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Il Teatro si fa Bistrot. Il gusto dell’OFF/OFF Theatre

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Un buon piatto dopo lo spettacolo è quel che ci vuole per digerire anche la pièce più difficile. In Via Giulia arriva il bistrot omaggio ai grandi divi dello spettacolo.

Brad Pitt e il suo american burger da ben 170gr. Humphrey Bogart e i suoi aromatici crostini con hummus che ricordano il gusto speziato ed esotico di Casablanca. E poi il saporito e acidulo gusto della feta amata da Anna Maria Cecilia Sophia Kalos, meglio nota al mondo come la divina Maria Callas, omaggiata dall’inconfondibile insalata greca. E ancora le polpette dal sapore partenopeo, alleggerite (se così si può dire) dalla rustica scarola, un richiamo inconfondibile alla Napoli di Pupella Maggio che fa da eco all’anglosassone roast beef, in onore a Maggie Smith. E poi Alain Delon e il salmone al vapore, oppure la saporitissima insalata spagnola con patate e salumi di Antonio Banderas.

E così, dopo gli spettacoli d’autore in Via Giulia, arrivano anche le portate-omaggio ai grandi nomi dello spettacolo internazionale. Teatro, lounge bar e da oggi anche una buona proposta gastronomica. Il teatro si fa bistrot, anzi Le Bistrot, questo il nome scelto per il nuovo spazio enogastronomico dell’OFF/OFF Theatre, che triplica la sua proposta d’intrattenimento con simpatici e gustosi menu post-spettacoli al prezzo di 18€, bevande incluse.

Sono sempre maggiori gli spazi teatrali in cui usufruire di un buon pasto o di sofisticati appetizers al termine degli spettacoli. I teatri infatti, sono luoghi sempre più pronti ad andare incontro alle esigenze del pubblico che, al termine delle rappresentazioni, sceglie di consumare il proprio pasto senza l’obbligo di cambiare luogo. Il direttore artistico del teatro Silvano Spada, ha appena inaugurato il suo piccolo bistrot che sarà gestito da Giuseppe Pecora, noto protagonista delle notti romane, che accoglierà il pubblico con materie prime e con vini di provenienza dalla Regione Umbria.

Scopri l’OFF/OFF Theatre: https://www.facebook.com/OffOffTheatreRoma/
Per prenotazioni: 331 4256992.

I MENU dell’OFF/OFF

BRAD PITT
American burger con carne di Fassona, patate, maionese e insalata

HUMPHREY BOGART
Crostini all’Hummus di ceci aromatizzati alla menta, cous cous alle erbe di stagione

MARIA CALLAS
Insalata greca e tzatziki con moussaka di melanzane

PUPELLA MAGGIO
Polpette alle erbe con scarola napoletana

MAGGIE SMITH
Roast Beaf, rucola e scaglie di parmigiano

ALAIN DELON
Salmone al vapore con patata e maionese agli agrumi

ANTONIO BANDERAS
Insalata spagnola e gateau di patate, speck e zucchine

Sella & Mosca: quando il vino ha stile

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Siamo orgogliosi ed entusiasti di questa collaborazione, voluta fortemente per raccontare l’identità di una terra a cui abbiamo scelto di dedicarci con amore e rispetto”. Le parole di Francesca Moretti, amministratore delegato di Sella&Mosca, spiegano in modo chiaro e semplice il senso di una iniziativa originale, che ha portato lo stilista Antonio Marras, conosciuto nel mondo per il suo stile caratterizzato da una grande sperimentazione, a disegna le etichette dei quattro nuovi vini dell’azienda, prodotti con i più rappresentativi vitigni: vermentino, cannonau e torbato, quest’ultimo proposto in versione classica ed una “Metodo Classico”.

Con il progetto Sella&Mosca + Antonio Marras abbiamo anche voluto portare il nostro importante Know How producendo da un vitigno così rappresentativo per la Sardegna – e in particolare per Sella&Moscaun Metodo Classico che appartiene, invece, alla tradizione vinicola della mia famiglia. Insieme al nostro enologo Giovanni Pinna abbiamo creato il primo Metodo Classico da uve torbato”. Un messaggio, quello di Francesca Moretti, che racconta la comune volontà di esprimere e rappresentare il territorio.

L’ispirazione ha preso corpo dalla notte magica di San Giovanni (23-24 giugno) quando un marinaio, un pugile, un eccentrico e un uomo ingiustamente accusato di essere un bandito si incontrarono ad Alghero e saltando il fuoco divennero compari. I quattro portano il nome dei personaggi raccontati da Marras: Oscarì, il Metodo Classico da uve torbato; Ambat il Vermentino; Catore l’Alghero Torbato e Mustazzo il Cannonau. Ne nasce una storia di amicizia, di legami autentici, di valori e di territorio.

