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Gennaio 2020

Bavarese

Glossario Gastronomico: dalla Bavarese alla Besciamella

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Il Glossario Gastronomico è un “kit di pronto soccorso” per frequentatori assidui di ristoranti, una raccolta di 750 termini per aiutare a comprendere meglio il linguaggio utilizzato nel mondo della ristorazione, ma anche per fornire in poche righe informazioni e curiosità su alcune parole, materie prime, preparazioni e piatti-simbolo della tradizione gastronomica italiana che normalmente compaiono nei menu.

Le parole della ristorazione: dall’Abbacchio alla Zuppa Inglese” di Roberto Mirandola è un libro utile e dettagliato che consente al lettore di potersi orientare al meglio in un ambito fatto di definizioni, materie prime, tecniche di cottura e ricette tradizionali. Periodicamente pubblicheremo sulle pagine di Radio Food alcuni termini, per scoprire il significato dei termini più ricorrenti utilizzati da chef, sommelier, critici e ristoratori.

Glossario Gastronomico: i termini

Bavarese: molto simile al budino, è un dolce composto da crema inglese e panna montata amalgamate con gelatina (o colla di pesce) completato con vaniglia, cioccolato, caffè o frutta. “Bavarese” è da usare al maschile, in quanto deriva dal francese “bavarois”. La “bavarese” – al femminile – si riferisce, invece, ad una bevanda di origine tedesca a base di tè, latte e liquore importata in Italia nel ‘700 da alcuni cuochi francesi all’epoca al servizio della casa regnante di Baviera.

Bazzotto (o Barzotto): chiamato dai francesi “oeuf mollet” è la cottura dell’uovo dove il tuorlo rimane semiliquido. Servito sia caldo che freddo è, inoltre, ideale per farcire arrosti e polpettoni oppure per piatti al gratin in quanto, non essendo del tutto rappreso, l’uovo può subire una seconda cottura.

Bellavista (In): preparazione fredda di grossi crostacei (aragosta o astice), pesci (salmone o trota) o anche molluschi che consiste nel presentare la vivanda coperta e decorata con della gelatina arricchita da una guarnizione di altri alimenti come verdure intagliate, uova sode, ciuffi di crescione o prezzemolo. Il termine “bellavista” è l’italianizzazione di Belleuve, il castello di Jeanne Antoniette Poisson – Marchesa di Pompadour – dove era solita ricevere Re Luigi XV di Francia con sontuosi pranzi da lei stessa preparati.

Bergese (Alla): salse, antipasti, primi, minestre, carni, pesci, crostacei, molluschi, contorni, ripieni, quenelle, uova, crêpe, soufflé, insalate, dolci, prodotti di pasticceria, variazioni su temi classici, ricerche raffinate di sapori, tutto (ri)creato da Giacomo “Nino” Bergese (1904-1979) conosciuto anche come – Il cuoco dei re, il re dei cuochi –. Le sue 520 migliori ricette sono raccolte nel libro “Mangiare da re”. Assieme a Peppino e Mirella Cantarelli sono i padri indiscutibili della ristorazione italiana moderna.

Besciamella: una delle salse di base della cucina italiana e francese, ma diffusa anche nel mondo anglosassone con il nome di salsa bianca. La preparazione attuale consiste nel versare un roux nel latte caldo – se si tratta di un roux freddo – o latte freddo – se il roux è caldo – e portare ad ebollizione in maniera che la salsa addensi e veli il cucchiaio.

Bianco (In): alimenti cotti senza grassi e/o spezie, generalmente lessati o preparati al vapore. Una volta cucinati si condiscono con olio e succo di limone. Con questo termine si definisce anche il condimento per la pasta o il riso a base di olio d’oliva extravergine e, a piacere, con l’aggiunta di una grattugiata di Grana.

Beviamoci Sud

Beviamoci Sud: i grandi vini rossi del Sud a Roma

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Quel rosso intenso simbolo della passione della gente del Sud, che sarà in assoluto protagonista di un evento speciale. Sabato 1 e domenica 2 febbraio arriva nella capitale la I edizione di BEVIAMOCI SUD, primo Festival dei Grandi Rossi Del Sud. 

Dopo due edizioni di “Aglianico a Roma”, l’agenzia Riserva Grande, Luciano Pignataro ed Andrea Petrini (Percorsi di Vino), ideatori di questo nuovo format, hanno deciso di ampliare ulteriormente la sfida creando per la prima a volta a Roma il primo festival dei vini rossi del Sud Italia.

Gli organizzatori

Dopo due edizioni di Aglianico a Roma – dichiara Andrea Petrini, promotore dell’evento assieme a Riserva Grande e Luciano Pignataro – crediamo sia arrivato al momento giusto di portare nella Capitale tutti i grandi vini rossi del Sud e non soltanto una piccola rappresentanza. È tempo che tutti i wine lover romani abbiano una manifestazione dove possano degustare tutte le eccellenze vinicole nostro Meridione che è culla di grandi vini intrisi di storia, cultura e territorialità unica al mondo. Siamo davvero orgogliosi di questo evento che segnerà un ulteriore passo per incrementare la conoscenza del vino a Roma”.

L’appuntamento per operatori ed appassionati è per questo prossimo weekend (sabato 1 febbraio, dalle 14 alle 20, e domenica 2 febbraio 2018, dalle 11 alle 19) presso il Radisson Blu Hotel dove tra banchi di assaggio e seminari tematici, si potranno scoprire e degustare oltre 200 vini rossi provenienti da Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e anche un po’ di Lazio con una piccola delegazione di vignaioli del sud della regione.

La selezione

La selezione non è stata facile, ma molto accurata e articolata – come sottolineano gli organizzatori – cercando di trovare aziende vinicole attente al territorio e alla sua tipicità, che non è solo una questione di valorizzazione, ma vero e proprio sentimento identitario che accomuna tutti i nostri vignaioli”.

Quando si parla di vini rossi del Sud troviamo Aglianico, Etna Rosso, Nero D’Avola, Primitivo, Negroamaro, Nero Di Troia, Cirò, Magliocco e tanti altri. Tutti da conoscere nelle loro sfumature, prodotti di piccoli territorio, con condizioni climatiche e microclimatiche capaci di diversificare e regalare personalità diversi a quei vini facilmente associabili alla tradizione del sud.

Dietro ogni cantina c’è un percorso più o meno lungo, impegno, lavoro, ricerca. C’è una storia di famiglia o d’impresa, sicuramente c’è la storia di una terra e di chi la vive tutti i giorni. C’è la volontà, in un Sud che si propone dinamico e intraprendente di farsi conoscere al di fuori degli stereotipi. C’è un Sud sempre più attento al nuovo, con vini che riflettono visioni rivoluzionarie quasi, ma con un rispetto assoluto e sacro della tradizione e del terroir.

Le nuove generazioni del Mezzogiorno

Tante nuove generazioni del vino arrivano dal nostro Mezzogiorno, giovani capaci, competenti consapevoli delle difficoltà, a tratti temerari. Tra questi, per la prima volta a Roma con un progetto sinergico, di cui si parlerà in futuro il gruppo dei Vignaioli Artigiani di Cosenza. Presenti all’evento sei cantine in rappresentanza dei produttori di Magliocco e della doc Terre di Cosenza. Sempre dalla Calabria i Cirò boy (e non solo boy) che hanno da alcuni anni dato nuova vita al Cirò e all’espressione naturale e pura del Gaglioppo, tra questi ‘A Vita, Cataldo Calabretta, Sergio Arcuri e Tenuta del Conte. Risalendo per Basilicata e Molise, non poteva mancare il Re Aglianico del Vulture e la Tintilia, due vini che si stanno facendo apprezzare al di fuori dei confini regionali.

