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Roberta Savona

Sbanco & Friends, Callegari e Pucciotti danno il benvenuto a Marzia Buzzanca

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Tra Abruzzo e Sardegna, il menu degustazione festeggia il compleanno del locale e non solo

Dopo un novembre con Pasquale Torrente, un dicembre con Adriano Baldassarre, e poi ancora febbraio con Caterina Ceraudo, è la volta di Marzia Buzzanca, ospite del mese di marzo, accolta in casa Sbanco da Stefano Gallegari e Marco Pucciotti per il consueto appuntamento Sbanco & Friends, che si chiuderà a Luglio 2019 e per cui sono ancora attesi Giovanni Milana (Aprile), Ciro Salvo (Maggio), Gabriele Bonci (Giugno) e Ciccio Vitiello (Luglio).

Tre i motivi per festeggiare: il primo, l’arrivo di una grande professionista e donna straordinaria come la Buzzanca, sempre pronta al sorriso e con una tenacia invidiabile, un vero e proprio faro guida per tutti coloro che vogliono approcciarsi a questo mestiere, reso da Marzia come una vera e propria gioia quotidiana. Il secondo motivo invece, è il compleanno di Sbanco, dove sarà possibile festeggiare con le pizze “classiche” di casa, oltre che con il menu speciale dedicato all’ospite. Terzo e ultimo motivo, il 17 marzo è San Patrizio e dunque si sprecheranno i boccali e le pinte di birra per omaggiare il santo patrono irlandese più noto al mondo.

Un menu in bilico tra Abruzzo e Sardegna, che delizierà gli avventori con un viaggio tra i sapori dell’entroterra abruzzesi ed un pizzico di isolano e inconfondibile gusto sardo.

Il Menu:

– Arancino Aquilano
– Crostone di pane fatto in casa con pomodoro, burrata e rucola
– Supplì con pecora alla callara
– Pizzetta fritta con la mortadella
– Pizza è Togo dedicata alla Sardegna: mozzarella, pecorino, crema di fave, salsa al mirto, patate al coppo
– Pizza Jotta: scamorza affumicata, patate, alici, timo e pangrattato tostato
– Pizza Ruota d’Oro: fiordilatte, insalatina con pollo allo zafferano, pomodori secchi, scaglie di mandorle e liquirizia
– Namelaka al cioccolato fondente Amedei, crema di frutti rossi e granella di pistacchio

Gli specialisti di Opperbacco e Luigi Ricchiuti benediranno il pubblico con la birra e con un’inconfondibile saggezza birraria. Per l’occasione, anteprime di nuove birre, selezioni speciali e tap list incredibile.

Evento Ufficiale: Pagina Facebook

Il Teatro si fa Bistrot. Il gusto dell’OFF/OFF Theatre

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Un buon piatto dopo lo spettacolo è quel che ci vuole per digerire anche la pièce più difficile. In Via Giulia arriva il bistrot omaggio ai grandi divi dello spettacolo.

Brad Pitt e il suo american burger da ben 170gr. Humphrey Bogart e i suoi aromatici crostini con hummus che ricordano il gusto speziato ed esotico di Casablanca. E poi il saporito e acidulo gusto della feta amata da Anna Maria Cecilia Sophia Kalos, meglio nota al mondo come la divina Maria Callas, omaggiata dall’inconfondibile insalata greca. E ancora le polpette dal sapore partenopeo, alleggerite (se così si può dire) dalla rustica scarola, un richiamo inconfondibile alla Napoli di Pupella Maggio che fa da eco all’anglosassone roast beef, in onore a Maggie Smith. E poi Alain Delon e il salmone al vapore, oppure la saporitissima insalata spagnola con patate e salumi di Antonio Banderas.

E così, dopo gli spettacoli d’autore in Via Giulia, arrivano anche le portate-omaggio ai grandi nomi dello spettacolo internazionale. Teatro, lounge bar e da oggi anche una buona proposta gastronomica. Il teatro si fa bistrot, anzi Le Bistrot, questo il nome scelto per il nuovo spazio enogastronomico dell’OFF/OFF Theatre, che triplica la sua proposta d’intrattenimento con simpatici e gustosi menu post-spettacoli al prezzo di 18€, bevande incluse.

