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Hosteria da Amedeo, la tradizione alle porte di Roma

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Roma è una città davvero particolare, che puoi amare ed odiare contemporaneamente. Caotica ma bellissima, snervante ma suggestiva, spesso condiziona le scelte di chi ci abita, a causa di una serie di motivi, ed anche organizzare un’uscita serale può divenire un esercizio da svolgere tenendo conto di vari fattori. Traffico e grandi distanze da percorrere possono rappresentare ostacoli insormontabili, e non di rado la scelta del locale nel quale pranzare o cenare viene compiuta preferendo ristoranti facilmente raggiungibili.

Abituati a scegliere in questo modo, spesso dimentichiamo una importante risorsa della capitale: le zone limitrofe, dalle località sul mare come Ostia, Fiumicino e Fregene al paesaggio collinare che si sviluppa lungo la direttrice che porta in Abruzzo. Ma anche muovendosi in direzione sud-est, passando il casello della A1 verso Napoli, in pochi minuti ci si può ritrovare in uno scenario estremamente interessante, caratterizzato da un contesto naturale molto bello, fatto di tanto verde e colline con vista sulla capitale. Qui, a Monte Porzio Catone, c’è l’Hosteria da Amedeo, ristorante a gestione familiare che da quattro generazioni preserva la tradizione culinaria romana.

Tutto è iniziato negli anni ’60, quando Nonno Amedeo invitava i clienti alla sua fraschetta” – racconta Emanuele, che attualmente gestisce il locale – “A quei tempi veniva proposta un tipo di ristorazione differente. I clienti portavano il cibo mentre il nonno offriva il suo vino fatto in casa”. Alcuni anni dopo la scelta di trasformare l’hosteria in una trattoria, ed oggi un gruppo di ragazzi giovani ed appassionati, lavora in sala e cucina per proporre i grandi classici della tradizione. Pane e pasta fatti in casa, ingredienti locali e grande attenzione al quinto quarto (le frattaglie) caratterizzano la proposta dell’Hosteria da Amedeo.

La prova d’assaggio

Un bel giardino nel quale poter prendere un aperitivo degustando ottimi salumi catapulta immediatamente i clienti in una atmosfera bucolica e rilassante, mentre gli spazi interni sono arredati in modo curato, utilizzando elementi che consentono di sentirsi all’interno di una classica trattoria. La prova d’assaggio è aperta da un tagliere con un ottimo prosciutto di Veroli affumicato, dal sapore gustoso e con una parte grassa caratterizzata da bella scioglievolezza. La prima portata è una vera e propria dichiarazione d’intenti dello chef: il “Cuore di manzo affumicato e salsa al vino” è un piatto che fa riflettere, con l’estrema cura nella preparazione di una materia prima che richiede grande tecnica ed una salsa che rende il tutto molto equilibrato. La portata successiva, la “Trippa alla romana”, conferma in maniera definitiva le grandi capacità dello chef, perché la consistenza è fantastica, il sugo denso al punto giusto e la sapidità del pecorino mai eccessiva. Il vino scelto per pasteggiare, un “Trebbiano” dell’Azienda Matteo Ceracchi, è quanto mai adatto per accompagnare una cucina di questo tipo.

Il pranzo prosegue con un “Rigatone con pajata di vitella”, piatto generalmente molto ostico e non adatto a tutti i palati, che però viene addomesticato grazie ad una accurata lavorazione della pajata, rendendo questo primo forse anche troppo ruffiano, ma comunque sempre piacevole. Il percorso di sapori tradizionali continua con le ottime “Costine di maiale alla brace” accompagnata da una gustosissima verdura, e con un piatto con “Caprino testa nera, zucca al forno e salvia fritta”: formaggio eccezionale, zucca buonissima, fritto ben eseguito, una portata che convince. Il dolce è l’ennesima piacevole scoperta della giornata, una “Crema di castagne, pere cotte e cialda al gianduja” per niente stucchevole, una combinazione di sapori che funziona e conforta.

Una bella passeggiata, relativamente breve per le abitudini dei romani; un contesto naturale bello da vedere e respirare; una calda accoglienza; piatti convincenti e ricchi di sapore; un locale con una storia importante, gestito con professionalità, passione e talento. Mettersi in macchina per andare a provare la cucina di Hosteria da Amedeo è un regalo che dovete farvi.