Le altre cantine

Da Rionero in Vulture arrivano Le Cantine del Notaio, marchio forse conosciuto ai più, da Venosa arriva Grifalco e da Melfi il giovane progetto, proprio come chi la rappresenta, di Masseria dell’Imperatore. La Puglia ci propone la sua realtà biodinamica con la cantina Ognissole, che arriva dalla Murgia, mentre per la Sicilia c’è la produzione esclusiva di Etna Rosso di Ciro Biondi. E poi c’è la Campania, con una grande presenza di cantine che spaziano dall’Aglianico al Piedirosso, al Taurasi, ognuna con la loro personale versione, come fa Villa Raiano. E infine arriviamo al sud del Lazio con una parte del distretto del Cesanese tra il Piglio e Affile e i suoi rappresentanti.

Il programma

L’Evento, quasi necessario, si propone come vera e propria promozione culturale dei territori enologici del sud, di cui si conosce poco e forse poche volte sotto i riflettori. Due giorni per incontrare questi vignaioli del Sud e assaggiare, ma soprattutto conoscere dalle loro parole, i loro vini. Due giorni anche di Seminari di degustazione, che vogliono approfondire i vari terroirs attraverso vini in comparazione e vari approfondimenti dove verranno messe in evidenza le caratteristiche peculiari delle diverse zone di produzione.  Un programma fitto di appuntamenti, curati e guidati da Luciano Pignataro, e in cui non è facile scegliere. Si parte il sabato con un seminario dedicato a La Puglia di Gianfranco Fino e a seguire la degustazione “Sulle Ali Di Mercurio”, dove Vincenzo Mercurio, consulente vitivinicolo porterà in degustazione piccoli gioielli enologici, di aziende che segue, in un viaggio tra i rossi di Campania, Molise, Puglia e Sardegna. La domenica è la volta della “Verticale storica di Patrimo di Feudi di San Gregorioe della degustazioneI Grandi Rossi del Sud Italia”, dal negroamaro all’aglianico, dal gaglioppo alla tintilia fino ad arrivare al nerello mascalese, si andrà alla (ri)scoperta di quei grandi rossi del Sud Italia che tutto il mondo ci invidia grazie all’unicità del territorio di produzione.

Beviamoci Sud – Festival dei Vini Rossi del Sud Italia

Sabato 1 febbraio 2020 ore 14.00 – 20.00
Domenica 2 febbraio 2020 – ore 11.00 – 19.00

Radisson Blu Hotel, Via Filippo Turati 181 – Roma
Per i seminari iscrizione obbligatoria: eventi@riservagrande.com
Tutte le info sulla pagina ufficiale di Beviamoci Sud

Beviamoci Sud

Almatò

Almatò e la buona tavola

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Parte il progetto Almatò: tre giovani ristoratori romani uniti dalla passione per il rugby e la buona cucina. Ai fornelli Tommaso Venuti, scuola Heinz Beck.

Il quartiere Prati è sovente foriero di novità ristorative, e tra le tante nuove insegne c’è anche Almatò, recentissima apertura di Alberto Martelli, Manfredi Custureri e Tommaso Venuti, tre giovani romani uniti dalle comuni passioni per il cibo ed il rugby. Gli spazi di via Augusto Riboty 20/c ospitano un locale elegante, raffinato, illuminato di giorno dalla luce naturale grazie alle ampie vetrate ed arredato in modo ricercato ed essenziale.

Tre giovani ristoratori

In cucina un giovane chef, Tommaso Venuti, dall’invidiabile curriculum: diplomato all’Alma (Scuola Internazionale di Cucina Italiana) successivamente si perfeziona alla corte di chef del calibro di Heinz Beck, a La Pergola (Roma), Antonino Cannavacciuolo, presso Villa Crespi Relais & Châteaux (Orta San Giulio – NO), e Marcus Wareing, nel ristorante Marcus (Londra). Alberto Martelli è invece nato e cresciuto nel ristorante che la famiglia gestisce da ben quattro generazioni nella Capitale. Mentre Manfredi Custureri si è avvicinato alla ristorazione quasi per caso, scoprendo negli anni di avere un talento naturale per il management.

La filosofia culinaria

La cucina proposta da Venuti è lineare, senza sovrastrutture ma caratterizzata da tecnica e conoscenza. Sapori distinguibili, materie prime ben valorizzate, per una cucina che possa essere al tempo stesso elegante e soddisfacente. “A mio modo di vedere – spiega Tommaso Venuti tutte le pietanze devono risultare, nella loro interezza, leggibili e fruibili a un pubblico quanto più vasto possibile. I miei piatti partono sempre da una base di tradizione e si evolvono secondo un mio personale lavoro di ricerca. Lo scopo finale è in ogni caso estrarre il massimo del gusto, pensando in primis alla soddisfazione del cliente. Allo chef Heinz Beck devo molto: nei quattro anni trascorsi a La Pergola posso dire di aver imparato il mestiere di cuoco, inteso non solo come filosofia culinaria ma anche come gestione di una cucina e di un ristorante”.

Almatò

La proposta gastronomica

In carta cinque proposte per ogni portata che spaziano dalla terra al mare, ma c’è anche la possibilità di optare per uno dei percorsi di degustazione, di 5 o 7 portate (rispettivamente a 50 e 70 euro bevande escluse), costruendo il menu con i consigli della sala e in base alle preferenze del cliente. Per il pranzo, dal lunedì al venerdì, si aggiunge la formula del lunch tasting, composta da 3 portate (al costo di 30 euro), e quella del fast lunch, pensata per una rapida pausa lavorativa e che garantisce all’ospite di poter consumare un benvenuto dello chef, un piatto a scelta e una bottiglia d’acqua in soli 30 minuti (e alla modica cifra di 20 euro).

Almatò

L’ambiente

L’ambiente è stato progettato dallo stesso chef Tommaso Venuti grazie ai suoi precedenti studi in architettura. Una sala intima e raccolta, pochi essenziali colori, alcuni materiale protagonisti degli spazi (legno e ferro), uno studiato gioco di luci per evidenziare ciò che è sul tavolo senza però mai appesantire la vista. Ai 28 coperti interni se ne aggiungono un’altra dozzina nel dehors (disponibile a partire dalla bella stagione).

“L’interesse per il cibo – sottolineano Manfredi Custureri e Alberto Martelli è sempre stato qualcosa di centrale per tutti noi. Dopo aver accumulato la giusta esperienza abbiamo capito che era giunta l’ora di dare vita al nostro sogno, ovvero un locale tutto nostro. Ad Almatò ognuno ha portato il proprio contributo secondo competenze e gusti (questi ultimi da sempre abbastanza simili). Il ristorante ha la sua identità ben delineata, un luogo dall’atmosfera al contempo raffinata e amichevole, adatto a molteplici occasioni e dove chiunque possa sentirsi a proprio agio”.