Sono sempre maggiori gli spazi teatrali in cui usufruire di un buon pasto o di sofisticati appetizers al termine degli spettacoli. I teatri infatti, sono luoghi sempre più pronti ad andare incontro alle esigenze del pubblico che, al termine delle rappresentazioni, sceglie di consumare il proprio pasto senza l’obbligo di cambiare luogo. Il direttore artistico del teatro Silvano Spada, ha appena inaugurato il suo piccolo bistrot che sarà gestito da Giuseppe Pecora, noto protagonista delle notti romane, che accoglierà il pubblico con materie prime e con vini di provenienza dalla Regione Umbria.

Scopri l’OFF/OFF Theatre: https://www.facebook.com/OffOffTheatreRoma/
Per prenotazioni: 331 4256992.

I MENU dell’OFF/OFF

BRAD PITT
American burger con carne di Fassona, patate, maionese e insalata

HUMPHREY BOGART
Crostini all’Hummus di ceci aromatizzati alla menta, cous cous alle erbe di stagione

MARIA CALLAS
Insalata greca e tzatziki con moussaka di melanzane

PUPELLA MAGGIO
Polpette alle erbe con scarola napoletana

MAGGIE SMITH
Roast Beaf, rucola e scaglie di parmigiano

ALAIN DELON
Salmone al vapore con patata e maionese agli agrumi

ANTONIO BANDERAS
Insalata spagnola e gateau di patate, speck e zucchine

Umami compie un anno. La festa con lo chef Marco Claroni

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Un mix di sapori tra il Giappone e il Mediterraneo per i festeggiamenti della trattoria japan style

Compie un anno la trattoria giapponese Umami, angolo romano dedicato alla cucina del Sol Levante, situato nel cuore del quartiere San Giovanni, dove wok e bacchette iniziano a roteare nella primavera del 2018, portando sulle tavole dei golosi di japan food le pietanze tipiche della regione del Kanto, che comprende Tokyo e Yokohama. Lo chef Giuseppe Milana, classe ’88, ha all’attivo un operoso passato variopinto dai colori delle tante cucine che lo hanno appassionato, nonché dalla forte vicinanza alla tradizione mediterranea, con un debole costante per la cultura asiatica e, come molti altri illustri colleghi, negli anni di servizio ha studiato e affinato le delicate tecniche di cottura giapponese che nel locale di Via Veio 25 si riscoprono perfettamente.

Per festeggiare al meglio la ricorrenza del primo compleanno, Umami ospita lo chef Marco Claroni, amico della trattoria e autore di una giovane quanto divertente cucina, nata all’Osteria dell’Orologio di Fiumicino. Un apposito menu studiato per la serata di festa di martedì 26 febbraio, mixerà il gusto del Giappone con la tradizione del Mediterrano.

Nato grazie alla volontà di Marco Pucciotti, Umami è un caso unico nel panorama gastronomico nazionale. Divenuto ormai un riferimento fisso nel quartiere, la trattoria accoglie gli avventori con la preparazione del direttore di sala Davide Frattali, che solerte illustra i piatti e l’infinita carta di sakè, shochu, té e superalcolici nipponici che impreziosiscono il locale. I noodles, realizzati dal pastificio Mauro Secondi da una ricetta dello chef Milana, sono decisamente uno dei piatti più ambiti del ristorante, dove vengono serviti rigorosamente con prodotti di stagione.

Non possono mancare di certo i bun, tipici paninetti morbidi ripieni di verdure o pulled pork, come non mancano gli yakitori, sfere di pastella con cuore di polpo. I tipici ravioli Gyoza, sono poi presentati con tre diversi ripieni, dal gambero, al maiale, fino a quelli alle verdure, un preludio perfetto da continuare con un grande classico come il ramen, realizzato anch’esso con primizie stagionali e servito secondo i gusti, con pollo, maiale, oppure verdure e tofu. Al termine del pasto, come fossimo protagonisti di un vero e proprio manga, non lasciatevi sfuggire i dorayaki o i mochi, assolutamente da provare se presenti come fuori menu.

