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Sale Rosa

Il Sale rosa, benefico o ingannevole?

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Il Sale rosa. Uno degli alimenti più in voga negli ultimi anni. Sempre più consumatori lo cercano e molti ristoratori sono da tempo attrezzati per servirlo ai clienti accanto all’olio, al posto del comune sale da cucina. Ma qual è la differenza tra il sale comunemente utilizzato e quello rosa?

Le caratteristiche del sale rosa

Il sale da cucina, quello che tutti conosciamo e utilizziamo frequentemente, è ottenuto da giacimenti di terra ed è composto da cloruro di sodio al 97% circa. È un tipo di sale molto raffinato, che viene separato da tutte le impurità grazie a numerosi processi di raffinazione. È per questo che presenta un colore bianco decisamente acceso.

Il sale rosa, o meglio conosciuto come sale dell’Himalaya, viene estratto nella miniera di sale di Khewra, in Pakistan. Si evidenzia subito quindi che si tratta di un prodotto che percorre migliaia di km prima di arrivare sulle nostre tavole. Non che si tratti di qualcosa di obbligatoriamente negativo, anzi. I consumatori però sono sempre più attenti alla provenienza degli alimenti e ancor di più a tutti i processi che percorrono prima di arrivare sugli scaffali dei più vicini alimentari o supermercati, perciò è sempre opportuno sottolineare questi dettagli.

Colorazione e composizione

La colorazione di questo sale deriva dalle impurezze di cui è composto al momento dell’estrazione, che vengono poi mantenute anche durante il trasporto e il consumo. Sono specifici elementi chimici a determinarne la sfumatura rosea. In particolare, troviamo metalli come zinco, manganese, rame, ferro, nichel, piombo e alluminio. Si tratta di elementi che possono arrivare, complessivamente, a comporre tra il 2 e il 5% delle molecole di cui è composto il sale rosa. Il restante 95-98% è formato, come nel comune sale da cucina, da cloruro di sodio.

E quindi come si può utilizzare il sale rosa? Costa di più e ha pure lo stesso contenuto di sodio, di cui “tutti” sostengono fortemente che può essere pericoloso per l’organismo. Calma, analizziamo con ordine perché acquistare del sale rosa e introdurlo nella propria tavola può essere positivo.

Le proprietà nutrizionali

Innanzitutto, è classificato come il più puro tra i sali in commercio. Non viene infatti sottoposto a trattamenti di raffinazione, ma subisce solamente inevitabili processi di estrazione e pulizia. Il sale marino, ad esempio, viene trattato con diverse sostanze chimiche, complice il sempre più allarmante inquinamento dei mari.

Per quanto riguarda le proprietà nutrizionali, gli elementi sopra citati come zinco, rame e ferro fanno parte dei micro-nutrienti di cui il corpo umano necessita giornalmente. È inoltre un sale che l’organismo è in grado di assimilare piuttosto velocemente e quindi risulta utile in termini di digestione.

Al di là di questi aspetti, che possono soggettivamente interessare o meno lettori e consumatori, arriviamo al punto. È utile in cucina o la differenza con il sale comune non si avverte?

Gli utilizzi

Personalmente l’ho trovato piuttosto utile. È meno “invadente” del comune sale da cucina e permette agli alimenti di esaltarsi maggiormente, facendoli apparire più delicati. La differenza all’assaggio non è sempre percettibile e in alcuni alimenti si avverte meno. È a mio avviso una caratteristica piuttosto soggettiva, palati più fini riescono ad avvertire maggiormente le differenze di sapidità e viceversa altri palati non riescono a percepire differenza alcuna.

In conclusione, è difficile determinare se il consumo di sale rosa possa essere effettivamente benefico o possa migliorare i nostri sughi, insalate o arrosti di carne. Inutile credere a effetti magici che diverse fonti ritenute come “scientifiche” millantano per consentire alle aziende produttrici di alzare il prezzo e approfittarsi dei consumatori. Sono arrivate numerose smentite scientifiche che hanno dimostrato che molte delle proprietà benefiche associate al sale rosa erano in realtà delle bufale inventate per generare mercato. Probabilmente come sempre ci sarà del vero e del falso in ogni considerazione, sta a noi valutare con il nostro cervello.

Sicuramente provarlo e farsi una propria idea è sempre un buon compromesso.