Almatò

La prova d’assaggio

Un paio di benvenuti per proporre sapori noti in una chiave personale, con gli ingredienti lavorati con buona tecnica e poi l’apertura con il piatto che sulla carta poteva sembrare il più ostico ma che a fine cena è risultato essere il più intrigante: Scampi radicchio e radici è sorprendentemente piacevole grazie al connubio tra la dolcezza degli scampi (freschissimi) e la componente amara del radicchio. I Ravioli di coda sono tecnicamente ineccepibili, con lo giusto spessore della pasta fresca, ed il buon equilibrio di sapore della farcia. L’Anatra, patata viola, cipollotto e lavanda si fa apprezzare per la cottura della carne ed evidenza lo strategico ruolo della patata viola che riporta il piatto in equilibrio riducendo la spigolosità del sapore dell’anatra. La chiusura è affidata al Tiramisù, con una crema al sifone ricca d’aria ma un po’ “pannosa”.

Molto interessanti i vini in abbinamento, dal Franciacorta Brut Camillucci al Riesling Trocken Bassermann Jordan, per poi proseguire con un Bourgogne Rouge Roncevie Domanine Arlaud, il Chianti Classico Gran Selezione Villa Rosa ed il Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito Garofoli.

Almatò

 

Almatò

Il giudizio

Bel locale (forse un po’ rumoroso), interessante carta dei vini, garbo, passione e competenza quali elementi distintivi dei tre ragazzi. Una cucina che potrebbe spingere sull’acceleratore ma che vuole in questa fase iniziale procedere in maniera graduale, una proposta gastronomica che vuole abbinare gusto e convenienza. Gli elementi per far bene ci sono tutti, il tempo ci dirà se i ragazzi di Almatò riusciranno ad andare in meta.

Almatò

Via Augusto Riboty, 20C
00195 Roma (quartiere Prati)
Tel. 0669401146
www.almato.it
Aperto dal lunedì al sabato, dalle ore 13.00 alle 15.00 e dalle 20.00 alle 23.30

Cresci

I Cicchetti di Cresci, una formula vincente

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Poche settimane fa, a tavola con amici, ci si interrogava sull’esistenza o meno di locali che a Roma proponessero tapas o qualcosa di analogo, la possibilità quindi di provare tanti, differenti, bocconi dai sapori diversi. Una tradizione che ho imparato ad apprezzare nelle varie città spagnole che ho visitato (Madrid, Barcellona, Siviglia, Valencia, Maiorca) e che ho subito amato. Coincidenza ha voluto che una riunione di lavoro sia divenuta l’occasione per scoprire che anche nella capitale esistono realtà come Cresci, che propone tapas e che qui prendono il nome di Cicchetti.

I Cicchetti

Tutto ha origine in Veneto, in particolare a Venezia, dove il “Bacaro” (la tipica osteria) storicamente propone vini al calice e piccoli spuntini, chiamati per l’appunto cicchetti (termine derivante dal latino ciccus, ovvero “piccola quantità”, italianizzato in cicchetti). Qui a Roma questa formula è disponibile da Cresci: siamo in via Alcide De Gasperi, con il Vaticano e la cupola di San Pietro a vista. Zona, come altre della capitale, a vocazione turistica anche per quel che concerne l’offerta enogastronomica. Cresci è subito diventato quindi un’oasi, grazie alla presenza di forno, osteria, pizza e cocktail contemporaneamente.

Aperto dalla colazione al dopo cena, Cresci nasce circa un anno fa grazie a Danilo Frisone, che in cucina guida la brigata e che ha dato la sua impronta anche ai lievitati proposti nel forno. Un locale accogliente, arredato con semplicità e gusto, pieno di luce grazie alle ampie vetrate e con un bancone all’entrata che diventa il luogo delle colazioni al mattino e quello dei miscelati al momento dell’aperitivo o in tarda serata, il tutto sotto la supervisione di Pino Mondello.

Cresci

Il forno

Laboratorio a vista, apertura alle 7, diverse tipologia di pane proposte e subito una pizza in teglia molto interessante. Farine non raffinate, lievito madre e la consapevolezza di voler far conoscere impasti caratterizzati da fragranza e gusto, digeribilità ed aroma. Le pizze sono farcite con condimenti ideati da Danilo e possono esser consumate sugli sgabelli in saletta o take away.

Cresci

L’osteria

Dalla colazione con pane, burro e marmellata al pranzo con un menu semplice e diretto, con piatti ben eseguiti, disponibili anche nella formula Cicchetti: un formato che permette di divertirsi, condividere e provare i piatti dello Chef Danilo Frisone, scegliendo la formula più adatta al proprio appetito (5, 10 o 20 cicchetti con proposte di Cucina, Pizza e Banco).

Primi della tradizione, polpette al sugo, fettina panata, baccalà mantecato ma anche salumi e formaggi e le pizze in teglia: la Margherita, la Arrabbiata, quella con Vitello brasato e cime di rapa, e ancora Ventricina ed altri abbinamenti davvero indovinati.

Cresci

Il bancone e il Cocktail Bar

Il lungo bancone in legno accoglie gli ospiti dalla mattina fino a notte fonda, con colazione, caffetteria e mescita. Ma è a partire dalle 17:30 che prende vita, con i Cocktail di Pino Mondello e una Carta in 5 sezioni che raccoglie tutta la sua storia e la sua esperienza: l’Aperitivo, Cocktail Martini, Gin and Tonic, Intramontabili, Long Drink. All’ora dell’aperitivo, i cicchetti ad accompagnare vino al calice e cocktail.

La prova d’assaggio

La pizza per cominciare: croccante ma al tempo stesso soffice, è golosa ma conserva la necessaria umidità nell’impasto. L’Arrabbiata è piccante e ha carattere, il pomodoro è molto buono e sottolinea l’utilizzo di materie prime di pregio. Il Baccalà mantecato è ottimo per consistenza e gusto, la Caponata ti porta immediatamente in Sicilia, gli Gnocchi al sugo confortano il palato e fanno sospirare. Anche gli Spaghetti con le vongole si fanno apprezzare, per una ineccepibile cottura della pasta e per una mantecatura ben eseguita. Il cestino del pane che accompagna il pasto offre varie tipologie di lievitati con una bella mollica, elastica e saporita, ed un inconfondibile profumo di pane fatto in casa. La chiusura è “obbligatoriamente” affidata al Tiramisù, che supera la prova pur denunciando un pizzico di dolceza di troppo.

Una formula interessante, conveniente (e non è da sottovalutare questo aspetto) e soprattutto divertente con gli assaggi “alla cieca”: affidatevi all’estro di Danilo ed il vostro palato vi ringrazierà!

Cresci

CRESCI

Forno, Osteria, Pizza, Cocktail.
via Alcide de Gasperi 11/17
+39 06 518 426 94 –  info@cresciroma.it
www.cresciroma.it

Cocco

Tropicana Fruit & Veggie Club: il Cocco

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In estate ne apprezziamo la freschezza in riva al mare, ma lo gustiamo anche in deliziosi cocktail durante le sere d’estate e lo troviamo in alcune pietanze per dare un tocco di esotico sapore in più! È il cocco, o meglio, il frutto della pianta omonima dalla buccia dura e legnosa, dall’interno bianco e gusto dolce vagamente simile a quello della mandorla. Nonostante l’origine e la successiva diffusione siano stati oggetto di discussioni di carattere scientifico e non ci sia accordo universalmente accettato al riguardo, è un frutto proveniente delle coste dell’India ma nel tempo, grazie alle correnti oceaniche è riuscito ad arrivare praticamente su tutte le coste tropicali senza perdere la capacità di germogliare durante le lunghe traversate. Ad oggi nel mondo circa 10 milioni di ettari sono coltivati a palma da cocco.