Un vero e proprio viaggio enogastronomico nel lontano (ma mai così vicino) Sol Levante. Una vera e propria ode al Giappone ed alla sua cultura, offerta al pubblico con un rapporto qualità prezzo che non ha eguali, per provare il gusto della vera cucina nipponica. Perché il giapponese non è solo sushi, ma molto di più!

Menu di martedì 26 febbraio 2019

Bun con coppa di testa di ricciola
Sashimi di capasanta con sunomono e miso di sedano rapa
Gyoza di guance di tonno con il suo brodo al tosazu
Ramen di gambero
 Riso con coda di rospo kabayaki
Centrofolo al vapore, ostriche, rape e semi
Tataki di ricciola, umeshu, carota, zenzero e shiitake
 “Sorbetto”

€45 bevande escluse (Per prenotazioni: 06 5309 6313)
Link all’evento: Evento Facebook
Graphic designer: Alessandro Alimonti / Photographer: Alberto Blasetti

American Taste. Tutto il gusto degli anni’50

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Zucchero filato, patatine fritte, birra, hot dog e molto swing. La ricetta perfetta de “i Viaggi di DEM”

Non c’è cosa più bella che viaggiare. Se poi ci abbiniamo anche il mangiare, il binomio è perfetto. Da questa idea nasce “i Viaggi di DEM”, appuntamento in perfetto equilibrio tra food e divertimento offerto da DEM Supermercati presso il nuovissimo IPERDEM di Via delle Ciliegie 100, dove a partire da sabato 23 febbraio alle ore 18.00, gli avventori potranno degustare cibi tipici del luogo prescelto dal gruppo di creativi, capeggiato dalla responsabile marketing Martina Aversa. «Ci tenevamo moltissimo ad offrire ai nostri clienti qualcosa di diverso. Fare la spesa è un momento di gioia per chiunque e allora perché non aumentarla questa gioia? Musica, accoglienza e contest a premi renderanno ancor più piacevole il momento», dichiara la Aversa che punta ad una vera e propria rivoluzione nel settore, supportata dal sostegno di Marco De Sanctis, amministratore unico del gruppo DEM. Una rivoluzione iniziata soprattutto dalla comunicazione, come racconta la nuova campagna pubblicitaria che in questi giorni sta colorando Roma, simboleggiando una vera e propria unione tra l’azienda e il pubblico.

«Avremo zucchero filato, patatine fritte, birra e molto swing. E per chi non apprezza il gusto americano, sarà disponibile anche un’alternativa più leggera a base di sushi, offerta dal nostro banco di sushi espresso», prosegue la Aversa, invitando il pubblico a seguire le iniziative su tutti i canali social della DEM.

E dunque appuntamento a sabato 23 febbraio con l’inizio di una serie di appuntamenti di con sapori e tradizioni dal mondo, che porterà gli avventori dell’IPERDEM, dal cuore del quartiere Alessandrino verso luoghi lontani nel tempo e nello spazio. Un viaggio che inizia sabato con il live di Antonio Sorgentone e tutto il gusto dell’America anni’50, con il djset della djette Lalla Hop, lo swing show della scuola di ballo Feel That Swing e le acconciature retrò offerte da La Bettynatrice per poi posare in un selfie di rito sui veicoli d’epoca di Conti S.r.l.

Partenza dall’America degli anni’50 per poi puntare dritti al Messico, passando per la Cina e virando verso il Giappone, per poi concludere il giro a primavera inoltrata grazie alla presenza di Al Bano e dei suoi vini abbinati a prodotti pugliesi, come testimonia il video lanciato in rete dalla pagina di DEM Supermercati.

L’America degli anni’50, il Messico, la Cina, il Giappone e poi il ritorno in l’Italia. Un giro intorno al mondo senza il passaporto, ideato per coinvolgere tutti, dai più grandi ai più piccini, con eventi a tema a base di degustazioni, musica e performance riempiranno le giornate de “i viaggi di DEM”. Partecipare rispettando il dress code conviene: per le prime dieci persone vestite a tema (in questo caso vintage), saranno distribuiti buoni spesa del valore di 25€ (a fronte di una spesa di minimo 50€).

Nel pomeriggio di domenica 24 febbraio invece, si farà un salto nell’America del sud e più precisamente in Messico, con degustazione di prodotti tipici messicani e soprattutto con le serenate suonate dal gruppo Mariachi Tierra de Mexico, da anni impegnato nella pratica e diffusione della cultura messicana.

EVENTO UFFICIALE: Pagina Facebook

Il San Giorgio a Roma. La sublimazione dei sensi

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Percorso di gusto nel mondo di chef Andrea Viola, toccando la terra e respirando il mare in Viale del Vignola

Non è un giovedì come gli altri per chef Andrea Viola, o forse si. Ma ci piace pensare che non lo sia, soprattutto quando in sala c’è gente pronta a darti un giudizio e così il grembiule sembra andare un po’ più stretto e il battito lievemente più accelerato. In fondo, succedeva anche a quel gran figo di Bradley Cooper nel film Il Sapore del Successo. Nonostante i suoi occhi azzurrissimi, ciuffo sempre in un disordinato ordine e quel savoir-faire da “So’ bello ma me ne frego. Meglio che so’ bravo”, anche al buon Bradley scendeva il rigolo di sudore mentre in sala c’erano due della Guida Michelin, pronti a fare un dettagliato resoconto del suo operato tra le indiscutibili pagine della bibbia del gusto. Ma noi non siamo la Michelin (che qualcuno la preservi sempre) e il nostro palato è decisamente molto meno educato. Così, tra un giorno in mensa, uno a base di junk food e un altro da pasti saltati, prender parte ad una cena degustazione riservata ad addetti cultori e critici del cibo che conta, è sicuramente un lustro di cui ci pregeremo a lungo. Specie se l’invito giunge da chef Andrea Viola, pronto con le sue creazioni ad accoglierci nel sobrio Il San Giorgio a Roma, un angolo in Viale del Vignola, che ripropone un’idea di semplicità e di tradizione, sovvertite da vere e proprie visioni dello chef, in costante bilico tra i sapori della terra, la cacciagione e quelli del mare.

Insieme a chef Viola il resto dell’operosa brigata è formata dal sous-chef Simone Bufacchi, il giovanissimo pasticcere Matteo Trinti e la dolce e accogliente voce di Noemi Apollonio in sala, che per tutta la serata ci ha accompagnati in un percorso tortuoso ma semplificato dalla sua angelica presenza. Così, come poeti toscani guidati dalla nostra Beatrice, abbiamo assaporato il sapore dei campi e dei fossi, con il profumo delle foglie di quercia e melograno che saliva insieme al brodo di limone e bergamotto, mentre all’interno di un’ostrica ghiacciata riposavano in attesa d’esser assaporati, dei piccoli tortellini ripieni di parmigiano al tartufo, salsa di rucola e straccetti. E’ un tripudio. Viola mescola gli ingredienti e le materie su cui sono adagiati, come fossero elementi di una ricetta atavica, quella riportata dal libro segreto e indecifrabile della nonna. Eppure i mondi, seppur nettamente separati, si racchiudono in un unico macrocosmo del sapore, raggiungendo ad ogni assaggio una vera e propria sublimazione dei sensi.

E chissà cosa avrebbe pensato il buon Picasso di quella cornice piena di colori e sapori proposti sotto forma di chips di verdure e cereali, fissate in verticale da una maionese al basilico, rapa rossa oppure lampone. Sarebbe stato abbastanza cubista come punto di vista? O forse era meglio attendere la tartare di cervo che riposa in una cialda di yogurt di capra, servita su un mattone di vetroresina di Murano, schizzato da una rustica salsa worcester realizzata con bucce bruciate di topinambur. Menzione d’onore si deve ai ravioli del plin ripieni di robiola di capra alle erbe, serviti con uno stracotto di stinco di vitella, spuma di ossobuco, marmellata di alghe e funghi piombini, un’esperienza che vale l’attesa di ogni portata. Così delicato al palato che è difficile da raccontare. Il dolce dell’ossobuco insieme alla sapidità delle alghe, prepara le papille allo stracotto di stinco, ripulito dalle erbe della robiola. Una vera e propria carezza sul cuore.

Non perderemo ulteriore tempo nel descrivere qualcosa che non può esser descritta fino in fondo, Il San Giorgio a Roma è un piccolo tempio in cui ascoltare con devozione, il religioso amore per la cucina e le sue sperimentazioni. Come La Mecca, attende d’esser visitato personalmente e almeno una volta nella vita. E’ proprio il caso di dire: provare per credere!

Scopri il ristorante “Il San Giorno a Roma”: Pagina Facebook

PREMI E RICONOSCIMENTI.

  • Il Cappello de L’Espresso nella guida 2018 per il “San Giorgio a Maccarese”
  • 76 punti con una forchetta nella guida Gambero rosso 2018
  • Ventesimo posto nella Guida “I Cento di Roma” 2018

Il MENU degustato da Radio Food:

  • Aperitivo – La Cornice (cialde soffiate e chips di verdure e cereali, fissate alla cornice con maionese al basilico e alla rapa rosse);
  • Benvenuto – Il Bagnasciuga (rappresenta il ristorante. La portata è servita in un piatto “obliquo” realizzato appositamente da “Marù Ceramiche”, è la chiave interpretativa della cucina dello chef Andrea Viola. Si presenta come un souté di cozze e vongole, ma con diverse preparazioni. Le cozze e le vongole, al pomodoro, prezzemolo e limone, sono gratinate al forno e poggiate su un crumble di pane al nero di seppia. Si fa scivolare il tutto nel “mare”, che è l’acqua del souté lavorata con alga spirulina e olio affumicato)
  • L’Aloe Vera (L’aloe viene marinata alla gazzosa e lychees, accompagnata da caviale, polvere di peperoni in agrodolce, latte di mozzarella al basilico, radici marinate e kumquat ripieno di gelato al kumquat).
  • Tartare di Cervo con Topinambur, Yogurt e Ostrica (La tartare viene servita su un mattone di vetroresina di Murano, avvolta in una cialda di yogurt di capra, quasi fosse un tacos. È condita con salsa di topinambur, ostrica ghiacciata e maionese di ostriche, polvere di ortiche liofilizzate e una salsa Worcester realizzata con bucce bruciate di topinambur).
  • Ravioli del Plin con Stracotto di Stinco, Ossobuco e Alghe (Ravioli ripieni di robiola di capra alle erbe e vengono serviti con uno stracotto di stinco di vitella, una spuma di ossobuco, marmellata di alghe e funghi piombini).
  • Tortellino al Parmigiano con Salsa di Rucola e Straccetti, Ostrica e Tartufo (Il tortellino è ripieno di parmigiano al tartufo, accompagnato da salsa di rucola e straccetti e un’ostrica ghiacciata. Le foglie secche vengono bagnate con brodo al limone per sprigionare il profumo di bosco).
  • Minestrone con Lingua, Riso e Seppioline (La lingua, cotta a bassa temperatura, viene servita con seppioline crude e verdure liofilizzate, ristretto di minestrone e cialda di riso con caffè e salsa verde).
  • Pre Dessert – Sasso di Capperi, Liquirizia e Passion Fruit (Il sasso è un sorbetto al passion fruit con crema di liquirizia e crumble di capperi)
  • Dolce – Biancomangiare agli Agrumi (Biancomangiare agli agrumi e mandorla, accompagnato da un rocher ripieno di succo agli agrumi e granita al cioccolato bianco)

Apre la prima food gallery di Roma

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Tutto il gusto esotico della capitale a Ponte Milvio

È la prima food gallery di Roma. Ad aprirla è la famiglia Martella, formata da quattro imprenditori in erba e già proprietaria di Mahalo – South Pacific Fine Food, ristorante dedicato al sushi in versione fusion e dalle sfumature hawaiane, che modifica il suo assetto per aprire i battenti ad una vera e propria galleria urbana dedicata a ricette provenienti da tutto il mondo.

È in questo modo che nascono dal 21 dicembre, Malandros – Bodega de Tapas e dal 7 gennaio Meaters – Brace Bar, due poli culinari diversi tra loro che formano una vera galleria ristorativa che permette all’avventore di selezionare una tipologia di offerta ogni volta differente, che lo condurrà in un percorso gastronomico multietnico realizzato con materie prime di altissima qualità.

Malandros è un tapas bar dal tipico sapore iberico. Le paelle hanno il gusto che meglio si addice ai nostri gusti e le tapas sono ordinabili in più gusti fino ad un menu degustazione completo, che offre al cliente proposte variopinte e appetibili non solo al palato. Meaters invece, è il punto di riferimento per chi adora la carne, proposta in ogni tipo di cotture e preparazioni figlie di tradizioni e tecniche distanti nello spazio e nel tempo. Alla braceria si ritroveranno i più noti piatti dal mondo come, gli yakitori giapponesi, i Ćevapčići serbi, il Jerk pork giamaicano, fino a ricette provenienti da India, Corea, Brasile e Libano.

Entrambe le due brigate sono coordinate dallo chef Carlo Alberto D’Audino, autore di una cucina etnica che affonda le sue basi nella tradizione regionale italiana. A supporto di Malandros e Meaters è stato realizzato uno spazio apposito per la cantina e per il cocktail bar, utilizzato anche per l’orario dell’aperitivo e dopo cena. Questo locale nel locale, prende il nome di Lady’s Bar, un laboratorio di studio costante per realizzare la migliore drink list selezionata dal mondo, i cui colori brillanti spiccano nella penombra del locale in cui prevale il nero, scelto dallo studio RM/ Architecture Roberto Mercoldi.

Un’esperienza tra cucine dal mondo, arte, architettura e mixologia, nata per soddisfare un pubblico curioso e dalle spiccate capacità recettive, interessato a trascorrere una serata diversa dalle altre, dove il gusto per il buon cibo sono soltanto l’inizio. Da visitare e assaggiare!

Scopri di più:
Malandros Ponte Milvio
Meaters Brace Bar

Fish Truck, da seduti è meglio!

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Il pesce on the road di Giorgiana getta l’ancora al Pigneto, oggi l’inaugurazione!

Era nato come un truck food dedicato alle specialità di mare il Fish Truck e dopo tanto mare aperto, da venerdì 1 febbraio cala l’ancora nel quartiere Pigneto, nel nuovo locale che Giorgiana Pompei, giovane imprenditrice con la passione del buon cibo, ha prontamente allestito per l’occorrenza. Street Food, Cucina Gourmet, Specilità di Pesce Crudo, Fritto, Grill Sushi, non manca nulla al nuovo polo culinario pignetino dedicato al pesce, che nella serata di venerdì saluterà l’arrivo degli amici e degli ospiti del nuovo quartiere pronto ad accoglierlo. Musica, sorrisi e una miriade di appetizers al sapore di mare, delizieranno i palati degli avventori in una festa che è vero e proprio un traguardo per Giorgiana e dove tutti sono invitati.

Fish Truck mescola l’amore per la cucina e quello per le onde in un mix completo di tutto, dalla vocazione orientale per il sushi, alla dedizione per la cultura del viaggio, da cui l’idea di principio era nata. E poi il crudo, la frittura, i grigliati di ogni tipo e maniera, alternati a proposte gastronomiche come gli hamburger o le piadine di pesce, servite al pubblico in “rigoroso” street-mood.

In principio fu il simpatico furgoncino giallo e nero a girare l’Italia dal più recondito nord, fino al sud più profondo, facendo tappa a Reggio Calabria, Fidenza, Reggio Emilia, Parma e nei tanti festival italiani dedicati alla cultura dello street food, dove il Fish Truck ha maturato esperienza, raccogliendo il gusto di ogni palato e facendone tesoro, per poi mixarlo a quel sapere ricco di passione per il sole, il mare e i suoi frutti preziosi. Un nuovo inizio attende Giorgiana e il suo amore per questo lavoro, di cui freschezza e qualità sono e saranno sempre i capisaldi, con un occhio attento alla modernità ed alle ottime materie prime alla portata di ogni tasca.

Mamma non torno. Ed ogni tanto conviene…

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Il pranzo che non ti aspetti (Quando le recensioni fanno il loro dovere)

“Il gusto moderno della tradizione”, recita il claim sulla loro pagina facebook. E le recensioni positive sui tanti portali di cucina dicono che da “Mamma non torno”, piccolo ristorante nel centro di Monterotondo “si mangia” e che soprattutto, “si mangia bene!”. Ci siamo voluti fidare, anche perché dopo sei telefonate ai vicini competitors, siamo stati costretti a fidarci! “La domenica a Monterotondo sono tutti chiusi”, è stata la risposta di più di un gestore raggiunto al telefono e così, in preda all’incertezza e con la speranza di non beccare la tanto temuta “sola”, abbiamo prenotato un tavolo in Via Cavour 19, a due passi dal Teatro Comunale Ramarini, dove nel pomeriggio avremmo preso parte ad un incontro di lavoro.

La domenica è il giorno del riposo. E con quel “riposo” si intende anche “cibo”. Il buon cibo. La domenica è uno di quei giorni in cui staccare tutto e dimenticare il proprio nome. Ma se invece la spina proprio non la potete staccare e vi tocca lavorare, meglio farlo nel miglior modo possibile, cercando un pretesto per addolcire la pillola e renderla decisamente più gustosa. In soccorso alle nostre richieste è arrivato Gianluca che, rispondendo alla nostra insolita prenotazione domenicale per i ristoratori monterotondini, ci ha accolto in un grazioso locale che gestisce insieme ai suoi soci Alessandro e Nicola.

“Siamo proprio dietro il teatro, non si preoccupi noi siamo aperti”, dice Gianluca con voce sicura e accogliente al telefono e così, in men che non si dica ci ritroviamo al civico 19 del grazioso corso di Monterotondo, su cui si erge una piccola insegna in legno con una padella che “manteca” un nome simpatico e invitante. E’ “Mamma non torno”, con il suo calore e la sua piccola sala di venti coperti o poco più, aperto (appena) da luglio con grande passione dai tre giovani soci che insieme allo chef Andrea, propongono una cucina che soddisfa ogni palato: dai più raffinati ai più rustici. Tra gli ospiti d’eccezione nella proposta enogastronomica, ritroviamo il Pastificio Mancini e la Cantina Marco Carpineti, oppure il Re Norcino dalle Marche, per iniziare con grande sapore il nostro pranzo. Dalle Polpette di Mare e Calamari con Cipolla Caramellata, passando per gli Gnocchetti [HomeMade] con Crema di Zucca e Guanciale, fino al Crumble di Mele e Cannella con Gelato alla Vaniglia, nulla ci ha distratto dalla piacevole atmosfera che ci ha condotto per mano fino al termine del nostro pranzo domenicale.

Un caso? Perché no! O forse questo è proprio il caso in cui le recensioni hanno fatto il proprio dovere senza prenderci in giro e conducendoci verso il posto giusto. Un pasto gustoso e dal prezzo accessibile a tutti. Insomma, un pranzo riuscito! Grazie per l’accoglienza Monterotondo e che bella sorpresa è stata poter dire “Mamma, non torno!” (e ogni tanto conviene…). Bravi!

Scopriteli qui: Mamma non torno

Tutto il sapore del Salento nel cuore della capitale

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Arriva “Cuochi e Pescatori Salento” all’Ostiense

Ricordate “SeaCook” all’ostiense? Dopo quattro anni il ristorante di pesce ha cambiato pelle per dare il benvenuto al nuovo spazio che prende il nome di “Cuochi e Pescatori Salento”, che ha aperto al pubblico lo scorso 20 dicembre con un’inaugurazione in grande stile, a suon di cartocci di pesce fritto e leccornie al profumo di mare. E l’imprenditrice pugliese Lorella Ciullo non ha di certo badato a spese, con un’apertura che ha dato il benvenuto a tanti ospiti tra cui le conterranee Rossella Brescia e Loredana Lecciso e tanti altri volti noti pronti a saggiare le capacità culinarie del nuovo locale.