Radio Food Live

Radio Food Live: seconda stagione

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Lunedì 30 settembre riparte la programmazione di Radio Food Live, la web radio tematica, con alcune novità e tante conferme! Voci e volti che gli ascoltatori hanno imparato a conoscere nel corso della prima stagione tornano con argomenti interessanti, ospiti prestigiosi e temi appassionanti per un palinsesto da non perdere!

Non mancano le novità: giornalisti e professionisti che contribuiranno ad arricchire i contenuti dei vari format per offrire un panorama completo sul mondo della ristorazione e più in generale del food.

Le novità

Prima di tutto il cambio di orario: si parte con le dirette alle 10 per proseguire alle 12 ed alle 14 con gli altri appuntamenti con le puntate inedite delle varie trasmissioni, tra le quali è necessario segnalare alcune new entry. In primis il GR FOOD (ogni lunedì alle 10), programma condotto da Andrea Febo, al cui interno ci saranno le rubriche curate da Davide Paolini, Sara De Bellis e Livia Montagnoli. Spazio anche a Dimmelo Tu! (ogni mercoledì alle 12), format condotto dal nuovo acquisto di Radio Food Live Aurora Angelica Di Benedetto. Nella seconda stagione di Mangio tutto, però (ogni martedì alle 10), Luca Sessa ospiterà Rudy Travagli con la rubrica dedicata alla Sala.

Le conferme

Confermati gli appuntamenti con Chiara Giannotti e Vino.TV (lunedì alle 12), Identity con Giusy Ferraina (lunedì alle 14), Luciana Squadrilli ed Alessandra Farinelli con il loro Pizza on the road (martedì alle 12), che ospiteranno Simona Cognoli e la sua rubrica sull’Olio, e HeartRome, la trasmissione in lingua inglese condotta da Maria Pasquale (martedì alle 14).

Ed ancora su Radio Food Live potrete ascoltare Chiara Magliocchetti con Thelma & Louise (mercoledì alle 10), la trasmissione tutta al femminile, Salvatore Cosenza e le sue Radiocronache di Birra (mercoledì alle 14), Giulia Catania che vi porterà nel mondo degli Slow Foodies (giovedì alle 10) ed Eleonora Baldwin ed i suoi formaggi in iCheese (giovedì alle 12).

Torna anche Andrea Strafile con Burned Brain (ogni giovedì alle 14) con il nuovo ospite Alfonso Isinelli, il “divano scomodo” di Radio Food Live, e Federico Cari con le sue dolci lezioni di pasticceria in Sweet Side (venerdì alle 12).

Le pillole

Confermate anche le “pillole”, piccoli estratti su vari argomenti che completano le trasmissioni di Radio Food Live con nozioni che spaziano dal Glossario Gastronomico di Roberto Mirandola alla Gastrosofia con Alex Revelli Sorini e Susanna Cutini, passando per i Finger Movie e le Recensioni dalla rete.

Radio Food Live

Arancini di riso

Glossario Gastronomico: Aragosta – Arancini – Arista

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Il Glossario Gastronomico è un “kit di pronto soccorso” per frequentatori assidui di ristoranti, una raccolta di 750 termini per aiutare a comprendere meglio il linguaggio utilizzato nel mondo della ristorazione, ma anche per fornire in poche righe informazioni e curiosità su alcune parole, materie prime, preparazioni e piatti-simbolo della tradizione gastronomica italiana che normalmente compaiono nei menu.

Le parole della ristorazione: dall’Abbacchio alla Zuppa Inglese” di Roberto Mirandola è un libro utile e dettagliato che consente al lettore di potersi orientare al meglio in un ambito fatto di definizioni, materie prime, tecniche di cottura e ricette tradizionali. Periodicamente pubblicheremo sulle pagine di Radio Food alcuni termini, per scoprire il significato dei termini più ricorrenti utilizzati da chef, sommelier, critici e ristoratori.

Il Glossario Gastronomico: i termini

Aragosta: appartenente alla famiglia dei palinuridi è in assoluto la regina dei crostacei per la polpa prelibata, oltre ad essere anche la più costosa. Per essere commestibile, l’aragosta deve essere viva, cioè deve ancora muoversi. Sono da preferire gli esemplari più piccoli di peso compreso tra 0,8 e 1 kg (gli esemplari oltre i 2 kg sono infatti troppo vecchi) – preferibilmente femmine – per via delle carni più morbide e delicate che conservano il loro tipico profumo di aragosta. Man mano che gli esemplari si fanno più grandi, presentano carni sempre più asciutte, a volte stoppose ed assenza quasi totale di arziglio. Rispetto all’astice, che si differenzia per la mancanza delle chele, ha carni più sode e saporite, leggermente dolci e per queste peculiarità viene privilegiata per l’esecuzione di piatti freddi come l’Aragosta in Bellavista.

