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Settembre 2020

Sorsi di benessere

Sorsi di Benessere, ricette liquide per stare in forma e di buon umore

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Settembre è il mese della ripresa delle attività, un rimettersi in moto dopo la pausa estiva, dopo lo stacco mentale che ognuno di noi si prende dal quotidiano e dal lavoro, ma anche uno stacco fisico da ogni regola che ci imponiamo durante l’anno. Le vacanze non hanno orari e non hanno regole, soprattutto alimentari. Non c’è dieta che tenga, ma scoperte gastronomiche, serate conviviali, colazioni tipiche, aperitivi in spiaggia o merende ad alta quota. Qualsiasi vacanza abbiamo fatto, il buon cibo ci ha sempre fatto compagnia e si sa che al rientro a farci compagnia sarà qualche chilo in più.

Ecco comparire in ognuno di noi buoni propositi di diete e palestre per rimediare. Ma senza essere drastici o avere rimorsi, perché mangiare bene e scoprire la cultura enogastronomica del nostro paese è un atto dovuto a cui non bisogna rinunciare, cerchiamo di trovare la soluzione migliore, quella che fa bene alla salute.

Tra i tanti rimedi qualcosa di originale, colorato e sfizioso lo propone Angelica Amodei nel suo libro “Sorsi di benessere – Smoothie, estratti e acque della salute”. Quale soluzione migliore se non depurare il nostro organismo in modo naturale con liquidi e vegetali di ogni tipo?

Sorsi di benessere

Il progetto

Angelica Amodei, giornalista che da sempre si occupa di benessere e sana alimentazione, da questo punto di vista è una vera figlia d’arte (la mamma è Rosanna Lambertucci), nei mesi di lockdown, lavorando da casa e trascorrendo più tempo in famiglia ha avuto modo di “sperimentare” insieme alla figlia e studiare le sue ricette e i loro benefici. Così dopo un estratto, uno smoothie e una centrifuga nasce l’idea di una raccolta di utili ricette, raccolte nell’Ebook dalla casa editrice Over Edizioni e che come ci tiene a sottolineare: “Non sono ricette improvvisate. Prima le penso, poi le provo, poi le scrivo. E per scrivere questo libro sono stata affiancata dal nutrizionista Corrado Pierantoni, che ha curato la prefazione, perché questo non vuole essere solo un testo di ricette, ma vogliamo spiegare anche i benefici di questi succhi diversi sull’organismo e valorizzare al massimo le proprietà di certi vegetali. Per esempio è importante combinare gli alimenti, mescolando per esempio sempre frutta e verdura. Questo permette di avere un equilibrio glicemico. Ideale, per chi controlla il peso, è scegliere almeno metà frutta e metà verdura. Anche abbinare semi o latti vegetali”.

Sorsi di benessere

Le ricette

E se il corpo è fatto per il 65 per cento di acqua e l’acqua serve per essere puliti dentro e belli fuori come recita il claim di un celebre spot, in questo libro di 56 pagine troviamo una serie di ricette e combinazioni tra frutta, ortaggi e superfood che con fantasia ci aiuteranno a prenderci cura del nostro organismo.

Ho pensato di inserire i cosiddetti superfoood, spesso meno noti ma con grandi di virtù. La rodiola aiuta a contrastare la fame nervosa, l’alga spirulina è un potente depurante. Il kefir è un grande alleato dell’intestino” ci ricorda Angelica.

Perché attraverso smoothies, centrifugati, estratti, acque aromatizzate possiamo rifornire l’organismo di preziosi nutrienti, come vitamine e sali minerali, di cui il nostro corpo spesso stressato, stanco o di malumore ha sempre bisogno.

Le acque della salute

Quelle che Angelica chiama le acque della salute sono sane formule alchemiche, fatte di tanto colore, dolcezza e gusto. Succhi vegetali e naturali che ci aiutano a depurarci, contrastando i tanto pericolosi e sempre citati radicali liberi, ma anche capaci di rinforzare l’organismo e di dargli tonicità ed energia, combattere la stanchezza fisica e mentale e perché no anche il malumore.

Quindi convertirsi ai “Sorsi di benessere” porta dei gran vantaggi come ci fa notare l’autrice: “Proprio vero, attraverso i succhi, quindi cibo liquido, assimiliamo meglio i nutrienti. E idratiamo l’organismo facendo un pieno di vitamine e sali minerali. I bambini, per esempio, che spesso non amano troppo frutta e verdura in un bicchiere possono davvero assumere tanti nutrienti importanti. Unendo anche il latte possono fare una colazione completa”.

Un manuale per il corpo

Ogni pagina propone il suo mix di frutta e verdura, una combinazione che mette insieme tutti gli elementi per dare all’organismo ciò che gli serve, semplicemente bevendo, ed eliminando scorie e tossine.  Quindi se siete sportivi e avete bisogno di una ricarica pre o post allenamento, se volete depurarvi, se state affrontando una dieta o avete voglia di bere qualcosa di nutriente e diverso convertitevi agli estratti e alle centrifughe.  E se spesso si viene presi dalla pigrizia o dalla mancanza di fantasia ricordiamo che “Sono talmente benefici che vale la pena spendere 5 minuti per prepararli e 5 per pulire il nostro elettrodomestico. Pensiamo a lavare, pulire, bollire, ripassare una verdura, è più veloce fare un estratto, che ci regala anche tanto benessere!

Un manuale utile per il corpo, ma anche per lo spirito da quanto ci racconta Angelica Amodei: “Questo eBook è legato a momenti di condivisione con mia figlia durante il lockdown. Li provavamo insieme. Mi assisteva, inseriva lei gli ingredienti, momenti nostri belli, malgrado il momento drammatico. Io e lei: indimenticabili. Il nostro mix preferito? Latte di cocco, mirtilli e menta, lo adoro!”.

Sorsi di benessere

Pasta Excellence

Pasta Excellence 2020: l’evento che valorizza la pasta artigianale

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La pasta come punto di ripartenza

Chi dice pasta dice Italia, dice famiglia, sicurezza e, come ci piace chiamarli negli ultimi, anni dice comfort food. Mai come in questo periodo di ripartenza abbiamo bisogno di quelle pietanze che riuniscano le persone a tavola. Certo poi con la pasta sono stati inventati piatti complessi e ragionati, e chissà quanti altri ce ne saranno, ma pensandolo come alimento a se stante non vi è nulla di più autentico ed efficace.