 

Il Marchese: Amaro bar e tradizione

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Che il palato possa evolvere, è un dato di fatto. L’ho scoperto personalmente, nel corso degli anni, assaggiando ingredienti, piatti e preparazioni sempre differenti, degustando cibi crudi e cotti, prodotti del territorio e sapori della cucina etnica. Questo percorso mi ha avvicinato sempre più a tutto ciò che ha un retrogusto amaro, portandomi a cambiare in maniera sostanziale i miei gusti. Fino a poco tempo fa non amavo la birra, per non parlando di alcune tipologie di distillati o cocktail. Ma “allenare” il palato mi consente ora di non avere alcun tipo di preclusione o condizionamento quando entro in un locale.

E proprio questa evoluzione mi ha fatto leggere con particolare attenzione le informazioni che avevo ricevuto sulla una nuova apertura qui a Roma. Nel comunicato stampa si parlava di un “Amaro bar”, il primo d’Europa, con oltre 500 etichette in carta. In posto dove poter fare anche la spesa, un luogo ispirato all’omonimo film di Monicelli: “Di giorno Carbonaro, la sera Marchese”, e nel pieno rispetto della filosofia di quella pellicola, Il Marchese, osteria – mercato – liquori, di Davide Solari e Lorenzo Renzi, unisce due anime differenti che si completano in maniera ottimale. Aperto 7 giorni su 7, dalle 11.30 fino all’1 di notte, propone negli spazi di via di Ripetta la cucina di Daniele Roppo, esperienze con Arcangelo Dandini e Marco Martini, con specialità di carne, piatti a base di pesce e porzioni importanti.

L’Amaro bar, format innovativo nel nostro paese e di origine americana, pone l’amaro al centro dell’attenzione, donandogli un ruolo da protagonista. Matteo Zed, guru della miscelazione è convinto della validità del progetto, grazie all’incredibile selezione di 500 amari. E la prova d’assaggio non delude le aspettative, grazie a due cocktail molto interessanti, equilibrati, secchi ma ottimi anche per pasteggiare. La cucina è di impatto sin dagli antipasti, con una crocchetta di baccalà che conserva la piacevole consistenza del pesce, abbinata ad una crema di ceci e rosmarino, un piatto che si lascia mangiare grazie al bell’equilibrio tra i vari ingredienti. I primi sono forti, intensi, rispettano la tradizione: la mezza manica alla carbonara è cotta al dente, la crema di uova e pecorino è sapida al punto giusto, la presentazione nel padellino è un piacere per gli occhi. Il tonnarello cacio e pepe è così cremoso da far temere l’utilizzo della panna, ma il segreto è nella lavorazione fuori dal fuoco. Buon anche il tiramisù in una doppia versione, classica ed al pistacchio.

Un locale interessante, uno spazio nel quale convivono l’anima di una osteria e quella di un elegante bar, un connubio ben riuscito grazie ad alcune scelte stilistiche e di design, e ad arredi attinenti all’idea di partenza. Una cucina solida, accompagnata da cocktail raffinati. Un posto da provare.

Il Marchese. Osteria – Mercato – Liquori
Via di Ripetta 162
00186 – Roma
info@ilmarcheseroma.it
tel. 06 90218872
Aperto tutti i giorni dalle 11.30 all’1

  

Pennestri: andare in trattoria non è mai stato così bello

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Trattoria Pennestri – Forse è un caso che questo posto si appelli a trattoria, forse invece è stata una scelta consapevole dei due proprietari, Tommaso Pennestri e Valeria Payero. Due persone incredibilmente accoglienti, proprio come il loro locale, che hanno voluto regalare a questa concezione di servizio il fascino antico di una Roma conviviale.

IL LOCALE

Siamo in zona Ostiense, a Roma, precisamente in via Giovanni da Empoli 5. Un quartiere da sempre attento all’offerta d’intrattenimento serale, che negli ultimi anni sta crescendo anche in quella ristorativa e non è un caso se entrando dalle porte rigorosamente a vetri e legno di questa trattoria, ci si ritrova catapultati in un luogo avvolgente, caldo, dagli arredi ricercati e dal fascino internazionale.