Con Sella&Mosca condividiamo l’amore per Alghero, Barcellonetta per i nostalgici, i tramonti infuocati quando il sole cala dietro Capo Caccia, il gigante che dorme sul mare mentre il faro illumina come una stella cometa tutto il golfo”. Ha raccontato Antonio Marras, “abbiamo in comune i profumi del mirto e dell’elicriso, l’ambat, il maestrale, il mare, le tinte scure degli uliveti e il rosseggiare delle vigne.

Sella & Mosca nasce ad Alghero per mano dei due imprenditori piemontesi che le danno il nome: l’ingegnere Sella, nipote del famoso statista Quintino Sella, e l’avvocato Mosca. Era il 1899 e quell’impresa suona ancora oggi pionieristica, unica ed esemplare. Conta oggi 550 ettari di vigneto producendo un’ampia gamma di etichette: dal Vermentino di Sardegna a quello di Gallura, dal Cannonau al Carignano del Sulcis, dai Torbato (anche in versione Charmat e Metodo Classico) al Marchese di Villamarina, un Cabernet dal profilo isolano. L’azienda che ha ridato turgore a Sella&Mosca, è il Gruppo Terra Moretti.

Per presentare le nuove etichette è stato organizzato un pranzo con giornalisti ed addetti ai lavori a Roma, presso il ristorante Retrobottega. I due chef Alessandro Miocchi e Giuseppe Lo Iudice hanno realizzato alcuni piatti, serviti con i vini in abbinamento. Oscarì, il metodo classico, ha accompagnato la Tartare di barbabietola rossa con fonduta di Parmigiano Reggiano e semi. Il Vermentino, i fratelli Ambat, è stato servito prima con una deliziosa Crepinette (rete di maiale) con misticanza selvatica e cardo, ravanelli e foglie di cappero su un fondo bruno, e successivamente con una Animella glassata in salsa barbacue e puntarelle.

Catore, l’Alghero torbato, ha esaltato il sapore dei fantastici Bottoni di lingua con spuma di pepe verde e l’inteso Risotto al mosto di malto e speck affumicato. Infine il Mustazzo, Cannonau dalle note fruttate di mora e sottobosco, ha sposato il Maialino di Mora romagnola con verza e caco mela. La chiusura, affidata ad un dessert caratterizzato dal sapore degli Agrumi canditi e del miele ha completato un percorso enogastronomico di grande rilievo, che ha confermato il talento degli chef di Retrobottega e la qualità dei vini di Sella&Mosca.

A Bologna il Tea Party più lungo del mondo

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Dall’1 al 3 marzo torna a Bologna, a Palazzo Pallavicini, il Festival italiano del tè. 45 eventi, 13 espositori, 2 tavole rotonde, 1 mostra, e un mercato nazionale che cresce del 22% secondo Euromonitor. Sono questi i numeri del tè e del primo evento italiano dedicato interamente al mondo della celebre bevanda ambrata, che per questa seconda edizione avrà come titolo “Il Tea Party più lungo del mondo”.

Anche il Tè quindi ha il suo festival, i suoi corsi, le sue blogger. E se siamo abituati a pensare al tè come un momento rituale e rilassante, che affonda anche le sue radici storiche in terre lontane d’oriente, dobbiamo in questa occasione ricrederci e riscoprire un mondo fatto di esperti comunicatori, giornalisti, tè-lovers, libri, ricette, chef e molto altro ancora.

“L’idea del festival e dell’associazione è nata proprio davanti a una tazza di tè – racconta Carlotta Mariani, una delle organizzatrici del Festival.  Era l’autunno del 2016 e ci siamo accorte che non c’era ancora in Italia un evento dedicato alla nostra bevanda preferita. La mente di tutto questo è stata Liana Bertolazzi, che ha poi riunito un gruppo di donne con varie esperienze nella comunicazione e nell’organizzazione di eventi, accomunate dalla stessa passione per il tè”.

L’associazione In Tè, tutta al femminile, è nata con un unico obiettivo: diffondere la cultura del tè di qualità in Italia.  Un’anima e tre volti: Liana Bertolazzi esperta di comunicazione e P.R, Carlotta Mariani giornalista, tea blogger e consulente Tea&Food e Patrizia Ballardini, organizzatrice di eventi.

Ma di cosa si occupa nello specifico questa associazione? spiega Carlotta Mariani: “In-Tè si propone ai professionisti quali distributori, rivenditori, specialisti del food &beverage attraverso azioni rivolte a promuovere e diffondere la cultura del tè in Italia. Ma non trascura i consumatori, per loro organizziamo incontri ed eventi per far conoscere in maniera sempre più approfondita il mondo del tè e i segreti dei suoi affascinanti rituali. Oltre al festival, abbiamo organizzato in questo ultimo anno degustazioni e corsi di introduzione al tè. In più collaboriamo con aziende del settore e con altre realtà interessate”.