L’albero sacro

È un albero sacro e rappresenta un simbolo di vita nella cultura di molti popoli. Il motivo di questa venerazione nasce dal fatto che fornisce tutto il necessario per vivere: legname, copricapi e copertura per la capanne con le foglie, frutti e, in caso di necessità, acqua potabile. In più la polpa della noce di cocco, opportunamente lavorata, può fornire farina, olio e latte.

La cocos nucifera

La pianta o palma di cocco – la cocos nucifera – presenta oltre 80 varietà descritte. Fondamentalmente le specie si dividono in due grandi categorie: alte e nane, con caratteristiche piuttosto simili sebbene questa divisione non sia così rigida in quanto esistono varietà che non ricadono in nessuna delle due categorie. Le varietà alte sono generalmente eterogame (fusione delle cellule riproduttive di fiori di due diversi “sessi”), mentre le nane sono generalmente autogame (fusione delle cellule riproduttive dello stessa specie di fiore).

Le proprietà

Sebbene l’espressione “noce di cocco” sia piuttosto comune nella lingua italiana per definire questo frutto, tecnicamente non è una noce. Il termine esatto per descrivere il frutto di questa pianta è infatti drupa, ovvero un frutto carnoso, sottile e membranoso contenente un solo seme osseo. La polpa della noce di cocco è composta per circa metà del suo peso da acqua, per il 33% da grassi ed il resto da carboidrati e zuccheri. Sono inoltre presenti discrete quantità di minerali, soprattutto potassio, sodio e selenio.

L’etimologia della parola “cocco”

L’etimo cocco deriva dalla parola portoghese coco che significa testa. Il nome alla pianta è stato dato dai marinai dell’esploratore lusitano Vasco de Gama che si sono basati sulla forma del frutto somigliante, appunto, a quella di una testa. A causa della sua forma che richiama un po’ quella del cranio umano, la noce di cocco era considerata sacra presso alcune popolazioni dell’antichità. Veniva infatti sacrificata agli dei al posto della una testa umana. In India, invece, ancora oggi ricopre un ruolo più importante: regalare una noce di cocco durante un matrimonio, rappresenta un simbolo di buon auspicio e di prosperità.

Caratteristiche ed utilizzi

Il frutto / noce cresce a grappoli nei punti più alti dell’albero che raggiunge mediamente i 25 metri. Il cocco, inteso come pianta, può vivere anche fino a 100 anni, ma solamente dopo il decimo anno comincia a fruttificare. Può produrre da 50 a 120 noci del peso variabile  tra 500 g e 1 kg. Ed ha un ciclo di sviluppo delle cosiddette noce, dall’infiorescenza alla maturazione completa, di circa 13 mesi. All’interno è presente una cavità contenente la cosiddetta acqua di cocco – generalmente tra i 200 e 1000 ml a seconda delle dimensioni della pianta e della noce – un liquido chiaro, traslucido, contenuto nei frutti ancora acerbi. È presente solo nelle noci di cocco ancora verdi poiché ha uno sviluppo precoce rispetto alla maturità del frutto o polpa. La sua assunzione genera benefici al sistema immunitario rinforzandolo, ha effetti positivi sul sistema nervoso, aiuta la digestione, ed ha proprietà rigenerative a livello cellulare.

I 3 maggiori produttori sono, nell’ordine, Indonesia, Filippine e India.

Molte sono le curiosità legate al cocco. Eccone di seguito alcune:

  • L’acqua della noce di cocco, per le sue caratteristiche, è considerata un ottimo sostituto del plasma sanguigno. È, infatti, una sostanza sterile che non distrugge i globuli rossi ed è tollerata senza difficoltà dall’organismo umano. Durante la seconda guerra mondiale e la guerra del Vietnam, l’acqua di noce di cocco veniva direttamente iniettata ai feriti quando non c’era a disposizione il siero del sangue.
  • Kid Creole and the Coconuts. Fu un gruppo musicale americano composto da August Darnell (Kid Creole) e da tre coriste, le Coconuts, la cui formazione è mutata nel tempo. In Italia raggiunsero un discreto successo negli anni ’80 con un paio di canzoni: Annie, I’m not your daddy e Endicott.
  • Il latte di cocco non va confuso con l’acqua che si trova all’interno della noce. Il latte, infatti, è il liquido ottenuto dalla spremitura della polpa di cocco insieme all’acqua con successiva filtrazione. In alcune isole dell’Oceano Pacifico il latte di cocco viene ancora impiegato come bevanda alternativa al latte per lo svezzamento dei neonati.
  • Barrette di cioccolato. Bounty è una barretta ripiena al cocco essiccato (21%) ricoperta di cioccolato al latte o di cioccolato fondente prodotta dalla multinazionale americana Mars e venduta in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, in precedenza, era già disponibile un prodotto molto simile – Mounds –  dall’americana HERSHEY’S. Curiosamente, nel 1920, Mounds festeggerà 100 anni di commercializzazione, contro i “solo” 79 di Bounty.
  • Pane e dolci. Il coco bread è un pane giamaicano, ma diffuso anche in altre zone dei Caraibi. La coconut cake, invece, rappresenta la torta tipica del Dixieland, le regione del Sud degli Stati Uniti.
  • Isole Cocos. Conosciute anche come Isole Keeling sono un territorio dell’Australia situato nell’Oceano Indiano composto da 27 piccole isole e 2 atolli abitate da poco meno di 600 abitanti. Manco a dirlo, le noci di cocco rappresentano l’unico raccolto destinato al commercio di questo gruppo di isole.
  • “Le noci di cocco” (titolo originale The Cocoanuts) è un film del 1929 interpretato dai fratelli Marx, gruppo comico americano tra i più amati di tutti i tempi. In Italia arrivò nelle sale cinematografiche due anni più tardi e ridoppiato nel 1992 per la televisione e per la versione in VHS.
  • Olio di cocco. Considerato dannoso per il corpo umano a causa suo alto contenuto di grassi saturi, nell’ultimo decennio autorevoli studi scientifici hanno dimostrato che i grassi a catena media dell’olio di cocco sono unici rispetto agli altri tipi di grassi ed apportano molti benefici all’organismo. Così si è scoperto che lo Sri Lanka, uno dei paesi con il più alto consumo di olio di cocco, ha il più basso tasso di malattie cardiache mentre la popolazione dell’isola di Kitava in Papua Nuova Guinea presenta livelli di infarto ed ictus quasi assenti. In aggiunta a ciò, si è riscontrato che gli abitanti dell’isola di Tokelau in Nuova Zelanda risultano essere immuni dalle malattie al cuore.
food trend 2020

Food Trend 2020: seconda parte

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Cosa mangeremo nel 2020? e cosa acquisteremo al mercato o presso la grande distribuzione? prosegue il racconto di Giusy Ferraina (qui la prima parte) alla scoperta dei Food Trend 2020.

Nella produzione agroalimentare cosa accadrà?

I cambiamenti climatici ci mettono a dura prova e non saranno a breve termine. Si punta sempre più sulla biodiversità e sostenibilità delle coltivazioni, su un impatto positivo del suolo. Due i trend principali: l’agricoltura rigenerativa, ovvero coltivazioni e allevamenti che mirano a recuperare terreni degradati e impoveriti da eccessivo sfruttamento; e l’applicazione dell’economia circolare, produrre il nuovo dai rifiuti anche nel mondo agricolo e del food, che potrebbe magari trovare applicazione anche nella ristorazione.

Facciamo ora un salto al ristorante e vediamo quale strada si traccerà in questo anno appena iniziato.