Un nuovo nome ed una nuova proposta rigorosamente espressa e molto più vicina ad un pubblico giovane, che sta apprezzando il rapporto qualità-prezzo offerto dal locale, che promuove i suoi cartocci o dei gustosi aperifrisa (la tipica frisella salentina accompagnata da plateaux di salse e condimenti di ogni genere, che spaziano tra terra e mare). E poi i “pizzichi“, piccole porzioni di pietanze a base di pesce, alla portata di tutte le tasche, dai calamari al costo di appena quattro euro, fino alle polpette di mare e cozze a soli tre euro. Vincente anche la formula “business lunch“, che permette ai lavoratori della zona di gustare un pranzo a base di pesce con soli dieci euro comprensivi di un primo o una tartare di pesce, acqua e caffè. Il metodo migliore per mangiare sano senza giocarsi un arto che per tornare a lavorare, può sempre tornare utile. Al timone nelle cucine tirate a lucido c’è lo chef Marco Ferrari che guida con passione la sua brigata, pronta a donare un assaggio d’estate anche in pieno inverno.

Nel fine settimana risulta interessante anche la formula “No Stop”, con una proposta culinaria senza limiti al costo di trenta euro, comprensiva di crudi di pesce e di tutta la qualità salentina di cui la compagnia è capace.

“La nostra attenzione ai prodotti salentini ed alle tradizioni pugliesi in generale, sarà ancora maggiore. Questa è una simbiosi tra la storia dei pescatori della nostra terra e la reinterpretazione attuale delle tradizioni come le conosciamo”, ha affermato emozionata Lorella Ciullo durante la serata inaugurale, dove il candore del bianco misto all’azzurro, ha fatto da eco alle preziose ceramiche di Cutrofiano scelte con grande sentimento dai curatori del nuovo locale. Un angolo di Salento nel cuore della capitale. Da provare!

Per informazioni visionare la pagina ufficiale: SeaCookRoma

Panettoni, che delizia con Pane e Tempesta

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La stagione delle leccornie natalizie rifiorisce puntuale come ogni anno

E’ un appuntamento imperdibile quello con le leccornie di Natale. La pasticceria di stagione che affonda le radici nella tradizione che più tradizionale non c’è, propone diverse tappe culinarie da visitare e, tra queste, non può mancare di far visita a Pane e Tempesta, dove da giorni il profumo dei canditi, dell’arancio e dei lieviti che fermentano sani, si impastano per dar vita a quei soffici cuscini dolci su cui posare i denti al termine dei pasti natalizi. I panettoni di Fabrizio e Omar, artigiani del sapore in quel di Monteverde e da poco anche a la Pisana, conservano quella fattura artigianale difficile da ritrovare e assolutamente imparagonabile ai prodotti distribuiti nelle grandi catene. Il dolce tipico delle feste, è realizzato con quella maestria che Fabrizio Franco, esperto lievitista, ha appreso sin dalla sua formazione. Sono ben quattordici gli anni in cui, ad ogni Natale, Fabrizio impasta e confeziona panettoni da consumare esclusivamente durante il periodo festivo. “L’industria li produce mesi prima, durante l’estate, e tende a metter negli impasti degli emulsionanti aggiunti. L’artigiano inizia a fine novembre e, per fare il panettone, usa solo aromi naturali”, racconta Fabrizio.

Per questo Natale, oltre all’intramontabile panettone tradizionale, a Pane e Tempesta fanno capolino, come vuole la tradizione sperimentale del forno di Fabrizio Franco e Omar Abdel Fattah, originali proposte in grado di incuriosire e soddisfare anche i palati più esigenti. Gli amanti del gusto lombardo, troveranno quello all’arancia e cioccolato, come quello all’amarena e pasta di mandorle, o la versione con caffè e marroni, a cui fa da eco il panettone Orso, con frutti dibosco, mele, farina integrale e granelle di nocciola.

Imprescindibile per un panettone artigianale, sono poi la freschezza e l’elevata qualità degli ingredienti, anch’essi associati alla grande attenzione per la lievitazione. “Usiamo farina 0 da agricoltura biologica, burro francese, canditi Agrimontana, uova di galline biologiche allevate a terra. Per sfornare un panettone impieghiamo 2 giorni di lavoro e lavoriamo 12 ore al giorno”, specifica Fabrizio. Dietro la produzione di un panettone infatti, c’è la storia di un artigiano che mette in campo tutta la sua attenzione e professionalità, messe al servizio di un prodotto che trasmetta al cliente pura eccellenza. Questo perché a Natale quel dolce è il simbolo di riunione, un vero e proprio corpo sacro offerto alla famiglia per consacrare le feste e la gioia dello stare insieme. Da provare!