L’edizione targata 2019 del Festival promette di essere una kermesse dai grandi numeri con ospiti internazionali, come la guru del tè Jane Pettigrew, autrice di numerosi libri, che svelerà i segreti di un perfetto afternoon tea e le novità del tè nel mondo con il corso tea trends. Presente anche il documentarista ed esploratore canadese Jeff Fuchs, autore del libro The Ancient Tea Horse Road, divenuto anche documentario, che farà degustare pregiati tè nepalesi e straordinari Pu’erh, accompagnando i visitatori con i suoi racconti di viaggio. E nel panel internazionale spazio anche ad Anna Poian, viaggiatrice instancabile e preziosa testimonial di piccole farm nepalesi e giapponesi, con una serie di tè mono origine, unici per qualità e storia.

“Parleremo anche del mercato del tè e di come si comunica, continua Carlotta. Abbiamo ideato infatti una serie di corsi specialistici per professionisti del settore, naturopati o titolari di erboristerie, corsi legati alla Comunicazione social per chi vuole aprire un’attività legata al tè. E poi tavole rotonde dedicate all’horeca, confronti tra teablogger, mostre”.

Che tea party sarebbe senza qualche ricetta a tema? “Eh sì, quest’anno abbiamo ospite una chef davvero speciale che ci introdurrà ai segreti del tè nelle preparazioni e agli abbinamenti con il cibo. Pina Siotto, autrice di Vegetaliana note di cucina italiana vegetale. Suo anche il corso in cui ci racconterà come cucinare con il Kombucha, una delle ultime tendenze per quanto riguarda il mondo del tè. Considerato una sorta di elisir di lunga vita, il kombucha è una bevanda che si ottiene dalla fermentazione di tè nero, zucchero e una colonia simbiotica di batteri e lieviti nota con il nome di scoby. E infine non dimentichiamo CockTeils con il biobarman Marco Dalboni, che ci presenterà il mondo dei cocktail al tè abbinati a frutta e verdura fresca”.

Grazie al “Tea Party più lungo del mondo” parlare di semplice valorizzazione e interpretazione del tè sarebbe riduttivo, poiché siamo di fronte a una bevanda incredibilmente versatile, visto che gli abbinamenti fatti vanno dal cioccolato allo lo sport e allo yoga. Un mondo di aroma e gusto, di cultura, storia e tradizione tutto da scoprire e da sorseggiare.

Avete tre giorni di tempo dal 1 al 3 marzo 2019 a Palazzo Pallavicini a Bologna per scoprire questo profumato mondo. Ingresso gratuito.

Orari, informazioni e programma sul sito ufficiale della manifestazione

Umami compie un anno. La festa con lo chef Marco Claroni

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Un mix di sapori tra il Giappone e il Mediterraneo per i festeggiamenti della trattoria japan style

Compie un anno la trattoria giapponese Umami, angolo romano dedicato alla cucina del Sol Levante, situato nel cuore del quartiere San Giovanni, dove wok e bacchette iniziano a roteare nella primavera del 2018, portando sulle tavole dei golosi di japan food le pietanze tipiche della regione del Kanto, che comprende Tokyo e Yokohama. Lo chef Giuseppe Milana, classe ’88, ha all’attivo un operoso passato variopinto dai colori delle tante cucine che lo hanno appassionato, nonché dalla forte vicinanza alla tradizione mediterranea, con un debole costante per la cultura asiatica e, come molti altri illustri colleghi, negli anni di servizio ha studiato e affinato le delicate tecniche di cottura giapponese che nel locale di Via Veio 25 si riscoprono perfettamente.

Per festeggiare al meglio la ricorrenza del primo compleanno, Umami ospita lo chef Marco Claroni, amico della trattoria e autore di una giovane quanto divertente cucina, nata all’Osteria dell’Orologio di Fiumicino. Un apposito menu studiato per la serata di festa di martedì 26 febbraio, mixerà il gusto del Giappone con la tradizione del Mediterrano.

Nato grazie alla volontà di Marco Pucciotti, Umami è un caso unico nel panorama gastronomico nazionale. Divenuto ormai un riferimento fisso nel quartiere, la trattoria accoglie gli avventori con la preparazione del direttore di sala Davide Frattali, che solerte illustra i piatti e l’infinita carta di sakè, shochu, té e superalcolici nipponici che impreziosiscono il locale. I noodles, realizzati dal pastificio Mauro Secondi da una ricetta dello chef Milana, sono decisamente uno dei piatti più ambiti del ristorante, dove vengono serviti rigorosamente con prodotti di stagione.

Non possono mancare di certo i bun, tipici paninetti morbidi ripieni di verdure o pulled pork, come non mancano gli yakitori, sfere di pastella con cuore di polpo. I tipici ravioli Gyoza, sono poi presentati con tre diversi ripieni, dal gambero, al maiale, fino a quelli alle verdure, un preludio perfetto da continuare con un grande classico come il ramen, realizzato anch’esso con primizie stagionali e servito secondo i gusti, con pollo, maiale, oppure verdure e tofu. Al termine del pasto, come fossimo protagonisti di un vero e proprio manga, non lasciatevi sfuggire i dorayaki o i mochi, assolutamente da provare se presenti come fuori menu.

