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Novembre 2020

Natale in delivery: Bompiani consegna a casa la Tradizione delle Feste

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Dai grandi classici alle nuove sperimentazioni. È tempo di panettoni a Largo Benedetto Bompiani: il Natale arriva in Delivery

Si avvicina quel periodo dell’anno in cui rinunciare al dolce è ancor più difficile del solito, specie se si tratta di grandi dolci come quelli della Pasticceria Bompiani. E se il sapore del Natale 2020 è ancora incerto, il gusto del panettone e dei dolci natalizi restano una certezza a cui non dover rinunciare. Mai come quest’anno. Un anno particolarmente difficile per la categoria ristorazione e per il Paese tutto, ancora alle prese con un’emergenza che non fa buone promesse e continua a mettere a dura prova le economie dei cittadini. Per non privarsi anche di quelle piccole gioie giornaliere, come il cornetto al mattino o la merenda al pomeriggio, Bompiani, come del resto molti altri esercenti, ha adeguato la sua produzione alle necessità della vendita online, attrezzandosi di un portale e-commerce in grado di soddisfare le richieste dei romani senza limiti di distanza. L’unica distanza che resta è quella sociale, imposta da un virus che non può e non deve rovinarci anche il sacro rito del Natale.

Il Natale della Pasticceria Bompiani

Natale vuol dire panettone e non solo. Pasticceria Bompiani ha tirato a lucido le sue praline ridefinendole con aria nuova, impreziosendone il carattere che le ha rese ancor più prelibate. La nuova linea ispirata a Space Oddity di David Bowie, è un viaggio visivo-gastronomico di rara bellezza, in cui il fattore gusto gioca un ruolo fondamentale e insieme ipnotico. Praline dal sapore pop, dedicate alla musica, alla moda e ad un artista che mutando nel tempo è sempre rimasto se stesso. Grande.

I dolci tradizionali e quelli sperimentali

A partire dal 22 novembre 2020 poi, fanno capolino i dolci di Natale, con il panettone tradizionale affiancato da nuove e sperimentali proposte. Da quello al papavero e amarena, si passa al pera e cioccolato, fino al goloso fragole e cioccolato bianco, realizzato con impasto al cacao e gocce di cioccolato. A queste si aggiunge il primo Panettore Signature Walter Musco, al cioccolato bianco e caviale, un ulteriore e curioso passo nell’articolato percorso artistico della pasticceria che costeggia Via Cristoforo Colombo. Torneranno gli alberelli in cioccolato e saranno intensificate le produzioni di torroni, quest’anno nel doppio gusto gianduja e nocciole, insieme al classico morbido alle mandorle. Ceste di Cantucci, ricciarelli, panpepato e biscotti di pan di zenzero, completeranno il quadro culinario delle feste, per cui saranno composti cesti e gift box, ideali per un dono acquistato e fatto consegnare direttamente a casa, senza dover uscire dalle proprie abitazioni.

Eccellenze italiane a portata di mano e di mouse dunque, a cui si aggiungeranno due nuove torte signature firmate da Walter Musco, con cui la pasticceria offrirà ulteriore nota di creatività. La prima torta infatti, sarà dedicata ad Alberto Burri e alla sua meraviglia visiva e filosofica, il Cretto. La seconda, in continuità con la voglia di stupire ed esser fuori dagli schemi, è quella dedicata a David Bowie e in particolare alla sua vicinanza con il mondo della moda di Kansai Yamamoto.

Per saperne di più: https://www.facebook.com/pasticceriabompiani

Valrhona lancia in Italia il suo eShop

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Importante novità da Valrhona per i chocolate lover: www.valrhona-collection.it è il sito dove trovare gli ingredienti professionali e il cioccolato per realizzare a casa dessert degni dei più grandi pasticceri

Valrhona, ha presentato il suo nuovo eShop dedicato al pubblico italiano di appassionati del cioccolato: www.valrhona-collection.it nasce infatti per rispondere ai desideri degli appassionati di pasticceria e far fronte alle nuove abitudini dei consumatori. Il particolare scenario legato all’emergenza sanitaria ha fatto nascere delle nuove abitudini di consumo che andranno ad impattare significativamente e in maniera duratura gli stili di vita e il mondo della gastronomia. Tra queste:

Cucinare a casa – i consumatori cucinano per sé sempre molto più di quanto non facessero prima dell’emergenza Covid e del lockdown. Questo trend ha risvegliato le coscienze sull’importanza della qualità e della tracciabilità dei prodotti. Questa attenzione resterà alta anche nel post crisi: consumare locale e soprattutto dei prodotti di qualità.

L’uso del digitale – il confinamento favorisce gli acquisti online e in particolare gli acquisti di food. Il 2020 ha visto un’esplosione nelle vendite digitali di prodotti confezionati di largo consumo, che settimanalmente hanno tenuto una crescita che non è mai scesa sotto il 50%, con il canale virtuale che ha raggiunto picchi del 288% durante il lockdown

Il nuovo eShop

Il nuovo eShop è dedicato ai gourmand e i tanti appassionati di pasticceria che nei mesi scorsi si sono cimentati nel preparare in casa dolci e dessert. Per consentire loro di continuare a divertirsi, il sito dà finalmente accesso all’acquisto degli ingredienti utilizzati da anni dai migliori pasticceri: i cioccolati iconici del brand come Guanaja, Dulcey, Caramelia e Jivara, ma anche la vaniglia biologica del Madagascar, i pralinati, e tanti altri prodotti.

Con www.valrhona-collection.it sono a portata di click squisiti cioccolatini da degustare e tutti gli ingredienti indispensabili per ottenere anche a casa i risultati dei grandi maestri pasticceri, con l’aiuto anche delle ricette e dei consigli dei migliori professionisti.

La gamma prodotti disponibili su www.valrhona-collection.it: Cioccolato (fondente, al latte, bianco e gli inediti come Dulcey e Inspiration), Ingredienti per la pasticceria (come cacao, vaniglia in bacche e perle croccanti), Tavolette da 70 g (in diversi gusti iconici) e Confezioni regalo (con prodotti come praline, carrè e tartufi).