Arancini di riso: palline di riso, possibilmente del tipo Roma, del diametro di 8-10 cm panate con una pastella di acqua e farina quindi fritte, farcite con ragù di carne trita di manzo, piselli, formaggio tenero a cubetti (in genere mozzarella) e zafferano, tipiche della cucina siciliana. Il nome deriva dalla forma e dal colore che ricordano un’arancia, anche se nelle zone di Catania e Messina sono di forma conica, a foggia di pera. Nelle altre parti dell’isola si trovano nella forma più tradizionale, assumendo il nome di “arancine”. Oltre ai tradizionali ingredienti, alcune versioni utilizzano spinaci, prosciutto e besciamella oppure sugo alla Norma. Si gustano sia caldi che freddi.

Scopri gli altri termini del Glossario Gastronomico

Arborio: varietà di riso originaria del paese omonimo in provincia di Vercelli. Presenta chicchi grandi e perlati che cuociono perfettamente ed in maniera uniforme mantenendo al dente il nucleo centrale ricco di amido. È adatto per la preparazione di risotti e di qualsiasi pietanza a base di riso asciutto.

Arista: da “aristos”, termine greco che significa aristocratico, ottimo, squisito. Leggenda vuole che il nome derivi da un gruppo di stranieri che partecipando nel 1440 al Concilio Ecumenico di Firenze coniò questo aggettivo per definire l’ottimo e particolare taglio di maiale appena gustato a tavola. Si pronuncia àrista.

Arrabbiata (All’): condimento per la pasta – in primis le classiche penne omonime – dal sapore piccante tipico della città di Roma e, più in generale, del Lazio. È preparato con pomodoro ed abbondante peperoncino, oltre a olio d’oliva extravergine, aglio, sale, completato con prezzemolo fresco e Pecorino Romano. Il nome deriverebbe dal fatto che, mangiando della pasta con questo condimento si rischia di diventare rossi in faccia, proprio come quando ci si arrabbia. Identifica anche piatti di carne bianca o rossa cucinati con molte spezie.

Festa delle birre artigianali

La Festa delle birre artigianali da Eataly Roma

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Un momento dedicato a tutti gli amanti della birra, una tre giorni per scoprire produttori e prodotti, abbinamenti e sperimentazioni di un movimento, quello brassicolo artigianale, in continua evoluzione. La Festa delle birre artigianali organizzata da Eataly, ed in programma dal 27 al 29 settembre presso la sede di Ostiense sarà raccontata in diretta da Radio Food Live!

L’evento

Grazie alla nuova Birreria e all’ampliamento del Birrificio interno con 50 mila litri di birra prodotti ogni anno, la sede romana di Eataly può esser considerata il punto di ritrovo degli amanti della birra a Roma! Il focus della Festa delle birre artigianali è incentrato, oltre che sulle storiche birre artigianali, su di una ampia selezione di birre “non convenzionali”, che sapranno stimolare la curiosità degli appassionati.

I birrifici e le proposte gastronomiche

Saranno 16 i birrifici presenti alla manifestazione, nello specifico: BFB – Novo Brazil, Birra Baladin, Birra dell’Eremo, Birra Losa, Birra Oxiana, Birreria Eataly, Birrificio Alta Quota, Birrificio BirraNova, Birrificio Birrone, Birrificio Maiella, Birrificio Maltovivo, Birrificio Sorrento, BrewFist, Cantaloop Birrificio, La Casa di Cura, Lucky Brews Birra Artigianale.

Interessanti anche le proposte gastronomiche: la porchetta di Del Ponte, la carne di Mr. Doyle, i cartocci di Scottadito, i fritti de La Casa del Supplì, i maritozzi di La Fornarina.

Le attività e gli incontri in programma

– Diretta Radio Food Live | Venerdì 27 settembre ore 18.00 | Gratuito

– “Birre artigianali e territorio… futuro prossimo. L’esempio delle Saison”
Venerdì 27 settembre ore 19.00 | Gratuito
Incontro gratuito al terzo piano a cura di Paolo Mazzola, Slow Food Lazio

– Birre e produttori a confronto: fermentazioni non convenzionali | Prenota ora
Venerdì 27 settembre | Ore 20.30 | Gratuito
Un talk a tutto tondo sulla birra artigianale curato dal mastro birraio di Birra dell’Eremo, Enrico Ciani.