Un vero e proprio viaggio enogastronomico nel lontano (ma mai così vicino) Sol Levante. Una vera e propria ode al Giappone ed alla sua cultura, offerta al pubblico con un rapporto qualità prezzo che non ha eguali, per provare il gusto della vera cucina nipponica. Perché il giapponese non è solo sushi, ma molto di più!

Menu di martedì 26 febbraio 2019

Bun con coppa di testa di ricciola
Sashimi di capasanta con sunomono e miso di sedano rapa
Gyoza di guance di tonno con il suo brodo al tosazu
Ramen di gambero
 Riso con coda di rospo kabayaki
Centrofolo al vapore, ostriche, rape e semi
Tataki di ricciola, umeshu, carota, zenzero e shiitake
 “Sorbetto”

€45 bevande escluse (Per prenotazioni: 06 5309 6313)
Link all’evento: Evento Facebook
Graphic designer: Alessandro Alimonti / Photographer: Alberto Blasetti

American Taste. Tutto il gusto degli anni’50

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Zucchero filato, patatine fritte, birra, hot dog e molto swing. La ricetta perfetta de “i Viaggi di DEM”

Non c’è cosa più bella che viaggiare. Se poi ci abbiniamo anche il mangiare, il binomio è perfetto. Da questa idea nasce “i Viaggi di DEM”, appuntamento in perfetto equilibrio tra food e divertimento offerto da DEM Supermercati presso il nuovissimo IPERDEM di Via delle Ciliegie 100, dove a partire da sabato 23 febbraio alle ore 18.00, gli avventori potranno degustare cibi tipici del luogo prescelto dal gruppo di creativi, capeggiato dalla responsabile marketing Martina Aversa. «Ci tenevamo moltissimo ad offrire ai nostri clienti qualcosa di diverso. Fare la spesa è un momento di gioia per chiunque e allora perché non aumentarla questa gioia? Musica, accoglienza e contest a premi renderanno ancor più piacevole il momento», dichiara la Aversa che punta ad una vera e propria rivoluzione nel settore, supportata dal sostegno di Marco De Sanctis, amministratore unico del gruppo DEM. Una rivoluzione iniziata soprattutto dalla comunicazione, come racconta la nuova campagna pubblicitaria che in questi giorni sta colorando Roma, simboleggiando una vera e propria unione tra l’azienda e il pubblico.

«Avremo zucchero filato, patatine fritte, birra e molto swing. E per chi non apprezza il gusto americano, sarà disponibile anche un’alternativa più leggera a base di sushi, offerta dal nostro banco di sushi espresso», prosegue la Aversa, invitando il pubblico a seguire le iniziative su tutti i canali social della DEM.

E dunque appuntamento a sabato 23 febbraio con l’inizio di una serie di appuntamenti di con sapori e tradizioni dal mondo, che porterà gli avventori dell’IPERDEM, dal cuore del quartiere Alessandrino verso luoghi lontani nel tempo e nello spazio. Un viaggio che inizia sabato con il live di Antonio Sorgentone e tutto il gusto dell’America anni’50, con il djset della djette Lalla Hop, lo swing show della scuola di ballo Feel That Swing e le acconciature retrò offerte da La Bettynatrice per poi posare in un selfie di rito sui veicoli d’epoca di Conti S.r.l.

Partenza dall’America degli anni’50 per poi puntare dritti al Messico, passando per la Cina e virando verso il Giappone, per poi concludere il giro a primavera inoltrata grazie alla presenza di Al Bano e dei suoi vini abbinati a prodotti pugliesi, come testimonia il video lanciato in rete dalla pagina di DEM Supermercati.

L’America degli anni’50, il Messico, la Cina, il Giappone e poi il ritorno in l’Italia. Un giro intorno al mondo senza il passaporto, ideato per coinvolgere tutti, dai più grandi ai più piccini, con eventi a tema a base di degustazioni, musica e performance riempiranno le giornate de “i viaggi di DEM”. Partecipare rispettando il dress code conviene: per le prime dieci persone vestite a tema (in questo caso vintage), saranno distribuiti buoni spesa del valore di 25€ (a fronte di una spesa di minimo 50€).

Nel pomeriggio di domenica 24 febbraio invece, si farà un salto nell’America del sud e più precisamente in Messico, con degustazione di prodotti tipici messicani e soprattutto con le serenate suonate dal gruppo Mariachi Tierra de Mexico, da anni impegnato nella pratica e diffusione della cultura messicana.