Si è già detto di verdure, superfood, panificazione. Torna in auge la pasta, quella fresca, fatta in casa. Un consumo riscoperto nei locali tradizionali, specializzati e in quelli gourmet, di gran voga all’estero e tra le nuove generazioni. La pasta – economica, gustosa e capace di suscitare memorie di gesti antichi – ci riempie di un senso di grande conforto e il 2020 può essere l’anno della buona pasta fatta in casa.

La ricerca degli chef e la loro sensibilità ci porta su un tema importante, di cui si parla da un po’ di tempo, ma che ha bisogno di radicarsi sempre più nella testa e nel cuore di chi cucina e di chi mangia. Parliamo di sprechi alimentari e cucina di recupero. Lo spreco di cibo è una realtà del nostro sistema alimentare e la sua criticità si prevede diventerà sempre più grande, più forte e più globale. Problema che non si risolverà presto, ma che ha bisogno di “attivisti” e tra questi gli chef di alto profilo possono essere simbolo di una possibile soluzione.

La fermentazione

Tra le tecniche uno dei metodi di cottura più antichi e più primitivi, sta facendo un grande ritorno. Il sapore “affumicato” è stato di tendenza negli ultimi mesi, e la sua fumosità e aroma legnoso si confermano come nuove espressioni di gusto naturale. Al fumo poi si affianca la fermentazione, tendenza scaturita dall’effetto Noma e dalla cucina di René Redzepi, che ne ha parlato come un passo avanti in termini gourmand. Ci si aspettano nuovi laboratori di fermentazione, su cibi e sapori ancora non sperimentati e anche in forma domestica.

Il tema della Sala

food trend 2020

Il tema dell’accoglienza e della sala è un tema caldo, messo in evidenza spesso dal cliente, che si trova a pretendere ma non a capire gli ingranaggi e meccanismi complessi che regolano il servizio.

Sulle tendenze di sala – o chiamiamole “sensibilità” visto che la strada da percorrere è lunga – abbiamo interpellato Luca Sessa, speaker di Radio Food che nel suo programma dedica una pillola all’argomento:

Siamo in una fase iniziale, soprattutto se guardiamo la cosa dall’interno. La Sala non ha ancora fatto breccia nel cuore dei giovani. Servirebbe un reality o un programma tv? un esempio da seguire? Forse sì. Anche in questo caso il problema è culturale perché il mestiere di cameriere viene ancora visto come un ripiego”.

Cosa sta succedendo nel sistema domanda-offerta ristorativa e delle nuove aperture?

Ci dice Luca:Aprono sempre più trattorie ed osterie. Probabilmente il momento economico condiziona le scelte imprenditoriali. E poi c’è il cliente medio, poco acculturato e che guarda con ammirazione la quantità. A questo ci aggiungiamo una ricerca della semplicità, dei sapori genuini e della cucina tradizionale, o meglio dire tipica. E’ anche vero che la ristorazione di alto livello è sempre più difficile da gestire dal punto di vista economico e forse aprono locali “semplici” anche per questo motivo”.

food trend 2020

E infine cosa berremo?

Sono aumentati i consumi di bevande a basso contenuto, ideali per chi vuole assaggiare i sapori unici offerti dai mix alcolici e anche con meno calorie. Trend che risponde ovviamente all’aumento dei consumatori attenti alla salute. Nei menu dei bar fanno capolino quindi drink analcolici che cercano di ricreare il sapore dei cocktail classici, grazie all’uso di ingredienti ottenuti con metodi tipici di distillazione. Esempi massimo il gin analcolico per un gin tonic alcol free o i finti spiriti con infusione botanica. Insomma i nostri bar tender avranno modo di sbizzarrirsi.

Per il mondo vino, risponde alla nostra domanda Chiara Giannotti di Vino Tv: “Trend in crescita secondo me sono i vini che puntano su sapidità e freschezza, sempre più attenzione verso i vitigni autoctoni e troveremo nelle carte dei vini finalmente più vini del Lazio, che sta dimostrando una buona crescita e un trend di ascesa”.

Passiamo alla birra e qui intervengono Salvatore Cosenza e Andrea Turco (Cronache di Birra) che indicano come trend di questo 2020 la crescita delle Pastry Stout e un aumento di produttori nazionali che si confronteranno con questa particolare tipologia. Crescono sempre di più e si distinguono come punti di ritrovo, di convivialità e buon bere i pub di quartiere, soprattutto quelli fuori dalla movida e capaci di sviluppare comunità. Ma la cosa che più ci incuriosisce è la previsione dell’ingresso di birre crafty (o comunque industriali) nelle tap list di locali insospettabili.

food trend 2020

L'Altro Buco

L’Altro Buco, a Bisceglie la pizza dal cuore barese

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Da oltre vent’anni applausi per la pizza di Alfonso & Enzo

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava il buon Antonello Venditti mentre l’Olimpico strapieno gli faceva da eco. Il medesimo ritornello mi è esploso nelle orecchie, mentre sotto i denti si espandeva il sapore di una pizza iconica, memoria di una vita che è un’altra vita e che oggi non mi appartiene più, ma che grazie al gusto de L’Altro Buco, pizzeria biscegliese a 35 Km a nord di Bari, ritorna puntuale ogni anno, proprio come la notte di Natale.

La pizzeria dal cuore barese

Ed è proprio il Natale che fu galeotto, perché con l’occasione delle feste si torna a casa, pronti per dar vita come ogni anno al teatro degli affetti, quello della famiglia, quello che ha il sapore degli struffoli, delle cartellate, dei marzapane e della frutta martorana. Perché in fondo: provincia che vai, dolce che trovi. E allora, tra un’antivigilia e una vigilia, s’insinua la pizza di Alfonso & Enzo, pasto fugace ma dall’animo profondo, un ricordo di adolescenza che ha l’accento biscegliese, ma di cui l’essenza è prettamente barese (tanto da avere esposta la storica maglia numero 18 di un indimenticato Antonio Cassano, protagonista del glorioso Bari di Eugenio Fascetti).

Le pizze del territorio

Da oltre vent’anni L’Altro Buco sorpassa le decadi del tempo senza conoscere crisi. Il locale diretto dal simpatico staff infatti, è sempre pieno di gente pronta a testare la freschezza delle materie prime e tutto il sapore della Terra di Puglia, racchiuso in un affamato morso ad una pizza che è in grado di raccontare le stagioni. Sotto le feste infatti, non manca mai la versione con gli “sponzali” (o sponsali), termine con cui si identificano i cipollotti raccolti per farcire nelle notti natalizie, i succulenti calzoni che riempiono le tavole pugliesi. E poi come non farsi mancare il sapore delle cime di rapa, che giacciono fragranti sulla tonda spianata appena sfornata.

L'Altro Buco

Terrine e taglieri

Il forno a legna de L’Altro Buco ha un’attività ventennale che non conosce pause, lavorando ininterrottamente per offrire ai propri clienti solo il meglio. Le terrine di antipasti di mare e di terra poi, sono il non plus ultra di tutta la faccenda, pronte ad intervallare i taglieri di pizza e di affettati e formaggi. In primavera poi, il pistacchio grattugiato sulla stracciatella di latte vaccino, innaffiata da abbondante formaggio grana, ha un sapore delicato quanto intenso, in grado di insinuarsi nella mente dei commensali che tornano appositamente per gustarne un bis, un tris e ancora oltre.