In quest’ottica quale miglior evento (altro settore in forte ripartenza) se non uno che celebri l’artigianalità della pasta italiana? A Roma, presso il Coquis, il 3 e 4 Ottobre si svolgerà il Pasta Excellence 2020.

Breve riflessione sui pastifici artigianali

L’obiettivo dell’evento è per l’appunto la valorizzazione della pasta artigianale. Un movimento che prende sempre più piede non solo nelle cucine dei ristoranti, ma anche nel consumo quotidiano delle famiglie italiane.  Un movimento che punta tutto su un prodotto finale realizzato con materie prime Made in Italy. Tutt’altra cosa rispetto alla pasta industriale, prodotta con grani e farine estere super trattati; causa del numeroso aumento di intolleranze e allergie al glutine.  Un prodotto troppo spesso spacciato e acquistato inconsciamente all’estero come simbolo della cucina del Bel Paese. E, ancora, troppo spesso consumato nelle nostre case.

Concetti più volte ribaditi negli ultimi anni, ma sempre bene rinnovare anche per dare la giusta importanza a un evento come questo.

Pasta Excellence

L’evento Pasta excellence 2020:  contenuti e protagonisti

Abbiamo voluto fortemente questo evento – afferma l’ideatore Pietro Ciccotti – soprattutto in considerazione del difficile momento storico che stiamo attraversando causato dalla pandemia. La formula è quella che sino ad ora ci ha caratterizzati e premiati: una piazza d’affari per professionisti del settore aperta al pubblico, espositori attentamente selezionati, una folta rappresentanza dei migliori chef italiani protagonisti di cooking class e cooking show, e una tavola rotonda che discuterà sulle tematiche della pasta per un confronto tra esperti”.

Un evento, quindi, che tiene conto delle diverse esigenze che ruotano attorno a un prodotto agroalimentare: il dialogo tra esperti sull’etica e l’economia del prodotto; la scoperta di nuove realtà che rappresentano l’eccellenza della pasta artigianale e ultima, ma non per importanza, imparare a cucinarla, ma soprattutto mangiarla! In particolare si svolgeranno lezioni sui diversi formati di pasta e su come valorizzarli e sui primi della tradizione. Appuntamento particolare, invece, quello sul Cinefood, dove 11 chef abineranno una ricetta a 11 pellicole d’autore. Ovviamente sarà un piatto di pasta.

Le aziende che parteciperanno all’evento sono:

  • Pastificio Secondi (Roma)
  • Nutrievo (Putignano BA)
  • Pasta Armando (Flumeri AV)
  • Vallillo (Ripalimosani CB)
  • Terre Sane (Ripi FR)

30 saranno gli chef chef della capitale che metteranno la propria arte al servizio di queste eccellenze. Marco Carloni (Osteria dell’Orologio), Luciano Monosilio (Luciano cucina italiana), Giuseppe Di Iorio (Aroma restaurant), Pierluigi Gallo (Giulia Restaurant), Arcangelo Dandini (L’Arcangelo), Roberto Campitelli (Osteria di Monteverde), Andrea Pasqualucci (Moma) e tanti altri.

Ingresso solo su prenotazione dalle 12.00 alle 19.30 come ultimo ingresso.

Pasta Excellence

Pasta Excellence

Agroecologia

Perchè l’Agroecologia conviene alle piccole e medie aziende agricole

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L’aumento della produzione e della produttività hanno dominato per lungo tempo l’attività agricola in Europa e adesso il bilancio è negativo. L’agroecologia è una delle possibili soluzioni.

L’uso massivo di pesticidi, fertilizzanti, irrigazione, aratura intensiva e sistemi di mono-coltura su larga scala sono stati spesso la causa del degrado dei sistemi suolo e acqua, dell’erosione e della salinizzazione di alcune aree e della perdita di biodiversità. Inoltre l’aumento di eventi meteoroligici estremi, inclusi siccità prolungata e inondazioni, hanno dato un nuovo valore al tema della resilienza del sistema produttivo.

La soluzione spesso proposta riguardante la messa a punto di nuove varietà resistenti agli stress ambientali non è risolutiva se non viene affrontato il tema della diversificazione e delle pratiche di gestione.

Gli approcci dell’agroecologia, e in particolare il tema della diversificazione, assicurano la produttività a lungo termine attraverso il ripristino della biodiversità e dell’intera gamma delle funzioni eco-sistemiche che sostengono la produzione alimentare e il benessere umano (cioè l’acqua pulita, la circolazione dei nutrienti e la regolazione climatica).

Maggiore produttività e sicurezza alimentare

Ricorrendo a tecniche conoscitive proprie dell’approccio agro-ecologico, gli agricoltori possono ridurre in maniera significativa la necessità di apporti che esulano dal mondo agricolo.

L’agricoltura contadina, che rappresenta una delle espressioni più significative dell’agricoltura familiare, quando quest’ultima è riferita ad aziende di piccole dimensioni, è una forma antica di coltivazione dei campi e di allevamento degli animali che ha rischiato di scomparire a causa della concorrenza dell’agricoltura industriale e intensiva.

Ma oggi l’agricoltura contadina suscita un rinnovato interesse in chi vorrebbe tornare alla terra e nei consumatori più attenti alla qualità degli alimenti, inoltre, sia quando si configura come attività prevalente che quando si configura come attività integrativa, essa rappresenta una risorsa importante in termini di auto-occupazione e di auto-sostentamento. Essa si è salvata laddove è riuscita a mantenere produzioni e trasformazioni di nicchia, legate alle tradizioni locali o, nel caso di riconversione delle aziende, alle produzioni biologiche e biodinamiche.

L’agroecologia mira a portare l’agricoltura industriale verso un paradigma agricolo alternativo che incoraggia la produzione alimentare locale/nazionale delle piccole aziende agricole familiari basata sull’introduzione di soluzioni innovative a livello locale, sulle risorse disponibili e sull’energia solare.

Le implicazioni

Questo implica che i contadini abbiano accesso a terra, sementi, acqua, credito e mercati locali, anche attraverso la creazione di politiche di sostegno economico, incentivi finanziari, e opportunità di mercato.

Essa, dunque, rafforza il tessuto produttivo delle piccole imprese agricole, rendendole autonome dall’ingerenza della grande distribuzione; in secondo luogo si basa sul collante della comunità e infine propone nuove tecniche agricole sostenibili e durevoli.

L’agro-ecologia favorisce, quindi, le piccole e medie aziende agricole e i contesti di sviluppo rurale locale per la sovranità alimentare. Dimostra una produttività maggiore dei sistemi convenzionali, fornendo maggiore ricchezza anche qualitativa e differenziazione delle produzioni.

Miglioramento degli eco-sisitemi

Parlare di agroecologia significa oggi parlare di un’agricoltura resiliente e cioè di un sistema che soddisfa sia i bisogni alimentari sia quelli di sviluppo a breve e a lungo termine, senza destabilizzare il sistema terrestre. Essa cerca in modo specifico non solo persistenza, ma anche cambiamenti adattativi o addirittura le trasformazioni necessarie per soddisfare le condizioni ambientali in evoluzione e le necessità umane.

Tra i meccanismi possibili per incoraggiare questo adattamento, nell’agroecologia vi sono una serie di pratiche sostenibili che mantengono il capitale naturale e sociale, regolano i servizi eco-sistemici e promuovono l’auto-organizzazione sociale.

Infine, l’agroecologia, basandosi sull’applicazione integrata e congiunta di una serie di principi e tecniche che mirano a produrre quantità maggiori di cibo e altri biomateriali, riesce al contempo a mantenere o migliorare lo stato degli ecosistemi e la loro capacità di fornire i servizi eco-sistemici per il sostentamento della vita.

Agroecologia

L’Agroecologia come alternativa attuabile e sostenibile all’agricoltura industriale

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L’Agroecologia, il nuovo paradigma che coniuga ecologia e agricoltura, può essere la risposta a molte sfide.

Grazie ad una serie di principi e di pratiche che migliorano la resilienza e la sostenibilità dei sistemi alimentari e agricoli preservando al tempo stesso l’integrità sociale è possibile coltivare cibi sani nel rispetto della biodiversità, delle comunità e dell’efficienza energetica. Stiamo parlando dell’agroecologia, che secondo la definizione elaborata dalla FAO “è un approccio integrato che applica simultaneamente concetti e principi ecologici e sociali alla progettazione e alla gestione dei sistemi alimentari e agricoli. Cerca di ottimizzare le interazioni tra piante, animali, esseri umani e ambiente tenendo conto degli aspetti sociali che devono essere affrontati per un sistema alimentare sostenibile ed equo”.

Attraverso la sua dimensione ambientale, e tramite l’applicazione di principi che tendono a replicare gli ecosistemi naturali, l’agro-ecologia contribuisce alla costruzione di agrosistemi più complessi, aumenta la resilienza e la capacità dei sistemi di adattarsi ai cambiamenti climatici in contesti in cui i rischi climatici sono comuni.

Come incide sul sistema agroalimentare globale

Abbiamo già parlato di come l’agricoltura convenzionale determini una serie di impatti ambientali seri quali un sostanziale contributo alle emissioni di gas responsabili del riscaldamento globale, la perdita della biodiversità, la perdita di suolo e di materia organica, l’inquinamento idrico.

Inoltre la diminuzione degli insetti impollinatori mette a repentaglio molte produzioni agricole e lo stesso equilibrio e funzionamento degli ecosistemi naturali, e infine, la resistenza che i parassiti delle colture hanno sviluppato rispetto a migliaia di sostanze chimiche, inducono a riflettere su quale tipo di agricoltura sia possibile.

Ebbene l’agroecologia si propone come soluzione completa e radicale ai problemi del sistema agroalimentare globale. Essa mira a produrre quantità maggiori di cibo e altri biomateriali, e al contempo mantenere o migliorare lo stato degli ecosistemi e la loro capacità di fornire i servizi eco-sistemici per il sostentamento della vita.

Attraverso la dimensione ambientale, l’agroecologia aiuta quindi a costruire sistemi autosufficienti, sani e non inquinati che forniscono gamme di cibo, energia e altri elementi sani, diversificati e accessibili.

Un approccio innovativo

Questo approccio innovativo è caratterizzato da certificazioni biologiche, permacultura e agricoltura biodinamica. Inoltre un principio fondamentale è rappresentato dalla diversificazione dei sistemi agricoli. Grazie ai sistemi di coltivazione di due o più varietà in prossimità (tecnica della consociazione) e della combinazione di alberi e arbusti con le colture (tecnica della agro-forestazione) si possono ottenere vari e nuovi mix di colture.

In questo modo gli effetti positivi della biodiversità sulla produttività sono esaltati in virtù della complementarietà tra specie vegetali/animali, che si traduce in un migliore utilizzo di risorse quali radiazione solare, acqua e suolo, e nella regolazione naturale delle popolazioni di parassiti.

L’agro-ecologia a difesa della biodiversità

E’ opportuno ricordare, infatti, che il concetto di biodiversità definisce la diversità di tutte le forme di vita e degli ecosistemi, nonché le interazioni tra i singoli esseri viventi e gli ecosistemi, e la diversità genetica all’interno delle specie.

Un alto livello di biodiversità aumenta la robustezza e l’adattabilità di un ecosistema a eventi esterni come i cambiamenti climatici o le malattie e la diversità vegetale aumenta anche la produttività dello stesso ecosistema.

Per esempio, “è stato dimostrato che una maggiore biodiversità nei suoli migliora l’uso dell’acqua, l’assorbimento di nutrienti, e la resistenza alle malattie da parte delle coltivazioni”. Promuovendo la resilienza, la biodiversità, spesso agisce come “cuscinetto contro le crisi ambientali ed economiche”.

Dunque, i principi dell’agroecologia utilizzati nella progettazione e nella gestione degli agro-ecosistemi ne aumentano la loro biodiversità funzionale, che è parte integrante del mantenimento dei processi immunitari, metabolici e di regolazione fondamentali per la funzionalità dell’agro-ecosistema.