EVENTO UFFICIALE: Pagina Facebook

BIT 2019: food e travel sempre più complementari

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Dal 10 al 12 di febbraio si è tenuta presso FieraMilanoCity la BitMilano, borsa internazionale del turismo. Un appuntamento annuale dedicato al mondo del turismo, della ricezione e dell’ospitalità. Presenti tutte le regioni italiane, i grandi comuni, le mete di attrazione turistiche più importanti, agenzie di viaggio e vari paesi esteri dei cinque continenti. Tra i temi trattati, particolare attenzione è stata posta sull’attrazione del settore turistico verso quello del food e dell’agroalimentare. Mondi da sempre complementari, che vivono oggi in piena sinergia, contrariamente al passato in cui la consapevolezza di questa reciprocità mancava. Cibo, vino, territorio, storia e tradizione si fondono in quella magica parola di turismo enogastronomico, dove la scoperta di un paese e delle sue bellezze si arricchisce di gusto, prodotti tipici e piatti simbolo.

L’innegabile connubio tra ristorazione e accoglienza è stato sancito in modo prepotente dal mercato, definendone una vera tendenza, anche necessaria. Gli operatori, da parte loro, hanno riconosciuto il cibo, e ciò che attorno ad esso ruota, come motore e attrattore culturale che ha innescato una rielaborazione del concetto di turismo.

Questo non si è evinto solo dalla sezione “A Bit of Taste”, area dedicata all’enogastronomia di viaggio, che in collaborazione con l’Associazione Professionale Cuochi Italiani e con Le Strade del Gusto, ha dato vita a show-cooking di vario genere, ma soprattutto da un intenso programma di workshop e seminari curati da FormazioneTurismo in cui il food e il marketing del food sono stati veri protagonisti. Incontri seguiti da ristoratori, albergatori, appassionati e studenti che con la loro presenza hanno rimarcato la necessità di “sapere”, la consapevolezza di voler conoscere strumenti nuovi e innovativi per fare marketing e business, dall’uso dei social per potenziare la loro visibilità, al content marketing o al foodstorytelling.  Consapevolezza e sinergia sono state, dunque, le due parole chiave tra questi due settori esperienziali.

Di tutto questo ne abbiamo parlato con Francesco Mongiello, consulente di web marketing turistico e social media, ma soprattutto fondatore di FormazioneTurismo.com, che ha curato l’intero programma di convegni di questa Bit 2019.

Il mondo del food e della ristorazione sono sempre più protagonisti del settore turistico, quanta sinergia c’è e si sta creando?

Sono due mondi che da sempre convivono, non c’è turismo senza ristorazione e food, soprattutto in un paese come l’Italia dove l’enogastronomia e la cucina costituiscono un attrattore, anche di tipo culturale. L’appeal del nostro paese è dato da un mix di fattori e tra questi hanno un loro peso anche mondo food e ristorazione. Oggi c’è maggiore consapevolezza e diffusione di sinergie, quelle che inizialmente erano iniziative sporadiche di integrazione tra i vari mondi, ora sono anche strutturalmente ben consolidate.

Turismo e food possono essere oggi concepiti come due settori distaccati o complementari?

Nel food c’è anche molto altro che poco si lega alla fruizione turistica, ma in generale sono tre ambiti settoriali fortemente complementari. Da sempre il movimento turistico nelle destinazioni è sostenitore delle economie locali, ivi compreso l’agricoltura e le produzioni agroalimentari. Laddove queste hanno innescato meccanismi di legame più diretto con le forme di turismo sono nate tantissime esperienze di turismo enogastronomico, con benefici per tutta la filiera del food e della ristorazione, con protagonisti più o meno attivi gli operatori del travel ma anche del ricettivo. L’Italia è il paese dove esistono molti piccoli tour operator specializzati in viaggi enogastronomici, per lo più proposti a viaggiatori provenienti dall’estero.

Quanto gli albergatori sono consapevoli della necessità di un buon servizio ristorazione all’interno delle loro realtà?

Non molta direi o meglio, la consapevolezza c’è ma la ristorazione alberghiera spesso è un fardello e da ciò ne deriva un mantenimento del servizio che spesso è ai minimi. C’è molta attenzione alla cura della colazione, che è un fattore determinante nella brand reputation, molto meno ai servizi di lunch e dinner. Certamente laddove il servizio di ristorazione è strategico, vuoi per livello di ospitalità che per necessità/target di clientela, l’esperienza è al top, in moltissimi casi anche superiore alla media della ristorazione commerciale.

Come Formazioneturismo quanta sensibilità e interesse c’è per il mondo del food & wine e sotto quale aspetto (management, enoturismo, marketing..) ?

L’interesse è tanto, c’è molta curiosità tra il pubblico dei visitatori a caccia di proposte nel segmento, e c’è tanta motivazione negli operatori consapevoli di dover cavalcare i trend, adeguare i propri standard, integrare le proprie proposte, ottimizzare le proprie risorse. Molta attenzione c’è al management e al marketing nelle sue varie declinazioni, non escluso il digital. Un seminario che abbiamo proposto per la prima volta in Bit è stato sul revenue applicato alla ristorazione, una novità quasi assoluta in Italia. Ma Bit potrebbe riconfermare, essendoci stato per il secondo anno un’area dedicata al turismo enogastronomico “A Bit of Taste”.