Valeria ha origini argentine, Tommaso per metà danesi, entrambi hanno deciso di scommettere su una romanità acquisita con alle spalle esperienze che vantano nomi importanti. Quadri, tavoli, sedie e fiori che ti accolgo facendoti sentire a casa, tra colori caldi e una selezione musicale piacevole che diventa invadente solo quando il locale si riempie e le voci delle persone la disturbano.

DALLA DISPENSA

La carta dei vini è ricercata, con un’attenzione spinta all’autoctono e al naturale, con esclusive produzioni biologiche e una prevalenza di etichette laziali. Poche bolle ma buone, tra i bianchi spiccano dei non filtrati e decise sapidità, mentre i rossi, tutti di medio corpo, rappresentano l’offerta equilibrata anche in rapporto qualità/prezzo di tutta la lista. Non manca qualche birra artigianale per gli appassionati.

Offrendo una selezione di piatti mai scontati e concepiti sul naturale principio delle stagionalità, il menu di Trattoria Pennestri è davvero divertente. Il principio è quello di una cucina semplice, ma gustosa, affidata molto ai sapori delle materie prime selezionate e messe insieme con creatività. Silvano e Jessica giocano con la sapidità degli alimenti, creando piatti che lasciano il palato pieno e con poche spigolature nell’amalgama degli ingredienti.

Potete aprire il pasto con un Pane e caprino, zuppa di cocomero e fichi, proseguire con Chitarra alla carrettiera con zucchine, guanciale e colatura o una classica carbonara, passare per delle Animelle impanate ai grissini, foglie e nocciole, semi e yogurt e concludere degnamente con una crostata di visciole.
Antipasto, primo, secondo e dolce; come la tavola vuole.

Se dovessimo caratterizzare questo posto con due parole, le prime scelte sarebbero accoglienza e attenzione, che in qualche modo coincidono, ma che del resto si completano se le si lasciano spaziare dagli ambienti alla cucina.
Una trattoria informale, ma estremamente attenta a un senso estetico ricercato, dai sapori semplici e decisi. Due padroni di casa eccellenti. La tradizione vista da una cucina non tradizionale, per 52 coperti. Consigliato.

Trattoria Pennestri
Roma // Via Giovanni da Empoli 5 // 065742418
Lunedì chiuso // mar-gio 19-23 // ven-dom 12-15 e 19-23
Consigliata prenotazione.
www.trattoriapennestri.it

Rokko, il miglior ristorante giapponese, con due K

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Che poi, vista la fine del triatleta Jaroslav Bobrowski – cacciato da un ristorante sushi all you can eat per aver mangiato troppo – non puoi neanche più stare lì sventolare la bandiera del «però qui mi finisco tutto il locale» perché capace che poi ti mettono alla porta. A dirla tutta poi non è stato nemmeno l’unico. È accaduto anche, per esempio, alla famigliona in Florida (erano in sette) che ha mangiato un numero imprecisato di chele di granchio. Niente più scuse, vendica anche tu il povero Bobrowski: sushi no stop banned.

Però poi si pone il problema. Dove mangiare un gran sushi alla carta?

Se sei di Roma è molto facile: Ristorante Rokko.

È meglio chiarirlo subito. Rokko, con due K. E no, non si tratta nemmeno del gestore che viene dal sud e apre il ristorante esotico. Rokko, come il monte che sovrasta Kobe, dove è nato il padre di Hiroko, l’elegante proprietaria che gestisce il locale insieme al marito e allo chef Takehisa Haraguchi. Molti anni fa stava in quella salitella dietro piazza Barberini, oggi a passeggiata di Ripetta, subito dietro via Angelo Brunetti.

E poi c’è una cosa. Rokko è uno di quei posti che se non fosse stato un ristorante, sarebbe stato un negozio di vestiti. Sicuro. Del tipo d’alta moda ma senza sbandierarsi troppo. Uno di quelli che in un piccolo paese tutti avrebbero chiamato solo per nome. L’impressione ce l’hai da subito. Le sedie sono nere, hanno uno schienale enigmatico (hanno vinto un premio di design) e le vedresti nella sala riunione di Bang and Olufsen. I tavoli, molto più tradizionali, di un legno chiaro con una lastra di vetro sopra piccoli sassolini bianchi. Proprio quelli con cui ci giocheresti a Go. In fondo alla sala, la vetrata su un piccolo giardino zen.