Effetto Covid, italiani più attenti allo spreco alimentare

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L’emergenza Coronavirus ha rivoluzionato le nostre vite quotidiane, tra lockdown, dpcm vari e regole da rispettare fuori casa e con gli altri, gli italiani sono messi a dura prova, ma in questa visione negativa e obbligata c’è anche uno scenario positivo che si delinea, quello dei consumi e dei relativi scarti. Durante il lockdown, lo abbiamo sottolineato più volte, sono cambiati i consumi, si sono trasformati i carrelli degli italiani, che si avvicinano al km 0, alle botteghe di quartiere, sono più attenti allo spreco alimentare e si approcciano con più facilità ed entusiasmo al digitale anche per fare la spesa e al delivery per sopperire ai ristoranti chiusi e alle cene fuori.

L’approccio alla raccolta differenziata

La pandemia ha cambiato lo scenario della raccolta differenziata e del riciclo dei rifiuti nel nostro Paese. L’aumento dei “nuovi scarti” legati al Covid (mascherine e guanti) e dell’utilizzo di plastica monouso per consumazione e asporto rende ancora più importante una corretta raccolta e differenziazione da una parte e maggiore necessità di riciclo e sostenibilità ambientale dall’altra.

Nel nostro Paese la raccolta differenziata funziona e dà buoni risultati

Gli ultimi dati Eurostat disponibili confermano questo trend positivo, assegnando al nostro Paese la più alta percentuale in Europa per recupero e riciclo dei rifiuti urbani e industriali (78,9%). Percentuale più che doppia rispetto alla media UE e molto superiore a Francia (55%), Germania (42,7%) e Spagna (37,1%).

Anche il quadro che emerge dal sondaggio dipinge gli italiani come molto attenti e diligenti nella raccolta differenziata: il 76% degli intervistati dichiara, infatti, di seguire costantemente le indicazioni per il corretto smaltimento dei rifiuti, con gli over 55 tra quelli più “scrupolosi” alle regole di riciclo.

Oggi l’89% degli italiani riconosce l’utilità delle iniziative di sostenibilità attuate dalle aziende, da quelle più piccole che operano a livello locale, fino a quelle più conosciute come Barilla, Mulino Bianco per citarne due che hanno pensato anche a degli spot tv dedicati, e anche multinazionali come Nestlé che stanno cercando di adottare pack sostenibili e riciclabili. Da un sondaggio condotto proprio per Nestlé emerge che c’è una maggiore attenzione degli italiani per la raccolta differenziata rispetto a sei mesi fa che parte già al momento dell’acquisto, dove il 62%  è influenzato dal materiale del packaging dei prodotti. Ecco, dunque, che in questa prospettiva le iniziative promosse dalle aziende per rendere gli imballaggi sempre più sostenibili vengono premiate. Nello specifico, le azioni più diffuse tra gli intervistati sono l’uso di confezioni con ridotto utilizzo di plastica (64%), confezioni in plastica riciclata (56%) e utilizzo di bioplastiche (46%).

Sempre più attenzione per l’ambiente e i materiali riciclabili, attitudine che stimola le aziende a muoversi in maniera sempre più strategica verso un business sostenibile, a studiare soluzioni innovative e campagne di comunicazione anche per non essere “fuori mercato”.

Spreco alimentare, il lockdown ha cambiato in meglio le nostre abitudini

Secondo un’indagine sullo spreco di cibo condotta da Altroconsumo la quarantena della scorsa primavera ha generato un cambiamento positivo nelle nostre abitudini, ben il 41% dei rispondenti al sondaggio ha dichiarato di aver ridotto le quantità di cibo sprecato, anche grazie a comportamenti più attenti, il 38% ha compilato più spesso la lista della spesa, il 37% ha pianificato con più metodicità i pasti e il 32% ha riutilizzato più spesso gli avanzi. E se nella prima parte dell’anno solo il il 42% degli italiani aveva dichiarato di non sprecare cibo in casa a distanza di qualche mese il dato è salito al 68%.

La cosa ancora più positiva, che ci fa sperare in meglio, è una maggiore consapevolezza sul valore del cibo, il ritorno del fai da te, la riscoperta del piatti con gli avanzi e la preparazione delle conserve. Attività che tra lockdown e smart working ci hanno impegnato e che in modo involontario stiamo traducendo in nuove buone abitudini.

Il dato è confermato anche da Coldiretti, secondo cui più di 1 italiano su 2 (54%) ha diminuito o annullato gli sprechi alimentari adottando strategie che vanno dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, fino alla spesa dal campo alla tavola con prodotti più freschi che durano di più. Nonostante la maggiore attenzione il problema resta però rilevante: secondo i dati raccolti nelle case degli italiani circa 36 kg di cibo all’anno finisce nella spazzatura, numero che tende a salire in estate per via del caldo che incide sulla conservazione corretta degli alimenti. Questi numeri tradotti in valore economico sono 4,91 euro la settimana per un totale di 6,5 miliardi, che sale notevolmente se si considera l’intera filiera dai campi alla ristorazione.

La fotografia delle abitudini che portano allo spreco

Da un’analisi fatta ascoltando le abitudini di comportamento degli italiani in materia di cibo e consumo casalingo basterebbero delle piccole accortezze per aiutarci a ridurre la quantità di alimenti che rischiano di finire nella spazzatura. Dalle risposte si registra che prima di fare la spesa il 50% degli italiani non ha l’abitudine di pianificare i pasti, il 33% di compilare la lista della spesa e il 22% di controllare cosa ha già in casa. Andrebbero evitati anche gli approcci impulsivi alla spesa: al supermercato, 1 famiglia su 4 compra spesso alimenti che non aveva previsto, quasi 1 su 10 finisce per comprare troppo cibo a causa delle promozioni e il 7% per acquisti di impulso.

A casa poi un italiano su tre non ripone gli alimenti secondo le date di scadenza, tendendo così a consumare prima il nuovo e poi il vecchio che inevitabilmente si butta perché “fuori tempo massimo”. Tra gli altri fattori che influiscono sul “food waste” secondo gli intervistati ci sono la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” che per il 56% andrebbe modificata per chiarire meglio che i prodotti possono essere consumati in sicurezza anche oltre la data indicata e la possibilità di acquistare alimenti sfusi, che secondo il 39%  farebbe sprecare meno cibo.

Cosa accade fuori casa?

Vediamo invece cosa succede fuori casa e quali sono le motivazioni che portano allo spreco alimentare quando si mangia al ristorante: 3 italiani su 4 affermano che non hanno la possibilità di ordinare porzioni ridotte con il risultato che al 48% avanza cibo nel piatto, ma solo 1 su 4 di questi chiede di poterlo portare via. Chi non lo fa è perché ritiene che la quantità di cibo avanzato sia troppo poca (57%), per imbarazzo (46%) o per scomodità (29%). Dall’analisi Coldiretti si evidenzia però che il 18% lo fa solo raramente mentre il 14% degli italiani ritiene che sia da maleducati, da poveracci e volgare o ha vergogna a richiederla.

Dall’altro lato della medaglia con l’esperienza Covid più del 34% degli italiani quando esce dal ristorante porta con sé con la cosiddetta “doggy bag” le porzioni avanzate che possono essere consumate a casa semplicemente riscaldandole o utilizzate come base per altre ricette. E se non capita sempre, l’avverbio spesso prende il posto di qualche volta. A spingere i cittadini a superare l’imbarazzo e chiedere di portare via quanto rimasto nel piatto è anche il fatto che l’emergenza pandemia ha ridotto di molto le uscite al ristorante per tanti motivi, dalla paura a quelli economici,  e quando si riesce ad andare si cerca di non “sprecare nulla”

Una abitudine che non ha ancora contagiato capillarmente l’Italia e anche se stiamo facendo dei passi in avanti, siamo ancora lontani da altri paesi dove la doggy bag è una prassi consolidata. E forse in questo frangente è la ristorazione che deve intervenire aiutando il cliente con un approccio più riservato, per evitare imbarazzi, e mettendo a disposizione confezioni o vaschette ad hoc  per portare a casa il cibo o le bottiglie di vino non finite.

Too Good To Go, l’app virtuosa contro lo spreco di cibo

Nella lotta allo spreco alimentare fuori casa c’è Too Good To Go, che continua la sua scalata tra gli utenti virtuosi e attenti. Sia in Italia che all’estero aumentano le registrazioni e l’utilizzo dell’app, che permette di acquistare ad un costo irrisorio ciò che il bar, pizzeria o supermercato mette a disposizione a fine giornata. Ciò che è avanzato non si butta, ma si trasforma nella cosiddetta Magic Box.

In un anno e mezzo dal suo lancio in Italia raggiunge il traguardo di un milione di Magic Box vendute, dato fornito in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione del 16 ottobre scorso. Se vogliamo fare due conti un milione di box equivalgono a mille tonnellate di cibo non sprecato e 2.500 tonnellate di CO2 non emesse. Ogni pasto salvato grazie all’applicazione equivale a circa 1 kg di cibo e permette di risparmiare 2,5 Kg di CO2, quindi recuperare cibo attraverso una Magic Box significa anche ridurre le emissioni di gas serra e abbracciare così uno stile di alimentazione più sostenibile.

E Roma è la città che risponde meglio e con più frequenza: salvate 185.000 Magic Box, ovvero 185 tonnellate di ottimo cibo che altrimenti sarebbe andato sprecato, l’equivalente in emissioni di CO2 di 60 cittadini per un anno. In città sono attivi sull’app 650 esercizi commerciali, che comprendono panetterie, pasticcerie, sushi, ristoranti, ma anche supermercati e grandi catene.

L’impegno di Too Good To Go non si ferma però al solo uso della app, l’obiettivo è quello di generare un cambiamento in tutti i settori della società, dalla filiera fino ad arrivare all’ambiente domestico. E allora  fa un passo ulteriore con il progetto originale di video ricette Food Unboxed: una serie di contenuti pensati  per il digitale e che mescolano cucina a impegno ambientale, con un linguaggio fresco, irriverente e frizzante, come i piatti proposti partendo dal contenuto delle Magic Box, senza dimenticare il recupero degli ingredienti rimasti in dispensa e il corretto utilizzo delle varie parti degli alimenti. I protagonisti, Marco Giarratana – alias l’Uomo senza Tonno, “sciéf” a domicilio e food writer per Munchies – e Silvia Boniardi – appassionata di comunicazione, sostenibilità e curatrice del blog Conversazioni tra Orto e Giardino – si confrontano sulla cucina e sull’ambiente, per trasmettere il messaggio che combattere gli sprechi alimentari non significa (solo) recuperare gli scarti, ma può diventare una pratica e una buona abitudine di tutti i giorni, basta infatti un po’ di fantasia e creatività per trasformare pochi ingredienti in ricette gustose e particolari. Food Unboxed è partita ovviamente il 16 ottobre con una serie di 10 puntate che troverete ogni venerdì sugli account social di Too Good To Go Italia (Instagram, Facebook, Youtube).

Obesità infantile: l’importanza della prevenzione

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L’obesità è il disturbo alimentare più frequente nei Paesi occidentali. In una recente indagine statistica condotta in Italia dall’Istituto Nazionale della Nutrizione e dall’ISTAT, si rileva che circa il 25% della popolazione infantile italiana è in sovrappeso. La prevalenza del sovrappeso infantile ha mostrato un lento e progressivo incremento negli anni. Si è passati dal 6% degli anni ’60 al 15% degli anni ’80, al 20% degli anni ’90, al 25% del 2000. Si rileva un continuo incremento di questa percentuale, il dato più allarmante è che l’obesità comparsa nell’età evolutiva persista nell’età adulta in una percentuale variabile dal 40% al 60%. La persistenza di obesità nell’età adulta dipende da diversi fattori che includono: età d’insorgenza, grado di obesità e presenza di obesità in almeno uno dei genitori.

L’obesità infantile ha una genesi multifattoriale e, come tale, è il risultato di diverse cause più o meno evidenti che interagiscono tra loro. In primo luogo, è dovuta ad un’eccessiva e cattiva alimentazione, legata o meno ad una ridotta attività fisica ed a fattori di tipo genetico/familiare. Rari sono i casi di obesità legati ad alterazioni ormonali quali ipotiroidismo o disfunzioni surrenali.

L’iperalimentazione nei primi anni

Parlando di alimentazione, se è vero che una dieta insufficiente può portare a deficit nutrizionale, per contro, un introito calorico eccessivo determina dapprima un sovrappeso del bambino, poi, nella maggioranza dei casi, obesità. L’iperalimentazione nei primi due anni di vita, oltre a causare un aumento di volume delle cellule adipose (ipertrofia), determina anche un aumento del loro numero (iperplasia). Da adulti, pertanto, si avrà una maggiore predisposizione all’obesità ed una difficoltà a scendere di peso, perché sarà possibile ridurre le dimensioni delle cellule, ma non sarà possibile eliminarle. Intervenire e prevenire durante l’età evolutiva è quindi di fondamentale importanza. Una delle cause che facilita l’insorgenza di obesità è l’eccedere con i fast-food ed in generale i junk-food. Il cosiddetto junk-food è tutto quel cibo che è povero di vitamine, antiossidanti, acidi grassi essenziali e di altri elementi nutrizionali importanti, al contrario, è ricco di colesterolo, glucidi raffinati, sale da cucina, grassi saturi. Un cibo che è quindi fortemente calorico, ma che non fornisce gli elementi nutritivi essenziali per una dieta equilibrata. Il “cibo spazzatura” è del tutto inappropriato per la crescita dei bambini e può rappresentare la prima causa di diversi problemi e patologie: non a caso rappresenta il primo fattore che porta all’obesità nella società odierna.

La ridotta attività fisica

Oltre all’alimentazione scorretta e squilibrata, non è da sottovalutare, come fattore di rischio, la ridotta attività fisica o la sedentarietà, frutto di uno stile di vita sbagliato, ma sempre di più frequente riscontro. L’esercizio fisico è di fondamentale importanza per il bambino che cresce, in quanto, oltre a farlo dimagrire lo rende più attivo, contribuendo a ridistribuire le proporzioni tra massa magra e massa grassa. Ancora meglio sarebbe individuare uno sport che il bambino pratichi con molto interesse ed in cui si diverta, così da vedere lo sport non come un impegno noioso, bensì come alleato del proprio benessere.

Infine, il fattore familiarità, non è meno determinante dei precedenti. L’obesità, sotto certi aspetti, può considerarsi un problema di natura ereditaria e, sotto altri, una conseguenza di fattori ambientali. Un’indagine realizzata dall’ISTAT nel 2000 dimostra che circa il 25% dei bambini ed adolescenti in sovrappeso ha un genitore obeso o in sovrappeso, mentre la percentuale dei bambini sale a circa il 34% quando sono obesi o in sovrappeso entrambi i genitori. L’esempio della famiglia è fondamentale: non si può parlare di educazione alimentare se i genitori non iniziano per primi a seguire una dieta equilibrata. Per quanto riguarda la natura ereditaria dell’obesità, sono state evidenziate alterazioni di alcuni geni aventi un ruolo nella produzione delle cellule adipose, ma gli studi sono tutt’ora in corso.

Le conseguenze sul fisico

Fino poco tempo fa, le complicanze dell’obesità infantile erano clinicamente evidenti solo dopo molti anni. Studi clinici su bambini obesi hanno suggerito una serie di condizioni mediche per le quali i bambini obesi sono più a rischio. Tra le conseguenze dell’obesità, le più frequenti sono rappresentate dai disturbi di tipo polmonare, ortopedico, cardiovascolare, endocrino, gastroenterico e psicologico.

Entrando nel dettaglio, tra le conseguenze di tipo polmonare, vi è un possibile affaticamento nella respirazione, possibile apnea notturna ed asma; a livello ortopedico, l’eccesso di peso può provocare dolori articolari e ridurre la mobilità; a livello cardiovascolare, possibilità di ipertensione arteriosa e di dislipidemia; a livello endocrino, diabete di tipo 2 (insulino-resistente) ed ipersurrenalismo; a livello gastroenterico, possibili disturbi alimentari, colelitiasi (presenza di calcoli formati da colesterolo all’interno delle vie biliari o della cistifellea), steatosi epatica (processo degenerativo del tessuto epatico dovuto alla massiccia presenza di tessuto adiposo nel fegato) e tumori del tratto gastroenterico.

Da non sottovalutare, infine, le conseguenze di natura psicologica, che possono trascinarsi ed amplificarsi negli anni. I bambini con eccesso di peso possono sentirsi a disagio e vergognarsi, fino ad arrivare ad un vero e proprio rifiuto del proprio corpo. Spesso sono bambini derisi, vittime di scherzi da parte dei coetanei e con un forte rischio di sostituire l’autostima con un forte senso di insicurezza ed inadeguatezza.

La prima regola per evitare il possibile rischio di obesità è la prevenzione. La cura, come sempre, richiede molta più fatica, tempo ed attenzione. La prevenzione si può attuare solo quando si hanno i mezzi e la conoscenza per evitare che il problema giunga a noi, quando conosciamo le possibili cause e le possibili conseguenze che potranno portare un determinato comportamento errato, dobbiamo far attenzione a non eccedere nello stesso e a non ripeterlo quotidianamente, quindi, dobbiamo agire responsabilmente.

Un terzo delle famiglie evita di acquistare prodotti non sostenibili

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È quanto emerge dall’Indagine GFK su consumatori e sostenibilità “Who Cares? Who does? Sustainability Concern and Action”.

MILANO (ITALPRESS) – Il 36% delle famiglie italiane dichiara di aver smesso di acquistare determinati prodotti o servizi a causa del loro impatto negativo sull’ambiente o sulla società. E il 30% evita i prodotti con un imballaggio in plastica, quando esiste un’alternativa.

Sono soprattutto i ragazzi a influenzare comportamenti di acquisto più sostenibili da parte delle loro famiglie.

Per produttori e retailers è fondamentale tenere conto di questi atteggiamenti per impostare le proprie strategie. Questi sono solo alcuni dei risultati dell’indagine 2020 sulla Sostenibilità e le preoccupazioni ambientali WhoCaresWhoDoes realizzata da GfK.

Secondo quanto emerge dalla ricerca GfK #WhoCaresWhoDoes sulla sostenibilità e le preoccupazioni ambientali, un numero crescente di consumatori sta modificando i propri comportamenti per effetto della crescente sensibilità ai temi ambientali.

A livello europeo, una famiglia su tre (35%) ha smesso di acquistare determinati prodotti e/o servizi a causa del loro impatto negativo sull’ambiente o sulla società.

Anche i consumatori italiani si dimostrano molto attenti alla sostenibilità: il 30% dichiara di evitare i prodotti con imballaggi in plastica e il 36% ha smesso di acquistare certi prodotti e servizi a causa del loro impatto negativo; una percentuale che sale al 65% per il segmento degli Eco Active, che comprende i consumatori più ingaggiati dalle tematiche ambientali.

