Food & Health: buono, dinamico, salutare

Mangiare sano. Quotidianità per alcuni, un incubo per altri. Sta di fatto che non c’è giorno, settimana, mese in cui non veniamo allertati di un nuovo pericolo nutrizionale, spesso derivante da alimenti tipici della spesa di tutti i giorni. Dall’allarmismo generale ai più comuni “lo mangio lo stesso, che me ne importa”, ognuno reagisce a suo modo. L’alimentazione fa parte di noi, tra cibi che amiamo ed altri che detestiamo, e possiamo ritenerla una macro-area del proprio essere. Al punto che, quando si viene avvisati relativamente al fatto che un alimento a noi caro andrebbe evitato solo per trarne dei benefici sulla salute, non ne rimaniamo proprio entusiasti.

Questo accade perché siamo abituati a consumare quel determinato alimento per una serie di motivi, magari semplicemente perché ci piace, o magari perché ha contribuito risollevare dal punto di vista emotivo parecchie giornate tristi. Ci si trova conseguentemente dinanzi ad un tipico comportamento caratterizzato da una serie di domande: “perché devo abbandonare quel cibo? Lo ha detto il nutrizionista in televisione? Chi lo conosce? Che ne sa della mia salute? Anni di consumo e non è mai successo niente, non cambierò di certo ora”.

Se ne sentono parecchie. Nascono nuovi alimenti, altri vengono piano piano abbandonati, la ricerca alimentare cresce al pari di quella farmaceutica. Si scoprono nuovi sapori, al contempo vengono individuate nuove connessioni cibo-salute, che potrebbero con il tempo facilmente ridurre le probabilità di contrarre specifiche malattie. Ma anche dinanzi a queste informazioni spesso il consumatore non è del tutto convinto, poiché un determinato regime alimentare viene associato alla presenza di alcune malattie, ed in assenza delle stesse viene meno la necessità di accorgimenti di natura alimentare. Sintomi legati alla debolezza, alla spossatezza o al mal di testa, non vengono correlati all’alimentazione, ma ad un lavoro stressante che devasta fisicamente. Sovente però alcuni segnali di natura fisica sono effettivamente legati a reiterati errori del nostro regime alimentare. I più comuni? Non dare la giusta importanza alla colazione, trascurare il pranzo rimandando tutto alla cena o demonizzare alcuni alimenti quali la pasta.

E invece quella debolezza, quel mal di testa, potrebbero essere proprio dovuti ad una mancanza nutrizionale fondamentale, quella che fornisce l’energia che nel nostro organismo è principalmente ricavata dai carboidrati. Sì, proprio i carboidrati, l’incubo alimentare di centinaia di migliaia di persone, che credono di salvare la propria linea semplicemente evitandoli, ma spesso, al contrario, vanno incontro a delle carenze nutrizionali importanti, senza saperlo. Ma perché non lo sanno? Luoghi comuni decennali, consigli di amici di amici, un articolo online, un manifesto in palestra. Tutti elementi che generano panico alimentare, portando le persone ad aver “paura” anche degli alimenti più comuni. Eppure, il cervello consuma circa 3/5 del fabbisogno giornaliero di glucosio del nostro organismo, quindi il famoso mal di testa potrebbe dipendere dal basso consumo di zuccheri? Può darsi, è probabile, non abbiamo la certezza, ci sono però delle evidenze scientifiche che dimostrano quanto un inopportuno apporto glucidico sia strettamente legato a debolezza, spossatezza e mal di testa.

Questa rubrica nasce proprio con l’intento di migliorare l’educazione alimentare di tutti noi, con piccoli consigli, citazioni scientifiche, luoghi comuni sfatati, nel tentativo trarne qualche piccolo beneficio in termini di salute e benessere. Come detto l’alimentazione è parte di noi, allinearla il più possibile al nostro organismo non può che essere un vantaggio, non ci resta che saperne di più.

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