– La cotta aperta al pubblico con Novo Brazil, 4 Island e Eataly Roma
Sabato 28 settembre dalle 9.00 alle 17.00 | Gratuito

– Caccia alla pinta! | Prenota ora
Sabato 28 settembre | Ore 18.00 | 5 €
Tra prove e indovinelli, un pomeriggio all’insegna del divertimento: 10 coppie in gara, fantastiche sorprese per i primi 3 classificati. E il primo premio? L’iscrizione al corso di degustazione di UDB del valore di 300 €.

– Intervista a Teo Musso per i 10 anni di Open Baladin
Sabato 28 settembre ore 18.00 | Gratuito | Al terzo piano
Incontriamo Teo Musso fondatore di Baladin, considerato uno dei rappresentanti più significativi di un nuovo modo di intendere la birra: rigorosamente artigianale e preferibilmente da abbinare al cibo.

Tour dei Birrifici con UDB (Unione Degustatori Birre)
Sabato 28 settembre ore 19.00 | 15 € | Prenota ora
Sabato 28 settembre ore 20.00 | 15 € | Prenota ora
Un tour di 4 tappe con i birrifici presenti all’evento e le loro proposte per scoprire i segreti e le caratteristiche che rendono unica ogni birra.

– Birre: il gioco del tris. Incontro con Elena Di Martino, Slow Food Lazio
Domenica 29 settembre ore 17.00 | Gratuito | Al terzo piano

AREA BIMBI GRATUITA CON POP LAB

Venerdì 27 e sabato 28 settembre | Dalle 18.30 alle 21.30
Domenica 29 settembre | Dalle 12.30 alle 15.30 e dalle 18.30 alle 21.30

GLI ORARI

Venerdì 27 e sabato 28 settembre | Dalle ore 18.00 alle ore 02.00
Domenica 29 settembre | Dalle ore 12.30 alle ore 22.30

Festa delle birre artigianali

Taste of Roma

Tutto il buono del Taste of Roma

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Si è chiusa da poche ore l’edizione targata 2019 del Taste of Roma, la manifestazione dedicata all’alta cucina che avvicina chef ed appassionati grazie alle proposte gastronomiche dei più talentuosi ed affermati protagonisti della ristorazione capitolina.

Quattro giorni all’insegna dei sapori e dei colori, delle consistenze e degli abbinamenti, grazie a chi da anni lavora incessantemente alla ricerca della perfezione dei piatti ma anche per merito di volti nuovi che hanno saputo sorprendere e conquistare il palato dei visitatori.

I grandi chef

14 nomi che i foodies conoscono a memoria: da Heinz Beck a Francesco Apreda, da Angelo Troiani a Riccardo Di Giacinto, da Giulio Terrinoni a Cristina Bowerman, passando per Fabio Ciervo, Davide Del Duca, Daniele Lippi, Ciro Scamardella, Stefano Marzetti, Domenico Stile, Andrea Viola e Yamamoto Eiji.

Taste of Roma

Mezzaluna burrata, acciughe e datterini – Riccardo Di Giacinto

La nostra prova d’assaggio

Non è necessario far classifiche, ma alcuni piatti assaggiati in questi giorni al Taste of Roma meritano sicuramente una menzione. Dalla famosa e rinomata “Carbonara di Pipero” (preparata da Ciro Scamardella e foto di copertina del nostro articolo) alla “Mezzaluna di burrata, acciughe e datterini” di Riccardo Di Giacinto, due piatti dalla straordinaria concentrazione di sapori.

Tra i secondi ci hanno colpito la “Rosetta, kebab di coniglio, porcini fritti, pesche spadellate e cicoria arrosto” di Angelo Troiani ed i “Gamberi rossi ai cereali, chutney di ananas e cipolla alla brace” di Stefano Marzetti, così come tra i dessert l’equilibrato e fresco “Lampone e litchi con panna cotta alla verbena” di Fabio Ciervo.

Scopri i numeri e gli eventi del primo anno di Radio Food Live

Le cene Zacapa

Molto interessante anche lo spazio Zacapa, che ha visto protagonisti 4 chef con un doppio appuntamento (pranzo e cena) all’insegna dell’abbinamento tra piatti e gli aromi del famoso ed apprezzato rum. Lele Usai, Arcangelo Dandini, Iside De Cesare e Oliver Glowig sono stati perfetti padroni di casa dell’elegante sala temporanea.