Ristorante Orlando “consegna a casa” tutto il sapore della Sicilia

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La tradizione culinaria di Chef Carlo Alberto D’Audino è pronta per il delivery e il takeaway del ristorante Orlando a Roma

La cucina siciliana è tra le più rappresentative della tradizione italiana ed è su questa fondamenta che si erge il pensiero enogastronomico del Ristorante Orlando, che prende dalle radici siciliane la sua più penetrante essenza, fatta di tutti quegli odori e sapori che riempiono di un gusto inarrivabile la terra della Trinacria. Un’attenzione che si fa dedizione, nel costante rispetto delle ricette antiche e dei suoi intoccabili ingredienti che nel ristorante di Via Sicilia rivivono in tutta la loro atavica forza. Un sapore unico nel suo genere, forgiato dalla complessità delle miscelazioni etniche e speziali, tra memorie arabe, normanne e della Grecia antica, che oggi si contaminano nuove e più contemporanee influenze, espresse al massimo dallo Chef Carlo Alberto D’Audino. Tutto questo amore di stampo siciliano, dopo le nuove restrizioni dell’ultimo DPCM, sarà possibile riceverlo direttamente a casa, dove il ristorante consegnerà tutta la tradizione di una tra le isole più belle del mondo.

La proposta gastronomica

La carta dei vini, studiata dal Direttore di Sala Andrea Sgamma, fonde sapori della terra a profumi più moderni, partendo sempre e comunque dagli ingredienti autoctoni siciliani. Il menu propone dalle tradizionali caponate, come U Puppiteddu Capuliato (Calamaro ripieno), U Purpu Arricriatu (Polpo Arrosto), gli spaghetti con i ricci di mare, il cannolo e la pastiera (prodotti in esclusiva per noi da I Dolci di Nonna Vincenza, la più siciliana delle pasticcerie) e si estende fino alla proposta più sperimentale. Tra le nuove proposte c’è Ombrina à la Plancha, Fico d’India, Mela e germogli di Insalata, nella Ricciola Cotta Cruda, Ricotta al Pistacchio, Radicchio e Uva oppure la Busiata con Ragù di Agnello in Agrodolce, il tutto accompagnato con olio di oliva siciliano ed una attenta selezione di aziende vitivinicole tra le più interessanti della Regione.

Il Delivery

Il Ristorante Orlando è un luogo elegante, in grado di garantire ampio distanziamento tra i tavoli e di mantenere la privacy e la tranquillità per ogni avventore. Grazie alla sua tranquillità e alla sua cucina autentica è da anni segnalato nelle pagine della prestigiosa guida “Michelin”, ed è considerato il ritrovo preferito per la comunità siciliana a Roma. Il ristorante è solitamente aperto a pranzo e cena tutti i giorni, con domenica come giorno di chiusura. Dati i recenti avvenimenti l’orario si modifica in base alle regolamentazioni statali, con l’apertura per tutti i giorni a pranzo, dalle 12:30 alle 15:00, con particolare attenzione al pranzo del sabato e della domenica e servizio delivery, attivo dal lunedì al sabato dalle 19:00 alle 21:30. E’ in una situazione come quella odierna che Ristorante Orlando ha composto una carta dedicata al delivery ed all’asporto: da sempre la cucina siciliana più verace ha trovato casa tra i fornelli domestici e per le domeniche in famiglia. Orlando ha quindi deciso di organizzare un servizio di consegne privato, nel pieno rispetto delle normative vigenti, per portare direttamente a casa i piatti ed i vini, con gli odori ed i colori della Sicilia e del suo mare, del suo sole e delle sue molteplici ed affascinanti storie antiche e contemporanee.

Per saperne di più: https://www.facebook.com/orlandosaporidisicilia

Ogni mattina … Ovomaltina!

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Per chi come me a metà degli anni ’70 era bambino, se la ricorderà ancora: la polvere solubile da aggiungere al latte caldo per la prima colazione. Le più diffuse, almeno sul mercato italiano erano, o forse lo sono ancora, Nesquik, Ovomaltina, Orzoro e Nescafé. La mia preferita era l’Ovomaltina, dalla tipica confezione cilindrica in cartone arancione e bianco e il coperchio a pressione di plastica anch’esso arancione.

Per coloro che non la conoscono o non l’hanno mai assaggiata, Ovomaltina è una miscela a base di estratto di malto d’orzo, zucchero, latte, cacao, sali minerali e vitamine. Va diluita in una bevanda calda o fredda – latte per lo più – ma anche acqua, dosandone due o tre cucchiaini per tazza. Leggermente tonificante, ha un sapore dolciastro che ricorda il cacao e il malto d’orzo tostato.

Il brevetto

Ovomaltina è la parola italianizzata di Ovomaltine, termine derivato dal latino unendo le parole ovum (uovo) e maltum (malto). Da qualche tempo, tuttavia, anche in Italia viene commercializzata con il nome originale. Si tratta di un prodotto  inventato e brevettato nel 1865 a Berna dal farmacista svizzero Georg Wander (1841-1897) fondatore dell’omonimo laboratorio “chimico-tecnico ed analitico” WANDER. Fu solo nel 1897 che il figlio Albert (1867-1950), anch’egli chimico e farmacista, alla morte del padre perfezionò la preparazione arricchendola di vitamine per lanciarla nel 1904 sul mercato svizzero e, due anni più tardi, in quelli italiano e inglese.

In Svizzera è considerata una bevanda nazionale, tanto è grande la sua diffusione sull’intero territorio della Confederazione. Solo nei paesi anglosassoni è commercializzata come Ovaltine a causa di un errore di scrittura all’epoca della sua prima esportazione nel Regno Unito.

Ovomaltine ha spopolato tra gli anni ‘60 e ’80 del secolo scorso grazie ad un’ottima campagna pubblicitaria che lo associava alla colazione perfetta per i bambini garantendo energia e forze sufficienti ad affrontare la giornata. Negli anni ‘90 si verificò un sensibile calo delle vendite dovuto al maggiore consumo di orzo solubile e ad un agguerrito concorrente – Nesquik di Nestlè, anch’esso svizzero –  che lo superò per popolarità e diffusione. Recentemente ha ripreso quote di mercato (un terzo della produzione è destinato al mercato interno, mentre il resto viene venduta fuori dai confini elvetici) grazie all’introduzione di alcuni prodotti collaterali sempre a marchio Ovomaltine come la crema spalmabile, ma anche biscotti, ovetti di cioccolato ripieni, muesli, bevande energetiche, croissant farciti, gelati, barrette e le immancabili tavolette di cioccolato.