Quanti workshop e seminari dedicati all’argomento ci sono stati in questa edizione e che tipo di affluenza hanno avuto?

Con il contributo di FormazioneTurismo.com sul tema Ristorazione & Food Tourism ce ne sono stati tre nell’area convegni, altri 6 nell’area Bit4Training. In media ogni evento è stato seguito da circa 50 persone, siamo quindi nell’ordine di 450 partecipanti.

La domanda in questo settore , dal punto di vista della formazione e informazione quanto è grande?

La domanda di formazione e di informazione è altissima, non si è mai registrata così forte come in questi ultimi anni. Un po’ per moda, un po’ per evidenti spazi di opportunità che però non sono alla portata di tutti se non adeguatamente formati.

Volendo tirare le somme su questa edizione 2019 della BIT cosa possiamo dire? Quali sono i trend 2019 per il turismo e quali quella per la formazione? A cosa bisogna puntare?

Per noi entusiasmante, ricca di nuovi stimoli, di relazioni e ci auguriamo di nuovi progetti. Per la formazione è opportuno puntare alle specializzazioni e riqualificare le proprie competenze, è un investimento e come tale occorre uscire dalla logica “tutto e subito” che un po’ accomuna soprattutto i più giovani. Se la formazione online può avvantaggiarci sotto alcuni aspetti non è del tutto adeguata se ci si pone obiettivi professionali, di crescita e di acquisizione di competenze e abilità. Quindi fare attenzione alle scelte che si fanno sul piano della formazione.

Sfida all’ultimo gnocco da Eataly!

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Da bambino erano quelli della nonna, sinceramente un po’ gommosi, preparati alcune volte con acqua e farina, altre con le patate. Poi c’è stato il periodo di quelli industriali, per mancanza di tempo e soprattutto perché prendevo confidenza con la vita da “adulto” e non riuscivo a prepararli in prima persona. Infine, per fortuna, è giunto il momento di quelli buoni, veri, preparati a casa o mangiati in ristorante di ottimo livello.

Sto parlando degli gnocchi, uno dei piatti icona della nostra tradizione culinaria, al punto da aver dato vita ad alcuni modi di dire più o meno coloriti (“ridi che mamma ha fatto gli gnocchi”) ed a veri e propri appuntamenti settimanali, con la scelta del giovedì quale giorno dedicato, per cadenzare il loro consumo nel tempo. Ricetta semplice ma insidiosa, basata fondamentalmente su due ingredienti, patate e farina, e mille declinazione che prevedono l’utilizzo dell’uovo e di tanti altri elementi che possono caratterizzarne il sapore finale.

Gli gnocchi saranno tra i protagonisti della Festa della Patata (il quarto alimento più diffuso al mondo), evento in programma da Eataly da giovedì 14 a domenica 17 febbraio. Nella prima giornata infatti, quella di giovedì 14, si svolgerà un goloso contest che vedrà otto coppie sfidarsi nella realizzazione dell’impasto degli gnocchi perfetti. Ogni coppia avrà a disposizione tutti gli ingredienti necessari (farina, uova, patate, sale, pepe), 30 minuti di tempo per poter realizzare l’impasto e tre condimenti tra cui scegliere.

Dalle 17 alle 20, nel Centro Congressi posto al 3° piano della sede di Eataly ad Ostiense (Roma), gli sfidanti dovranno sottoporre i loro gnocchi all’esame della giuria composta dagli chef di Eataly. Il premio? una cena presso uno dei ristoranti a scelta tra: Terra, Birreria, Pasta & Pizza.

Radio Food è media partner dell’evento, ed i due creatori della prima web radio italiana a tema food, Andrea Febo e Luca Sessa, condurranno l’evento, presentando partecipanti e piatti e, naturalmente, assaggiando tutte le proposte in gara!

Accademia Chorus non lascia, ma raddoppia

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Da Accademia Chorus si racconta il mestiere del barman o barmaid che non consiste solo nel leggere libri e studiare ricette ma soprattutto nell’imparare a conoscere le persone, i clienti e ad acquisire la giusta professionalità per farli stare bene e renderli protagonisti dell’esperienza”.

Parole (e cocktail) di Massimo D’Addezio, celebre Bartender capitolino e volto principale del bere miscelato sulla tv del Gambero Rosso, che rinnova la sua personale ricetta per formare i nuovi professionisti della miscelazione. Riparte infatti il corso di Mixology di Accademia Chorus. Dopo il successo della prima edizione, a febbraio le porte della scuola di Mixology di via della Conciliazione riaprono i battenti per il gruppo di allievi che potranno accedere al corso professionale.