Ma è quando li vedi per la prima volta, che te ne accorgi. Quei piccoli oggettini colorati non li diresti nemmeno nigiri. E te ne convinci. Soltanto un uomo con le mani da sarto, può averli preparati. Non è soltanto per la forma. È proprio che ogni sapore è trasparente e ha un suo perimetro preciso, chiaro. Ha un suo posto, ecco. Come un bottone. Prima il gambero crudo, lucido e pulito. Poi il salmone, che delegittima il classico sapore di sake e riesce, così, a stupirti proprio sul terreno più battuto. E infine l’unagi. Ecco, l’unagi. La selezione che ne sta a monte (tra i due tipi, comprare quello più costoso) l’altezza della carne (proprio in termini di centimetri), l’attenzione nel grado di cottura.

Da Rokko ci vai e poi ci torni. E poi ci ritorni. Perché questa cosa qua non è improvvisazione. Ma arriva da chi ha il massimo controllo dei propri gesti.

Da Rokko ci vai e poi ci torni. E impari una cosa.

Un piccolo e lillipuziano nigiri. Fallo bene, fallo meglio che puoi, impegnati tutta la vita per farlo meglio degli altri. E quando ci sarai riuscito, avrai fatto qualcosa che ha avuto un senso.

Le nuove pizze di Angelo Pezzella

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Per celebrare l’arrivo bella stagione, il pizzaiolo napoletano Angelo Pezzella – proprietario della omonima pizzeria di via Appia Nuova (Capannelle) – ha dato vita a un menu fresco, gustoso e colorato in grado di appagare la vista e il palato.

Le Dedicate, sono le pizze estive di Pezzella realizzate con prodotti ed ingredienti di stagione, per omaggiare la sua  famiglia e gli amici. Infatti, troviamo in menu la  Donnamonica dedicata alla moglie di Angelo, una pizza delicata ma decisa fatta con vellutata di zucchine e menta, provolone del Monaco, provola di Agerola e  pancetta croccante; è fresca e vivace come la piccola di casa, Arianna la pizza con bresaola, rucola, fiordilatte, scaglie di parmigiano 36 mesi, datterini gialli e nocciole Igp Piemonte. Un omaggio speciale va a Davide Civitiello, amico e collega, a cui Angelo ha dedicato la Civitiello, la pizza fatta con mortadella Bologna Igp, provola di Agerola, carpaccio di limone di Sorrento, pistacchio di Bronte  e pepe; è per il pizzaiolo Francesco Martucci la pizza Martucciland con vellutata di patata viola, provola di Agerola, pancetta di maialino nero casertano e cialda di parmigiano 36 mesi.

Nel nuovo menu, poi, non poteva mancare una new entry per onorare Roma, la città lavorativa di Pezzella. E così è nata la Bocca della Verità, una pizza condita con provola di Agerola, fiori di zucca, acciughe, burrata e stracciata di bufala. Sempre presente in menu la Don Gaetano, una  pizza fritta ripiena con ricotta, ciccioli e pepe, realizzata da Pezzella per il primogenito Gaetano, un talentuoso dodicenne affascinato dal lavoro del papà.

“Lavorare duro ed essere umili, nel lavoro ci vuole tanto impegno e dedizione. È questo, quello che cerco di trasmettere anche a mio figlio Gaetano che si sta avvicinando con curiosità al mestiere del pizzaiolo. Per me è un grande soddisfazione, spero di riuscire a trasmettergli la mia passione e il mio impegno nel fare la pizza” dichiara Angelo Pezzella.

LE PIZZE E NON SOLO…

L’impasto delle pizze, realizzato con le farine di grano 00 dell’azienda Caputo, lievita 24 ore e viene cotto nel forno a legno. Il cornicione è arioso e morbido, il disco soffice e leggero, gli ingredienti che lo ricoprono sono freschi e selezionati. Oltre all’impasto di grano 00, è disponibile anche la pizza con impasto integrale di Tipo I come ad esempio la Roma Capoccia, un omaggio ad Antonello Venditti, con ricotta dura di Montella, pomodorini gialli e rossi del piennolo e provola di Agerola e la Sarnese con pomodoro San Marzano, aglio e origano.