Frittata

25 Sfumature Gastronomiche: Frittata o Omelette

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In un’epoca dove la cucina declinata in tutte le sue varianti –  libri, programmi TV, siti web e blog, manifestazioni gastronomiche, corsi – la frequentazione dei ristoranti rimane senza dubbio la celebrazione più manifesta e diffusa. Un così elevato interessamento per il cibo non poteva che portare ad un’improvvisa proliferazione di tanti pseudo esperti gastronomici alla continua ricerca dei prodotti d’eccellenza, della pietanza griffata o, più semplicemente, alla riscoperta di piatti della tradizione. Ma da buongustai sappiamo proprio tutto sugli ingredienti o sulle pietanze che ordiniamo o che leggiamo più frequentemente senza incappare in amletici dilemmi? Ecco allora una breve guida, a puntate, sui dubbi più comuni riferiti ad alcuni prodotti o termini legati al gergo gastronomico italiano: oggi parliamo della differenza tra frittata e omelette e quella tra pancetta e bacon.

FRITTATA e OMELETTE

Nella FRITTATA gli ingredienti sono amalgamati con l’uovo cotto su entrambi i lati in maniera omogenea, in modo che non resti nessun residuo liquido. L’OMELETTE, invece, si prepara sempre con le uova, ma gli ingredienti sono aggiunti alla fine o a cottura quasi ultimata quando cioè l’omelette viene ripiegata su sé stessa da un lato. Le uova, a differenza della frittata, non devono essere perfettamente cotte ma ancora un po’ liquide all’interno. Se la frittata prevede l’utilizzo di uova, sale, pepe e farciture a piacere, nell’omelette può essere utilizzata una piccola quantità di latte o panna per un risultato finale più cremoso. La frittata può essere consumata fredda o tiepida mentre l’omelette va mangiata appena preparata per evitare che si secchi troppo.

PANCETTA e BACON

La PANCETTA si ricava dalla pancia del maiale. Viene quindi salata, speziata e stagionata. Può essere arrotolata o steccata e la sua stagionatura dura da 50 a 120 giorni. Il BACON, invece, richiede una preparazione diversa. Innanzitutto non si usa necessariamente la pancia del suino. Basti pensare che il nome deriva dall’inglese “bacoun” e fa riferimento al posteriore del maiale. Ancor’oggi, per produrlo, si ricorre in genere a diverse parti: oltre alla pancia, anche la schiena, i lombi, la gola e i fianchi. La carne, poi, viene lasciata in salamoia con spezie e aromi, essiccata per alcuni mesi e quindi cotta in forno, al vapore, bollita oppure affumicata. Si ha così il back bacon, di lombo e più magro; il jowl bacon, ottenuto con la gola (simile al nostro guanciale); il cottage bacon, ricavato alla spalla; lo slab bacon, proveniente da tagli minori laterali. Infine il bacon prodotto con la pancetta prende il nome di streaky bacon.

Vignaioli in Grottaferrata

Sei storie di vino con i Vignaioli in Grottaferrata

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I mesi di lockdown hanno visto nascere e rafforzarsi molte iniziative, come ad esempio quella ideata da sei vignaioli della città di Grottaferrata che hanno deciso di unirsi per dare vita all’Associazione Vignaioli in Grottaferrata, Storie di Vino! Una collaborazione attiva e partecipativa che si fonda su un concetto elementare: l’unione fa la forza.

Associazione Vignaioli in Grottaferrata

L’idea è di Tiziana Torelli, titolare dell’azienda Villa Cavalletti, soprannominata non a caso la “signora del vino”, unica donna del gruppo che con entusiasmo e caparbietà è riuscita a tirare le fila di questo progetto: “Se vogliamo ripartire più forti di prima è necessario creare un sistema di rete. Se vogliamo portare alla ribalta la cultura enologica del nostro territorio, i nostri prodotti, la nostra storia l’unica via percorribile è la sinergia”. Queste le dichiarazioni appassionate della presidente dell’Associazione, che è stata presentata ufficialmente lo scorso 14 settembre presso l’Abbazia di San Nilo, location suggestiva, ma ancor più ricca di un simbolismo importante per Grottaferrata.

La parola sinergia significa condivisione di valori e ideali, senso di appartenenza a un territorio, promozione e valorizzazione. E sono proprio il territorio, la sua storia, le tradizioni e le tipicità che vengono messi al primo posto, sono questi gli ingredienti protagonisti di una narrazione importante che serve a fare cultura, soprattutto quando si parla di vino.

Vignaioli in Grottaferrata

Il Logo

Gli obiettivi dell’associazione

L’associazione si propone, infatti, di promuovere la conoscenza dell’enologia e dei vini del territorio di Grottaferrata, intesi come espressione di cultura ed elemento essenziale alla proposta turistica del Paese. Tra i suoi principali obiettivi legati alla produzione c’è la promozione di iniziative inerenti all’economia circolare, sostenibilità in agricoltura e sostegno del settore vitivinicolo. Senza perdere di vista le attività con finalità di solidarietà sociale, di beneficenza e culturali.

Come dichiara Tiziana Torelli:La mission che ci siamo posti si riassume nelle parole, “storie di vino” che abbiamo adottato. In questi mesi il percorso è stato incentrato sul confronto e sul dialogo tra i ristoratori, i vignaioli e i commercianti del luogo che hanno sempre voluto porre l’accento sulla coesione tra le parti. Le nostre storie raccontate da più voci”.

Grottaferrata e i Castelli Romani

Grottaferrata è una cittadina nel cuore dei Castelli Romani, che si è voluta così ritagliare il suo spazio personale, il suo micro-universo, per mettere in evidenza cantine e ristorazione di qualità. Anche la ristorazione cittadina è coinvolta, a lei il compito di rappresentare il territorio attraverso le materie prime, ma soprattutto di essere portavoce di queste cantine e del loro lavoro. Una vera rivoluzione dal basso, la forza del localismo, che muove i passi con la consapevolezza la conoscenza del territorio serve alla crescita economica.

Le iniziative

Tutti gli imprenditori del vino hanno sottolineato il valore dell’unità di intenti all’interno del Frascati doc e la volontà di aprire sempre di più le cantine ai visitatori e ai turisti, vero volano del commercio nazionale e internazionale anche nel settore enogastronomico. I castelli Romani sono un territorio di grande ricchezza naturalistica, enogastronomica e storica e Grottaferrata le racchiude tutte nel suo piccolo, soprattutto dal punto di vista del vino e della sua produzione. “Siamo alle pendici dei Colli Albani – continua la presidente – tra il cratere del vulcano laziale e la Valle Marciana. Il vino è una delle sue produzioni peculiari. I vigneti sono una delle nostre ricchezze sia dal punto di vista paesaggistico del nostro territorio, che storico e culturale. Noi vogliamo proprio partire dalla vigna, raccontarne il lavoro, la storia, la qualità dei nostri prodotti, che non è ancora del tutto conosciuta. Il vino del Lazio ha vissuto alterne vicende, in particolari il Frascati, che solo ora tenta di recuperare la fama dei tempi d’oro grazie al lavoro appassionato di valorizzazione del territorio e basato su una qualità riconosciuta e ricercata. È necessario andare avanti e crescere, scrollandosi di dosso tutti i vecchi stereotipi”.

Vignaioli in Grottaferrata

Il cortile del Sangallo al tramonto

La presentazione del progetto

In un luogo denso di bellezza, arte e storia come l’Abbazia di San Nilo i sei vignaioli si sono presentati, raccontando la storia, le idee e il loro lavoro al pubblico presente, affiancati e sostenuti dalle istituzioni. Grande entusiasmo e sostegno da parte del Sindaco Luciano Andreotti, dell’assessore alle Attività Produttive, Gianluca Santilli e del consigliere delegato al Turismo, Alessandro Cocco, che sin da subito hanno risposto a questa sinergia con una collaborazione fattiva, sottolineata in questo momento ufficiale. A fare gli onori di casa l’abate Padre Francesco De Feo che ha sottolineato la consonanza di valori e significati del vino per la città come per l’abbazia: “un luogo millenario come millenaria è la cultura del vino”.

All’interno del cortile cinquecentesco del Sangallo, nel pieno rispetto di un protocollo di sicurezza, sono stati organizzati anche i banchi di assaggio lungo un percorso alla scoperta dei vini delle sei aziende associate: Capodarco, Castel de Paolis, Emanuele Ranchella, Gabriele Magno, Riccardo Magno e Villa Cavalletti.

Alimentazione bambini

Quanto è importante seguire una sana alimentazione sin da bambini?

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Negli ultimi decenni, la società moderna occidentale è sempre più colpita dalla problematica relativa alla scarsa abitudine di seguire una sana alimentazione, fondamentale per far funzionare la macchina del nostro organismo al meglio. I bambini e gli adolescenti sono spesso indifferenti ad un’alimentazione equilibrata: per noia, per mancanza di nozioni, ma soprattutto perché sono attratti dal cosiddetto “cibo spazzatura”, costituito principalmente da bevande zuccherate e da cibi venduti nei fast-food.

Di conseguenza, è compito dei genitori formulare norme e regole da rispettare, per non incorrere con l’avanzare dell’età in gravi problematiche di sovrappeso ed obesità infantile. Purtroppo però, può capitare che il genitore stesso non abbia una buona educazione alimentare da insegnare ai propri figli, o che il problema risulti essere la cosiddetta mancanza di tempo, di organizzazione o semplicemente di voglia.

La cattiva alimentazione

L’uomo degli anni 2000 è continuamente in ritardo e di fretta, gli impegni sono molteplici: lavoro, casa, famiglia e molto altro. Questo problema spesso non permette alla persona di prendersi cura di sé e di dare un buon esempio al bambino su come nutrirsi. Infatti, quando si è di corsa, cucinare alimenti sani ai fornelli e preparare un piatto sano risulta essere una perdita di tempo, portando così il genitore ad accontentarsi nel prendere un pezzo di pizza o un cibo precotto, facile da preparare in 5 minuti riscaldandolo in padella. L’industria alimentare è ovviamente andata incontro alla richiesta di “mancanza di tempo” del consumatore, presentando così molteplici opportunità: cibi precotti e cotti di ogni tipo, prodotti già lavati, tagliati e cucinati.

Per fortuna, nonostante buona parte del mondo occidentale si accontenti, un’altra fetta della società non ha smesso di prendersi cura di sé e dei propri figli giorno dopo giorno, nonostante gli impegni, non dimenticando cosa sia il cibo sano e prediligendo prodotti freschi, di stagione e prodotti a km 0. Oggi ci si può e ci si deve informare su cosa mangiamo, infatti è fondamentale imparare a leggere le etichette alimentari prima di acquistare un qualsiasi prodotto, piuttosto che soffermarci esclusivamente sulla pubblicità o sulla scritta, spesso ingannevole, sul fronte dello stesso.

L’educazione alimentare

L’educazione alimentare nasce da qui: saper scegliere tra le innumerevoli opportunità che ci offre il mercato, secondo le proprie esigenze e necessità, mettendole in pratica quotidianamente per noi e per la nostra famiglia. Le evidenze scientifiche in campo di nutrizione pediatrica sono in continua evoluzione. Particolare rilievo viene dato alla dieta nei primi mesi di vita come fondamentale supporto per la salute, attraverso una regolazione del microbiota intestinale, del sistema immunitario e del metabolismo.

Fin dalla nascita una dieta corretta dal punto di vista qualitativo e quantitativo può contribuire ad un regolare accrescimento, al mantenimento dello stato di salute psico-fisico ed alla prevenzione delle principali malattie croniche non trasmissibili nel bambino e nelle successive epoche della vita. L’alimentazione in età pediatrica ha inoltre un effetto cruciale sullo sviluppo del gusto e sulla prevenzione delle malattie allergiche ed immuno-mediate.

Le esigenze dell’organismo

L’educazione alimentare, quindi, pone le basi per un corretto regime dietetico, indispensabile all’organismo per il mantenimento dello stato di salute e di benessere. Le esigenze dell’organismo devono essere sempre soddisfatte, di conseguenza gli alimenti dovrebbero essere assunti con la consapevolezza del loro valore nutrizionale e del relativo apporto di sostanze nutritive e funzionali, allo scopo di trarre vantaggio dalle loro proprietà.

Per avere una corretta educazione alimentare, si dovrebbe tenere conto di alcune regole basilari dettate dalla famosa “piramide alimentare”, conosciuta come il grande pilastro della dieta mediterranea. Essa consiste in un vero e proprio schema piramidale suddiviso in settori orizzontali, dove vi sono inserite le varie categorie di alimenti da consumare. La frequenza di assunzione dei cibi rappresentati, diminuisce man mano che ci si avvicina al vertice.

