo tutto ciò che è scarto per fare materiali che vanno a costruire edifici, oggetti e tessuti e che a fine vita non saranno un problema ma un’opportunità perché potranno produrre energia e compost che torna a fertilizzare i campi di riso”.

Dagli scarti siamo arrivati a produrre più di 20 prodotti che servono per costruire un intero edificio a energia zero ma soprattutto a impronta zero. Inoltre RiceHouse dà valore agli agricoltori, pagando gli scarti, e all’industria italiana, per andare a immettere nel mercato prodotti  che possono essere usati dalle imprese di costruzioni tradizionali”.

Ciò dimostra come per migliorare la vita in modo sostenibile occorra trasformare le modalità in cui il cibo viene prodotto, trasformato, commercializzato, consumato e smaltito, al fine di poter soddisfare le nostre esigenze future (https://www.radio-food.it/citta-pandemia/).

La visione olistica per lo sviluppo di una città circolare

La sfida che si pone l’economia circolare è quella di riuscire a superare l’attuale modello economico lineare, considerando il ciclo di vita di un prodotto in maniera integrata. Favorire un modello di economia circolare non solo significa ridurre la produzione di rifiuti, ma anche valorizzare ciò che da molti è considerato un rifiuto per impiegarlo nella produzione di nuove merci.

Francesco Castellano, founder Tondo, ha illustrato l’hackathon “Hacking the City Design a Circular Future”, organizzato  in partnership con il Circular Economy Lab.

L’hackaton è disegnato a  livello nazionale, si svolge on line e coinvolgerà i principali atenei e otto grandi aziende. Abbiamo definito le aree fondamentali (Beni di Consumo, Cibo, Edilizia, Energia, Design, Digitale, Mobilità e Waste) per lo sviluppo di una città circolare e per ognuna abbiamo indicato un partner industriale di riferimento, e il partner ha definito una challege su cui gli studenti potranno proporre delle soluzioni”, ha spiegato Castellano precisando che l’application resterà on line fino al 7 aprile.

L’economia circolare è un concetto molto ampio e ci sono tanti modi di fare economia circolare, dal riutilizzo dei materiali alla vendita di un servizio anziché di un prodotto, come ad esempio il carsharing. L’economia circolare è innanzitutto economia. Ci sono impatti positivi dal punto di vista ambientale ma il driver è il miglioramento della competitività delle imprese sul medio-lungo  termine. Questo ad una banca interessa. Come Intesa Sanpaolo abbiamo  l’obiettivo di essere una banca ad impatto positivo”, ha concluso Luigi Riccardo, ricordando il supporto offerto al modello circolare con diverse iniziative come  il Circular Economy Plafond e il Circular Economy Lab sviluppato in  collaborazione con Cariplo Factory.

Abbiamo capito che le città ci pongono delle sfide importanti per il futuro ma anche che l’economia circolare è una possibile risposta”, conclude Matteo Scarabelli, chief Communications Officer Cariplo  Factory, sottolineando la “grande opportunità che l’economia circolare può portare allo sviluppo delle città”.

La Pasqua 2021 firmata Casa Manfredi

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Colomba, pastiera, uova di cioccolato al gin e un kit per picnic casalingo, tutto all’insegna della tradizione, ma in pieno Casa Manfredi style

Giorgia Proia, la pasticcera di Casa Manfredi, ama la tradizione: profumi, ricordi e prodotti italiani. E anche per questa Pasqua, la tradizione la fa da padrone nell’offerta del locale romano, con prodotti creati per vivere in pieno le feste, nonostante tutto, con qualche tocco qua e là che li rende unici. Tutti rigorosamente artigianali, realizzati con prodotti selezionati con grande cura.