🎙️Ieri sera, alla prima serata di Taste of Roma, abbiamo fatto due chiacchiere con Lele Usai._____ #TasteOfRoma____Ron Zacapa Taste Festivals Italia Luca Sessa Ristorante Il Tino

Pubblicato da Radio Food su Venerdì 20 settembre 2019

La Scuola di cucina, il Salotto del Vino e la BBQ Academy

Altre gustose attività si sono svolte nella quattro giorni capitolina: i corsi di cucina, per grandi e piccini, organizzati in collaborazione con la scuola “A Tavola con lo chef“; il Salotto del vino, vera mecca per gli appassionati di questo ambito altrettanto importante; ed infine la BBQ Academy ideata da Munchies, che ha visto cimentarsi nuovi talenti (Stella Shi di Cu_Cina e Marco Claroni dell’Osteria dell’Orologio tra gli altri) con la cottura al barbecue.

Roma Bar Show

Roma Bar Show 2019

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Parte oggi la prima edizione di Roma Bar Show, evento internazionale dedicato interamente  al mondo del beverage. Masterclass, talk e conferenze, eventi collaterali e un fuori salone dedicati al trade e al consumer, gli stand delle principali aziende e di quelle più indipendenti del settore, il food pairing e lo street food, il caffè, ma  soprattutto liquori, vini, spiriti, birra, distillati, i migliori bartender e i loro cocktail, per un evento che coinvolgerà l’intera città di Roma.

La prima edizione

Nella sua prima edizione Roma Bar Show celebrerà il Centenario del Negroni, declinato nelle interpretazioni di rappresentativi bartender italiani. Tra le aree tematiche, il Mexico Village, che con i distillati di agave racconterà le tradizioni legate a questa terra, grazie a un cocktail bar in stile messicano con guest bartender di diverse realtà del panorama internazionale; la Gin Area, grazie alla collaborazione con IlGin.it coinvolgerà i produttori di Gin italiani e internazionali; la Terrazza del Palazzo dei Congressi con il suo belvedere che abbraccia l’intera città di Roma celebrerà l’aperitivo italiano con una serie di eventi.

Gli appuntamenti

Tra le iniziative in programma, la finale italiana di “The Vero Bartender”, cocktail competition targata Montenegro che si svolgerà martedì 24 settembre, ma anche l’arrivo di “La Classica 2019” evento ciclistico promosso da Martini Racing, che quest’anno vedrà la sua conclusione a Roma Bar Show coinvolgendo bartender ciclisti provenienti da tutto il mondo.

La RBS Academy

Novità appena annunciata dall’organizzazione sarà RBS Academy, una serie di laboratori tenuti da alcuni dei più importanti esponenti del bartending italiano e internazionale. Tra i protagonisti attesi, Antonio Parlapiano del The Jerry Thomas Speakeasy di Roma che spiegherà tecniche e segreti di 10 drink iconici, ma anche Filippo Sisti che racconterà la “Sinergia tra Bar e Cucina, conoscenza e logica nella miscelazione di Talea Cocktail Bar” di Milano, Flavio Angiolillo, al centro del “Giro del Mondo seduto al bancone di Iter” e ancora Simone Caporale, Remy Savage, Gabriele Manfredi, Tony Pescatori e tanti altri.

L’organizzazione

Il progetto Roma Bar Show – spiegano gli organizzatori – nasce dall’esigenza del trade, delle aziende e degli addetti ai lavori, di ritrovarsi e confrontarsi in un evento italiano di profilo internazionale con lo scopo di elevare le attività della spirit industry e della mixology in Italia. Fin da questa prima edizione, la manifestazione ha l’obiettivo di divenire la fiera leader in Italia dedicata al mondo del bar, del beverage e dell’accoglienza”. La due giorni è promossa e organizzata da RIBS SRL di Andrea Fofi, Fabio Bacchi, Leonardo Leuci e The Jerry Thomas Project e Giuseppe Gallo. La partnership di Acqua San Pellegrino garantirà ai visitatori acqua per tutta la manifestazione, altri importanti sponsor e partner sono Radio Globo, Banca Sella, Organics di Red Bull, Ghiaccio Facile, Birra Asahi, Pratesi Hotel Division, Bernabei, Zero, Bartales, Agrodolce, Blue Blazer ilGin.it. L’APP “Tu Drink”, integrata per la manifestazione consentirà ai visitatori di orientarsi tra spazi espositivi, eventi e attività fuori salone.