La piramide alimentare

La base della piramide è costituita dall’esercizio fisico, dal bere acqua e dal giusto riposo, indispensabili all’organismo quotidianamente. Dal basso verso l’alto, troviamo: cereali integrali e grassi vegetali; frutta e verdura di stagione; frutta secca, pesce e carne bianca; latte, yogurt, formaggi magri ed infine, al vertice, cibi/bevande contenenti un’elevata quantità di grassi saturi e zuccheri, alimenti che dovrebbero essere assunti raramente e con razionalità. Zuccheri, alcolici, cereali raffinati e grassi rientrano in un gruppo di alimenti le cui calorie sono definite “vuote”, questo perché apportano molta energia ma pochissima qualità nutrizionale. La piramide alimentare aiuta a tenere in considerazione le giuste proporzioni dei macronutrienti da assumere quotidianamente: i carboidrati dovrebbero coprire il 45-65% del fabbisogno calorico giornaliero, le proteine il 10-30% ed i lipidi il 20-35%.

La dieta mediterranea

La dieta mediterranea ci insegna, quindi: di prediligere cereali integrali, poichè hanno un elevato potere saziante e di conseguenza forniscono energia per molte ore; di assumere abbondanti razioni di frutta e verdura, poiché, oltre a contenere una consistente quantità di sali minerali e vitamine, i vegetali freschi sono ricchi di fenoli e flavonoidi, che concorrono al mantenimento della salute dell’organismo. Infine, ci insegna a limitare il consumo di carne e derivati: un elevato consumo di carne rossa è associato a rischio di malattie cardiovascolari, di diabete 2 e tumore al colon. Riguardo gli insaccati c’è purtroppo da aggiungere che, spesso, sono prodotti composti da materie prime di qualità scarsa e su cui non è possibile alcuna forma di controllo da parte del consumatore. Fanno sicuramente eccezione il prosciutto crudo e la bresaola il cui sistema di produzione non consente sofisticazioni. Carni bianche e pesce contengono meno grassi saturi e più grassi insaturi. Il pesce è inoltre una ricca fonte di acidi grassi omega-3.

Sapendo distinguere le cattive dalle buone abitudini, saremo sicuramente più attenti al nostro stile di vita quotidiano ed avremo più accorgimenti a riguardo. Questo non significa che dobbiamo privarci di ogni cosa che non rispecchi il giusto ma, come già detto, sapremo gestire gli eccessi e goderci a pieno i peccati di gola, una volta ogni tanto.

Economia circolare

Integrazione dell’economia circolare nel settore dell’agro-food. Gli aiuti del Governo alle imprese.

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I problemi di sostenibilità dovuti all’esaurimento delle risorse, alla crescita demografica ed al cambiamento climatico hanno indotto le istituzioni e le imprese a intervenire a diversi livelli.

Il contributo che l’economia circolare può garantire alla rigenerazione del capitale naturale attraverso modelli operativi alternativi improntati alla progettazione tecnica dei materiali per massimizzarne l’utilizzo, è stato oggetto di particolare attenzione e studio in ambito istituzionale.

Non solo, anche le imprese hanno focalizzato la loro indagine sull’aiuto che il modello di economia circolare può fornire. Un contributo importante per tale studio è stato fornito dalle numerose start-up nate nell’ultimo periodo.

Esse hanno generato molte proposte innovative, soprattutto nell’ambito dell’agro-food, dove le start-up operano ponendo attenzione al rispetto degli SDGs (Sustainable Development Goals) e prefiggendosi come obbiettivo il miglioramento delle previsioni di consumo e la limitazione delle eccedenze alimentari.

Gli aiuti economici per le start-up

Un concreto aiuto alle giovani start-up ma anche alle imprese da anni in attività nel settore, per una maggiore integrazione del modello di economia circolare nel processo produttivo, può derivare dagli aiuti economici stanziati dal Governo.

Da novembre è possibile, infatti, presentare domanda per accedere alle agevolazioni per progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare.

Le misure stabilite dal Governo

Sono 210 milioni gli incentivi per progetti di ricerca e sviluppo delle imprese per la riconversione delle attività produttive, per sostenere l’innovazione nell’ambito dell’economia circolare.

Con la pubblicazione del decreto del 5 agosto il Ministero dello Sviluppo economico definisce i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazioni, in favore di progetti di ricerca e sviluppo, per la riconversione produttiva nell’ambito dell’economia circolare. Il provvedimento fa seguito al DM dell’11 giugno 2020 con cui il MISE stabiliva i criteri per l’accesso alle agevolazioni previste dalla legge n. 58-2019 di conversione del decreto Crescita.

Il decreto MISE

Il decreto MISE stabilisce che le agevolazioni sono concesse sotto forma di finanziamento agevolato, entro il 50% dei costi ammissibili, in presenza di un finanziamento bancario concesso a tasso di mercato a copertura di almeno il 20% delle spese ammissibili.

Al finanziamento si aggiunge un’ulteriore agevolazione sotto forma di contributo diretto alla spesa:

  • fino al 20% delle spese ammissibili per le imprese di micro e piccola dimensione,
  • fino al 15% per le imprese di media dimensione,
  • fino al 10% per le imprese di grande dimensione.

Le risorse disponibili, gestite nell’ambito del Fondo per la crescita sostenibile, ammontano a 155 milioni di euro, di cui 155 milioni per la concessione dei finanziamenti agevolati a valere sul Fondo rotativo per il sostegno alle imprese gli investimenti in ricerca (FRI) e 62 milioni per i contributi diretti alla spesa a valere sulle disponibilità per il 2020 del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

E’ possibile inoltre attivare ulteriori co-finanziamenti da parte delle Regioni e Province autonome come stabilito in sede di Conferenza unificata.

I progetti di ricerca e sviluppo

I progetti ammissibili alle agevolazioni devono prevedere attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, strettamente connesse tra di loro in relazione all’obiettivo previsto dal progetto, finalizzate alla riconversione produttiva delle attività economiche attraverso la realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo delle tecnologie abilitanti fondamentali relative a:

  1. innovazioni di prodotto e di processo in tema di utilizzo efficiente delle risorse e di trattamento e trasformazione dei rifiuti, compreso il riuso dei materiali in un’ottica di economia circolare o a «rifiuto zero» e di compatibilità ambientale (innovazioni eco-compatibili);
  2. progettazione e sperimentazione prototipale di modelli tecnologici integrati finalizzati al rafforzamento dei percorsi di simbiosi industriale, attraverso, ad esempio, la definizione di un approccio sistemico alla riduzione, riciclo e riuso degli scarti alimentari, allo sviluppo di sistemi di ciclo integrato delle acque e al riciclo delle materie prime;
  3. sistemi, strumenti e metodologie per lo sviluppo delle tecnologie per la fornitura, l’uso razionale e la sanificazione dell’acqua;
  4. strumenti tecnologici innovativi in grado di aumentare il tempo di vita dei prodotti e di efficientare il ciclo produttivo;
  5. sperimentazione di nuovi modelli di packaging intelligente (smart packaging) che prevedano anche l’utilizzo di materiali recuperati;
  6. sistemi di selezione del materiale multileggero, al fine di aumentare le quote di recupero e di riciclo di materiali piccoli e leggeri.