Gli ingredienti

Nonostante sia commercializzato in circa 50 Paesi in diversi formati – 200g, 400g, 500g, 750g e 1kg –  gli ingredienti di base sono ancora oggi materie prime non raffinate come malto d’orzo e latte e sostanze energetiche naturali (sono state eliminate le uova), a cui nel corso degli anni  è stato aggiunto il cacao. La ricetta, tuttavia, talvolta viene leggermente modificata per incontrare i gusti dei clienti locali o rientrare nelle normative vigenti in alcuni mercati esteri. Nella lista degli ingredienti della versione italiana compare, ad esempio, lo zucchero e una minore percentuale di estratto di malto d’orzo (39% contro 65% della versione svizzera) oltre a una diversa tipologia di vitamine presenti. La versione originale, destinata principalmente al mercato interno, tedesco e francese, è così composta:

estratto di malto d’orzo
latte scremato concentrato
cacao magro in polvere
sali minerali: fosfato di calcio, carbonato di magnesio, pirofosfato ferrico
vitamine: A, del gruppo B (B1, riboflavina, niacina, B6, acido folico, B12), C, D, E, K
biotina, acido pantotenico
olio di colza
sale
aroma di vanillina

Nel 1927 lo stabilimento fu spostato dalla capitale Berna a Neuenegg sempre nel Canton Berna, mentre nel 1997 venne inaugurato il nuovo impianto di produzione. Dal 2002 WANDER AG, proprietaria di Ovomaltine, è passata sotto il controllo di Associated British Food che a sua volta la acquistò nel 1967 dall’industria farmaceutica, anch’essa svizzera, Sandoz divenuta alcuni anni dopo Novartis a seguito fusione del 1996 con Ciba-Geigy.

Molte sono le curiosità legate a Ovomaltine e all’azienda produttrice. Eccone di seguito alcune:

  • WANDER AG è l’azienda che ha inventato il FORMITROL (nel 2004 la formula di queste pastiglie per la gola fu modificata in quanto l’antibatterico contenuto – la formaldeide – risultò altamente cancerogeno) e CAOTINA nel 1963, un’altra bevanda solubile a base di cioccolato in polvere non disponibile nel nostro Paese.
  • Nel 1913 a Kings Langley nella contea del Hertfordshire in Inghilterra, venne costruito il primo stabilimento Ovomaltina / Ovaltine all’estero la cui produzione cessò solo nel 2002, quando l’edificio, in stile art déco, fu riconvertito in appartamenti di lusso.
  • Ovaltine sponsorizzò due celebri programmi radiofonici per bambini trasmessi negli USA: Little Orphan Annie (1931-1940) e Captain Midnight (1938-1949) e la successiva serie televisiva Captain Midnight (1954-1956). Tra il 1935 e il 1939 Radio Luxembourg trasmise The League of Ovaltineys, un programma per bambini destinato agli ascoltatori del Regno Unito interrotto a causa del conflitto bellico, ma ripreso nel 1952. Come per i programmi americani anche quello inglese prevedeva premi a coloro che inviavano prove d’acquisto presenti sulle confezioni.
  • A Berna la fermata del tram in prossimità della storica sede, ormai dismessa, continua ad essere chiamata Wander.
  • Nel 1932 Ovomaltine divenne per la prima volta la bevanda ufficiale dei Giochi Olimpici estivi di Los Angeles e invernali di Lake Placid e per 19 delle successive edizioni fino al 1976.
  • Nel 1962 in occasione dei Campionati del Mondo – Pelè – il leggendario calciatore brasiliano, divenne testimonial di Ovomaltine.
  • Nel 2011 la vendita di Ovomaltine venne vietata in Danimarca poiché l’autorizzazione alla vendita, necessaria per alimenti addizionati con vitamine, non fu richiesta alle competenti autorità locali. Tre anni dopo questo divieto venne revocato.
  • Dal 2016 è disponibile la crema spalmabile Ovomaltine Crunchy Cream come principale concorrente in alcuni mercati europei della celebre Nutella. Come per altri prodotti WANDER, non è commercializzata in Italia.

“I capolavori a denominazione di origine”, un progetto sinergico per la valorizzazione di DOP e IGP

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Può un prodotto dell’agroalimentare italiano diventare un capolavoro? La risposta è sì, implicita nella sua domanda, perché nasce già capolavoro e perché viene fatto nei territori più belli del paese. Prodotti che sono plasmati dalla terra e dal sole, dalle mani di artigiani che somigliano ad artisti, prodotti che affondano le radici in tradizioni e una lunga storia, che riflettono anche disciplinari e una qualità garantita.

Parliamo delle oltre 830 denominazioni italiane del settore agroalimentare e vitivinicolo DOP IGP, 830 prodotti che rendono grande e “buono” il nostro paese, che ci portano a essere quel made in Italy così invidiato ed imitato.

I capolavori a denominazione di origine

Questi prodotti rappresentano la nostra identità, la nostra eredità culturale, di cui va sottolineato molti italiani non sono a conoscenza. C’è, infatti, una mancanza di informazione diffusa, un’ignoranza a volte anche nelle proprie regioni di quelli che sono i prodotti IGP o DOP che fanno grandi i nostri luoghi di appartenenza. Se questi prodotti ci rappresentano bisogna di conseguenza raccontarli per formare ed educare i consumatori, per portarli a una scelta consapevole e anche culturale di ciò che mettono in tavola. Proprio da questo quadro prende vita “I capolavori a denominazione di origine”, la prima iniziativa nata dall’accordo tra Eataly, Federdoc, Fondazione Qualivita, oriGIn Italia e Treccani, che propone ai consumatori un modello di informazione completo su tutte le denominazioni italiane.

Il progetto è stato presentato in digitale lo scorso 27 ottobre con la partecipazione di Nicola Farinetti – Amministratore delegato Eataly, Massimo Bray – Direttore Generale Treccani, Riccardo Ricci Curbastro – Presidente Federdoc, Cesare Mazzetti – Presidente Qualivita, Cesare Baldrighi – Presidente Origin Italia, Paolo De Castro – Presidente del Comitato scientifico di Qualivita, Manlio Di Stefano – Sotto Segretario Ministero degli Esteri.

Palcoscenico di questa iniziativa corale, che mette insieme istituzioni, imprese e associazioni sono gli store di Eataly. Sarà proprio tra gli scaffali e i banchi di degustazione che si potrà cogliere l’opportunità di approfondire la conoscenza di questi capolavori italiani a denominazione di origine attraverso numerosi materiali di comunicazione originali.