Il progetto conserva l’obiettivo del primo anno, cioè quello di formare i nuovi barman 3.0 ovvero professionisti della miscelazione in grado di sopperire alle esigenze di Cocktail bar, hotel e luoghi di intrattenimento di alto profilo. La location è sempre il Chorus Café, ristorante e cocktail bar all’interno dell’Auditorium Conciliazione.

Un corso professionalizzante che per la prima volta nasce all’interno di un locale per vivere la formazione a 360° e osservare sul campo come funziona una vera attività attraverso un contatto diretto con sala e cucina. Un approccio dinamico e dialogico che pone l’accento sulla figura del cliente, un approccio “clientecentrico” perché, spiega D’Addezio “all’Accademia Chorus si impara l’arte di rendere felice il cliente”.

Il tutto sarà coadiuvato dalla sinergia prodotta dalla collaborazione di importanti sponsor come il Gruppo Lunelli e grazie al Patrocinio di Federalberghi e Fipe. La seconda edizione, 48 ore di formazione divise in 12 incontri da 4 ore, partirà il 25 febbraio 2019. Ma l’Accademia non si ferma qui. Il prossimo obiettivo nasce dalla volontà di dare al corso una dimensione nazionale e così, mentre a Roma si raddoppia, già è in cantiere una prossima edizione del corso anche a Milano.

EVVIVA LA NUTELLA! HA QUASI LA MIA ETÀ…

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Oggi, 5 febbraio, si celebrerà il World Nutella Day e tra pochi mesi ricorrerà il 55° anniversario della commercializzazione della Nutella, la crema gianduia spalmabile di nocciole e cacao più famosa e forse anche più imitata del mondo. Come dire: «55 anni e non sentirli».

Inventata da Michele Ferrero fondatore dell’omonima industria dolciaria con sede ad Alba in provincia di Cuneo, fu commercializzata per la prima volta nell’aprile del 1964 (ma il marchio fu depositato nell’ottobre dell’anno precedente) come evoluzione di una precedente crema denominata Pasta Giandujot e successivamente SUPERCREMA entrambe ideate alcuni anni prima dal padre Pietro. Il nome deriva dal sostantivo nut, che significa nocciola in inglese, mentre il suffisso italiano –ella fu aggiunto per ottenere un nome orecchiabile. Nei primi mesi di vendita venne utilizzato lo stesso contenitore della SUPERCREMA (probabilmente per smaltire le giacenze di magazzino) fornito di un coperchio in metallo dorato, sebbene le prime pubblicità riportassero un recipiente con un coperchio rosso. Risale all’anno successivo, ossia nel 1965, la forma dell’attuale ed iconico barattolo in vetro.

Attualmente Nutella è disponibile in diversi formati: dal blister monoporzione da 15 g, al classico vasetto in vetro da 630 g, fino al secchiello da 5 kg destinato alla ristorazione, sebbene nel 2016 – e per un periodo molto limitato –  venne distribuita addirittura una confezione da 7,5 kg destinata alle gelaterie. Se da un lato può essere annoverata come prodotto di eccellenza del sistema produttivo ed economico nazionale (nel 2014, in occasione del 50° anniversario della realizzazione, Poste Italiane emise addirittura un francobollo), in realtà di italiano ha ben poco. Solo i vasetti in vetro, infatti, sono Made in Italy, quantomeno per la produzione destinata al mercato interno. Nei nostri negozi di alimentari e nella GDO troviamo infatti, oltre alla Nutella prodotta nello stabilimento di Alba, anche Nutella francese, tedesca e polacca.

Nonostante la ricetta della Nutella sia composta da appena 7 ingredienti (zucchero [50%], olio di palma [20%], nocciole [13%,] latte scremato in polvere [8,7%], cacao magro [7,4%], lecitina di soia, vanillina) per produrre le 400.000 t che ogni anno escono da 11 stabilimenti FERRERO sparsi nel mondo destinate ai mercati di 75 paesi, è necessaria una complessa operazione di logistica intercontinentale che coinvolge fornitori dislocati in 4 diversi continenti:

  • ZUCCHERO DAL BRASILE E DALL’EUROPA

Detto subito che di tutto lo zucchero prodotto nel mondo solo il 20% è ottenuto dalla barbabietola – il rimanente 80% è ricavato dalla canna da zucchero – il Brasile è il leader riuscendo a produrre la stessa quantità dei rimanenti 9 paesi presenti nella top 10 dei maggiori produttori. In Europa il “podio dello zucchero” è occupato nell’ordine da Francia, Germania e Regno Unito. Nel nostro paese la lavorazione saccarifera è diminuita di poco meno dell’80% dal 2006 ad oggi, attualmente con solo 2 stabilimenti industriali.