Per maggiori informazioni

Palazzo dei Congressi – Roma EUR
Lunedì 23 e martedì 24 settembre
dalle 10 alle 21

info@romabarshow.com
www.romabarshow.com
www.instagram.com/romabarshow
www.facebook.com/romabarshow/

Taste of Roma

Taste of Roma in dirittura d’arrivo

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L’ultima giornata del Taste of Roma è appena iniziata: l’ultima occasione per appassionati ed addetti ai lavori per provare le creazioni dei migliori chef del panorama capitolino! Negli spazi dell’Auditorium – Parco della Musica da giovedì l’alternanza di sapori, colori e consistenze ha conquistato i tanti visitatori.

Gli Chef

Dai ristoranti stellati ai giovani talenti, passando per volti più o meno noti, gli spazi dedicati ai produttori ed al vino, la cucina di altri paesi (come la Thailandia) ed i migliori gelati di Roma: la manifestazione non ha tradito le attese, e come sovente avviene al Taste le tante proposte gastronomiche hanno messo in luce il talento dei protagonisti.

La Scuola di cucina

Lo spazio gestito in collaborazione con A Tavola con lo chef  ha permesso agli appassionati di poter seguire i mini corsi di cucina: dal risotto del maestro Heinz Beck della prima giornata al gelato un po’ salato di “Gunther – Gelato italiano”, passando per il momento dedicato ai bimbi con l’associazione “I diti in pasta”. Tante ricette, nuove tecniche e piccoli segreti, il tutto raccontato in presa diretta da Radio Food Live.

Il Salotto del vino

L’originale spazio dedicato al vino è stato allestito all’interno di un autobus a due piani: una particolare soluzione estremamente apprezzata che ha ospitato i migliori esperti nazionali di vino che hanno dato vita al ricco programma di degustazioni ed eventi. Chiara Giannotti e Giusy Ferraina hanno intervistato i protagonisti raccogliendo impressioni e testimonianze.

Oggi ultima occasione per provare le proposte di Riccardo Di Giacinto, Angelo Troiani, Francesco Apreda, Heinz Beck e gli altri 10 chef presenti alla manifestazione.

TASTE OF ROMA IN BREVE

DOVE: Giardini Pensili – Auditorium Parco della Musica – viale Pietro de Coubertin, 30 – 00196 – ROMA

QUANDO: 22 settembre 2019

ORARI di apertura al pubblico:

  • 22/9 – domenica 12:00 – 17:00 | 19:00 – 24:00

La biglietteria in loco aprirà un’ora prima dell’inizio dell’evento e chiuderà un’ora prima dell’orario di chiusura della manifestazione.

 

Radio Food Live

Un anno di Radio Food!

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Trasformare un’idea in progetto è un passaggio apparentemente semplice, che in realtà nasconde una incredibile complessità, fatta di azioni ed emozioni, scelte e decisioni. Nell’epoca della comunicazione, della pletora di strumenti che consente a chiunque di poter veicolare un qualunque tipo di messaggio, può capitare che una delle invenzioni della prima ora possa indossare una nuova veste, moderna, immediata, che arriva alla gente in modo convenzionale ma anche evolutivo.

Raccontare il cibo in radio, senza l’ausilio di immagini, è una sfida importate, quasi proibitiva. Per riuscire a catturare l’attenzione degli ascoltatori ed i consensi degli addetti ai lavori servono preparazione, capacità di sintesi, brillantezza e conoscenza.

La nascita di Radio Food

Perché non ci ha ancora pensato nessuno?“. Questa domanda ha caratterizzato i primi mesi di lavoro al progetto Radio Food. Era lecito chiedersi come mai, nell’era della comunicazione, dei mille blog autoreferenziali, nessuno avesse deciso di far veicolare l’informazione gastronomica in uno dei più diffusi strumenti di comunicazione.

Ad oggi non abbiamo ancora una risposta precisa, ma nel corso della prima stagione di Radio Food abbiamo potuto riscontrare quanto sia estremamente attuale far radio. Le trasmissioni tematiche, gli articoli di approfondimento sul magazine, le dirette, le interviste, i video, l’archivio dei podcast, elemento strategico nell’epoca dei contenuti on demand.

Ogni piccolo tassello ha contribuito a far crescere la nostra realtà, portandoci a girare l’Italia per dar voce a chef, pizzaioli, ristoratori, camerieri, giornalisti ed artigiani. Una appassionante cavalcata che ci ha condotti alla vigilia della seconda stagione di Radio Food Live.