Le parole di Nicola Farinetti

Il racconto del Made in Italy di qualità è il presupposto su cui si basa il modello di Eataly – dichiara Nicola Farinetti. Abbiamo creato punti vendita in grado di ospitare percorsi di approfondimento e di didattica con l’obiettivo di dare ai nostri clienti occasioni per diventare più consapevoli attraverso ogni esperienza vissuta insieme a noi. Accogliamo questo progetto con grande soddisfazione avendo la possibilità di collaborare con i maggiori rappresentanti dei prodotti italiani DOP e IGP”.

Un percorso tra una serie di prodotti selezionati, che si alterneranno nei mesi, costruito e fruibile grazie a grandi pannelli illustrati, mentre gli aspetti più attuali sulle produzioni sono affidati a un “manuale” contenente l’elenco aggiornato delle denominazioni italiane, a una brochure dedicata all’approfondimento sulle produzioni di qualità europee e sul significato dei marchi DOP IGP e a etichette dotate di QR-code presenti sugli scaffali che accolgono i prodotti DOP IGP.

Attraverso l’utilizzo dei QR-code sulle etichette dei prodotti, si potranno, infatti, aprire dei veri e propri viaggi di scoperta del “DNA culturale” delle Indicazioni Geografiche italiane, delle produzioni e dei territori; con l’accesso a “schede prodotto” multimediali, pubblicate sulla piattaforma qualigeo.eu, complete delle principali informazioni sulle denominazioni come metodo di lavorazione, storia, normative, caratteristiche nutrizionali e organolettiche. Un viaggio divulgativo e di approfondimento che va dalle caratteristiche dei prodotti, agli elementi di tracciabilità e sicurezza alimentare, fino a toccare alcuni di quegli elementi storici e culturali a cui prodotti agroalimentari e vitivinicoli si sono legati nel tempo: monumenti, opere letterarie, personaggi storici, caratteristiche dell’ambiente e del territorio.

Il patrimonio culturale di Treccani

Ogni attore coinvolto mette sul piatto il suo know-how per formulare un discorso più complesso e strutturato: c’è il grande patrimonio culturale di Treccani, il sistema di conoscenza sulle Indicazioni Geografiche della Fondazione Qualivita, la capacità di Eataly di creare un dialogo con i consumatori su scala globale e la rappresentanza istituzionale del mondo dei Consorzi di Tutela Federdoc e Origin Italia. L’obiettivo de “I capolavori a denominazione di origine” è quello di promuovere il Made in Italy agroalimentare a livello globale, ma soprattutto formare un consumatore sempre più consapevole, partendo dall’Italia per coinvolgere progressivamente gli altri store di Eataly all’estero.

La scelta è quella di promuovere l’Italia a partire dalla cultura enogastronomica attraverso un progetto nuovo e come sottolinea Riccardo Ricci Curbastro – Presidente Federdoc: “un progetto ambizioso, frutto di una collaborazione sinergica quanto mai necessaria nel comparto eno-agroalimentare nazionale, che intende valorizzare e mettere a sistema gli elementi fondanti di un patrimonio culturale unico al mondo”.

Le parole di Teresa Bellanova

Un patrimonio che questa nuova alleanza ha l’obiettivo di organizzare in un ecosistema crossmediale, facendo emergere le molteplici esperienze del mondo rurale italiano, al fine di renderle un patrimonio culturale accessibile al nostro Paese e al resto del pianeta. C’è sempre più bisogno di cultura del cibo e proprio partendo da ciò che affascina di più si riesce a promuovere il nostro paese e il suo immenso patrimonio di gusto, di bellezza, di arte e natura. L’agroalimentare rappresenta la prima filiera dell’economia italiana, con 538 miliardi di euro di fatturato, pari al 25% del Pil nazionale, e il secondo comparto per volumi di export, con 44,6 miliardi di euro.  E come la ministra Teresa Bellanova afferma: “Il made in Italy parla al mondo così: cibo di eccellenza, territori di grande bellezza, cultura enogastronomica, distribuzione di qualità. Un biglietto da visita che ci rende forti anche in questo momento difficile, spingendoci ancora di più a sostenere e valorizzare questo patrimonio così unico, frutto del lavoro e dell’impegno di tantissime donne e uomini a cui va il nostro grazie”.

Come il Dpcm colpisce il settore agro-alimentare

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Sono circa 128mila i bar, i ristoranti, le pizzerie e gli agriturismi chiusi nelle 6 regioni arancioni e rosse determinate dal nuovo Dpcm. Il lockdown costa 2,7 mld e colpisce 4 locali su 10 in italia.

La serrata imposta dalle misure anti contagio contenute nel nuovo Dpcm riguarda regioni dove il consumo alimentare è molto diffuso fuori casa e colpisce quasi 4 locali su 10 (38%) di quelli esistenti in Italia compresi oltre 5mila agriturismi.

L’analisi della Coldiretti

Nelle regioni rosse e arancioni individuate con il nuovo Dpcm la ristorazione viene praticamente azzerata dalle limitazioni imposte dall’ultimo DPCM per frenare l’ondata di contagi. Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulle conseguenze dell’entrata in vigore del nuovo DPCM. Lombardia e Piemonte rappresentano oltre la metà (58%) delle strutture colpite dalle misure più restrittive sul fronte dei consumi fuori casa, mentre il resto è concentrato fra Puglia, Sicilia, Calabria e Valle d’Aosta.

In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le limitazioni alle attività d’impresa devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione in un settore chiave del Made in Italy.

Limitazioni permangono però anche nel resto del territorio nazionale non compreso nelle due fasce più critiche dove le attività di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite solo dalle ore 5,00 alle 18,00 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22,00 della ristorazione con asporto.

Smart working e pochi soldi fanno volare il low cost del food

Volano gli acquisti di cibo low cost con i discount alimentari che fanno segnare un balzo dell’8,6% nelle vendite rispetto allo scorso anno. “Una situazione che – è il commento in una nota di Coldiretti – evidenzia la situazione di difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che per risparmiare  orientano le proprie spese su canali a basso prezzo e su beni  essenziali come cibi e bevande, nel tempo del Covid”.

“Le vendite degli alimentari infatti – precisa Coldiretti – non  diminuiscono su base mensile e annua. Esse contribuiscono a mantenere positivo l’andamento delle vendite nel commercio al dettaglio. Un andamento sostenuto anche dal crollo dei consumi fuori casa, in bar, ristoranti e mense per la  preoccupazione del contagio. Lo smart working e le minori disponibilità economiche hanno favorito, infatti, l’acquisto di alimenti da consumare tra le mura domestiche”.