“Tutti ci meritiamo di festeggiare, – spiega Giorgia – sempre. Soprattutto in periodi come questi. E credo che il modo migliore per farlo sia quello di tirare fuori la tradizione pura, con qualche tocco innovativo certo, ma senza esagerare. I dolci che ho realizzato per questa Pasqua trasmettono in modo particolare il senso di ‘casa’, con tutti i profumi e i ricordi annessi. Quella casa che ormai conosciamo fin troppo bene, complici i vari dpcm e i lockdown, ma che non dobbiamo mai smettere di amare”.

La colomba

In primis il grande lievitato, il dolce della Pasqua per eccellenza: la colomba. Giorgia, in collaborazione con il pastry-chef Andrea Tortora, firma due versioni, la classica e quella al cioccolato.

Le colombe sono disponibili presso il locale in viale Aventino 91/93 (fortemente consigliata la prenotazione) e sullo shop online del sito (http://www.casamanfredi.it/shop-online/) con delivery in tutta Italia (per info e prenotazioni: T. 0697605829 – shop@casamanfredi.it).

La pastiera

Quella di Casa Manfredi è una pastiera leggermente rivisitata: non una versione ‘estremista – napoletana’, ma una ricetta che alla ricotta unisce la crema pasticcera, per un risultato finale più delicato, leggero e cremoso. La chicca: insieme alla torta, nella confezione è compreso anche lo stampo del dolce, insieme alla ricetta da fare a casa.

Le uova di Pasqua

Tre versioni per le uova di cioccolato: fondente, al latte + una versione special. Questa è realizzata con il cioccolato aromatizzato al gin Seven Hills, e la sua sorpresa all’interno è una bomba: una bottiglietta di gin, sempre Seven Hills, per rimanere allegri anche durante questa Pasqua in zona rossa. Un uovo alternativo… un antidepressivo! Basta aggiungere un po’ di acqua tonica… per veri gin addicted.

‘Picnic @home’ box

Niente gita fuori porta. Niente scampagnata. Ma il picnic a casa sì! La box, realizzata in collaborazione con Etichal Food Selection, prevede: una colomba tradizionale in vasocottura (più pratica per il trasporto insieme agli altri prodotti), una pizza al formaggio e una corallina. Da prenotare e ritirare al locale (€ 35).

Le collaborazioni

Durante quest’anno difficile, Casa Manfredi non si è mai fermato e ha messo in piedi servizi e proposte aggiuntive sempre all’insegna della creatività: grandi collaborazioni nel delivery con i croissant salati d’autore – come quelli realizzati insieme ad Anthony Genovese, Sarah Cicolini e Jacopo Mercuro –, lievitati in edizione limitata da sold out (come il Coffee Coffee Cruffin) – e la prima torta componibile e personalizzabile online Party dalla Base.

E ora continua ad intraprendere collaborazioni, perché fare rete è importante ora più che mai, come quella per il brunch del weekend ‘Kongtinental’ del Cocktail Bar Drink Kong di Roma, per il quale viene realizzata una linea di pasticceria studiata ad hoc con un’impronta fusion italo-giapponese, in pieno stile del cocktail bar; o la più recente box per San Valentino 2021, realizzata in collaborazione con il ristorante stellato Pipero, contente un kit carbonara fai-da-te insieme ad elegante scatola di cioccolatini realizzati da Giorgia Proia (9 praline miste, ai gusti, lampone, cioccolato al latte e cioccolato fondente).

INFO

il locale è aperto al pubblico nel pieno rispetto delle regole per la sicurezza igienico-sanitaria. Tutto lo staff è munito di mascherina e guanti, all’entrata è posizionato un misuratore elettronico di temperatura corporea (oltre al consueto dispenser gel sanificante), l’ingresso all’interno è contingentato e fuori sono disposte due file di tavolini ben distanziati. Per il servizio di delivery: visitare il sito web e le pagine social (Facebook e Instagram) ed effettuare l’ordine scrivendo a shop@casamanfredi.it. Prodotti disponibili: cornetti, croissant (dolci e salati), grandi lievitati, torte, mignon e monoporzioni; servizio di caffetteria.