Semmai la vita un giorno dovesse portarvi a Bisceglie, oltre a godere del mare, della magia del porto, del folklore dei viottoli nel centro storico, non mancate di far tappa alla Pizzeria L’Altro Buco, un luogo che con la sua pizza è diventato un vero e proprio simbolo della cittadina del nord barese.

Ciro Scamardella

IN BIRRA VERITAS CON CIRO SCAMARDELLA

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CHIACCHIERATA NOTTURNA AL PUB CON LO CHEF DEL RISTORANTE “PIPERO”: TRA VITA PRIVATA E CUCINA

Mi avevano detto che un giorno avrei potuto iniziare a scrivere, con maggiore libertà, senza dover rispettare ferree linee editoriali. Prima dovevo affermarmi, avere le spalle coperte e destreggiarmi alla grande con le rotelle. Oggi salgo direttamente in moto, anzi in macchina, nella mia macchina e vado al ristorante Pipero nel cuore di Roma per concedermi una cenetta in solitudine, come spesso mi accade.

La porta si apre su una sala curata, proposta tra “tradizione e innovazione”, tutto fantastico recensione finita punto. Il mio scopo oggi è fare un’intervista allo chef Ciro Scamardella, anzi una chiacchierata; diciamo che andiamo a farci una birra insieme perché le migliori chiacchierate, quelle più sagge e profonde, vengono sempre fuori dal binomio pub-notte fonda. Mentre aspetto che Ciro finisca di pulire in cucina (sì gli chef fanno anche questo) faccio due chiacchere con Alessandro Pipero, maitre e ovviamente titolare. Sorseggiando una buona grappa (ottima base per una seguente birra) chiedo al proprietario come si trova con Ciro a un anno di distanza da quando è entrato al comando della cucina: “È un bravissimo ragazzo, sempre solare e genuino; ha un grande rispetto per me e per il lavoro della sala, cosa che non è affatto scontata e poi cucina benissimo sia la carbonara che i piatti creativi!“.

Una chiacchierata notturna

Arriva Ciro. Fino a qualche minuto prima era uno chef stellato con la sua divisa, ora è un ragazzo sui trenta con le scarpe da ginnastica, pantaloni sportivi, maglione bianco e tanta umiltà. Il volto sembra dire ti prego portami a dormire: occhiaie fin sotto le scarpe, barba incolta e una borsa dei vestiti portata a fatica. Invece la prima cosa che dice è: “Allora dove andiamo?” Probabilmente sono più stanco io, ma ormai glielo avevo promesso; così alle 00.56 saliamo in macchina e partiamo. Offro subito il mio cavetto aux e nel giro di un quarto d’ora Ciro DJ propone due canzoni degli AC/DC e una degli Iron Maiden, giusto per conciliare un po’ il sonno. Il nostro canto insopportabile, con tanto di storpiatura dell’inglese, accompagna il breve tragitto.

La colonna sonora di Ciro

Una volta entrati nel locale la prima domanda viene naturale: “con quale genere musicale identifichi la tua cucina?” Ciro mi racconta che durante il lavoro ama ascoltare del sano rock, anche se su questo non ha potere assoluto, deve essere democratico; nella sua cucina, infatti, si passa da artisti spagnoli e latino-americani, senza riuscire a nominarle neanche uno, agli Iron Maiden. Proprio con il rock, anche Heavy, identifica la sua cucina fatta di schitarrate decise e batterie (non di pentole) voluminose; il tutto accompagnato da un basso elegante e preciso. Il pub è come piace a me e a Ciro: classico stile Irish tutto in legno, luci soffuse, atmosfera cupa, ma allo stesso tempo allegra e di compagnia nonostante siamo rimasti in pochi.

La fame vien di notte

Io ordino una Scotch Ale, mentre il mio compagno di bevuta una Doble Bock e per accompagnarla un bel Pulled Pork; certo, caro lettore, perché devi sapere che i ritmi alimentari di un cuoco sono pessimi. Ciro mi racconta la sua giornata lavorativa, scandita con i diversi pasti: l’unico che si allontana dagli orari delle galline o dei preti è la colazione alle 8.30 e il pranzo è alle 11.30 e la cena alle 18.30. Non si tratta dei piatti che trovate nel suo menu, tranne la famosa carbonara di Pipero che spero ogni tanto si conceda, ma di pasti veloci sia nel prepararli che nel consumarli perché dopo torna subito a lavoro. Poi ci sono le tre di notte e le tre di pomeriggio che rovinano il fegato, quando: “Ti sale la scimmia e mangi qualsiasi cosa riesci a trovare, di solito un pezzo di pizza e come succede adesso birra e panino“.

La famiglia

Ha una fame indescrivibile, addenta il suo panino con un’espressione felice, un sorriso in salsa gli si stampa sul volto e gli si toglie a panino finito (un minuto circa) col passaggio del tovagliolo. Non riesco a staccare gli occhi dal suo volto stanco, perciò inizio ad interessarmi dei suoi orari, delle sue difficoltà nel gestire lavoro e vita privata. Ciro dorme circa sei-sette ore a notte, forse oggi un po’ di meno, ma è ormai abituato a questi ritmi anzi, per lui porre l’asticella sempre più avanti è l’unico modo per restare al passo. La sua asticella ha fatto un bel salto in avanti circa un anno fa quando è nato il suo primogenito, che da buon napoletano ha deciso di chiamare: A) Salvatore; B) Antonio; C) Pasquale; D) Gennaro. “Da 1 a 10 quanto è difficile per un cuoco come me crearsi una famiglia? Mille! —racconta Ciro— fortunatamente a fianco ho una persona che fin da sempre ha capito quali erano le mie esigenze, i miei impegni e i miei problemi. Quando trovi una persona così capisci che è quella giusta“. Della serie “l’amore supera tutte le difficoltà” o “l’amore ci salverà tutti”, ma c’è poco da scherzarci in realtà.

Di padre in figlio, forse

Gli orari dei cuochi sono scombinati con quelli di quasi tutte le altre professioni, con la differenza che per loro non ci sono feste, perciò creare e vivere una famiglia non è cosa facile, tant’è vero che è assai frequente avere il proprio compagno o compagna come socio: uno in sala l’altro in cucina, di solito. Ciro però ce l’ha fatta lo stesso perché, è un bravo ragazzo, genuino, un vero pezzo di pane a cui non si può non volere bene e poi ha un’energia dentro sorprendente. Certo il figlio gli ha dato da fare: “Quando sono diventato padre ho capito che ero solo un bravo cuoco“. Insomma a lavoro non ha avuto nessun problema a mantenere i suoi standard, ora è essere padre la vera sfida. Il domandone romantico su cosa vede nel futuro di suo figlio non potevo non farglielo e la sua risposta ha dimostrato grande maturità: “Mio figlio farà ciò che vuole, io non devo e non posso imporgli nulla. Se vorrà seguire i miei passi io gli mostrerò le difficoltà del mio mestiere, ma inevitabilmente mi brilleranno gli occhi mentre lo farò“.

La stella Michelin

Gli brillano veramente gli occhi e quel sorriso, prima tolto con un tovagliolo, taglia nuovamente il viso di Ciro; non so se più per la gioia di essere padre o per la passione del suo lavoro, ma ora parleremo di questo. Cambia immediatamente postura: è più disteso, si rilassa e si avvicina per cercare di coinvolgermi il più possibile con ciò che mi racconta. E ci riesce eccome, non ho neanche bisogno di fargli domande perché è come un bambino di sei anni che vuole parlarti dei regali ricevuti a Natale: inarrestabile. Per prima cosa mi confessa che rispetto a qualche mese fa è molto più sereno, perché è riuscito a confermare la stella Michelin del ristorante Pipero, cosa non scontata dopo un cambio alla guida della cucina: “sono stato tre giorni a festeggiare e neanche li ricordo così bene“.