In particolare, vengono supportati i progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale delle imprese, anche in partenariato tra loro o con organismi di ricerca, di importo non inferiore a 500mila euro e non superiore a 2 milioni di euro, nei diversi settori dell’economia circolare individuati dal bando.

Filiera Corta

La filiera corta come acceleratore per un sistema alimentare sostenibile

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Scegliere il cibo la cui produzione, distribuzione e consumo rispetta l’ambiente, i diritti dei lavoratori e del consumatore è un’azione che va verso la sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Sin dall’inizio degli anni 2000, in tutta Europa si sono iniziate a verificare, nel settore agroalimentare, delle spinte verso uno sviluppo sostenibile. Le famiglie contadine cominciarono ad adottare pratiche per migliorare la loro qualità della vita seguendo strategie fondamentalmente diverse dall’approccio impiegato dai processi di modernizzazione.

Si è assistito, quindi, ad una riconfigurazione “di prossimità” con aziende che hanno scommesso sempre più su un modello di filiera corta sostenibile. Le aziende, infatti, si sono dedicate alla ricerca di soluzioni innovative nella prevenzione e gestione delle eccedenze alimentari adottando modelli di economia circolare che puntavano alla sostenibilità sociale e ambientale.

Cos’è e come funziona la “filiera corta”

La filiera agroalimentare è un sistema molto articolato, composto da materie prime, tecnologie, attività produttive, risorse e imprese che creano, trasformano e commercializzano i prodotti agroalimentari.

Si parla di filiera corta per indicare un sistema di distribuzione dei prodotti che utilizza un numero ridotto di attori, come ad esempio la filiera dei prodotti freschi. Di solito più corta è la filiera, più lo sviluppo delle economie locali viene promosso.

La filiera corta è un valore aggiunto per le aziende alimentari poiché, grazie ad essa, le aziende riescono ad assicurare un’altissima qualità dei prodotti. Ciò che viene venduto attraverso la vendita diretta o attraverso aziende a filiera corta è certamente fresco, non industriale, spesso più sano grazie all’uso contenuto di pesticidi o di prodotti conservanti strettamente necessari durante la lavorazione industriale.

I prodotti a filiera corta

I prodotti a filiera corta sono anche, molto spesso, espressione del territorio in cui nascono, quindi eccellenze gastronomiche o comunque prodotti che non vengono solitamente venduti nella grande distribuzione. Il binomio che si crea tra aziende e tessuto sociale circostante rende possibile una maggiore salvaguardia dell’ambiente ed un rafforzamento della biodiversità agricola.

Adottare il sistema della filiera corta del cibo significa dunque ridurre i passaggi tra produttore e consumatore; portare vantaggi al consumatore in termini di freschezza e qualità del prodotto; rientrare in contatto con molti ambiti del vivere quotidiano che sono collegati alla cultura del cibo come il legame con la natura; ridurre la necessità di ricorrere a lunghi trasporti inquinanti.

Risulta, dunque evidente, come nel concetto di “filiera corta” sia intrinseca oltre ad un’idea di prossimità geografica, anche e soprattutto una prossimità sociale che implica la capacità della catena di stabilire un canale di comunicazione tra produttore e consumatore.

La filiera corta a servizio dell’agricoltura urbana

Il concetto di prossimità intrinseco nella essenza del sistema di “filiera corta” è sempre più applicabile all’agricoltura peri-urbana. Lo sviluppo che ha interessato la filiera corta, durante questi anni, ha avuto un impatto importante anche in riferimento al recupero ed alla riqualificazione, in ottica di economia circolare, delle aree peri-urbane.

Le aree agricole peri-urbane si trovavano spesso in uno stato di diffuso degrado ed il loro recupero è stato fondamentale per l’ottenimento di un’agricoltura peri-urbana consistente e di qualità.

L’utilizzo della filiera corta nel settore alimentare può fornire risposte adeguate all’esigenza di produrre cibo più accessibile. Inoltre, la domanda di prodotti alimentari da luoghi vicini potrebbe contribuire a ridurne la destinazione energetica, con un effetto positivo sui prezzi alimentari. La valutazione ambientale, quindi, deve essere rigorosa e attenta, con un occhio anche ad altri aspetti, che vanno dalla biodiversità al paesaggio. Il consumo locale, in altri termini, non deve diventare una forma di chiusura e di protezionismo, ma una delle tante risposte che, integrate ad altre, possono contribuire a sviluppare comportamenti sociali ed alimentari più sostenibili anche nelle aree urbane.

Siamo un paese che fa acqua da tutte le parti

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In Italia si imbottiglia acqua minerale praticamente ovunque. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, nessuna regione esclusa. L’occasione per riflettere su questo argomento è stata una cena in uno splendido ristorante in provincia di Vicenza, dove mai mi sarei aspettato, pur avendo avuto modo, girando il mondo grazie alla mia professione, di scoprire menu e liste di vini di tutto rispetto e di grande creatività, di trovarmi di fronte ad una lista di acque minerali, ben studiata e ricca nella sua offerta.

Il consumo di acqua in bottiglia

Secondo i dati ufficiali dell’Annuario 2019-20 delle Acque Minerali pubblicato da Beverfood il nostro Paese è il primo in Europa e il terzo al mondo, dopo Messico e Thailandia, per consumo di acqua in bottiglia con una media di 221 litri l’anno a persona. In Italia operano circa 130 stabilimenti di produzione che imbottigliano oltre 250 marche diverse di acqua confezionata per un valore di vendite annuali di 1,98 miliardi di euro e un consumo di 9,43 miliardi di litri di acqua ogni anno. La preferenza per l’acqua minerale in Italia è storica. Un fondamento del valore sociale rivelato dell’acqua minerale è l’elevato valore soggettivo attribuito dai consumatori che negli anni, anche in tempi di crisi, ne hanno sempre e comunque aumentato il consumo, collocandola nel ristretto novero dei beni da non tagliare e sui quali, semmai, spendere qualche centesimo in più. Considerata buona, salutare e sicura, gli viene implicitamente riconosciuto il merito di rendere migliore la qualità della vita quotidiana, quella che per milioni di persone in fondo dipende anche dalla somma di tante piccole gratificazioni.