Il Giro d’Italia

Da Milano a Merano, da Torino alla Toscana, da Napoli alla Puglia: il nostro personale Giro d’Italia ci ha fatto conoscere luoghi e persone, ricette e tradizioni che meritano d’esser raccontare, spiegate, mostrate ed assaggiate. Da Milano Golosa al Merano Wine Festival, passando per Vinitaly, il Festival del Giornalismo ed il Vinòforum, un gruppo di giornalisti è divenuto l’io narrante di un progetto che ha un solo obiettivo, fare “Educazione alimentare“.

I numeri

Come riassumere il lavoro di un anno? con alcuni numeri, che sintetizzano al meglio quanto fatto dalla redazione, dai giornalisti e dagli speakers di Radio Food Live.

Radio Food

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Reserva Restaurante

Reserva restaurante, il locale che punta a Sud

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Andata e ritorno nell’America del Sud con chef Paulo Aires ed il suo Reserva Restaurante

Nel cuore di Roma, in Via del Pellegrino, c’è un luogo che ha il sapore lontano dei Mari del Sud, atmosfere lontane e colori vivaci che mischiano passione e attenzione al dettaglio, due elementi imprescindibili per chef Paulo Aires, che porta i suoi commensali in un viaggio di andata e ritorno verso l’America del Sud.

Reserva Restaurante

Stazione di partenza e ritorno è Reserva Restaurante, ristorante e cocktail bar sudamericano, esperienza enogastronomica resa unica grazie al continuo studio dello chef Aires per i grandi classici della cucina sudamericana, con ingredienti e salse tipiche del Brasile, piccantezze messicane, texture e sapori latini che si fondono ai colori caraibici.

Scopri le regole del Ristoratore perfetto!

Reserva RestauranteL’offerta gastronomica

Di assolutata freschezza il pesce e i crostacei, fiore all’occhiello dei più eleganti ristoranti di Copacabana, disponibili da ora nel cuore pulsante della Città Eterna. Non solo pesce ma anche carne, della più prelibata, come vuole la buona tradizione argentina, rinnovata da Reserva con il metodo di cottura Broiler System di WeGrill, che consente di ottenere all’esterno una perfetta doratura della carne, grazie alle altissime temperature raggiunte, che rendono la materia prima perfetta all’esterno e di una morbidezza fuori dal comune all’interno.

Il servizio di Sala

Il viaggio per le papille si conclude con dessert caratterizzati dall’intenso sapore del cacao fuso all’acidità e alla dolcezza dei frutti tropicali. A dirigere la sala e ad accogliere gli ospiti c’è Giorgio Zancolla, insieme al suo staff di camerieri e bartender pronti a consigliare l’abbinamento migliore tra drink e food.

Per maggiori informazioni:

WebSite: http://www.reserva-restaurante.it/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/reservaroma/

Reserva Restaurante

Cirò Revolution

La chiamano Cirò Revolution

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La Doc Cirò spegne quest’anno 50 candeline e la IV edizione del Cirò Wine Festival, che si è tenuta il 9 e il 10 agosto scorso, è stata l’occasione ideale per celebrare questo importante anniversario. Una Doc che è un marchio identitario per la regione, un marchio sempre più conosciuto in Italia e nel mondo, riscoperto ancora di più negli ultimi anni con la nascita di piccole realtà produttive che hanno dato nuova linfa al territorio cirotano.

La Cirò Revolution

Parlare di vino calabrese porta subito a pensare al Cirò e ad una serie di cantine, quali ad esempio Librandi e Ippolito 1845, che sul territorio hanno fatto la storia e sviluppato economia. Ma gli artigiani del Gaglioppo sono tanti, sono giovani e hanno avviato da alcuni anni la cosiddetta Cirò Revolution.

Una vera e propria rivoluzione concettuale prima di tutto, che si rispecchia nell’equazione Cirò = Gaglioppo, senza variazioni sul tema come il disciplinare concede.

L’espressione di un territorio

Il Cirò deve essere espressione di questo territorio, deve portare nella bottiglia la vicinanza del mare, le diverse tipologie di terreno, il nostro lavoro. Il Cirò per come lo intendo io, e tutti gli altri miei amici viticoltori che fanno parte di questo movimento è Gaglioppo al 100% e niente altro”. Queste le parole di Sergio Arcuri, uno degli esponenti del gruppo di vignaioli testardi e orgogliosi che hanno deciso – e questa volta bisogna dire viva la tradizione purista – che il Cirò, nella sua versione sia rossa che rosata, deve essere ottenuto solo da uve Gaglioppo.

La cantina ‘A Vita

Primo fra tutti a “predicare” questa rinascita della denominazione Cirò è stato Francesco de Franco, titolare della cantina ‘A Vita, che ha ereditato le vigne di famiglia e dopo anni passati lontano dalla Calabria, ha deciso di tornare e di puntare su quelle che sono le sue origini (sostenuto dalla moglie friulana).  “Sarà retorica come frase, ma il vino lo facciamo in vigna. Seguiamo le viti passo dopo passo, le curiamo una ad una per poter ottenere un vino che sia espressione di questo territorio. Io non voglio fare il mio Cirò, ma il Cirò”.

Mentre parla dell’impegno che ci vuole in vigna, della scelta di essere un vignaiolo naturale e di affidarsi al ciclo della natura, senza chimica aggiunta, ma curando meticolosamente le proprie piante, ci indica la costa. Sono chilometri di vigna lungo il mare, duemila ettari in tutto, ma soltanto un quarto sono rivendicate a Cirò, divisi in parcelle con caratteristiche organolettiche diverse, che si arrampicano sulle colline dai terreni sabbiosi e guardano la Sila. Gli elementi climatici ci sono tutti, i venti di scirocco e tramontana che determinano la salubrità della vite e le escursioni tra il giorno e la notte che aiutano a tirare fuori gli aromi dell’uva.

Cirò RevolutionLe vigne di Gaglioppo

La maggior parte delle vigne di Gaglioppo sono allevate ad alberello e ciò comporta una presenza in vigna perenne, più volte al giorno, con una lavorazione tutta manuale. La resa è bassa, di alta qualità aromatica e organolettica, piccole produzioni per ogni cantina di qualche migliaio di bottiglie, che arricchiscono il patrimonio enologico della Calabria.

Insieme ad ‘A Vita e Arcuri c’è anche Cataldo Calabretta, tra i fautori e sostenitori della Cirò Revolution, Vicepresidente del Consorzio del Cirò e Melissa, che alla domanda “qual è il vostro obiettivo” risponde subito: “Vogliamo contribuire a migliorare la doc, lavorando tutti insieme. La nostra è una battaglia per il territorio”.

Il vino biologico e naturale

Dalle parole dei rivoluzionari del Cirò si intuisce subito la passione che alimenta questa generazione di vignaioli, che non si fanno concorrenza, ma collaborano, si confrontano puntando a migliorare sempre di più il prodotto. Hanno scelto la strada del biologico e del naturale, dove naturale significa artigianale, prendersi cura della vigna, saper intervenire non in modo artificiale, saper restituire al vino quelle che sono le caratteristiche dell’uvaggio. E come sottolinea Sergio Arcuri, che vinifica in cemento come facevano il nonno e il padre tanti anni fa e come fa anche Calabretta: “il Gaglioppo è un vitigno riconoscibile al primo sorso, dal colore un po’ scarico, con un corpo che è dato dal sole, agli aromi di spezie, frutta rossa, erbe aromatiche e una sensazione tannica particolare e unica, che non ti puoi sbagliare. E ogni Cirò sa essere diverso perché è frutto di quell’uva e di quel lavoro, non possiamo pensare a un gusto standard o a un colore sgargiante, per noi è inammissibile e come perdere identità”.

Il rosato calabrese

Gaglioppo in purezza dicevamo, per il Cirò rosso e rosato, mentre Greco Bianco, sempre in purezza o con aggiunta di Malvasia per il Cirò Bianco. Ed è necessario spendere qualche parola sul rosato calabrese, un vino di tradizione, riconosciuto e consumato. Come spiegano i nostri artigiani questo è sempre stato il vino di casa, quello di tutti i giorni a tavola, mentre il rosso era considerato il vino delle occasioni speciali. Un vino che oggi ha una grande riscontro sul mercato e dà molta soddisfazione negli abbinamenti gastronomici. E poi, vista la lunga tradizione, pare che sia uno dei migliori d’Italia.

Insieme a Francesco, Sergio e Cataldo in questa piccola grande rivoluzione troviamo anche cantina Tenuta del Conte, Dell’Aquila, Cote di Franze, Scala, Cantine Greco,  per citarne alcuni e tanti altri nuovi giovani produttori che guardano a questo movimento sinergico e di identità come la strada maestra, da cui anche i grandi stanno prendendo ispirazione per ridare al territorio e al Cirò il grande valore che merita.