Pipero e Scamardella, Sala e Cucina

Mi parla poi del suo rapporto con la sala e in particolare con Alessandro Pipero, confermandomi tutto quello che mi aveva detto quest’ultimo: “Ho un grande rispetto per la sua persona e la sua figura professionale; il mio lavoro si ferma al pass mentre lui riesce ad andare oltre e a entrare anche in cucina dove mi aiuta con pareri e consigli sempre utili“. Quando inizia a parlarmi delle sue creazioni è veramente all’apice dell’euforia, il tono di voce è energico, mi chiede addirittura il permesso di raccontare il suo ultimo piatto, come negarglielo: “Animella, rafano e mostarda — a proposito di rock pesante — una animella steccata con il lemon grass e scottata in padella, mostarda di cremona, un po’ di senape liscia sopra l’animella, paprika affumicata e cerfoglio“. Reazione: “‘Na bomba Cirù!“.

Ciro Scamardella

Ciro Scamardella e Alessandro Pipero

Il sapore della tradizione

Per lui la cucina è un gioco, Ciro si diverte solo a parlarne, non contiene la gioia e non può non esprimerla nonostante la fatica che porta con sé. Non solo gioco, ma anche tanta tecnica, imprescindibile per riuscire a esprimere un gusto, un’idea, un prodotto, un ricordo. Proprio la memoria è un’altra componente fondamentale per Ciro, la memoria dei sapori d’infanzia che spesso ricerca nei suoi piatti. Parlando d’infanzia non può non citarmi il piatto a cui è più affezionato, la Genovese: “Siamo come i tori noi napoletani, quando vediamo rosso non capiamo più niente. Il profumo del pomodoro e il rumore del sugo in pentola era il miglior modo per svegliarsi la domenica mattina, dopo un sabato sera a lavoro“. Sulle note del sugo in pentola scoliamo il nostro ultimo sorso di birra, sarebbe bello aver il tempo per un’altra, ma sono le 2.23 e per nostra (s)fortuna il locale deve chiudere e noi ci siamo già detti abbastanza.

evoluzione

Evoluzione, percorsi per l’extravergine di qualità

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Dopo il successo delle prime due edizioni, il 20 gennaio torna EVOLUZIONE, l’appuntamento pensato per sensibilizzare e formare gli operatori del settore della ristorazione e della gastronomia sull’utilizzo di olio extravergine d’oliva di qualità e promuovere opportunità di business.

Per raggiungere questi obiettivi gli organizzatori hanno pensato a una natura esclusivamente b2b per l’evento, con ingresso gratuito previo accredito da richiedere compilando questo form http://bit.ly/evoluzione2020 riservato agli operatori food (ristoratori, titolari di botteghe, chef, pizzaioli), alla stampa (giornalisti, blogger, comunicatori, ecc.) e agli assaggiatori di olio. I partecipanti potranno accedere liberamente ai banchi di assaggio delle 33 aziende presenti e scoprire le diverse realtà produttive italiane.

Le novità di questa edizione

Novità di questa edizione l’introduzione di alcuni tavoli dedicati ad approfondimenti tecnici e tematici, grazie alla collaborazione di esperti del settore che saranno a disposizione in una sala dedicata alle degustazioni guidate, ad accesso libero e gratuito“Vogliamo che in questa giornata – ha ribadito in conferenza stampa Simona Cognoli di Oleonauta – i professionisti della ristorazione e della gastronomia abbiano l’opportunità unica di sedersi idealmente alla grande tavola degli oli extravergini di oliva italiani – accuratamente selezionati – e di confrontarsi con i produttori, per stringere relazioni professionali”. A condurre i lavori nei tavoli permanenti, esperti del settore di chiara fama quali Luigi Centauri (Capo panel e Team assaggiatori Capol), Luciana Squadrilli (giornalista esperta di olio evo), Ylenia Granitto (corrispondente Olive Oil Times) e Giulio Scatolini (Capo panel).

Le premiazioni

Durante la giornata del 20 gennaio saranno premiati gli operatori particolarmente attenti nella valorizzazione dell’olio evo di qualità. A individuarli, nelle città di Roma, Milano e Torino, gli ispettori de La Pecora Nera Editore che per ogni ristorante visitato hanno verificato il livello e la modalità della proposta di olio extravergine di oliva in sala, evidenziando le eccellenze. A questi premi si aggiungeranno quelli che Evoluzione conferirà ad altri operatori che si distinguono per la proposta dell’olio extravergine, anch’essi invitati ad intervenire all’evento. “Un lavoro di indagine capillare partito tre anni fa – dichiarano gli editori Simone Cargiani e Fernanda D’Arienzo – che sta dando i suoi frutti. Abbiamo infatti riscontrato un numero sempre più importante di operatori virtuosi che, capito il valore di questo alimento, sono diventati portavoce presso i clienti di nuove consapevolezze, favorendo la crescita del mercato per le aziende produttrici che fanno della qualità un loro vessillo”.

Il sostegno di Arsial

A conferma della bontà del lavoro svolto, il sostegno di ARSIAL. “L’olio rappresenta un’eccellenza della nostra Regione – le parole di Antonio Rosati, presidente del CdA dell’Agenzia – Una produzione che ha visto crescere il livello qualitativo di un prodotto che oggi può vantare numerosi riconoscimenti importanti a livello nazionale. Una delle missioni di Arsial è quella di tutelare e valorizzare i prodotti di qualità come fondamentale fattore di sviluppo per il territorio. Il nostro assillo è creare le condizioni per una crescita armonica e sostenibile, guardando sempre al futuro.”

L’apporto di High Quality Food

Strategica la partnership stretta con High Quality Food“Abbiamo deciso di essere presenti ad Evoluzione – le parole di Simone Cozzi, CEO e founder di HQF – perché da azienda produttrice e distributrice sentiamo forte la necessità di sostenere tutte le iniziative volte a promuovere le eccellenze alimentari del nostro Paese, di cui possiamo garantire tracciabilità della filiera e qualità del prodotto finale. Il 20 gennaio, durante l’evento, presenteremo HQFAgricola, il primo progetto di Agrindustria in Italia”. Sarà quella l’occasione per le aziende presenti di far conoscere la propria produzione a un soggetto leader nella distribuzione di prodotti alimentari di alto standing e al tempo stesso per sensibilizzare i tanti operatori che hanno scelto HQF come fornitore d’eccellenza, sull’importanza di dare la giusta attenzione pure all’olio evo, sia nel servizio di sala che nell’utilizzo in cucina.

I partner

Nutrito l’elenco dei partner di Evoluzione: oltre a High Qualiy Food, ci sarà Elaisian, startup che ha sviluppato il primo servizio al mondo di agricoltura di precisione per monitorare lo stato degli oliveti e intervenire con gli opportuni trattamenti che presenterà alle aziende espositrici; Plose, azienda altoatesina che fornirà l’acqua per l’evento; Magnolia Eventi, che si occuperà dell’allestimento dei desk dei produttori; Spoolivi, storico vivaio di Pescia in Toscana specializzato nella produzione di piante di olivo certificate di varietà autoctone Italiane, che “vestirà” le splendide sale dell’hotel; Bicolio, che metterà a disposizione dei partecipanti il nuovo bicchierino “usa e getta” appositamente ideato per la degustazione dell’olio.