 

tipologia bottiglie tipologia acque minerali canali di vendita
plastica (PET) 82% lisce naturali 69% grande distribuzione 69%
vetro 16% frizzanti e leggermente frizzanti 17% dettaglio tradizionale

e consegna a domicilio 10%

boccioni, brik e lattine 2% effervescenti naturali 14% HoReCa

e distributori automatici 21%

Dallo schema sopra riportato emerge che nel mercato italiano l’83% dell’acqua confezionata è rappresentata da acqua minerale pura alla sorgente, mentre in altri Paesi una buona parte o addirittura la maggioranza dei consumi è appannaggio di acque confezionate trattate, cioè sottoposte a procedimenti di depurazione. Gli altri due dati interessanti indicano che 8 confezioni su 10 sono in plastica e 2 bottiglie su 3 sono acquistate nei punti vendita della grande distribuzione.

Il prezzo medio

Il prezzo medio di vendita è pari a 0,21euro/litro, uno dei più bassi a livello europeo. Per converso, un litro di acqua in bottiglia costa al consumatore come circa 250 litri di acqua potabile che sgorga dal rubinetto di casa propria. La principale voce di costo nel prezzo dell’acqua è quello del trasporto e come nel caso degli acquedotti, anche per quelle minerali ha poco senso dal punto di vista logistico il trasporto a centinaia di chilometri, se non in altre nazioni. Le acque meno costose sono quindi quelle imbottigliate a livello locale.

La differenza tra le acque

A differenza dell’acqua che sgorga dal rubinetto di casa, nelle acque minerali sono totalmente assenti i trattamenti di disinfezione, elemento che garantisce in molti casi una qualità migliore. La tipologia di acqua a ciascuno più adatta dipende dalla percentuale di anidride carbonica e dal residuo fisso, ossia la quantità di sali minerali espressa in mg/litro che rimane dopo avere fatto evaporare a 180°C un litro di acqua. Il diverso contenuto di residuo fisso rende ciascuna acqua più o meno indicata per differenti problemi di salute o tipologie di individui. Ad esempio, se un basso residuo fisso è indicato per casi di ipertensione, un più alto valore può favorire il reintegro di sali minerali negli sportivi.

quantità di residuo fisso classificazione delle acque
meno di 50 mg/litro minimamente mineralizzate
50-500 mg/litro oligominerali
500-1.500 mg/litro minerali propriamente dette (acque medio minerali)
più di 1.500 mg/litro fortemente mineralizzate

Le caratteristiche e le proprietà

Altri due importanti fattori sono il pH e i nitrati. Il primo è un valore compreso tra 0 e 14 che determina l’acidità o la basicità dell’acqua. Più il valore è basso, più la soluzione è acida (l’aceto di vino, ad esempio, ha un pH pari a 4) mentre se il valore è alto, la soluzione è basica (una soluzione di bicarbonato di sodio ha un pH 9).  Per le acque minerali si tratta comunque di valori che oscillano tra il 6,5 e l’8, mentre le acque che presentano valori diversi possono essere impiegate per scopi terapeutici e non per il consumo quotidiano. I nitrati, invece, sono dei sali stabili presenti sia nelle acque minerali che nei vegetali e nelle carni. Alte concentrazioni e valori di nitrati nell’acqua raccontano la presenza di un segnale di inquinamento, nel terreno, nell’aria, nell’ambiente circostante alla fonte. In Italia il limite di sicurezza di nitrati nelle acque potabili deve essere, secondo la legge, inferiore a 45 mg/l. Più il valore si avvicina allo zero, più l’acqua è definita pura.

Come per i vini, anche il mondo delle acque in bottiglia possiede le proprie peculiarità, ad eccezione, ovviamente, dell’invecchiamento e delle annate particolari. Esiste, infatti, una particolare tabella redatta dall’Associazione Degustatori Acque Minerali che abbina le principali marche di acqua in bottiglia presenti sul mercato italiano dagli antipasti, ai primi, ai secondi, ai formaggi fino ai dolci secchi e al gelato. Ad ogni pietanza corrisponde una particolare tipologia di acqua da abbinare. Proprio come succede con i vini.

La temperatura di servizio

L’acqua frizzante va servita ad una temperatura di 8-10°C utilizzando un bicchiere con apertura stretta, in maniera da trattenere il perlage più a lungo possibile, controllare il flusso del liquido sulle papille gustative e generare una sensazione di freschezza. Per le acque naturali si utilizza, invece, un bicchiere con il bordo rivolto leggermente verso l’esterno e una temperatura di servizio di 10-12°C. In ogni caso per apprezzare al meglio le qualità organolettiche dell’acqua, anche per il consumo domestico, è sempre opportuno optare per la versione in bottiglia di vetro.

L’acqua italiana

L’acqua italiana (frizzante) più famosa e presente nei migliori ristoranti di tutto il mondo, soprattutto di cucina italiana, è indubbiamente la S. PELLEGRINO prodotta nello storico stabilimento di San Pellegrino Terme (BG). All’estero è considerata come prodotto d’eccellenza del Made in Italy e non a caso nelle pubblicità su giornali, TV e internet viene descritta come “S. Pellegrino, live in Italian”.

Se in occasione delle mie frequentazioni di ristoranti assaggio parecchie tipologie di acque dai sapori e dalle provenienze più diverse (come per il vino, e per quanto possibile, cerco di ordinare anche l’acqua locale), la mia marca preferita è indubbiamente Vichy Catalan, una particolare acqua catalana molto diffusa in Spagna (è l’azienda leader nel settore delle acque frizzanti con una quota di mercato del 40%). Dal gusto leggermente salato dovuto alla notevole presenza di sodio e bicarbonato, sgorga da un’antichissima fonte termale nei pressi di Caldes de Malavella in Catalogna. Si apprezza al meglio nella versione in bottiglia di vetro da 0,25 l come acqua “da aperitivo” o “da meditazione”.