Le eccellenze italiane in difficoltà

La chiusura del canale Horeca, causa Covid, crea enormi difficoltà a tutta la filiera alimentare, l’allarme lanciato da Italia Olivicola e Consorzio del Prosciutto di Parma.

La crisi di ristoranti, bar, alberghi, causa Covid, ha comportato, da marzo ad oggi, un notevole incremento della quantità di olio extravergine d’oliva italiano in giacenza. Urgono interventi del governo per sbloccare il mercato e aiutare i produttori in difficoltà, a partire dalla pubblicazione del Bando Agea da 20 milioni per l’acquisto di olio extravergine d’oliva 100% italiano della campagna scorsa da destinare agli indigenti.

E’ il grido d’allarme lanciato da Italia Olivicola, all’indomani della pubblicazione del report “Frantoio Italia” dell’Icqrf sulla situazione complessiva in Italia, fotografata in base ai dati contenuti sul registro telematico dell’olio. Rispetto allo stesso periodo del 2019, infatti, lo stock di olio extravergine d’oliva italiano è salito a 42.904 tonnellate con un incremento super (+85,9%). Puglia, Toscana, Calabria e Umbria hanno in giacenza il 67,5% dell’intero stock nazionale, mentre a livello di oli Dop, che rappresentano il 4.1% della giacenza totale in Italia in questo momento, le cisterne di Dop Terra di Bari sono quelle che occupano più spazio con il 44.9%.

Alla vigilia dell’inaugurazione della “Settimana del Prosciutto italiano Dop”, Claudio Leporati, responsabile Marketing Italia del Consorzio del Prosciutto di Parma, ha tracciato con Adnkronos/Labitalia, un primo bilancio dell’andamento delle vendite di uno dei prodotti d’eccellenza del made in Italy, colpito dalle conseguenze della pandemia come tutto il settore agroalimentare.

“Sicuramente siamo stati toccati in modo significativo anche noi, c’è stato un calo dei consumi che  abbiamo stimato intorno al 30%, legato al lockdown, alla chiusura dei  ristoranti e di tutto il canale Horeca, ma anche al banco taglio che è stato parzialmente, ma solo parzialmente, sostituito dal consumo del  prodotto preaffettato. Abbiamo avuto grande difficoltà, sia in Italia e sia soprattutto all’estero dove il nostro prodotto spesso viene consumato nel mondo della ristorazione. Quindi, queste chiusure ci hanno danneggiato in modo significativo”.

Alimenti autunnali, quali consumare? Eccone 5!

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È arrivato l’autunno. Stagione che porta via gli strascichi dell’estate, che ci fa tirare fuori i maglioni, le felpe e la legna per accendere il camino. È forse il periodo che ci riporta un po’ tutti più dentro casa e, perché no, a sperimentare ai fornelli. Generalmente, in estate, complice il caldo e la frequente umidità, troviamo tutti difficile passare molto tempo in cucina, rimandando parecchie idee culinarie all’arrivo dei primi freddi. Molte di queste idee spesso includono alimenti che è possibile acquistare e dunque consumare solo in questo determinato periodo dell’anno.

Inoltre, in un momento del genere, dove siamo avvolti da una drastica incertezza sul futuro dovuta alla diffusione incontrollata di un virus che pensavamo di esserci lasciati alle spalle, probabilmente molti di noi preferiranno mangiare più spesso dentro casa.

È perciò opportuno citare cinque alimenti caratteristici del periodo autunnale. Si tratta di cibi molto versatili in cucina ma che sono soprattutto molto preziosi dal punto di vista nutrizionale.

Eccoli di seguito:

  1. Zucca: è forse l’emblema dell’autunno. Negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale di utilizzi in cucina. Sembra che si sposi con tutto, carne, formaggi, paste, risotti. Ma che parametri nutrizionali presenta?

La zucca è un alimento con potere calorico bassissimo, pari a circa 15-20 kcal per 100g di prodotto. È evidente dunque che la sua composizione è prevalentemente acqua, seguita da una piccola percentuale di carboidrati, con grassi e proteine praticamente inesistenti. È però importante il contenuto di carotenoidi, fondamentali precursori della vitamina A e quello di sostanze minerali come potassio, ferro e fosforo.

  1. Funghi: quante pappardelle, quanti risotti, quanta fretta di andare a comprarli quando arriva l’autunno.

Anche per quanto riguarda i funghi l’apporto calorico che l’organismo ne trae è davvero limitato. È perciò possibile consumarli in quantità più o meno elevate a seconda delle proprie necessità nutrizionali.

I funghi, in particolare i tanto amati porcini, apportano importanti quantità di sali minerali e vitamine, specialmente la tanto discussa vitamina D. Ricordate quando ci raccomandavano di esporci al sole per favorire la produzione endogena di vitamina D? Bene, possiamo farne scorta anche in autunno-inverno, quando l’esposizione del nostro corpo al sole è per forza di cose molto ridotta.

  1. Castagne: quante volte le abbiamo sentite scoppiettare nel forno o le abbiamo comprate calde per strada. Ma hanno anche benefici sulla salute? Assolutamente sì.

Le castagne apportano buone quantità di minerali come potassio e fosforo, oltre a un’importante quantità di vitamina B2 e vitamina B9, fondamentale per la salute cardiovascolare del nostro organismo.

  1. Uva: “Se il vino non lo reggi l’uva magnatela a chicchi”. Tipico modo di dire romano solitamente usato in argomentazioni del tutto distanti da tematiche riguardanti la salute, ma che si può in questo caso sfruttare al meglio. Sì, perché l’uva consumata a chicchi è un frutto dal grande potere saziante, visto il suo elevato contenuto di acqua (circa 80%). Come tutti gli alimenti della categoria il contenuto di zuccheri è medio-alto, ma il contenuto di vitamina A, B e C presenti ne giustifica un consumo moderato.
  2. Tartufo: alimento tra i più amati dalla popolazione. Ha un costo piuttosto elevato ma il suo profumo risulta talvolta irrinunciabile quando arriva l’autunno e i piatti ne richiamano almeno una grattugiata.

Lasciando da parte le qualità organolettiche del tartufo, l’apporto calorico è di circa 30-33 kcal per 100 g di prodotto. Per quanto riguarda i micro nutrienti invece, si tratta di una buona fonte di minerali importanti come calcio e magnesio.