  • OLIO DI PALMA DALLA MALESIA

La Malesia ne esporta annualmente circa 40 milioni di tonnellate. Da qualche tempo, tuttavia, si sta cercando di limitare il più possibile la diffusione di questo tipo di coltura per via dei rischi di natura cardiovascolare (e non solo) che questo olio comporta.

  • NOCCIOLE DALLA TURCHIA

FERRERO è il maggior acquirente di nocciole al mondo ed utilizza i frutti dei noccioli italiani solo per la produzione delle praline Rocher (nello specifico la Tonda Gentile del Piemonte). Il barattolo di Nutella da 630 g contiene circa 85 nocciole, tutte provenienti dalla Turchia che con la sua produzione riesce a soddisfare l’80% del fabbisogno mondiale.

  • LATTE SCREMATO IN POLVERE

Il latte in polvere è utilizzato nel cioccolato e nei prodotti dolciari per ragioni tecniche. La qualità dipende principalmente dalla qualità del latte fresco da cui deriva. Generalmente il latte scremato proviene da latterie relativamente vicine agli stabilimenti di produzione FERRERO. Occorrono circa 10 litri di latte per produrre 1 kg di latte in polvere.

  • CACAO DALLA NIGERIA

Il paese più popoloso del continente africano produce ogni anno circa 200.000 t di questi semi dal colore viola pallido rappresentando il secondo prodotto maggiormente esportato in Nigeria superato solo dal petrolio.

  • LECITINA DI SOIA DAL BRASILE

La lecitina di soia è usata come emulsionante nell’industria alimentare per la preparazione di salse, creme, barrette proteiche, margarine, gelati. Il Brasile si colloca al secondo posto nel mondo come produttore preceduto solo dagli Stati Uniti.

  • VANILLINA DALLA CINA

Considerato il costo elevato della vaniglia naturale, l’aroma è ottenuto in maniera sintetica con l’impiego della vanillina.

Con il 50% dell’intero volume di vendite Nutella rappresenta la principale attività della multinazionale di Alba – il core business, per usare un termine da “uomini di mondo” come diceva qualcuno – che fa di FERRERO la terza maggiore azienda dolciaria su scala mondiale con più di 34.000 persone. Non male per una bottega di dolci fondata in una cittadina piemontese nel 1946.

Sebbene il mercato offra sempre più creme spalmabili al cacao e nocciole di qualità elevata, prive di olio di palma e lecitina, con un minore contenuto di grassi saturi e fors’anche meno caloriche («La Nutella è l’oppio delle culone» sostiene l’attrice Geppi Cucciari), rimane a tutt’oggi la preferita dai clienti di tutto il mondo e poco importa delle accuse e degli scandali sollevati negli ultimi anni: FERRERO non ha mai smesso di macinare nocciole …e neppure guadagni. Per Nutella, quindi, tutto fila ancora liscio come l’olio. Di palma, ovviamente.

Fish Truck, da seduti è meglio!

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Il pesce on the road di Giorgiana getta l’ancora al Pigneto, oggi l’inaugurazione!

Era nato come un truck food dedicato alle specialità di mare il Fish Truck e dopo tanto mare aperto, da venerdì 1 febbraio cala l’ancora nel quartiere Pigneto, nel nuovo locale che Giorgiana Pompei, giovane imprenditrice con la passione del buon cibo, ha prontamente allestito per l’occorrenza. Street Food, Cucina Gourmet, Specilità di Pesce Crudo, Fritto, Grill Sushi, non manca nulla al nuovo polo culinario pignetino dedicato al pesce, che nella serata di venerdì saluterà l’arrivo degli amici e degli ospiti del nuovo quartiere pronto ad accoglierlo. Musica, sorrisi e una miriade di appetizers al sapore di mare, delizieranno i palati degli avventori in una festa che è vero e proprio un traguardo per Giorgiana e dove tutti sono invitati.

Fish Truck mescola l’amore per la cucina e quello per le onde in un mix completo di tutto, dalla vocazione orientale per il sushi, alla dedizione per la cultura del viaggio, da cui l’idea di principio era nata. E poi il crudo, la frittura, i grigliati di ogni tipo e maniera, alternati a proposte gastronomiche come gli hamburger o le piadine di pesce, servite al pubblico in “rigoroso” street-mood.

In principio fu il simpatico furgoncino giallo e nero a girare l’Italia dal più recondito nord, fino al sud più profondo, facendo tappa a Reggio Calabria, Fidenza, Reggio Emilia, Parma e nei tanti festival italiani dedicati alla cultura dello street food, dove il Fish Truck ha maturato esperienza, raccogliendo il gusto di ogni palato e facendone tesoro, per poi mixarlo a quel sapere ricco di passione per il sole, il mare e i suoi frutti preziosi. Un nuovo inizio attende Giorgiana e il suo amore per questo lavoro, di cui freschezza e qualità sono e saranno sempre i capisaldi, con un occhio attento alla modernità ed alle ottime materie prime alla portata di ogni tasca.