Grande importanza è stata data ai cosiddetti supporting partner, AEPER – Associazione Esercenti Pubblici Esercizi Roma e CNA Roma, che sensibilizzeranno i loro tanti associati sui temi dell’evento.

Radio Food, media partner dell’evento

Media partner dell’evento Radio Food, la web radio che trasmetterà in diretta dalle sale del Parco dei Principi Grand Hotel durante Evoluzione, con interviste ai protagonisti.

La terza edizione di Evoluzione giunge al termine di un’annata non semplice per il comparto, ma che dà spunti di ottimismo dopo un 2018 molto complicato. “In merito all’ultima raccolta – ha affermato Simona Cognoli – le prime stime Ismea, realizzate in collaborazione con Unaprol, indicano una netta ripresa in particolar modo nelle aree meridionali, la cui produzione lo scorso anno era stata fortemente compromessa dalle gelate di fine inverno. Tuttavia, i volumi complessivi che per ora si attesterebbero intorno alle 321mila tonnellate non danno riscontro di una campagna in piena carica, a causa del clima generalmente instabile che ha colpito soprattutto le aree del Centro-Nord. Diverso invece il discorso sulla qualità delle produzioni che si aspetta mediamente alta, grazie alla crescente professionalizzazione del settore”.

EVOLUZIONE – Lunedì 20 gennaio 2020 dalle 10:00 alle 19:30

Parco dei Principi Grand Hotel & SPA – Via G. Frescobaldi, 5 (Villa Borghese) – Roma

Per informazioni info@evoluzioneolio.com o 347.1159669

Life Soup

Life Soup: tornare in forma dopo le feste

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Zuppe fresche e naturali in barattolo. Ha inizio la rivoluzione culinaria in vetro.

Per quanti sforzi possiate aver fatto, sappiamo tutti che al passaggio delle feste natalizie il resoconto dei danni assume inevitabilmente proporzioni apocalittiche. A niente sono valsi i giorni di restrizioni prefestivi, propedeutici ad una vera e propria preparazione fisica alle tavole imbandite che, nelle giornate dal 24 dicembre fino al 6 gennaio, hanno testato i parametri di resistenza di ognuno di noi, mettendo a dura prova i nostri jeans preferiti e le nostre precarie fasi digestive. Il rientro dal periodo di Natale e dagli strascichi di Capodanno e Epifania, porta in dono un imperativo che coinvolge tutti e che viene invocato a gran voce dai temutissimi “hashtag” dedicati alla dieta e meglio riassunti sotto il comune denominatore “detox”. Ed è proprio con questo spirito che, tra una tisana e l’altra, torna in mente quel colpo di genio a cui poche settimane fa abbiamo assistito e che si presenta al mondo sotto il nome di Life Soup, una vera e propria rivoluzione culinaria in vetro, che propone al pubblico zuppe fresche e naturali in barattolo, un rimedio veloce e perfetto por tornare in forma e lenire i danni fatti dall’uragano enogastronomico che ci ha travolti.

Il progetto Life Soup

E’ proprio questo il caso in cui il termine semplicità fa decisamente rima con genialità, superando la semplice assonanza di linguaggio e rendendo possibile la scoperta di un mondo vegetale divertente ed affascinante sin dal suo involucro. Nell’ultima edizione di Excellence Roma svoltasi all’Eur lo scorso novembre, tra salami, prodotti da forno e vini di ogni tipo, s’è fatta largo la proposta di alcuni giovani produttori di verdura, il cui scopo non è solo coltivare la propria terra, ma anche proporre al pubblico un modo nuovo per gustarne i frutti. Una verdura che per la prima volta viene pulita e tagliata tutta a julienne, ordinata per colore e tipologia in una colonna di strati vegetali racchiusi insieme in un barattolo. Non un semplice barattolo, ma un contenitore smaltibile in differenziata, oppure riutilizzabile e che fa sorridere già a prima vista con il suo diametro di circa 10 cm, per un’altezza di quasi 15 cm, che lo rende idoneo a molti ri-utilizzi. Alla base del progetto Life Soup c’è la speranza di un gruppo di giovani imprenditori che hanno pensato all’ambiente e che, in modo intelligente, si sono interrogati sul futuro del mondo, trovando una soluzione che vede al centro la freschezza della verdura appena colta e la scelta pratica di come portarla sulle nostre tavole, recando il minor impatto ecologico possibile.

Ambiente e alimentazione sostenibile

Ambiente e alimentazione sostenibile sono un binomio ormai imprescindibile. A questo deve aggiungersi l’importanza di un’alimentazione sana, aldilà del sovraccarico delle feste. Non basta disintossicarsi dai bagordi natalizi, urge adottare un tipo di alimentazione che come protagonista oreveda proprio i vegetali. Attenzione, non stiamo di certo facendo propaganda a favore di scelte vegetariane, ma è ormai testato che l’assunzione di proteine animali va dosata in modo oculato. Sulla base di questi concetti, si è sviluppata la mission Life Soup, che propone un modo genuino di vivere l’alimentazione vegetale, con l’offerta di zuppe appetibili al gusto ed alla vista, due necessità primarie nell’universo gastronomico moderno.

Il sapore e la freschezza in vetro

In un momento in cui qualsiasi cosa è acquistabile online, basterà farsi un giro sul sito Life Soup e scegliere la giusta quantità di barattoli che occorre al nostro fabbisogno, facendo sempre attenzione alla scadenza, poiché le zuppe Life Soup (in quanto fresche) non superano i tre o quattro giorni di conservazione. In men che non si dica l’ordine arriva al mittente che, con solo un bicchiere d’acqua ed un pizzico di sale, potrà gustare della verdura fresca finemente tagliata e conservata in vetro. La rivoluzione sta anche e soprattutto nel taglio delle verdure. Il taglio a julienne conferisce alla pietanza un imprinting orientaleggiante e la rende più gustosa di un semplice minestrone, nonché facilmente cucinabile anche in ufficio con l’utilizzo della cottura al microonde. Zuppe di ogni tipo e per tutti i gusti, anche e soprattutto in base al periodo di coltura delle materie prime.

Le Zuppe

La Zuppa Blu per esempio, disponibile da novembre a marzo, comprende Farro, Carote, Zucchine, Patate, Broccoli Siciliani, Bietole e Sedano. C’è poi la Zuppa Arcobaleno, con Patate, Bietole, Zucchine, Carote, Verza, Sedano e Crauti, disponibile per tutto l’anno, seguita dalla Zuppa Arancione, ritrovabile da Ottobre ad Aprile e la cui composizione prevede Carote, Cavolfiori Bianchi, Broccoletti, Zucca, Verza e Sedano. Chiude il cerchio la Zuppa Rosa, che da Settembre a Febbraio offre un mix di Cavolo Nero, Zucca, Porro, Patata e Fungo Pioppino, l’ideale per i più avvezzi a sapori più intensi. Una proposta trasparente in cui ciò che vediamo poi mangiamo, senza filtri o segreti particolari, in cui alla fine, un filo d’olio esalta il sapore della semplicità che regna sovrana. Da provare!

Per saperne di più:

Sito: https://www.lifesoup.it/
Instagram: https://www.instagram.com/lifesoup/
Facebook: https://www.facebook.com/LIFESOUPUNALTRASTORIA/