Nel nuovo menu non potevano mancare le pizze classiche. Ad aprire l’elenco la Margherita con pomodoro, mozzarella, basilico e grana; la Marinara con pomodoro, aglio, origano e olio evo e la Verace  ricoperta di pomodoro, mozzarella di bufala campana Doc, basilico e olio evo a crudo.

Per gli amanti della pizza ripiena O’ Cazon’, la scelta ricade tra quello imbottito con ricotta, provola di Agerola, salame, pomodoro e pepe oppure quello con prosciutto cotto, funghi e mozzarella. In menu anche ‘O Panuozz’ con salsiccia, melanzane arrostite e provola di Agerola nella versione denominata Gragnano; più estivo il panuzzo Fresco con tonno, provola di Agerola, pomodoro di Sorrento e pesto di basilico.

Prima di assaggiare le pizze, si può stuzzicare l’appetito con il fritto misto della casa “O Cuopp” con zeppoline d’alghe, crocchè, arancini, montanara e pacchero ripieno.

Nel menu, accanto alle pizze, è disponibile anche una selezione di piatti campani:  tra i primi troviamo Miseria e Nobiltà,  spaghetti al pomodoro fresco e basilico, lo Gnocco alla Sorrentina, gnocchi freschi con pomodorini, fiordilatte e basilico e il Pacchero alla mammà condito con melanzane, pomodorini, ricotta di bufala, ricotta dura di Montella e basilico. Tra i secondi, segnaliamo il Filetto ai ferri con scarola alla monachina  e il Calamaro alla piastra servito su crema di zucchine e menta.

Monoporzioni dolci e torte sono opera del pasticcere Sal De Riso. Leggera e invitante la Bavarese all’arancia, golosa e appagante la torta 5 sensi con cremoso alle nocciole e croccante di cioccolato fondente, intramontabile il Babà.

Da bere una selezione di birre ma anche vini bianchi e rossi che strizzano l’occhio alla terra campana.

Molto Ristorante: l’elegante connubio tra modernità e tradizione

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Un locale nato nel 2006 con l’obiettivo di coniugare lo stile italiano e la cucina del territorio, un luogo d’incontro per i buongustai, in uno dei quartieri più eleganti di Roma. Molto Ristorante è da anni un riferimento per la cucina di qualità, proposta nella grande sala da pranzo di 320 metri quadrati al centro della quale vi è un girarrosto, il cuore pulsante della cucina di Molto, un’esperienza olfattiva e di gusto unica nel suo genere. Nel girarrosto vengono preparati polli ruspanti, anatre, maialini da latte e cacciagione, in base alla disponibilità giornaliera.

Una cucina di che si basa principalmente su prodotti coltivati nell’orto della tenuta della famiglia Bassetti, che si affaccia sulle colline di Cerveteri, con un produzione biologica ed una raccolta che avviene manualmente. I prodotti freschi arrivano quotidianamente nella cucina del locale, e qui lo chef Paolo Castrignano rivisita in chiave moderna e personale le ricette della tradizione regionale e del territorio.

Un locale elegante, raffinato, che può contare su un grande spazio esterno, ideale per una cena estiva. La cucina punta sull’intensità dei sapori senza perdere mai di vista l’estetica e l’equilibrio complessivo dei piatti, come accade ad esempio per i Gamberi croccanti con cous cous e maionese di verdure. Intensità che torna a recitare un ruolo da protagonista nei piatti della tradizione come i Rigatoni “Cocco” all’amatriciana con guanciale croccante di cinta senese, ma soprattutto nella proposta del girarrosto, una selezione di carni davvero succulente e valorizzate da questa particolare tecnica di cottura. Spazio quindi al Pollo ruspante, al Galletto ma anche al Maialino da latte, prodotti ideali che donano al palato una esperienza davvero unica. La ricca ed interessante carta dei vini consente di poter gustare le proposte della cucina con i eccellenti vini che ben sposano i sapori ideati e realizzati dallo chef e la sua brigata.

Molto Ristorante
Viale dei  Parioli 122
Tel.  068082900
Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena