Monthly Archives

Luglio 2019

La Città della Pizza

I podcast di Radio Food Live: La Città della Pizza

By | Articoli | No Comments

Un anno (o poco meno) di dirette, trasmissioni, interviste, trasferte, eventi, testimonianze e tanti, ma davvero tanti, podcast. Si potrebbero riassumere con queste parole i primi nove, intensissimi, mesi della nostra realtà editoriale.

Un insieme di competenze, passioni, scoperte e parole che hanno dato vita ad un archivio unico, una risorsa disponibile in ogni istante per tutti i nostri ascoltatori.

Abbiamo quindi pensato di ripercorre le tappe fondamentali di questo “anno zero” di Radio Food Live proponendo i podcast più interessanti degli eventi ai quali abbiamo partecipato in qualità di media partner.

La Città della Pizza

In pochi anni questa manifestazione è diventata un punto di riferimento per appassionati ed addetti ai lavori: oltre 60 maestri pizzaioli con i loro forni, le masterclass, gli appuntamenti istituzionali, i concorsi, gli assaggi. Il tutto in uno spazio, quello del Ragusa Off, che ha permesso agli organizzatori di poter dar vita ad una tre giorni indimenticabile.

I protagonisti

Anche a La Città della Pizza Radio Food Live era presente in qualità di media partner: un lavoro entusiasmante che ha permesso a Luca Sessa, Andrea Febo e Luciana Squadrilli di raccogliere a caldo le impressioni di Gabriele Bonci, Pier Daniele Seu, Luciano Pignataro, Denis Lovetel, Ciro Salvo e naturalmente di assaggiare tante golose creazioni!

Il pubblico

Nel corso del weekend ben 35.000 visitatori hanno fatto capolino nella location di Ragusa Off per visitare i forni dei Maestri e provare le loro pizze, imparare a fare l’impasto perfetto, scoprire prodotti di prima qualità, seguire le selezioni di “Emergente Pizza” e vivere il clima di festa e condivisione che ha confermato quanto La Città della Pizza sia ormai un appuntamento imperdibile per chi ama questo prodotto.

I podcast

Ecco i podcast registrati in occasioni dell’evento, che vi consentiranno di ascoltare quanto raccontato ai microfoni di Radio Food Live dai protagonisti del mondo della pizza italiana.

Alcolici

La birra, il vino, i liquori, è possibile inserire gli alcolici in una dieta bilanciata?

By | Articoli | No Comments

Prendete 10 persone, chiedetegli se gli piace bere alcolici, vino o birra che sia. Almeno 8-9 di queste vi risponderanno di sì. Ecco, gli alcolici rappresentano una parte importante del Food & Beverage italiano ed europeo, sia in termini economici che personali, con molte persone che consumano una determinata bottiglia o cocktail in maniera abituale da diverso tempo.

Nonostante in molti conoscano la complicata relazione tra gli alcolici e il benessere fisico, rinunciare a tali prodotti risulta piuttosto difficile. Chi per semplice gusto, chi per abitudine, la birra in pizzeria o con gli amici è un momento di piacere di cui veramente pochi riescono a fare a meno solo per scopi di forma fisica.

Gli alcoli sono incompatibili con la dieta?

Ma è davvero necessario rinunciare totalmente agli alcolici se si vuole restare in forma o in generale mantenere sano il proprio corpo? Come sempre occorre andare per ordine e illustrare in maniera dettagliata la relazione esistente tra consumo di birra, vino, liquori, cocktail e attività/benessere fisico.

L’etanolo

Ogni bevanda alcolica contiene una percentuale più o meno alta di etanolo, la molecola con cui viene solitamente identificato l’alcol. L’etanolo ha un potere calorico non indifferente, corrispondente a circa 7 kcal per grammo (quasi il doppio dei tanto temuti carboidrati, che si fermano a 4 kcal per grammo).

Questo dato è dunque già significativo considerando gli accenni fatti nei precedenti articoli sull’importanza del bilancio calorico giornaliero per prevenire il sovrappeso.

È opportuno però fare alcuni esempi per chiarire meglio le idee. Un comune Aperol Spritz ha in media 90 calorie, mentre un bicchiere di vino (circa 125/150 ml) ne ha circa 125. La birra è invece più variabile, con un potere calorico che spazia dalle 30 alle 60 kcal per 100 ml.

È subito evidente quindi che nell’ottica di una dieta bilanciata, fa molta differenza consumare una birra piccola o una media, nonostante per molti possa risultare un vero e proprio oltraggio scegliere la porzione più piccola.

Mettendo un attimo da parte l’apporto calorico, ci sono diverse altre motivazioni scientifico-nutrizionali che portano gli sportivi ad allontanarsi il più possibile da questa tipologia di bevande.

Innanzitutto, il consumo di alcol diminuisce i livelli di performance. Ma come?

L’alcol è noto per rendere meno efficiente il trasporto di sostanze importanti, come il ferro, nel sangue e di diminuire la capacità di assorbimento della vitamina B12, portando tutti i valori ematici del soggetto in questione a peggiorare, facendogli perdere prestanza aerobica.

Inoltre, i mitocondri, la vera e propria centrale energetica della cellula, vengono ridotti in numero e funzionalità dall’alcol, che compie quindi un’azione praticamente opposta a quella dell’allenamento.

È nota anche l’azione di riduzione dei livelli di testosterone, che comporta il ritardo di circa 24 ore della sintesi proteica, andando a compromettere fortemente lo sviluppo muscolare dello sportivo.

Come al solito arrivando alle conclusioni vi starete chiedendo: “Cosa devo fare quindi? Non posso più bere quando vado a cena fuori o al pub con gli amici?”. La risposta è ovviamente dipende!

Conclusioni

Dipende da chi sei, che vita conduci, che sport pratichi e a che livello. Chi è un atleta professionista o aspira ad esserlo deve praticamente ridurre a 0 il consumo di bevande alcoliche, proprio nel tentativo di massimizzare la performance sportiva.

Andando poi a scalare sullo sport più comune, ossia quello amatoriale che la maggior parte di noi pratica, il vino e la birra non possono essere vietati totalmente, ma certo è che se si vuole migliorare il proprio aspetto o seguire un programma di allenamento o di nutrizione ben impostato è normale che il consumo sarà piuttosto limitato.

Talvolta basta anche, come detto in precedenza, bere un bicchiere di vino in meno o preferire la birra piccola a quella media per avere dei miglioramenti.

Abbiamo il coltello dalla parte del manico, sta a noi decidere che tipo di taglio effettuare.

Jerry Thomas

Metti una sera d’estate: un Twist on Classic del Jerry Thomas

By | Articoli | No Comments

Chi l’ha detto che un buon cocktail non può essere assaporato di fronte al tramonto di Santorini o, piuttosto, sulla terrazza del tuo amico con l’attico in centro? Dal 12 giugno di quest’anno il sogno è diventato realtà: ovunque sei, ovunque vai, con chiunque stai, quel che prima poteva essere contemplato solo nelle scure ed elegantissime sale dello speakeasy più celebre della Capitale, oggi è possibile replicarlo seguendo tecniche e consigli racchiusi nel libro “Twist on Classic. I grandi cocktail del Jerry Thomas”.

Un prezioso ricettario

Certo, l’esecuzione “home made” non raggiungerà i livelli dei bartender di Vicolo Cellini, ma di sicuro sfogliando le pagine di questa enciclopedia del buon bere potrete rubare con gli occhi e con la lettura i grandi segreti della mixologia degli anni ’20.

In effetti il libro pubblicato da Giunti Editore è stato concepito come un vero e proprio manuale che ripercorre la storia e l’evoluzione del concetto della miscelazione, partendo dalle bevande ancestrali usate dalla medicina tradizionale tibetana, ayuverdica e mediterranea dal 1250 a.C ad oggi, a quelle moderne più originali, rivisitate secondo l’esperienza fatta di viaggi, ricerca, studio, scambi culturali, seminari e tanta determinazione accumulata dai “quattro del Jerry Thomas Project”: Roberto Artusio, Leonardo Leuci, Antonio Parlapiano e Alessandro Procoli.

Sono loro i magnifici quattro della “regola tridimensionale”, locuzione che amano usare per definire il modus operandi impiegato per la realizzazione delle versioni dei “Twist On Classic”.

Il carattere “triangolare”

Il concetto riprende una teoria ben radicata nella maggior parte dei bartender del periodo pre-proibizionista americano (1800-1920), i quali ammettevano la modifica di una ricetta classica seguendo solo uno dei seguenti procedimenti: il twist orizzontale, il twist verticale e il twist diagonale. Da qui il carattere “triangolare” delle preparazioni del Jerry Thomas, che gioca attraverso le sostituzioni degli ingredienti dei drink di base con altri della stessa tipologia (orizzontale), di tipologia differente (diagonale) o con l’aggiunta di nuovi nelle ricette classiche di partenza (verticale).

Le 223 pagine si concludono con un focus sintetico ma completo sul variegato – quanto complesso – mondo delle attrezzature, tecniche ed ingredienti utilizzati dai professionisti del primo secret bar di Roma, rendendo questo volume uno strumento imprescindibile per chi desidera approfondire il raffinato stile del mixology contemporaneo.

La raccolta di bellissime immagini

Non solo una guida per gli appassionati del settore, ma un must have anche per gli amanti della fotografia, che potranno godere degli scatti evocativi e sensazionali di Alberto Blasetti, ad oggi considerato tra i migliori autori nel panorama della food photography italiana.

Ascolta il podcast dell’intervista ad Alberto Blasetti

Un libro “fedele” ad ogni occasione, di cui potrete parlare – vantando un pizzico di superbia –  del profilo aromatico sweet-savory di un Knickerbocker, dell’utilizzo corretto di un boston shaker, rigiocarvi una delle varie leggende sull’origine del Manhattan o scoprire il perché gli Aviation rimandano al colore del cielo.

Winelivery

Winelivery: bere bene a domicilio.

By | Articoli, Storie | No Comments

Se finora il food è stato il protagonista del delivery, il sistema consegna a domicilio, è importante non sottovalutare la sempre crescente richiesta per quel che concerne il beverage. Da qualche anno già oltreoceano la tendenza ‘Drink Delivery‘ impazza ottenendo grandi successi, e visto che anche in Italia il vino e il delivery dal 2015 stanno vivendo il loro momento d’oro, perché non pensare a un progetto che li sappia combinare insieme?

Eh sì, abbiamo approfittato della palese mancanza sul nostro mercato di questo tipo di servizio, cercando di sfruttare le due ondate favorevoli di attenzione e aumento del consumo del vino di qualità e del delivery per “inventarci” la nostra App per bere”. Questa la genesi di Winelivery come raccontato dalla sua founder Andrea Antinori.

Andrea Antinori e Francesco Magro sono gli ideatori di questo progetto che da sperimentale nel giro di qualche anno si è trasformato in un’azienda a tutti gli effetti dove lavorano più di 20 persone e quasi 200 riders.

 Come funziona App per Bere

Basta scaricare la app sul proprio cellulare o andare sul sito www.winelivery.com, scegliere tra le 1200 etichette presenti tra i vari prodotti beverage (birre, vini, bollicine, superalcolici, cocktail e ghiaccio) e aspettare appena 30 minuti, giusto il tempo che il riders citofoni a casa.

Il suo successo è chiaramente la funzionalità e velocità del servizio – come fa notare Andrea – una app facile da usare, un ampio catalogo tra cui scegliere e un sistema di logistica efficiente e veloce che recapita a domicilio qualsiasi etichetta alla giusta temperatura di degustazione. Con un servizio attivo tutti i giorni, dalle 11.00 di mattina all’1.00 di notte, il venerdì e il sabato fino alle 2.00”.

Ascolta il podcast dell’intervista ad Andrea Antinori e Alessandro Palmarin

La diffusione del servizio

Winelivery nasce come servizio di consegna di alcolici a domicilio a Milano nel 2016, ma sta già sconfinando in altre città italiane, già attivo a Torino, Bologna, Firenze, Bergamo, con quasi 100.000 download effettuati, sta per approdare a Roma e Napoli. E nella capitale è una questione di giorni.

“Essere a Roma era quasi obbligatorio e ci siamo riusciti, da luglio dovrebbe partire il progetto” – sottolinea Andrea Antinori – “In soli tre anni, Winelivery, è cresciuta in maniera considerevole grazie a tre round di investimento in Crowdfunding cha hanno finanziato la startup per quasi 2 milioni di euro portando a bordo più di 550 soci: oggi Winelivery è una delle startup più partecipate in Italia. Il fatturato di Winelivery è cresciuto più del 500% per due anni di seguito, con un incremento di ordini che ha permesso di passare dalle 2.500 bottiglie del 2016 alle 130.000 attese al termine del 2019”.

L’utente di Winelivery

Il pubblico?Winelovers, appassionati, professionisti, hanno risposto molto bene a questo progetto, e insieme a loro anche il target horeca e il mondo corporate con servizi di regalistica e catering che usufruisce del servizio, con grande agevolazione sul catalogo e sullo stoccaggio della merce. L’ampia user base e le skills di marketing hanno fatto di Winelivery una vera e propria “media-agency” a servizio di produttori e brand del mondo beverage” spiega Andrea.

La selezione

Vini, birre e alcolici vari a catalogo non sono scelti casualmente, un team di esperti sommelier è dedicato all’assaggio e selezione dei prodotti, che cambiano in base alle città, stagionalità, cercando di offrire al pubblico delle carte dinamiche da cui scegliere. Presenti un po’ tutte le regioni e anche vini internazionali: dal Cerasuolo d’Abruzzo, al Chinati, Cannanou o Barbera fino al Cheery Malbec argentino, dai classici brand di champagne alle bollicine siciliane,  In questo modo Winelivery si presenta anche come un ottimo strumento di posizionamento per le cantine e i loro prodotti, un canale di comunicazione dell’etichetta.

Un progetto con enormi potenziali di crescita, che al suo interno ha diversi elementi dal drink delivery alla media agency. Alle volte l’intuizione e la voglia di fare portano in luoghi inaspettati.

Vinitaly

I podcast di Radio Food Live: Vinitaly

By | Articoli, Eventi | No Comments

Un anno (o poco meno) di dirette, trasmissioni, interviste, trasferte, eventi, testimonianze e tanti, ma davvero tanti, podcast. Si potrebbero riassumere con queste parole i primi nove, intensissimi, mesi della nostra realtà editoriale.

Un insieme di competenze, passioni, scoperte e parole che hanno dato vita ad un archivio unico, una risorsa disponibile in ogni istante per tutti i nostri ascoltatori.

Abbiamo quindi pensato di ripercorre le tappe fondamentali di questo “anno zero” di Radio Food Live proponendo i podcast più interessanti degli eventi ai quali abbiamo partecipato in qualità di media partner.

VINITALY

La più importante manifestazione italiana dedicata al vino, il Vinitaly, si è svolta come di consueto a Verona, mettendo in mostra i migliori prodotti del nostro paese.

Realtà artigianali, grandi produttori anche a livello internazionali, consorzi e territori hanno offerto i loro vini ai tantissimi visitatori.

Una miriade di appassionati ed addetti ai lavori che hanno percorso in lungo e largo gli spazi della Fiera alla ricerca di novità e conferme, per saggiare il meglio della produzione italiana.

LA REGIONE LAZIO

L’edizione 2019 ha rappresentato un importante traguardo per la Regione Lazio, che ha allestito un padiglione con oltre 60 aziende, provenienti dalle cinque province, dando lustro ad un movimento, quello della viticoltura laziale, in confortante crescita ed evoluzione.

RADIO FOOD LIVE

L’onore e l’onere di raccontare in presa diretta quanto accaduto nella quattro giorni veronese sono ricaduti su Radio Food Live, che grazie alle voci di Chiara Giannotti, Andrea Febo e Luca Sessa, ha descritto il lavoro, la passione e la competenza dei protagonisti del Lazio.

Il podcast di “Tutto il cibo minuto per minuto” dedicato alle aziende della Provincia di Roma

Il podcast di “Tutto il cibo minuto per minuto” dedicato alle aziende della Provincia di Viterbo

Vinitaly

Vinitaly

Mercatino del Gusto

Vent’anni di Mercatino del Gusto

By | Articoli, Eventi | No Comments

La “Reputazione” è il tema dell’edizione 2019 del Mercatino del Gusto, evento che racconta a turisti e pugliesi la Puglia con i suoi luoghi, la cultura e le migliori produzioni artigiane

Ventesima edizione del Mercatino del Gusto, il viaggio “sensoriale” e culturale dal Nord al Sud della Puglia, a spasso tra vicoli, piazzette e corti di Maglie, in provincia di Lecce, uno dei centri storici più belli del Salento. Cinque giorni di racconto della Puglia del gusto, delle sue tradizioni alimentari, della cultura enogastronomica, delle sue tipicità, dei luoghi e dei paesaggi: il Mercatino del Gusto è un percorso di conoscenza di tutta la Puglia, dal Gargano al Salento, dalla Valle d’Itria all’arco jonico salentino, dal Tavoliere alla Terra di Bari, proposto a turisti e viaggiatori curiosi di conoscere e vivere le esperienze enogastronomiche più tipiche.

Maglie e il suo centro storico

Il centro storico di Maglie si appresta, dunque, a trasformarsi – come sempre dal 1 al 5 agosto – nella capitale del gusto autentico di Puglia, con un appuntamento di grande successo, capace di attirare migliaia di turisti italiani e stranieri, costituito dalla felice combinazione di tanti micro-eventi in cui il cibo, il vino, la birra artigianale e i territori di produzione sono raccontati, degustati e mescolati con teatro, libri, cinema e musica.

Mercatino del Gusto

Gli organizzatori

La manifestazione, grazie alla felice intuizione del medico-gastronomo pugliese Michele Bruno e del giornalista e “disegnatore di idee” lombardo Giacomo Mojoli – e il sostegno di Salvatore Santese, presidente dell’Associazione Mercatino del Gusto – ha contribuito a costruire per la Puglia reputazione di luogo in cui non solo il gusto, ma anche la cultura e la storia delle produzioni conoscono la loro massima valorizzazione.

Ed è proprio la Reputazione il tema 2019 del Mercatino del Gusto che sin dai suoi esordi ha raccontato senza sosta e prima di tutti gli altri cibi, vini, territori, artigiani e reputazioni: per narrare la Puglia costruendosi una sua reputazione.

La Reputazione tema del 2019

Vent’anni fa – spiegano gli organizzatori – siamo partiti dalla convinzione che fosse necessario valorizzare il territorio pugliese attraverso la promozione e la conoscenza delle migliori aziende del settore enogastronomico, favorendo il confronto con il pubblico vacanziero e allo stesso tempo con le comunità locali”. In questi venti anni di vita il Mercatino è stato infatti il diario periodico di un territorio in grande fermento, contaminandosi con quanto di più innovativo si producesse nel mondo del buon mangiare, del buon bere, dei ristoranti, dell’accoglienza.

Abbiamo portato inclusione nei nostri programmi – proseguono Bruno, Mojoli e Santese – condivisione nei nostri progetti, gioia di vivere nel fare nostre esperienze “altre” e, tramite un visionario baratto delle idee, abbiamo favorito un modello di Puglia multidisciplinare e multiculturale, aperto al confronto dei saperi e del saper fare”. Si è avviata così una connessione tra turismo, imprese eno-gastronomiche e consumatori che ha favorito uno sviluppo sostenibile del territorio e delle imprese, consentendo nel contempo al Mercatino di crearsi una sua Reputazione.

Essentia Italian Food: l’eccellenza pugliese ad ogni costo

I luoghi e gli appuntamenti

Appuntamento a Maglie, dunque, con l’ormai celebre “chilometro di gusto” lungo il quale selezionatissimi artigiani pugliesi presenteranno le loro migliori produzioni, con le Piazze tematiche segnalate dalle tradizionali luminarie salentine (la Via dell’Olio La Piazza del vino, la Via della Gastronomia, la Via dei Dolci, la Via dei Presìdi e Comunità del cibo, la Via della Pasta, della Pizza, delle Carni alla brace, dei Legumi e degli Ortaggi, dei Cooking Show), gli angoli dedicati al cibo di strada, i laboratori di educazione alimentare e sensoriale per tutte le età, le degustazioni guidate, le cene in villa, gli happy hour, le proiezioni di film e documentari a tema, le presentazioni di libri, i momenti dedicati alla musica e alla cultura.

Il Mercatino del Gusto è organizzato con il sostegno di numerosi partner pubblici e privati, tra cui il Comune di Maglie e la Regione Puglia, con gli Assessorati alle risorse agroalimentari e all’industria turistica e culturale.

Mercatino del Gusto

Jacopa

JACOPA: IL CARATTERE DI UNA SCOMMESSA GIA’ VINTA, IN UN’ALTRA TRASTEVERE

By | Articoli, Recensioni | No Comments

Trastevere, Hotel San Francesco, Jacopa Restaurant; interno ed esterno, sera. Cresce l’inevitabile trend coniugale tra hotellerie e ristorazione, porta i suoi frutti non solo nel lusso e succede anche a Roma. Una città vestita da metropoli che segue il mercato con cospicui investimenti su granitiche certezze: location di grande accoglienza, terrazze mozzafiato, potenziale target interno, ma soprattutto una schiera di giovani chef pronti a ricostruire il carattere enogastronomico di una città frastornata.

Jacopo Ricci è uno di questi. Una presenza (anche fisica) importante nella cucia di Jacopa, il ristorante che da qualche mese ha vestito di internazionale gli ambienti piano terra dell’Hotel San Francesco di Trastevere.

LA NUOVA TRASTEVERE

Siamo in Via Jacopa de’ Settesoli, ovvero Giacoma Frangipane de’ Settesoli (nobildonna romana legata alla chiesa e amica di S. Francesco d’Assisi), nella Trastevere più bella, quella dell’Accademia di Santa Cecilia e del Convento Francescano con il quale l’albergo confina, dove il baccanale non arriva e passeggiare tra i vicoli rimane ammaliante a ogni ora.

È ai margini del crescente degrado trasteverino che sta lavorando un’intera squadra di giovani mani e brillanti menti gastronomiche, da Zia Restaurant di Antonio Ziantoni, Seu Pizza Illuminati di Pier Daniele Seu, Le Levain di Giuseppe Solfrizzi fino a Ortica di Gabriele de Santis, un gruppo che oggi con Jacopo Ricci cresce, puntando a una riqualificante rivoluzione ed evoluzione del quartiere.

LO CHEF

Jacopo Ricci è un ragazzone con la barba e i tatuaggi, nell’apparenza mi ha restituito quello che ho provato nella sua cucina: uno stile ruvido, coraggioso, accompagnato da un’anima pulita e una tecnica incredibilmente elegante. Siamo nell’ennesimo caso capitolino in cui a monte troviamo lo zampino di Anthony Genovese, perché è da quel focolaio che proviene Jacopo, da una delle fucine più floride di talenti che Roma abbia visto negli ultimi anni.

Una cucina vera, racconta chi ne esce con orgoglio, dove si impara a cucinare davvero. Così, dopo Il Pagliaccio e Secondo Tradizione, lo chef Jacopo Ricci trova nella lungimiranza di Daniele Frontoni (imprenditore romano che ha investito quasi vent’anni fa nella riqualifica dell’Hotel San Francesco) la sua indipendenza gastronomica. Un’offerta complessa, rivolta ai clienti dell’albergo e proiettata all’esterno tra ristorante, aperitivo al cocktail bar e terrazza.

IL LOCALE

Ad accoglierti negli ambienti di Jacopa e dell’albergo, un american bar che fronteggia in maniera luminosa l’ingresso e dove i titolari di una mixology curata da Emanuele Broccatelli, sono Cristian Straccio e Rebecca Sanzone. Il razionalismo anni ’30 dei pavimenti a quadri traversi di ceramica, bianchi e neri, sono il meraviglioso contrasto a un’interior dal moderno design europeo, lineare e pulito, lontano dai nostalgici format di ultima generazione proiettati al recupero tradizionalista.

C’è ampio spazio ed equilibrio nell’alleanza d’impiego tra legno e ferro, con una valorizzazione degli ambienti attraverso un‘efficace utilizzo della luce mirata. C’è strategica eleganza in un green decor attento dove il verde, accompagnato da un giallo pastello, è anche il colore che disegna i rivestimenti degli arredi.

LA CUCINA

Seduto (comodo) praticamente nel cortile del convento francescano, servito con tutta l’attenzione che ti aspetti, la forza dell’equilibrio tra i contraddittori di questo posto la cominci a respirare dal menù. Uova, coniglio, capesante e vitello, trippa e calamaro, anguilla, agnello, lumache; rimanere colpiti dalle materie prime selezionate e dagli accostamenti intuiti dalla mente del trentacinquenne romano, è inevitabile. Rientra in quella aspra immagine di sapori decisi legati alla terra.

Consistenze, equilibrio nelle acidità, pulizia ed eleganza, di contro, sono quello che poi di grazia ti arriva nei piatti, legando saldamente tecnica e carisma.

LA PROVA D’ASSAGGIO

L’entrée con coscette di rana fritte e un panbrioche con fegato essiccato e nespole, rimane un funambolico ingresso di calibrata morbidezza.

Trippa e calamaro, servito su una salsa all’arrabbiata e su un fondo nero ricavato dagli scarti del calamaro, gioca tra cotture e consistenze, livellando perfettamente la nota piccante della salsa e ammorbidendo il fondo con una leggera nota balsamica data dalla menta.

I due primi in degustazione si giocano la leadership di un grande lavoro. La Fregola (homemade) con burro, anguilla di Cabras e finocchio selvatico, è un capolavoro incastrato tra tecnica francese e cultura tradizionale del nostro paese, un piatto di una piacevolezza spinta, sorprendente nel contrasto dato dall’affumicatura dell’anguilla. I Tortelli ripieni di tutto il maiale, su salsa di peperoni e spolverati con peperone crusco, valorizzano senza spigolature e con grande sapore, l’esaltazione di materie prime recuperate.

A seguire, notevole la Triglia servita con carote in due consistenze, sambuco acerbo e il proprio fondo scodellato a parte, a conferma di una cucina lineare. Per concludere un menù degustazione da cinque portate (euro 50,00), il dessert si qualifica in un’eccellente Tarte Melba, dove torna prepotente la Francia in una pesca cotta al vino rosso. Tutto accompagnato da una ricercata carta dei vini esclusivamente naturali.

Tecniche di cottura tradizionali, perizia nella visione di piatti autentici e ricercati, eleganza nel portare il gusto al palato di tutti, così Jacopo Ricci sta maturando nella sua cucina l’identità che gli appartiene.

Da un altro giovane talento di una grande scuola, Jacopa è un aperitivo informale, una terrazza sull’Aventino dei Cavalieri di Malta, un’esperienza che vince la scommessa di un’altra Trastevere.

JACOPA
Via Jacopa de’ Settesoli, 7
00153 Roma
www.jacopa.it
tel 06 580 9075

Festival Valle d'Itria

Festival della Valle d’Itria

By | Articoli, Eventi | No Comments

Abbandonarsi al piacere di una sera d’estate, ascoltando la grande opera nelle masserie pugliesi e sorseggiando un calice di Primitivo di Manduria. Un sogno che diventa realtà con la sezione ‘L’opera in Masseria’ proposta dalla 45° edizione del Festival della Valle d’Itria insieme al Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria.

Il Festival della Valle d’Itria

Dal 21 luglio al 1° agosto, cinque masserie fra i trulli delle provincie di Brindisi e Taranto, saranno la cornice per la messa in scena di due intermezzi buffi napoletani del Settecento: L’ammalato immaginario di Leonardo Vinci e La vedova ingegnosa di Giuseppe Sellitti. Il tutto potrà essere ascoltato bevendo un calice di calice di Primitivo di Manduria, l’unico vino presente all’interno del Festival della Valle d’Itria.

Gli appuntamenti

Si tratta di una delle iniziative più legate al territorio e che caratterizza maggiormente la proposta culturale del Festival. Nel 2019, per la prima volta, il progetto sarà itinerante in cinque diverse masserie della zona: Del Duca di Crispiano TA (21 luglio), Belvedere di Mottola TA (23 luglio), Palesi  di Martina Franca  TA (25 luglio), Cassina Vitale di Ceglie Messapica BR (27 luglio) e San Michele (1 agosto) a Martina Franca TA .

“L’opera in Masseria”, si preannuncia come format apprezzato dal pubblico internazionale, attratto dal connubio fra tradizione musicale e identità storica, e quest’anno sarà possibile degustare anche la doc più importante della Puglia grazie alle aziende socie del Consorzio di Tutela.

Scopri il Vinilia Wine Resort ed il ristorante Casamatta

Una programmazione ideata per celebrare con sempre maggiore successo l’incontro tra due intense esperienze sensoriali: la visione dell’opera e la degustazione del vino di qualità. Un connubio, questo, che negli anni ha visto crescere la partecipazione ed i consensi di un pubblico sempre più attento e competente.

Per informazioni www.festivaldellavalleditria.it

Il Calendario del Festival della Valle d’Itria

21 luglio Masseria del Duca – Crispiano (Taranto)
23 luglio Masseria Belvedere – Mottola (Taranto)
25 luglio Masseria Palesi – Martina Franca (Taranto)
27 luglio Masseria Casina Vitale – Ceglie Messapica (Brindisi)
1° agosto Masseria San Michele – Martina Franca (Taranto)

Le Opere

L’ammalato immaginario

La vedova ingegnosa

“L’Opera in masseria” – che porta il teatro musicale settecentesco in alcune masserie storiche della Valle d’Itria – è riservata all’agile e gustoso genere dell’intermezzo comico con di Leonardo Vinci (Strongoli 1690 – Napoli 1730), altro astro della scuola musicale napoletana, e La vedova ingegnosa di Giuseppe Sellitti (Napoli 1700 – 1777). L’ammalato immaginario mette in scena il tipico ipocondriaco alla Molière, Don Chilone, costretto con l’inganno a sposare Erighetta, scaltra vedovella che mira ad accasarsi per riacquistare un ruolo sociale e che sfrutta con abilità le paure dell’attempato coprotagonista.

L’intermezzo La vedova ingegnosa fu composto da Giuseppe Sellitti su libretto di Tommaso Mariani in occasione della messa in scena del dramma per musica Demofoonte, commissionato nel 1735 per il compleanno di Carlo III di Borbone e rappresentato al Teatro San Bartolomeo di Napoli, probabilmente ultimo intermezzo a vedere le luci del teatro partenopeo. La vicenda ha come protagonisti Drusilla e Strabone: la prima è determinata a risposarsi con quest’ultimo vincendo le di lui resistenze; il secondo, medico improvvisato e uomo pavido, è dotato di uno spiccato senso dell’umorismo e di tanti denari.

Biglietti
da 15€ a 25€ / vivaticket.it
biglietteria@festivaldellavalleditria.it

Identità Golose

I podcast di Radio Food Live: Identità Golose

By | Articoli, Eventi | No Comments

Un anno (o poco meno) di dirette, trasmissioni, interviste, trasferte, eventi, testimonianze e tanti, ma davvero tanti, podcast. Si potrebbero riassumere con queste parole i primi nove, intensissimi, mesi della nostra realtà editoriale.

Un insieme di competenze, passioni, scoperte e parole che hanno dato vita ad un archivio unico, una risorsa disponibile in ogni istante per tutti i nostri ascoltatori.

Abbiamo quindi pensato di ripercorre le tappe fondamentali di questo “anno zero” di Radio Food Live proponendo i podcast più interessanti degli eventi ai quali abbiamo partecipato in qualità di media partner.

Identità Golose 2019

Costruire nuove memorie è stato il tema dell’edizione targata 2019 di Identità Golose, il convegno più importante del panorama nazionale, svoltosi a Milano dal 23 al 25 Marzo. Un ricchissimo programma ha visto alternarsi sui palchi delle varie sale i nomi più prestigiosi: chef nazionali ed internazionali che hanno raccontato le loro memorie ed il processo creativo che consente lori di crearne di nuove.

Radio Food Live ha seguito in qualità di media partner l’intera manifestazione, raccogliendo le parole di chi ha saputo catturare l’attenzione di appassionati ed addetti ai lavori: Carlo Cracco, Niko Romito, Virgilio Martinez, Corrado Assenza, Massimiliano Alajmo, Massimo Bottura e tanti altri.

I podcast

Ecco i podcast relativi alle 3 giornate milanesi, per ascoltare e riascoltare le interessanti testimonianze dei protagonisti dell’alta cucina.

Sabato 23 marzo: da Matias Perdomo a Francesco Apreda passando per Moreno Cedroni

Domenica 24 marzo: da Massimo Bottura a Massimiliano Alajmo, passando per Diego Rossi e Simone Cozzi

Lunedì 25 marzo: da Corrado Assenza a Niko Romito, passando per Maria Probst e Mauro Uliassi

Barra

BARRA: DAL MARE AL PIATTO, PASSANDO PER LA PESCHERIA

By | Articoli, Recensioni | No Comments

L’idea di coniugare l’approvvigionamento di pesce per la vendita diretta, a un format che te lo serva anche nel piatto, si è rivelato vincente da tempo e le ragioni sono tante. Non ultima quella di una chiara sensazione di poter avere la freschezza del banco (ben visibile) a portata di menù. Il Gruppo Barra questo lo ha capito tempo fa, quando di cucina di mare si parlava solo nei ristoranti di categoria o nelle trattorie del litorale. Il tutto mentre loro dal porto di Anzio portavano pesce prima a Monterotondo, in provincia di Roma e poi direttamente dentro la Capitale, a piazza Vescovio.

IL LOCALE

Ed è in un quartiere come quello africano, al confine tra i Parioli e il centro storico, che un locale come Barra trasforma il desiderio di mangiare degli sfizi di mare che vanno dal crudo dal cotto, in una realtà decisamente riuscita. L’offerta è saldamente in equilibrio tra qualità e prezzo, prendendo nome e stile principalmente dalla possibilità di sfiziarsi con delle tapas alla “barra”, per l’appunto. IL termine viene preso in prestito dalla Spagna, così come le stesse tapas, rappresentando la possibilità di poter mangiare a quello che molto spesso chiamiamo banco, ma che in questo caso è rappresentato proprio da una barra.

Il locale, affacciato direttamente su Piazza Vescovio, oltre alla barra ha la possibilità di tavoli per una trentina di posti e nel suo stile informale, tra legno e luci calde, riesce ad essere gradevole e accogliente. Lontano dall’apparire una pescheria tradizionale, il locale si struttura intorno a un banco curva che accoglie in una sala dagli spazi equilibrati. Il personale è cortese e l’aria è quella di un mare gradevole dove i profumi, che arrivano dalla cucina, invitano a studiare bene l’ampia offerta.

Mangiare bene, spendendo poco: scopri la Trattoria Verbano

LA CUCINA

Tartare e crudi, degustazioni di tapas, piatti caldi che vanno dai primi ai secondi rimanendo in un pescato quasi esclusivamente locale. Le immancabile fritture e una selezione di birre artigianali e vini che vanno dagli Champagne al Naturale.

La freschezza delle tartare restituisce consistenze e sapori naturali, senza marinature, accompagnati da condimenti leggeri e profumati. La tapas con un dolcissimo scampo crudo adagiato su una burrata a temperatura perfetta, con grattata di lime, è la rappresentazione di una freschezza garantita. La frittura incredibilmente asciutta e croccante di calamari, gamberi e alghe, rimane uno sfizio gustoso e appagante. Il gusto esplode nel sapore di un piatto di gnocchetti alla colatura di alici e fiori di zucca, dove risulta interessante nel contrasto di temperature iniziale e nel mitigare la sapidità col dolce, l’aggiunta di burrata. Molto buona la ventresca di tonno appena scottata servita con fichi e finocchio, ma la cos più sorprendente è stata la Catalana di spigola, la cui freschezza e alternanza di consistenze e sapori ha il carattere del piatto completo. Notevoli anche la Panzanella del pescatore e la Parmigiana di mare.

Materia prima fresca e di buona qualità, cucinata bene dallo Chef Alessandro Cogoni che rimane protagonista di un’offerta trasversale, completa e assolutamente appagante.

I prezzi vanno dai 9 euro del Tonno in crosta di panko con maionese all’avocado, ai 25 del “Gran Plateau” di crostacei e conchiglie, servito con una “Nuestra Sugerencia”: Premium Gin “Lobstar” & Pura tonica cortese.

Barra

LA PROVENIENZA DELLE MATERIE PRIME

Cosa non da poco, la cucina è disponibile anche da asporto e la pescheria, periodicamente, promuove aste del giorno per acquistare il pesce anche in formato famiglia.

Direttamente dai porti di Gaeta e Anzio, Barra sbarca prima a Monterotondo e poi a Piazza Vescovio, grazie a un gruppo di pescherie con cucina che passando per le degustazioni di tapas, coniuga la classica cucina di mare a delle contaminazioni indubbiamente originali.

Barra è un format giovane, dalla qualità storicamente tradizionale. Un progetto lungimirante per quella chiave d’offerta che riesce a farti sia mangiare, che comprare, un buon pesce al prezzo giusto.

Barra